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Rapporto Usa su Grillo: “Politico credibile, ignorato dai media”

Posted febbraio 12th, 2013 by marcomachiavelli and filed in Cronaca e opinioni, Politica, Profeti moderni

In un documento del 2008, pubblicato da La Stampa, l’ambasciatore americano Ronald Spogli intuisce la portata politica dell’attivismo di Beppe Grillo quando ancora non esisteva il Movimento 5 Stelle. Un attestato di stima che stride non poco con la scarsa considerazione dedicata all’epoca dai media italiani alle iniziative del comico genovese.

“Grillo populista, Grillo demagogo” era il leitmotiv di quel periodo. Siamo nel 2008 e il comico genovese abbandonava in parte i prosceni dei teatri per abbracciare le folle delle piazze. Il V-Day (Vaffanculo-Day) del 2007 non passò certo inosservato a un tal Ronald Spogli, ambasciatore americano a Roma, che l’anno successivo vergò un lungo telegramma di encomio nei confronti di Grillo indirizzato al Segretario di Stato Condoleezza Rice (*). Il futuro fondatore del Movimento 5 Stelle non era menzionato dal mainstream dell’informazione italiana se non quando i giornalisti erano costretti a parlarne per l’eccezionalità di certe sue iniziative.

Al V-Day di Bologna fecero seguito quasi 350 mila sottoscrittori di una legge di iniziativa popolare denominata “Parlamento Pulito” di cui Beppe Grillo era il primo firmatario. Nel rapporto dell’ambasciatore Usa Grillo diventa “un interlocutore politico credibile”, nonché “ben informato” e “competente di tecnologia”. L’unico, a suo giudizio, capace di individuare con freddo acume le devianze di un sistema politico italiano “autoreferenziale”, la cui più grave colpa è quella di essersi lasciato pervadere da un’incurabile corruzione.

Il profilo di Grillo è stato tratteggiato dopo un incontro informale fra alcuni membri dell’ambasciata statunitense e lo stesso comico che, tuttavia, non ne ha mai fatto motivo di vanto. Nel telegramma, che sembra un profondo attestato di stima alla persona, si parla di Grillo come di “un commentatore controcorrente sulla corruzione italiana” capace ad esempio di “identificare i problemi contabili di Parmalat assai prima che i dettagli delle irregolarità finanziarie venissero scoperte”. Insomma, se Grillo è stato profetico in certe sue intuizioni, altrettanto si può dire degli americani che già cinque anni fa lo accreditavano come un ascendente interlocutore politico.

(*) Fonte: Grillo “stregò” l’ambasciatore Usa: “Interlocutore politico credibile”, Lastampa.it

Video:

V-Day

Palestina riconosciuta Stato. L’Onu diviso fra delusi e contenti

Posted dicembre 4th, 2012 by marcomachiavelli and filed in Cronaca e opinioni, Guerra e imperialismo

La Palestina entra a far parte dell’Onu in qualità di “Stato osservatore non membro”: un riconoscimento che non piace né agli Usa né a Israele, ma ancor più contrari sono gli stessi palestinesi sottoposti a un governo non più riconosciuto dal popolo.

Se la Palestina che siederà ai prossimi consessi delle Nazioni Unite sarà ancora quella di Abu Mazen, allora il termine del conflitto israelo-palestinese è rimandato sine die. Ammesso che l’elezione dell’attuale presidente, in carica dal 2005, sia avvenuta regolarmente – cosa assai improbabile, dato che si trattava della prima votazione ufficiale per i palestinesi delusi dai trascorsi con Arafat –, egli è più un interlocutore per Israele e l’occidente che per il suo popolo. Hamas ha soppiantato in parlamento il vecchio partito conservatore di Al-Fatah che cerca di non sparire attraverso il suo esponente più importante. Abu Mazen, appunto, che, nonostante il suo mandato sia arci-scaduto nel 2009, continua imperterrito a occupare lo scranno più alto dell’Autorità Nazionale Palestinese. Lo scorso 29 novembre le Nazioni Unite hanno ufficialmente riconosciuto la Palestina come “Stato osservatore non membro”, degno dunque di sedere nell’Assemblea generale senza tuttavia facoltà di voto. Un riconoscimento a metà, un “foglio rosa” per affiancare i paesi membri, depositari esclusivi di democrazia,  e carpirne le regole di civiltà.

Secondo Usa e Israele la risoluzione Onu 67/19 non favorirà la pace, bensì un ulteriore inasprimento dei conflitti a Gaza e in Cisgiordania. Paradossalmente tale posizione è condivisa da buona parte dei palestinesi che si sentono presi in giro dalle manfrine delle Nazioni Unite: riconoscere lo Stato palestinese in sede internazionale significa interfacciarsi col governo che ha vinto le elezioni e non con un presidente illegittimo che ha superato i limiti del suo mandato. Sebbene Hamas nel 2006 abbia ottenuto la maggioranza in parlamento e insediato il proprio esecutivo, nessuno vuole interloquire con i suoi esponenti. Anzi, sono osteggiati da Ue, Usa e Israele che vedono la prima forza politica della Palestina soltanto come un’organizzazione terroristica. Se la posizione di Tel Aviv resta irremovibile, l’Europa, quantomeno, potrebbe assumere il ruolo di mediatore per la risoluzione di un conflitto che miete vittime da più di mezzo secolo. Chissà che il premier Monti, dopo l’incontro colle autorità della Lega Araba – molto legate ad Hamas –, non decida di spendersi per la causa palestinese: fanta-politica?