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Monte dei Paschi: Pd nell’imbarazzo, ma risparmiato da Berlusconi

Posted gennaio 31st, 2013 by marcomachiavelli and filed in Delinquenza politica, Lobby e malaffare, Politica

La dirigenza del Pd afferma di non avere responsabilità sullo scandalo di Monte Paschi. Il Pdl decide di non infierire, sebbene potrebbe assestare il colpo del KO sul ring della campagna elettorale. Quale arcano si nasconde dietro a questo omertoso armistizio?

Ogni giorno emergono nuovi filoni d’inchiesta alla procura senese, già impegnata sul fronte dell’acquisizione di Banca Antonveneta da parte di Mps. L’ipotesi dei magistrati verte su un filo rosso che legherebbe tutte le operazioni illecite all’unico reato di associazione a delinquere. Indagata la dirigenza che ha favorito l’acquisto di Banca Antonveneta dall’istituto di credito spagnolo Santander: al patibolo finisce in testa a tutti Giuseppe Mussari. L’ex presidente di Mps è destinato a essere immolato come capro espiatorio da chi conosceva il circuito di latrocini della banca. Le inchieste della magistratura accetteranno eventuali responsabilità penali, ma non certo quelle sul piano politico.

E qui la nota dolente si apre con le parole di Bersani rivolte recentemente al centrodestra: “Se ci attaccano – sullo scandalo Mps, nda – li sbraniamo”. Il Pdl sembra aver recepito il messaggio dal sapore marcatamente intimidatorio e si adegua cucendosi la bocca. D’altra parte Berlusconi nutre un sodalizio decennale con Monte Paschi, risalente addirittura ai primi anni ’80 quando cercava finanziatori per costruire Milano 2. Secondo un’inchiesta del sindacato ispettivo della banca datata 9 ottobre 1981, il Cavaliere godeva di particolari privilegi all’interno dell’istituto, non concessi ai normali clienti. Insomma, tra Pd e Pdl sembra implicito l’accordo “se cado io, cadi anche tu”: la campagna elettorale di entrambi può così continuare senza grandi turbolenze.

Premier Monti vergognoso: omertà sulla riforma della Rai (VIDEO)

Posted maggio 26th, 2012 by marcomachiavelli and filed in Cronaca e opinioni, Delinquenza politica, Economia

Pochi frame rivelano la prepotenza di un primo ministro che nasconde i propri intenti sul futuro di una azienda strategica per l’Italia. Che ne sarà della già tanto vituperata Rai nei prossimi anni?

Giovedì scorso chi si è sintonizzato su La7 ha assistito a uno spettacolo indecente. Tralasciando il folklore di alcune espressioni infelici di Mario Monti – come il suo commento sulla Rai definita “eccitante” – il galoppino Telecom Corrado Formigli ha condotto un’intervista al primo ministro di basso profilo giornalistico. Questa è la riprova del fatto che il governo esercita un forte ascendente sui media tradizionali, dove nessuno si azzarderebbe a fare domande fuori copione. Tuttavia Formigli ha pisciato fuori dal vaso facendosi scappare una domanda pertinente e cruciale sulla Tv di Stato: “Ci sarà una riduzione dei consiglieri di amministrazione?” Un interrogativo legittimo visti i tagli effettuati in settori vitali del welfare, ma il premier ha preferito esibirsi in una raccapricciante scena muta: un atteggiamento inammissibile per un presidente del consiglio, che ha l’obbligo di chiarire le proprie posizioni in pubblico. Fido-Formigli ha poi continuato con morbide carezze e la serata si è trasformata in una melensa chiacchierata.

Qualcuno potrebbe obbiettare che quanto detto fin qui non abbia nulla di eclatante, eppure dall’intervista è trapelato qualcosa di più: Monti è fautore di un liberismo disumano che mira alla privatizzazione della Rai e di altre aziende pubbliche. Promuove l’abolizione dei monopoli statali in nome di una più libera concorrenza, per nascondere un piano d’indebolimento della democrazia in favore di una élite finanziaria. Altrimenti non si spiegherebbe la sua incondizionata indulgenza col mondo bancario e, di converso, la sua intransigente austerità coi meno abbienti. Per non parlare del suo passato – e presente – in organizzazioni di stampo massonico quali Gruppo Bilderberg, Commissione Trilaterale e in banche di assodata matrice speculativa come Goldman Sachs. Monti è un degno rappresentante dei mercati monopolizzati da comitati d’affari che succhiano soldi alle economie nazionali: la grande finanza dopo il fallimento dei suoi referenti politici scende direttamente in campo.

Video:

MARIO MONTI SI ECCITA PARLANDO DELLA RAI