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Identikit elettori del M5S: metà di Dx metà di Sx. Ecco lo studio

Posted gennaio 30th, 2013 by marcomachiavelli and filed in Politica, Riscatto civile

Il potenziale elettorato del Movimento 5 Stelle proviene per metà dal centrodestra e per metà dal centrosinistra. Una dicotomia difficile da spiegare, ma lo studio in esame prova a dare una risposta.

L’indagine condotta da Il Mulino analizza la composizione di un campione di persone inclini a votare il Movimento 5 Stelle alle prossime elezioni politiche. Ciò che inizialmente stupisce è che per metà provengono dal centrodestra, mentre per l’altra metà dal centrosinistra. Una dicotomia spiegata dal sistema di dati preso in esame dallo studio pubblicato oggi sul quotidiano La Stampa: una forte componente di potenziali elettori è costituita da disoccupati, liberi professionisti e dipendenti del settore privato.

Categorie sociali impoveritesi negli ultimi anni, presumibilmente deluse dalla compagine politica che ha governato il paese e perciò disposte a indirizzare il proprio voto lontano da un bipolarismo stantio. Se aggiungiamo un’altro parametro, quello relativo alla quota dei precari – anch’esso molto alto –, si può ipotizzare, in via generale, che laddove si percepisce o si vive il disagio il voto si orienta verso il Movimento 5 Stelle, icona del cambiamento in termini di volti nuovi nelle liste e di età media più bassa delle altre forze politiche. Infine la quota rappresentativa dei “simpatizzanti” laureati è del 23,7%, circa il doppio della media della popolazione italiana. Ecco una sintesi dello studio.

Per età:
18-24 anni: 24,1%
25-34 anni: 29,2%
35-44 anni: 31%
45-54 anni: 24,3%
55-64 anni: 16,8%
oltre i 64 anni: 6,5%

Per occupazione:
Disoccupati: 26,8%
Pensionati: 9,6%
Casalinghe: 14,1%
Studenti: 25,3%
Operai: 29,5%
Dipendenti pubblici: 24,3%
Dipendenti privati: 28,5%
Autonomi, liberi professionisti: 27,4%

Tipo di contratto di lavoro:
Non occupati: 15,5%
Autonomi, liberi professionisti: 27,4%
Tempo indeterminato: 28,4%
Precariato: 27%

Endometriosi: l’inquinamento rende sterili le giovani donne

TORINO – Uno studio dell’università di Torino attesta una maggiore insorgenza di endometriosi nelle donne che vivono in zone ad alto tasso di inquinamento ambientale. Il gruppo di ricercatori, guidati da Giuseppe Migliaretti, ha constatato che nelle aree più inquinate del Piemonte la possibilità di ammalarsi è superiore di circa il 30% rispetto a luoghi più salubri. La malattia, che colpisce le donne in età fertile, è caratterizzata dalla presenza anomala del tessuto che riveste l’utero in organi limitrofi, e tende a cronicizzarsi. La genesi della malattia è ancora oscura, ma i risultati di questa ricerca suggeriscono due tipi di considerazioni: la prima è che gli inquinanti chimici influiscono sullo sviluppo della patologia; la seconda è che occorre estendere la ricerca su larga scala, istituendo un registro nazionale per meglio inquadrare il fenomeno, come pure dei centri di eccellenza per il trattamento dell’endometriosi. Poiché tale disturbo – in se poco grave – provoca alterazioni dei processi biologici della donna come infertilità e menopausa precoce, meriterebbe ulteriori approfondimenti scientifici volti a favorirne la prevenzione.

OMICIDIO DI STATO LEGALIZZATO – In un paese civile la ricerca di base dovrebbe essere, oltre che pubblica, uno degli organi di indirizzo dell’azione politica dei governi. Dunque se viene scoperto che determinate sostanze presenti nell’industria e largamente diffuse costituiscono un pericolo per la salute dell’uomo, occorrerebbe un piano straordinario di emergenza per debellare tali agenti patogeni. Questo si tradurrebbe in divieti e in aumento delle tasse per chi commercializza prodotti potenzialmente tossici. Il legislatore dovrebbe così assumere il ruolo di regolatore del mercato nell’ottica di tutelare la salute dei cittadini. Tuttavia i governi delle moderne democrazie, pur consapevoli della pericolosità degli inquinanti, non cercano di abolirne l’uso e di finanziare una ricerca che fornisca alternative non nocive, bensì stabiliscono dei paletti entro i quali è consentito ammalarsi. Succede così che una certa quantità di polveri sottili e nano-polveri sia tollerato per legge, nonostante sia stato dimostrato che queste provochino neoplasie e e altri svariati disturbi meno perniciosi, come appunto l’endometriosi.

IL PRESIDENTE FORMINCHIONE – Torna d’attualità a questo punto il caso Formigoni-Moratti, rispettivamente ex-sindaco di Milano – nonché moglie di un petroliere – e governatore della Lombardia. Entrambi infatti oltre alla miriade di pendenze giudiziarie e reputazionali a loro carico, sono stati raggiunti il primo dicembre 2009 da un avviso di garanzia nell’ambito di un’inchiesta su ambiente e inquinamento, nata da un esposto del Codacons per lo sforamento dei limiti di concentrazione delle polveri sottili o PM10. Benché questo (mis)fatto costituisca un’onta deterrente per il proseguimento di qualsiasi carriera politica – se mai sia morale perseguirne una –, il presidente Formigoni, sprezzante del ridicolo, in un sussulto di impudenza sbandierò davanti alle telecamere la lettera del tribunale a mo’ di sfottò nei confronti degli inquirenti milanesi – che secondo le direttive ideologico-dogmatiche del partito-azienda di Berlusconi sono inopinabilmente sinistrorsi – facendosene beffe. Se per il plurindagato sultano (è abusivamente alla quarta legislatura) ciellino è normale causare miasmi e tumori con una politica dolosamente negligente, forse sarebbe il caso che gli organi garanti della costituzione (e del decoro istituzionale – Napolitano svegliati!) come la Presidenza della Repubblica intervengano con moniti e prese di posizione. Mayday mayday, il velivolo Italia sta per precipitare!

Fonti:

Endometriosi e menopausa precoce: tra le cause l’inquinamento ambientale