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Paolo Villaggio vota M5s. “Grillo, miglior politico del momento”

Posted gennaio 26th, 2013 by marcomachiavelli and filed in Politica, Profeti moderni

Il mitico ragionier Fantozzi smette gli abiti da impiegato e dichiara il suo voto per il Movimento 5 Stelle. Lo fa ai microfoni della trasmissione radiofonica “La Zanzara”, dove è stato più volte ospite.

C’è chi lo dipinge come un vecchio rincitrullito – come forse si autodefinirebbe sarcasticamente –, sia sul web che sulla carta stampata. Ma Paolo Villaggio, novello ottuagenario, ha capito che l’anzianità è un’età in cui ci si può permettere di sbilanciarsi, di non aver peli sulla lingua. Da sempre schierato a sinistra, ama ricordare che, in passato, insieme al suo amico di gioventù Fabrizio De André si dichiarava maoista, ovvero a sinistra del partito comunista cinese. Ai microfoni della trasmissione radiofonica “La Zanzara” dice di essersi poi ravveduto, e di aver capito che il comunismo “reale” è stata una delle maggiori piaghe dell’umanità avendo “fermato il progresso”.

L’estemporanea analisi politica del memorabile interprete di Fantozzi, non si ferma qui. Dice di non aver mai votato per Bersani e per ciò che lui rappresenta: “Prima votavo per Democrazia Proletaria”; dimostrandosi, come il suo amico cantautore e concittadino, vicino alle istanze dei meno abbienti e alle organizzazioni li rappresentano. Infine una dichiarzione di voto e un plauso a Beppe Grillo: “Voterò Movimento 5 Stelle (…) Vede – riferendosi al conduttore, nda – quando Dario Fo vinse il Nobel a Stoccolma, un giornale impegnato di sinistra come La Repubblica titolò in prima pagina ‘Il mistero buffo di Stoccolma’ (…) Lo accusano di essere un comico – Grillo, nda –; un atteggiamento simile a quello medievale della Chiesa che voleva i comici sotto terra. In realtà è il miglior politico del momento”.

Ascolta l’intera intervista:

Paolo Villaggio a “La Zanzara”

Elezioni, governo nega il voto a 25.000 studenti all’estero

Il presidente Giorgio Napolitano emana un decreto per agevolare il voto degli italiani all’estero. Nel provvedimento si dimenticano però gli studenti del progetto Erasmus, circa 25.000 ragazzi sparsi in tutto il mondo. Lo stesso numero di elettori fu determinante nel 2006 per la vittoria del centrosinistra.

Prodi ci vinse le elezioni con 25.000 voti, ma l’attuale governo sembra non curarsene. Nemmeno il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano – lo stesso, per intenderci, che firmava le “leggi vergogna” di berlusconiana memoria e che la Consulta ha recentemente incoronato re al di sopra delle legge con una sentenza scontata, criticata aspramente persino dai più grandi costituzionalisti italiani come Zagrebelsky e Cordero – ha mosso un dito per difendere il diritto di quei 25.000 studenti all’estero di esprimere democraticamente il voto alle prossime elezioni politiche del 24 e 25 febbraio. Parliamoci chiaro, questi per la maggior parte sono studenti meritevoli che hanno ottenuto la possibilità di andare a studiare all’estero sulla base dei crediti universitari conseguiti, facendo domanda di adesione al progetto di scambio culturale denominato Erasmus.

Secondo gli ultimi dati resi disponibili dal Rapporto Annuale Erasmus, nell’anno accademico 2010/2011 gli studenti italiani che hanno deciso di andare a studiare temporaneamente all’estero sono stati più di 22.000. Ma la tendenza è in forte crescita e si contano circa 1.000 studenti in più all’anno (*), circostanza presumibilmente dovuta alla volontà dei ragazzi di trovare dei solidi agganci per un futuro lavoro appagante, che in italia è stato loro negato. Negato, proprio come il diritto al voto che hanno perso a causa di un decreto legge – il numero 223 del 18 dicembre 2012 – approvato dal Consiglio dei Ministri di concerto col Quirinale. Il provvedimento, pubblicato alla chetichella sulla Gazzetta Ufficiale la vigilia di Natale, dispone una serie di agevolazioni per gli italiani temporaneamente all’estero – ma non ivi residenti – per “motivi di servizio o di missioni internazionali”, al fine di garantire il libero accesso alle prossime votazioni politiche.

Non sono dunque contemplati gli studenti Erasmus – vedi art. 2 del testo –, che per votare dovrebbero recarsi in Italia a loro spese, senza il benché minimo rimborso. Il problema, tuttavia, non è ignoto ai vertici istituzionali, dato che già nelle scorse due legislature – una presieduta dalla sinistra e l’altra dalla destra – si scatenarono petizioni di studenti che chiedevano di poter esercitare il proprio diritto di voto al pari dei loro compagni di università spagnoli, inglesi, tedeschi e persino messicani, i cui rispettivi paesi hanno attivato comode procedure di voto telematico. Cos’hanno da dire a proposito i signori Monti Mario e Napolitano Giorgio, che si sono trincerati dietro un decreto legge discriminatorio e platealmente in contrasto con l’articolo 48 della Carta Costituzionale? Il sospetto, più che fondato, è che si voglia impedire a una frangia di persone colte e ben orientate verso il rinnovamento di una classe politica in declino, di poter influire sull’esito delle urne di lunedì 25 febbraio.

Mario! Giorgio!… Paura eh?!

(*) Fonte: byoblu.com, Non faranno votare 25mila studenti