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Salviamo la Sicilia dal venditore di Mediaset G. Micciché (VIDEO)

Posted ottobre 11th, 2012 by marcomachiavelli and filed in Cronaca e opinioni, Lobby e malaffare

Secondo l’ex manager di Publitalia, la politica si fa col marketing. Micciché si candida alla regione Sicilia puntando sulle proprie qualità di venditore consumato.

La Sicilia è da sempre l’ago della bilancia delle elezioni politiche italiane. Illustri personaggi come Andreotti, Dell’Utri e Berlusconi devono il loro successo alle orde di voti orientati da questa o quella promessa: una casa, un lavoro, un appalto. La regione ha avuto negli ultimi tempi governi conniventi con mafia e malaffare, scioltisi anticipatamente per via di interventi esterni (es. magistratura, commissariamento). Dire che la Sicilia è in mano alla mafia, che scambia pacchetti di voti con favori concessi dai governanti, non è sbagliato, è riduttivo. La mafia pervade tutta la penisola, anche se in questo momento deve cedere lo scettro a organizzazioni attualmente più potenti come ‘ndrangheta e camorra. Le imminenti elezioni rappresentano un bel banco di prova per i siciliani, che dovranno scegliere se dare continuità o meno alla vecchia classe dirigente. Purtroppo però ecco rispuntare vecchie glorie della politica insulare che, tra il lusco e il brusco, si candidano come alternative al vecchio regime, di cui tuttavia hanno fatto parte e condiviso le scelte.

Uno di questi è il signor Gianfranco Micciché, rampante esponente di Forza Italia, Pdl, e ora leader del partito Grande Sud. C’è una frase, da lui pronunciata, che descrive un tratto drammatico della sua persona ed è questa: “Falcone-Borsellino, che immagine negativa trasmettiamo subito col nome dell’aeroporto (di Palermo, nda)”. Nomi evidentemente urticanti per un baldo esponente dell’alta borghesia Palermitana, adusa a mercanteggiare con la criminalità organizzata. Borghesia di cui fa parte anche Marcello Dell’Utri, che ha introdotto l’amico di buon salotto Micciché negli ambienti Fininvest. Ed è proprio lì che Micciché ha avuto la folgorazione che gli ha cambiato la vita: lo spiega nel filmato, qui riportato in calce, conversando amabilmente delle sue esperienze come manager della compagnia di Berlusconi. Nel suo racconto colpisce la perversa visione politica di quest’uomo: paragona infatti gli elettori a dei clienti di un’azienda, a cui spiegare le meraviglie di un prodotto per convincerli a comprarlo. Forse ha confuso la politica con la vendita degli aspirapolveri… Poverino, dopotutto non sarebbe il primo!

Video:

http://www.youtube.com/watch?v=r2LXCLe0vvI

Quando Fede sputò a Ricca (VIDEO – clicca sulla fonte in calce): foto-ricordo di un untore

Posted marzo 29th, 2012 by marcomachiavelli and filed in Cronaca e opinioni

Il video risale all’aprile del 2007. Piero Ricca insieme agli amici di “Qui Milano Libera” si apposta all’uscita di un convegno per fare qualche domanda all’ormai ex-direttore del Tg4. Fede risponde con apparente calma, ma poco dopo inizia una manfrina che disvela la sua vera essenza. Non sapendo come ribattere nel merito delle accuse mossegli da Ricca e soci, Fede decide di minacciare personalmente alcuni membri del gruppo. L’apice del dissidio è stato però lo sputo indirizzato a Ricca, che palesa una profonda repulsione di Fede verso persone e fatti che mettono a nudo il suo malcelato status di squadrista-servitore del regime berlusconiano. Le scene immortalate nel filmato non rendono tuttavia giustizia a un uomo che ha saputo utilizzare la saliva per scopi certamente più alti. Fede infatti ha sempre avuto una certa predisposizione a leccare il culo del proprio padrone fino a trasformare cogli anni questa sua attitudine in un vero e proprio mestiere. A Mediaset si era ritagliato il ruolo di araldo di Arcore, sciorinando dal suo Tg intingoli di saliva – spacciati per notizie – per il deretano del sultanino.

COME GLI ARTISTI DI CORTE – A Fede va tuttavia riconosciuto un merito. Nella storia i monarchi hanno sempre amato circondarsi di artisti e letterati al fine di commissionargli opere che pontificassero la propria persona e il proprio regno. Tutto ciò che era inviso al potere veniva fatto sparire, in modo che non rimanesse traccia di fatti e opinioni scomode o divergenti dalle verità considerate ufficiali. Per certi versi quest’usanza è in voga ancora ai giorni nostri, ma la censura attualmente non ha vita facile. Oggi, a censurare, rischi di ottenere l’effetto opposto e quindi si opera in maniera più subdola, magari diffamando o criminalizzando le voci del dissenso. Specialmente se hai a disposizione una potenza di fuoco mediatico da fare invidia all’esercito americano. Ecco, Emilio Fede, a sua insaputa ovviamente, è riuscito ad attualizzare il ruolo di poeta-scrivano di corte, capace di suggestionare – come dice Ricca nel video – “il segmento meno evoluto della platea televisiva, uno zoccolo duro da un milione di voti”. Purtroppo, però, non si può cantar vittoria nemmeno dopo il suo recentissimo licenziamento, perché, di piccoli Emilio Fede, è ancora pieno il mondo.

Fonti:

[Qui Milano Libera] Emilio Fede

Giovane riprende colloquio col prete che lo violentava (VIDEO – clicca sulla fonte in calce)

ACIREALE – “Lasciate che i pargoli vengano a me…” Matteo 19, 14. L’incipit è volutamente blasfemo per dare maggiore enfasi a una vicenda terribilmente esecrabile. Un’inchiesta della squadra di Milena Gabanelli svela i subdoli abusi sessuali subiti qualche anno fa da un ragazzino che, da adulto, ha trovato il coraggio di denunciare il proprio carnefice. Trattasi di un eminente monsignore siciliano temuto e rispettato, ma che oggi, alla luce dei fatti emersi, è stato sospeso dall’esercizio delle funzioni sacerdotali. Su di lui pendono le indagini avviate dalla procura di Catania, nel frattempo chissà se l’università cattolica, presso cui l’alto prelato insegna pedagogia, prenderà provvedimenti in merito. A inchiodare il potente monsignore è stato un filmato girato dal ragazzo vittima degli abusi, che, con una telecamera nascosta, ha registrato una conversazione avuta di recente col prete pedofilo. Il giovane, inoltre, ha ripreso un incontro con il vescovo di Ragusa Paolo Urso, suo padrino di battesimo, che con aria comprensibilmente preoccupata cerca di sapere quante persone sono al corrente dell’accaduto.

I BAMBINI CHE CHIEDONO DI ESSERE STUPRATI – Come avviene in casi simili, sembra difficile che i colleghi dell’esimio sacerdote non fossero al corrente delle sua deplorevole condotta. Così, anche questa storia, ci consegna un’immagine della chiesa che cerca di costruire un muro di omertà attorno ai sempre meno sporadici episodi di pedofilia che si consumano al suo interno. Un atteggiamento reticente non molto dissimile da quello degli affiliati a un clan mafioso, che palesa una certa renitenza della chiesa – anche nelle sue alte sfere – a collaborare con le autorità giuridiche per accertare i fatti. Un altro aspetto angosciante, sul quale vale la pena riflettere, è il modo con cui questi sedicenti discepoli di Cristo adescano i bambini. Ascoltando le parole del monsignore pedofilo, si desume il classico tentativo del maniaco sessuale incallito di manipolare la vittima. Il prete infatti afferma rivolgendosi al ragazzo: “Forse non ricordi, ma io quasi mai ho preso l’iniziativa… io avvertivo il tuo bisogno di essere abbracciato… – ti ho violentato, nda – perché mi sembrava di compiacerti”. La violenza si può manifestare in molteplici forme, ma questa è senza dubbio una delle più vili e meschine.

Fonti:

Il monsignore e il ragazzino

No Tav, VIDEO SHOCK sull’incidente: Luca vittima designata

Invito tutti i lettori – ma specialmente chi non conosce il Movimento No Tav – a osservare questo esclusivo filmato, girato da Servizio Pubblico, sull’incidente occorso la mattina del 27 febbraio a Luca Abbà, uno dei portavoce dell’onda di protesta valsusina . Le parole non renderebbero giustizia a un inqualificabile quanto sospetto ritardo dei soccorritori – che peraltro si trovavano nelle immediate vicinanze – come del resto si è rivelato inadeguato il tentativo dei celerini di indurre Luca a scendere dal traliccio. Guardate in faccia chi sono quei violenti rivoltosi dei No Tav, soprattutto quello in carrozzina, che al primo minuto del filmato tuona grida di guerra verso i poliziotti. Oppure il giovane padre che, poco più avanti, con la sua lingua infuocata tiene a bada un’intera schiera di agenti in tenuta antisommossa. Scherzi a parte, in Val di Susa si sta consumando un delitto, un crimine contro l’umanità, dei tempi “moderni”. Come chiamare altrimenti una serie di crudeli pestaggi ai danni di cittadini onesti, che contestano e boicottano la costruzione di un’opera faraonica, tanto inutile quanto anacronistica e dannosa. Oppure l’atteggiamento di politica e imprenditoria che preferiscono rispondere alle argomentazioni dei No Tav col manganello della celere, anziché organizzare un tavolo di concertazione.

PROFITTO E SACRIFICI UMANI - Dirò di più, secondo me, i promotori dello sciagurato progetto ferroviario avrebbero potuto persino persuadere – con ingannevoli sotterfugi, s’intenda – parte della popolazione locale ad accettare lo sventramento della montagna; ma la prepotente violenza da loro opposta alle richieste di chiarimento della cittadinanza ha fatto crescere in numero e in forza il movimento che difende la valle. Avrebbero potuto comprarsi amministrazioni comunali, terreni e il bene placito dei valligiani se solo la loro cieca avidità non li avesse spinti a occupare militarmente la valle a suon di sgomberi cruenti e illegali. Una nuova troika sta per impadronirsi della Val di Susa e dell’Italia intera, il suo nome è banche-partiti-mafia. Come un rullo compressore distrugge ogni cosa al suo passaggio, esseri umani compresi. Quante vittime ha messo in conto il governo per la costruzione di questa infrastruttura obsoleta? Quando si assiste a scene come quelle di ieri mattina è difficile pensare che le forze dell’(dis)ordine siano al servizio della sicurezza collettiva. Mentre gli agenti scalatori si arrampicavano verso Luca, non sembravano affatto disposti a preservarne l’incolumità, quanto piuttosto a levarselo di torno il più in fretta possibile per agevolare il lavoro delle ruspe. Ecco cosa rimane a dividere i beni comuni, col loro viatico di denaro pubblico, dalle grinfie della vorace troika affaristica: la resistenza di caparbi cittadini, che difendono il proprio territorio e la democrazia a costo della loro stessa vita.

Fonti:

Luca Abbà: le immagini esclusive – Servizio Pubblico (CLICCA QUI PER GUARDARE IL VIDEO)