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Il de profundis di Michele Santoro

COMMENTO ALL’INTERVISTA DI PETER GOMEZ A SANTORO DI CUI AL LINK:

RACAZZ!… Michele Santino mette in mostra tutto il suo dualismo con Grillo. Il conduttore è in realtà un istrione che si autoclebra a ogni trasmissione, con un ego tanto smisurato quanto miope: gli rode che Grillo bissi il suo successo di comico con quello di politico spazzando via insulse categorie politiche del passato quali la sinistra e la destra e mettendone in campo altre come onestà e delinquenza. Con Travaglio sclera quando questi gli ricorda la fedina penale dei suoi ospiti: “Dai Marco! piantala!… Non vedi che me li smonti” sembra pensare prima di stopparlo bruscamente. Francamente non vedo come Travaglio possa sopportarlo ancora a lungo. Santoro, la verità è che non hai più nulla da dire: vai a fare l’associato in qualche ateneo rosso o in qualche università privata, magari insegnando ‘storia dei talk all’italiana’, meglio se in una di quelle inutili facoltà di scienze della comunicazione.

Comunque RISPONDETE sotto in discussione alla seguente domanda: come farà Santoro a non chiudere se continua, nell’ordine, a:

1) fare vacui sermoni a inizio trasmissione che nessuno si fila (è assodato che tutti si sintonizzano sul canale appena finisce di parlare);

2) concedere spazio al suo compagno cariatide (ormai relegato a quando nessuno più guarda la trasmissione!… Suggerimento: dato che sono amici può illuderlo che le macchine lo stanno ancora riprendendo quando invece i cameramen le hanno già spente e aspettano di andarsene quando lui ha finito di mostrare le sue patetiche vignette);

3) invitare costantemente in studio ignobili iene come Sgarbi, Santanchè, Brunetta, etc. senza metterle alla berlina (dovere morale di ogni buon giornalista, ma ancor prima di ogni buon cittadino);

4) lasciarsi scappare la possibilità di mettere in fuga Berlusconi dalla postazione di ospite, rompendo anche le condizioni concordate per la sua partecipazione al programma, mediante una raffica di domande al vetriolo del tipo: “Di cosa chiaccheravate Lei, Cinà, Bontade e Dell’Utri seduti attorno a un tavolo negli anni ’70?”, “Quali benefici ha ottenuto come imprenditore e come politico dalla collaborazione con Cosa Nostra?”, “Si rende conto che la trattativa che lei avrebbe instaurato a partire dal ’93 con la mafia potrebbe aver scatenato le stragi successive a quelle di Capaci e via D’Amelio?”, e ancora, “Ha mai esaudito qualche desiderata della mafia attraverso le sue aziende, e in particolare attraverso le sue reti televisive?”, “Come spiega il suo successo elettorale del 2001 di 61 seggi su 61 in Sicilia?”, “Si sente ancora con qualche mafioso?… E Marcello?… come sta?”, etc.;

5) speculare sulle disgrazie della gente quali lutti familiari, disoccupazione, suicidi, etc. con del banale sentimentalismo, per esempio domandando a una fresca vedova: “Si è sentita abbandonata dopo la morte di suo marito?”, e cose simili degne di una qualsiasi BARBARA D’URSO;

6) zittire Travaglio quando ricorda carichi pendenti e condanne dei presenti in studio e dei loro compagni di partito;

7) non prendere atto che il suoi collaboratori (Ruotolo e Travaglio su tutti) sono l’unico valore aggiunto della trasmissione, il cui genere è ormai inflazionato su tutte le reti, e che non è il format che va riformato ma il conduttore (che forse dovrebbe anche andare in pensione);

8) distorcere notizie per perorare le sue teatrali filippiche contro il nemico di turno, non importa quale, basta che sia funzionale a dare una parvenza di credibilità al suo discorso. Insomma, comodo per lui fare il giornalista a mezzo servizio: metà cronista e metà attore. Purtroppo per lui questo gioco è stato scoperto e la gente ha già cominciato ad abbandonarlo.

9) non capire che se dovesse ripetere l’esperimento della prima stagione di Servizio Pub(bl)ico non riuscirebbe nemmeno a comprare i fogli per le vignette di Vauro. “Con un Deca non si può andar via…” E chi glielo darebbe più!

Stasera Berlusconi ospite di Santoro a La7: scontro annunciato

Posted gennaio 10th, 2013 by marcomachiavelli and filed in Cultura e intrattenimento, Politica

Berlusconi questa sera sarà ospite del salotto buono di Michele Santoro. La trasmissione in onda su La7 e in streaming sul sito ilfattoquodiano.it promette una scintillante tenzone: sul ring, oltre al Cav e al conduttore, Marco Travaglio, Luisella Costamagna e Gianni Dragoni.

È da più di dieci anni che gli allibratori di tutto il mondo aspettano questo evento: finalmente oggi avrà luogo lo scontro. Sul ring saliranno Michele Santoro, in veste di arbitro-conduttore, Berlusconi, detto il Cav, lo schiaccianoci Marco Travaglio, la puntigliosa giornalista Luisella Costamagna e l’apparentemente innocuo Gianni Dragoni con le sue domande tacitiane. Sarà un incontro tutti contro uno, in una fossa dove il Cav reciterà la parte del gladiatore e i giornalisti quella dei leoni inferociti. Il Fatto Quotidiano rivela che la puntata di stasera è già andata in onda, privatamente. Berlusconi l’otto dicembre avrebbe infatti allestito ad Arcore un simulacro dello studio di Santoro, come palestra d’allenamento. Chiamati a sé i suoi giornalisti più fidati, avrebbe poi messo in scena lo scontro in programma questa sera di fronte a milioni di spettatori, con tanto di domande al fulmicotone sui suoi scandali, dai processi alle sue dubbie alleanze per le prossime elezioni. Secondo il Fatto pullulano le scommesse sull’abbandono dello studio da parte del Cav: l’eventualità è quotata 5 dai bookmakers, cioè paghi 1 e vinci 5 se Berlusconi fugge.

L’ex premier ha dichiarato di aver accettato l’invito perché nessun altro gli vuole offrire uno spazio televisivo in prima serata. Le condizioni per la sua partecipazione sono state al centro di un’accesa trattativa, in cui il faccendiere del Cav, Paolo Bonaiuti, ha cercato di ottenere informazioni sulla scaletta della puntata ricevendo da Santoro un bel due di picche. Alla fine è riuscito ugualmente a strappare al conduttore il nullaosta per riservare dei posti in platea, che presumibilmente saranno occupati da tifosi del Cav. Proprio come in una finalissima di coppa campioni la trasmissione rischia di trasfrmarsi in una bolgia, dove invece di una chiara e approfondita analisi giornalistica avremo l’ennesimo scontro tra Guelfi e Ghibellini, senza esclusione di colpi. E l’informazione che fine farà? Forse sarà relegata a quei dieci minuti in cui Marco Travaglio è solito leggere il suo lucido monologo. Ma anche lì c’è il rischio che il Cav si alzi dal cadreghino per andarsene via offeso da quelle che lui definirebbe delle accuse infondate di un giornalista schierato, ma che in realtà non sono altro che la cronistoria delle sue malefatte.

Governo Monti spiegato da Topolino: tecnici = capro espiatorio

Ieri nell’editoriale del Fatto Quotidiano Marco Travaglio ha sostenuto che Monti non sarebbe un deus ex machina calato dall’alto di chissà quale organismo europeo, bensì uno scudo deflettore per respingere l’onda di protesta e di rinnovamento. Sotto l’egida del marziano Mario Monti ci sarebbero i partiti, che, in attesa di un’imenoplastica collettiva, avrebbero scelto come capro espiatorio un accademico che attuasse le riforme necessarie per evitare il fallimento. Un maquillage per l’ancien régime che si sta rivelando risibilmente inutile, soprattutto alla luce della debacle delle ultime amministrative: assomigliano a delle anziane bagasce che per cercare di vendersi meglio si nascondono dietro quintali di cerone, senza accorgersi di esser diventate laide gobbe e sdentate. Il trasformismo ormai non è più possibile, tesi peraltro ripresa simpaticamente anche da Beppe Grillo che sul suo blog pubblica una pagina di Topolino: nella figura si vede un papero politico che, a causa del malcontento popolare generato dal suo governo, incarica un ministro tecnico di fare il lavoro sporco pensando – Così la gente se la prenderà con lui –.

Spesso accade però che la realtà superi la fantasia: recentemente il presidente del consiglio ha trovato parole di stima per l’ex ministro del lavoro Brunetta, elogiando la sua politica dei tagli nel settore pubblico. Ma quel che è ancora peggio è ascoltare lo stesso Monti che dice di aver creduto nel primo governo Berlusconi, quando il Cavaliere si faceva portavoce di istanze liberali e riformiste. Dunque, nella vita può succedere di prendersi un abbaglio, ma in politica, specialmente quando si deve voltar pagina – come dopo lo scandalo di tangentopoli – bisogna valutar minuziosamente a chi affidare le redini del Paese. Ora, non so se questa affermazione del premier si sia tradotta nel ’94 in un voto a Forza Italia, ma mi fa pensare che Monti sia o un ingenuo o colluso col sistema di potere attuale. Propenderei più per la seconda ipotesi, sebbene entrambe lo rendano quantomeno inadatto a governare nello stato di crisi odierno.

Questa classe politica sta attraversando  l’Acheronte dantesco: Monti nelle veci di Caronte la sta traghettando verso la dannazione eterna. Pur di salvarsi sono pronti a tutto, l’ultima è quella di ricorrere alla strategia della tensione per legittimare una futura coalizione di “unità nazionale” da presentare alle prossime elezioni. Ieri il ministro Cancellieri ha affermato infatti che la strage della scuola brindisina – dove è morta una studentessa e altri versano in gravi condizioni – può essere letta in chiave terroristica, nonostante gli inquirenti ancora non si sbilancino. Sembrano le premesse per tornare a fare un uso politico della Polizia reprimendo il dissenso con la violenza dei manganelli. Tuttavia questa volta non basterà evocare i fantasmi del passato per ripulirsi la coscienza, almeno credo.

Pensioni: l’Italia è un paese per vecchi

UNA CHIMERA – La pensione per chi maturerà i requisiti a partire dal primo gennaio 2012 sta diventando un miraggio. Il proletariato sale quotidianamente sulla giostra del lavoro cercando invano di acchiappare la coda sospesa in aria. Se la prendi vai in pensione, ma quando allunghi la mano non riesci ad afferrarla perché continua a salire. Il giostraio manovrando una carrucola ti adesca con sapiente cinismo convincendoti che prima o poi la prenderai, così decidi di fare un altro giro. Col tempo ti accorgi però che a prendere la coda sono sempre gli stessi. Sono pochi e stanno in sella a maestosi cavalli, mentre tu sei sull’auto di topolino. Loro sono anni che fanno il “giro di regalo”, e tu sono anni che paghi anche per loro. I soldi che mantengono la giostra sono i tuoi, e anche se, dopo 40 anni, ti viene il voltastomaco e chiedi di scendere, dalla cabina di comando ti senti rispondere: “Ancora qualche giro!”. Quando ieri ho letto il testo della manovra, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale, ho pensato che le lacrime del ministro Fornero fossero sincere e giustificate. Nel decreto alla voce pensioni (art. 24, comma 4 e 6) si può leggere che dal primo gennaio prossimo occorreranno minimo 42 anni e un mese per iniziare a riscuotere la pensione. Nel malaugurato caso in cui non si raggiungesse tale anzianità di servizio, bisognerà aspettare fino ai 63 anni per le donne e fino ai 66 per gli uomini. Sono numeri destinati a salire fino al 2018, quando probabilmente verrà abolita la neonata pensione anticipata e sarà reso obbligatorio il raggiungimento dei due requisiti di età e di anzianità professionale. Qualche accenno alle fasce speciali privilegiate? Neanche per sogno, le lacrime e il sangue saranno solo quelli versati dai ceti mediobassi.

IL POPOLO DORME – La notizia di quella che è a tutti gli effetti una riforma epocale delle pensioni è passata quasi inosservata fra la gente. Nonostante i “pensionandi” si vedano la tanto agognata e sudata prebenda sfuggire dalle mani e  i giovani si deprimano per non poter nemmeno immaginare di riceverla, all’orizzonte non si intravede nemmeno uno spiraglio di rivolta collettiva. Sempre e solo sparuti gruppi individualisti che premono per singole istanze senza il minimo sguardo sinottico che aiuterebbe le loro cause. Non ci servono dei moti, ma il moto, o meglio, il terremoto. Un terremoto, s’intenda, civile che indichi con gentile fermezza qual è la via d’uscita del parlamento ai tanto agiati politici che adoperano le due Camere per le loro scorribande. Mi duole inoltre constatare che nel d.l. attualmente in discussione a Montecitorio non siano state inserite norme di contrasto ai morbi che erodono le finanze dello Stato: corruzione, evasione fiscale, conflitto d’interesse. Inoltre sarebbe più equo (parola assai cara a Monti) andare a spillare quattrini ai concessionari di Stato, che con canoni ridicoli mettono le mani sui beni pubblici avvalendosi beffardamente di agevolazioni fiscali sugli introiti. È un banchetto questo al quale i cittadini non sono stati invitati, costretti ad accontentarsi di un frugale cascame che hanno oltretutto pagato profumatamente. Come non sposare a tal proposito la mordace campagna del giornalista Travaglio, recentemente scagliatosi contro il conflitto d’interesse del nuovo governo, che, a giudicare dalla nomenklatura, sembra connivente coi poteri forti tanto quanto il precedente. Ipse dixit: “Verso la catastrofe con ottimismo”, Beppe Grillo.

Fonti:

http://www.leggioggi.it/wp-content/uploads/2011/12/manovra_Governo_Monti.pdf