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PD copia le Parlamentarie dei 5 Stelle, ma con “listone” bloccato

Posted dicembre 19th, 2012 by marcomachiavelli and filed in Politica

Il segretario del PD Bersani millanta la paternità delle Parlamentarie – la consultazione per eleggere i candidati al parlamento ideata dal Movimento 5 Stelle. Grillo risponde a tono definendo le votazioni posticce del PD “buffonarie”, e il suo leader “un succhiaruote della democrazia”: vediamo perché.

“Il pdmenoelle ha deciso di dare voce ai cittadini per le liste elettorali. Un’idea originale (chissà da chi ha copiato…) che Bersani ha spiegato – Il pdmenoelle ha dato vita a una procedura che non ha precedenti in Italia e in Europa (e neppure su Saturno, ndr). Abbiamo messo un meccanismo (!?) che renderà fortissima la presenza delle donne a un livello sconosciuto in Italia e forse anche in Europa. Belin, questo passa il tempo a seguire cosa fa il M5S dove le donne votate per le politiche on line sono state maggioranza assoluta. Bersani è un succhiaruote della democrazia”. Questo è l’incipit dell’articolo pubblicato ieri da Beppe Grillo sul suo blog. A complemento si potrebbe aggiungere che il meccanismo che porterà gli iscritti del Pd a scegliere i candidati al parlamento non è ancora chiaro. Soprattutto riguardo al numero degli intoccabili, coloro cioè che non si sottoporranno al voto dei militanti, ma verranno nominati dal bureau dei mandarini. Fra i beneficiari di questa ennesima (o estrema) unzione si annoverano ufficialmente Rosy Bindi, Anna Finocchiaro, Franco Marini, Giorgio Merlo, Maria Pia Garavaglia, Beppe Fioroni.

“Mai più senza di loro”, come scrive Grillo, un centinaio e rotti in tutto, che serviranno presumibilmente a garantire il controllo sui novizi. I 47 capilista, più altri 90 circa, verranno dunque candidati su insindacabile giudizio di Bersani che è già pronto a spiccare deroghe sulla candidabilità dei suoi compagni di merende. Il Partito Democratico ha infatti uno statuto che prevede un massimo di tre legislature per i suoi esponenti, regola puntualmente disattesa da un’aristocrazia intestina renitente al ricambio generazionale. È il caso, ad esempio, di Massimo D’Alema, sette legislature nel parlamento italiano, più una in quello europeo. Un’eternità se pensiamo agli otto anni due legislature di uno statista di vaglia come De Gasperi, troppo poco, evidentemente, per l’attuale classe politica. Ognuno ha i propri tempi, ma quelli del Pd dovrebbero stringersi se non si vuole portare l’aggettivo “democratico” solo in effige. Le votazioni dei candidati, spudoratamente scopiazzate da Grillo, avrebbero potuto essere realmente una dimostrazione di apertura al rinnovamento, per chi ancora ci crede.

Video:

Piero Ricca contro un vergognoso D’Alema

Spagna, ricetta anticrisi: banchieri al governo

Posted novembre 17th, 2011 by marcomachiavelli and filed in Economia, Politica

SPAGNA - In occasione delle imminenti elezioni, nella penisola iberica parte il toto ministri. Il partito popolare capitanato da Mariano Rajoy, ha così fatto trapelare il nome del possibile futuro ministro dell’economia. Trattasi dell’egregio professor Gonzalez Paramo, membro del Comitato Esecutivo della Banca Centrale Europea. L’indiscrezione è stata diffusa dalla radio spagnola Abc, poi ripresa dal quotidiano on line dello stesso gruppo editoriale quasi sotto forma di consiglio. Il giornale, di spiccata matrice conservatrice, riporta infatti: “Il professore potrebbe essere il ministro dell’Economia che cercava il presidente del Pp per farsi carico della parte più complicata del compito con il quale avrà a che fare il suo governo”. I popolari, nonostante abbiano la vittoria in tasca, cercano in questo modo di accontentare le richieste che giungono dalla Banca centrale europea. Per quanto concerne la nomina dell’esimio professore non è arrivata alcuna smentita dal leader del partito, sulla cui squadra di governo mantiene un silenzio tombale. L’Abc inoltre ha rivelato che nei piani di Mariano Rajoy ci sarebbe l’intenzione di unire i ministeri di economia ed esteri. La sfida elettorale, che culminerà domenica con il voto, rappresenta tuttavia un passo indietro per la politica spagnola; le precedenti elezioni infatti si erano contraddistinte per una maggiore trasparenza, in virtù della quale i principali partiti concorrenti avevano presentato le rispettive squadre di governo, con duello finale in pubblico dibattito fra i candidati proprio al Ministero dell’Economia.

UN FILO ROSSO FRA GRECIA SPAGNA ITALIA – Ad accomunare le tre penisole europee più prospicienti all’Africa non sono solo le loro deboli economie, ma anche la scarsa autorevolezza dei loro politici a livello internazionale. L’indiscusso dominio di Germania e Francia ha indotto questi paesi ad assumere un ruolo di subalternità all’interno dell’Unione Europea. Se questi tre paesi sono diventati lo zimbello di tutto l’occidente lo devono sostanzialmente alle loro classi dirigenti. Queste infatti, tradendo le aspettative di chi le aveva elette, hanno affossato le rispettive economie nel baratro del debito. La Grecia non contenta, nel recente passato, ha persino investito in titoli finanziari “tossici” al fine di nascondere il proprio deficit. Non potendo però far fronte al crescente interesse di tali titoli è andata incontro a un tracollo finanziario da cui difficilmente potrà riprendersi. A farne le spese naturalmente è stato il popolo, colpito duramente dai tagli indiscriminati alla spesa pubblica e dalla perdita di posti di lavoro. Oggi la sua capitale è quotidianamente presa d’assalto da predoni e saccheggiatori, la Polizia non ha più le risorse per garantire la sicurezza ai cittadini e i piccoli risparmiatori si vedono congelare i loro depositi. Uno scenario apocalittico che potrebbe riflettersi anche in Italia se non ci opponiamo con una lotta serrata alla corruzione, alle mafie, ai conflitti d’interessi, all’evasione fiscale e ad altri problemi che erodono le finanze dello stato. Se il nuovo governo non parlerà di questi temi per una possibile ripresa dal deficit, scivoleremo quasi senza accorgerci verso il baratro della bancarotta.

Fonti:

http://www.linkiesta.it/spagna-si-vota-domenica-ma-la-bce-detta-il-nome-del-superministro