Crea sito

Vendola: “Con me all’Ilva fumi regolari”, ma il gip lo smaschera

Vendola raggiunto dall’ennesima tegola si barrica dietro una difesa d’ufficio: “Non ho fatto alcuna pressione per favorire l’Ilva”. Ma le responsabilità politiche emerse dal decreto del gip non si lavano con un colpo di spugna.

Premesso che il gip di Taranto, Patrizia Todisco, non ha ravvisato illeciti nel comportamento di Vendola, resta un nodo da sciogliere. Sono mesi che il caro governatore pugliese va blaterando dei suoi presunti ed eccezionali meriti – guarda il video – sulla gestione dei rapporti con l’Ilva. Guarda caso proprio da quando l’acciaieria del patron Riva era in odor di sequestro, e i personaggi – non direttamente coinvolti nell’inchiesta – che vi gravitavano attorno cercavano di defilarsi. Secondo Vendola durante il suo mandato non solo l’Ilva ha diminuito le emissioni nocive, ma ha pure adeguato gli impianti a norme ambientali più severe abbassando i livelli generali d’inquinamento. Peccato dottor Vendola che tarantini e pugliesi non se ne siano minimamente accorti, stretti nella morsa del ricatto occupazionale su quale lei ha giocato non poco. “Il lavoro non si tocca” è sempre stato il motto della politica collusa coll’imprenditoria sporca di Riva. Il quale ha dormito sonni tranquilli per lunghi anni, fino a quando il cancro di Taranto non ha bussato alle porte della magistratura.

Le indagini parlano di un’insorgenza tumorale di gran lunga sopra la media regionale e nazionale, e quantificano persino un numero di vittime certo direttamente imputabile ai miasmi dell’acciaieria. Purtroppo il presidente pugliese non è riuscito a dare un segno di discontinuità con le politiche conniventi del passato, come dimostrano le affermazioni del gip Todisco nell’ordinanza d’arresto dei vertici Ilva. Nel documento si legge infatti che Vendola avrebbe esercitato “pressioni” per “far fuori” il direttore generale dell’Arpa Puglia, Giorgio Assennato, autore di una relazione allarmante sulla tossicità dello stabilimento. Entrambi gli interessati si sono affrettati a smentire la ricostruzione dell’ordinanza (*), ma si sa quanto sia facile concordare versioni di comodo specialmente se non si è imputati. Tuttavia i riscontri del gip si basano su una serie di intercettazioni – clicca qui per leggerle – ritenute attendibili che inchiodano Vendola alle sue responsabilità. Delle due l’una: o mente il governatore pugliese o il gip Patrizia Todisco… Suggerimenti?

* Fonte: Il Fatto Quotidiano, 27 nov. 2012

Formigoni Errani Vendola e il puzzo del compromesso morale

Posted luglio 28th, 2012 by marcomachiavelli and filed in Delinquenza politica, Giustizia

I tre governatori indagati si professano innocenti. I vertici di partito non fiatano e comincia a esalare “il puzzo del compromesso morale”.

Ce ne sarebbe abbastanza per costruirci sopra un’intera campagna elettorale, eppure tutto tace. Formigoni plurindagato raggiunto dall’ennesimo avviso di garanzia potrebbe essere brutalmente attaccato dalla sinistra. Errani o Vendola, anch’essi indagati, potrebbero venir trucidati dai colpi della stampa di destra. Eppure tutto tace. Possibile che nessuno voglia vincere le imminenti elezioni del 2013? La vittoria è lì servita su un piatto d’argento, ma nessuno la riscuote. Dalla recente cronaca giudiziaria si evince come non mai l’adesione di destra e sinistra a un armistizio politico. Il Pd evita di criticare Formigoni perché il suo governatore dell’Emilia è stato accusato di aver elargito indebitamente denaro. Entrambi hanno superato i due mandati al governo delle rispettive regioni, nonostante una legge nazionale lo vieti. Lombardia ed Emilia hanno deciso di non “recepire” la norma e nulla fa presagire che le loro intenzioni cambino. Vendola dal canto suo può solo continuare a millantare una politica diversa dai suoi predecessori, ma i suoi cavalli di battaglia si sono sciolti nella risacca come un castello di sabbia.

L’acquedotto pugliese, il più grande d’Europa, è rimasto in mano a una S.p.A. anche dopo il risultato referendario pro ripubblicizzazione. Le sue promesse di ritornare a una gestione pubblica gli hanno procurato voti preziosi per la sua elezione. Per di più la sua giunta ha stanziato ingenti capitali per la fondazione del defunto Don Verzé (sic), affinché costruisse un polo clinico per la cura del cancro. Non un ospedale pubblico, bensì uno privato facente capo al San Raffaele che di lì a poco sarebbe stato commissariato per un buco di bilancio stratosferico. Sotto questo profilo i tre governatori si assomigliano non poco. Se le ipotesi di reato verranno confermate dai magistrati proverebbero ancora una volta che le prassi corruttive sono consuetudine sia a destra che a sinistra. Ma soprattutto che di fronte a scandali di tale portata fra gli interessati vige un patto di non belligeranza. Borsellino lo chiamava compromesso morale e diceva che il suo puzzo si contrapponeva al fresco profumo della libertà. Oggi sono disposti a tutto pur di evitare il naufragio elettorale. Non importa poi se un radicale di sinistra ammicca con un democristiano ciellino.