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Grecia, la Troika “Svendere o fallire”, intanto chiudono ospedali

Posted novembre 15th, 2012 by marcomachiavelli and filed in Delinquenza politica, Economia, Politica, Spaventapasseri

Mentre negli ospedali ellenici si lesina sulle punture, la Banca centrale europea, con calma, decide se concedere nuovi aiuti economici.

Mentre il povero – si fa per dire – ministro delle Finanze greco, tal Yannis Stournaras, cerca di piazzare sul mercato nuovi titoli di stato – per pagare quelli in scadenza –, “a palazzo” il direttivo della Banca Centrale Europea medita, con calma, una possibile soluzione. Le due realtà, quella istituzionale-finanziaria delle scrivanie in mogano e quella degli ospedali a mezzo servizio, entrano in rotta di collisione, la cui disarmante manifestazione è il costante assedio della popolazione al parlamento di Atene. La Grecia del presidente Samaras naviga a vista e, strozzata dai debiti, non può attuare politiche di sviluppo a lungo termine, perché ogni abbozzo di riforma è vincolato ai dettami della troika (Fmi, Bce, Ue). La repubblica ellenica risulta essere infatti la beneficiaria del più ingente prestito mai erogato dal Fondo Monetario Internazionale (*), sebbene l’emergenza odierna dipenda necessariamente da un placet della Bce. Oggi scadrà appunto l’asta di obbligazioni, dalla quale il ministro Stuornaras si aspetta di ricavare il miliardo che serve a ripagare i titoli che scadranno venerdì.

Estinguere debiti aprendone altri, a tassi sempre maggiori s’intende, e sempre che ci si riesca. L’esito dell’operazione dipenderà tuttavia dalla scelta della Bce di alzare o meno il plafond delle risorse destinate al salvataggio delle banche elleniche. Il limite è di 12 miliardi che gli istituti ellenici possono ottenere ogniqualvolta offrano come garanzia buoni del tesoro precedentemente acquistati. Le preoccupazioni a questo punto vertono sul fatto che tale somma sia già stata superata con l’asta di martedì scorso, ma la stessa Bce potrebbe scongiurare il rischio aumentando, come ha fatto quest’estate, la cifra del prestito. Basterebbe un cenno, eppure si tergiversa portando all’esasperazione un popolazione già sbandata nell’estremismo di destra con l’elezione in parlamento di un partito neonazista. Insomma, dopo tre finanziarie dissanguanti, un referendum sulla permanenza nell’Ue soffocato in culla, l’anatocismo dei creditori internazionali e il terrorismo psicologico dei media sulle ricadute di un possibile default, alla Grecia non rimane che povertà e disperazione.

*fonte: Wikipedia

Grecia, assediato il parlamento per i tagli: silenzio dei media

Circa 100.000 persone assediavano il parlamento ieri notte ad Atene. Una protesta contro il terzo pacchetto di tagli alla spesa pubblica imposto dai creditori internazionali (Ue, Bce e Fmi): nonostante l’eccezionalità, la notizia non trova il giusto spazio sui media.

ATENE – Piazza Syntagma, 100.000 persone circa a ridosso di un parlamento blindato da schiere di agenti in tenuta antisommossa (*). Parte del personale della Camera sciopera tra le file della protesta rallentando di fatto i lavori dell’Aula. Il deputato del Syriza (coalizione di sinistra) Lafarizis si è chiesto come potrà funzionare regolarmente il parlamento ad onta di tali ingenti defezioni. Ciononostante il pacchetto di tagli alla spesa pubblica è stato approvato: un iter sofferto che ha goduto di una maggioranza risicata (153 sì, contro 128 no e 18 astensioni). La finanziaria appena ratificata riguarda il triennio 2013-2016 e va ad aggiungersi alle precedenti due manovre di austerità di quest’anno, già avvilenti per il welfare. Nell’ordine sono previsti: 1) abolizione dei bonus su pensioni e stipendi degli statali; 2) riduzione del 25% delle pensioni del settore pubblico e privato, con innalzamento dell’età pensionabile da 65 a 67 anni; 3) tetto massimo salariale di 1.900 euro per dipendenti della pubblica amministrazione; 4) riduzione sino al 27% dei cosiddetti “stipendi speciali” (polizia, magistratura, forze armate, personale medico degli ospedali statali, docenti universitari, diplomatici).

La manovra, presentata sotto forma di disegno di legge, modifica inoltre i termini contrattuali dei dipendenti statali, che potranno essere licenziati qualora l’ente cui appartengono venga abolito. In cambio di questi sacrifici – pari a un risparmio per l’erario di circa 18 miliardi di euro entro il 2016 – i creditori internazionali (Ue, Bce e Fmi), meglio conosciuti come “la troika”, concederanno un prestito alla Grecia di 31,5 miliardi. In occasione delle dichiarazioni di voto alla Camera, il deputato Panos Kammenos – leader del partito Greci Indipendenti – ha definito il ministro delle Finanze Iannis Stournaras “un dipendente della Goldman Sachs con il compito di svendere la Grecia”. Il clima da guerriglia che circondava il palazzo a causa degli scontri fra polizia e manifestanti, si è inesorabilmente riverberato all’interno dell’Aula che per l’occasione si è trasformata in un opulento suk. La partita che si sta giocando sul piano economico fra troika e Repubblica Ellenica vede, dunque, in vantaggio la prima di un netto 4 a 0 (un referendum bocciato, più tre finanziarie lacrime e sangue). Insomma, dopo la “Primavera Araba” un nuovo contagio rivoluzionario si sta diffondendo in Europa; sarà forse per questo che i media evitano di parlare della nuova “presa della bastiglia” di piazza Syntagma?

*fonte: Guardian

Grecia, Theodorakis: “la crisi è una truffa contro i poveri”

Argomenti e toni agghiaccianti quelli contenuti nella lettera aperta di Mikis Theodorakis. L’ex-partigiano e compositore lancia gravi accuse verso paesi come la Germania Francia e Stati Uniti, colpevoli secondo lui di aver abusato dell’estrema tolleranza del popolo greco. In particolare queste nazioni hanno corrotto politici affinché la Grecia comprasse costantemente materiale bellico dalle loro imprese. La tedesca Siemens manteneva addirittura un ramo aziendale che si occupava di corrompere i parlamentari ellenici, allo scopo di ottenere leggi su misura per meglio piazzare i propri prodotti sul mercato greco. Il quadro che ne esce dopo aver letto le prime righe è sconcertante: un paese senza il benché minimo straccio di sovranità nazionale, totalmente in balia degli umori delle superpotenze mondiali e depauperato delle sue più preziose risorse. In altri termini, una vera e propria colonia alla quale non rimangono altro che insormontabili debiti e la miseria di un popolo in braghe di tela. Come principale responsabile dell’attuale catastrofica condizione, Theodorakis individua George Papandreou, degno rappresentante del degrado politico e morale della classe dirigente odierna. La principale colpa attribuitagli è stata quella di accomodare le voluttà delle banche, quando il governo nel 2009 chiedeva ingenti prestiti per evitare il fallimento.

LE MIGNATTE - Il resto è storia, nel senso che i tassi di interesse del 5 percento si sono rivelati insostenibili per le casse greche, Papandreu si è dimesso e i cittadini ellenici perdono pezzi di wellfare ogni giorno che passa. L’agguerrito (ex?)partigiano rincara la dose affermando che il primo ministro nel 2009, durante un incontro con Strauss Kahn – direttore pro tempore del Fmi – avrebbe scientemente pianificato il tracollo finanziario ellenico. Il motivo sarebbe stato quello di portare una nazione ormai insolvente sotto l’angusta egida delle due istituzioni finanziarie internazionali più usuraie al mondo, Fmi e Bce, per l’appunto. L’arzillo vegliardo, infine, – ben conscio della svendita di beni comuni a cui la Grecia va incontro – esorta il suo popolo a riunirsi in un enorme Fronte di Resistenza e Solidarietà per scacciare la troika (Fmi, Bce, banche) dal paese. D’altronde, a chi non farebbero gola monumenti del calibro dell’Acropolis, Delfi, Olympia, Epidauro, etc.; per non parlare poi di porti, aeroporti, autostrade, elettricità, acqua, ricchezze minerali, isole… Un vero e proprio assalto alla diligenza che, se non verrà fermato, getterà la nazione verso la più piena miseria etica e materiale. Di poco fa la notizia che il parlamento ellenico ha calato nuovamente la mannaia dell’austerità decurtando le pensioni. Quale sarà il prossimo paese fra i Pigs – acronimo di Portogallo, Italia, Grecia, Spagna – a finire nel mirino della troika succiasangue?

Fonti:

All’opinione pubblica internazionale: la verità sulla Grecia