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L’antimafia arriva nelle scuole: ecco la proposta del M5S Sicilia

Posted febbraio 20th, 2013 by marcomachiavelli and filed in Criminalità organizzata, Politica, Profeti moderni

Gli sforzi della professoressa Maria Pia Fiumara sono stati raccolti dal M5S siciliano che ha presentato un disegno di legge che in Sicilia ha del rivoluzionario: introdurre alle medie e superiori due ore di “Educazione Antimafia”.

PALERMO – Fin’ora gli sforzi della professoressa Maria Pia Fiumara di introdurre l’antimafia nelle scuole siciliane si sono infranti nel muro di gomma di Palazzo dei Normanni. Una distrazione dettata dal fatto che le ultime due giunte regionali si sono sciolte a causa di collusione con i poteri mafiosi. L’impavida docente nel 2008 si prese la briga di raccogliere 4.000 firme per una petizione sul tema, convinta che per debellare il fenomeno mafioso fosse necessario partire dall’educazione scolastica. L’idea è stata ripresa qualche giorno fa da una deputata regionale del Movimento 5 Stelle, la ventiduenne Gianina Ciancio, che ha presentato all’Ars un disegno di legge dal titolo: “Educazione allo sviluppo della coscienza democratica contro le mafie e i poteri occulti”.

Una sigla che suona come un programma, difficilmente esauribile come un semplice corso per addestrare gli studenti a sopravvivere alla criminalità organizzata. La metà è ben più alta, come dice la stessa Ciancio, e passa attraverso un approccio didattico dinamico fatto non solo di storia dell’antimafia, ma anche di incontri e dibattiti con magistrati, giornalisti e altri protagonisti della società civile che lottano quotidianamente contro il crimine organizzato. Un progetto che secondo la deputata del M5S sarà finanziato in parte con i proventi dei beni confiscati a Cosa Nostra, la cui pertinenza per quanto riguarda gli immobili è della regione Sicilia. Tocca ora all’Ars approvare ed eventualmente emendare questo disegno di legge: vedremo chi avrà ancora il coraggio di osteggiare misure di reale contrasto alla mafia.

Bari, scuola sovraffolata costretta a cedere aule alla parrocchia

Aule scolastiche concesse in gran segreto dal comune alla parrocchia. Ma gli studenti sono già in esubero e reclamano il maltolto, mentre il alcuni cittadini del Movimento Cinque Stelle presentano un esposto in procura.

Gli edifici scolastici sono un bene comune, laico. Un luogo pubblico d’incontro fra cultura, tradizioni e generazioni. Se ne potrebbe forse fare un uso migliore, ma comunque occorre preservarlo financo coi denti. L’istruzione in molti paesi è un’esclusiva per placidi borghesi, mentre da noi le classi povere ne possono beneficiare senza pagare il ticket. E di sicuro un comune non può sacrificare aule scolastiche per metterle a disposizione di soggetti o enti privati. Ciononostante a Bari si parla di destinare una superficie, interna a una scuola, di quasi 200 mq alla parrocchia Santa Croce. In realtà i locali sono già utilizzati dalla curia che ci ospita i senzatetto, ma le esigenze della scuola Mazzini-Modugno col tempo sono cambiate. La dirigenza dell’istituto comprensivo aveva più volte segnalato al comune che la scolaresca necessitava del pieno utilizzo dell’edificio, in ragione del fatto che vi erano stati ubicati asilo, elementari e medie. Eppure in consiglio comunale hanno fatto orecchie da mercante, approvando a marzo una delibera aberrante. Con circa quattro anni di anticipo rispetto alla scadenza dell’odierna concessione in mano alla parrocchia, la maggioranza avvalla un rinnovo ventennale.

Lo fa con infingardo cinismo, perché la trattativa si conclude con un accordo privato. Certo, la legge lo prevede, ma solo se non si presentano priorità diverse di allocazione dello stabile. E qui le priorità ci sono tutte, dato che la direzione scolastica le ha opportunamente indicate alla giunta. Tuttavia a Palazzo di Città la sordità del consiglio riguardo alle richieste della scuola da adito a sospetti: una certa deferenza nei confronti della Chiesa potrebbe essere plausibile, ma non esaustiva. Non si può liquidare banalmente una prassi così ben congegnata da far passare in sordina una concessione di 20 anni. A tal proposito il Movimento Cinque Stelle di Bari ha deciso di presentare un esposto alla procura del capoluogo pugliese, evidenziando le condotte della giunta ritenute lesive dell’interesse collettivo. Qualora non venissero riscontrati illeciti, rimarrebbe comunque un’onta sull’autonomia e la credibilità della giunta del sindaco Michele Emiliano. La parrocchia dal canto suo, per dirimere la controversia, potrebbe cercarsi un’altra sistemazione evitando rogne alla scuola e alla procura. Forse che la Curia soffre di scarsa disponibilità d’immobili?

Crac Croce Rossa: Privatizzarla? Una falsa soluzione che uccide

Posted giugno 13th, 2012 by marcomachiavelli and filed in Delinquenza politica, Lobby e malaffare

Mentre tutti viviamo le strazianti inefficienze del sistema sanitario nazionale, la Croce Rossa sta per essere privatizzata attraverso un decreto. Cui prodest?

È al vaglio del commissario straordinario Francesco Rocca il decreto con cui si intende privatizzare una colonna portante della sanità italiana quale è la Croce Rossa. Oltreoceano Obama sta remando verso una nazionalizzazione – parola che solo in Italia evoca lo spettro del golpe rosso – del servizio sanitario, ma come al solito noi ci ispiriamo al nuovo continente solo per fagocitare le peggiori ciofeche. Tuttavia quando lo Stato si accolla giganteschi deficit di aziende fallite per malagestione sono tutti pronti a incensare la cassa integrazione e istituti analoghi, lo stesso avviene quando rileva la proprietà di certe imprese che han lasciato col culo a terra frotte di lavoratori. Dunque, è un problema se la Croce Rossa è in rosso? Se è vero che si profila un suo sdoppiamento in un’associazione pubblica e un’altra privata, non si capisce perché questo fatto dovrebbe condurre a una portentosa ripresa economica. Forse occorrerebbe semplicemente razionalizzare gestione e risorse e cacciare le mele marce dal direttivo.

Se negli States hanno nazionalizzato, seppure transitoriamente, le banche d’affari – strumento simbolo del liberismo più sfrenato – non vedo perché noi non possiamo chiedere una presenza più forte dello Stato – inteso come organo più rappresentativo della società civile – all’interno del mercato. La storia che il mercato si autoregola è un falso mito del liberismo. Il mercato mira al profitto senza guardare in faccia le persone e si autoregolerà solamente quando ci sarà una classe imprenditoriale con dei sani principi morali. Nell’attesa possiamo cercare di proteggere dalle grinfie dei “conquistadores” finanziari i beni comuni ed eleggere una classe politica che respinga gli assalti dei predoni. Per quanto ancora dovremo sopportare servizi sociali, sanitari, scolastici, idrici, appaltati a dei privati che monopolizzano di fatto il settore dequalificandone il lavoro? Esempi: in ospedale convivono personale statale e personale privato (sottopagato e con meno diritti), idem per la scuola (sostegno appaltato a cooperative, etc.), e ci si casca anche in altri settori.

Sono almeno sei lustri che con vari espedienti stanno cercando di convincerci che “privato” è bello: oggi gli ospedali si chiamano “aziende ospedaliere”, le usl “aziende sanitarie locali”, la didattica scolastica è diventata “piano di offerta formativa” (pof), gli esami di recupero “debiti”, e così via. Possibile, inoltre, che in Italia dobbiamo sorbirci una lottizzazione selvaggia del territorio che si traduce spesso in concessioni demaniali con canoni ridicoli (spiagge, boschi, sorgenti). Tutto questo è il frutto di un piano ben congegnato, messo in atto da una classe elitaria di snob parassiti che hanno l’ardire di farsi chiamare industriali o onorevoli. Come dice Marco Bersani, cofondatore del comitato referendario per l’acqua pubblica, attenzione! perché il contrario di pubblico non è privato, ma segreto. Un’ente di diritto privato quali sono le S.p.A. non hanno obblighi di trasparenza verso i cittadini. Può quindi succedere alla chetichella che Enel S.p.A. un domani decida inoppugnabilmente di aumentare a dismisura la bolletta, o di cedere la società alla Cocacola. Ma ve l’immaginate i tralicci a forma di lattina… Purtroppo questa non è distopia, tant’è che nel sud del mondo questo progetto corre già in fase avanzata mostrandone il degrado: molti governi hanno già svenduto pezzi di sovranità nazionale alle multinazionali. Noi invece, nel nostro piccolo, li abbiamo regalati – citando un’espressione tanto cara a un noto comico-qualunquista di Genova – a degli imprenditori “colle pezze al culo”.

“Diaz”, docu-film sul G8 di Genova: Polizia? Un boia moderno

Posted maggio 1st, 2012 by marcomachiavelli and filed in Cultura e intrattenimento

Foto diazilfilm.it ©

MACCHIE INDELEBILI – Poche settimane non sono bastate a cancellare le macchie di sangue impresse nella memoria dal film di Daniele Vicari. “Diaz” è un’accurata ricostruzione di quel che successe all’interno della scuola genovese dove vennero torturati inermi innocenti; “Don’t clean up this blood” è invece il sottotitolo, o meglio, la vera essenza di un lungometraggio che immortala le sevizie perpetrate da un Polizia deviata. Una testimonianza a uso e consumo della storia, di fronte alla quale si sgretola ogni puerile tentativo di smarcamento da parte dei vertici istituzionali. Il regista utilizza diversi punti di vista con l’arduo intento di dare al film un carattere universale con una duplice chiave interpretativa: ognuno dei protagonisti si trova a Genova per i motivi più disparati, ma finisce inesorabilmente per essere schiacciato dai manganelli della Polizia, fatta eccezione per un gruppetto di manifestanti che si rifugiano all’interno di un bar nei pressi della scuola. L’irruzione dei poliziotti suona quindi come un pestaggio indiscriminato nato da un perverso sadismo che abita negli apparati dello Stato; una punizione inflitta per la sola colpa di aver manifestato il proprio dissenso o più semplicemente per essere capitati nel posto sbagliato al momento sbagliato. Insomma molti occhi – quelli delle vittime – che colgono insieme un unico fotogramma di insensata violenza. In secondo luogo dalla pellicola traspare il tema universale della cecità della violenza. Durante il blitz infatti i celerini non si fermano neppure di fronte a un anziano colpendolo brutalmente, ripetendo il vile gesto su centinaia di altre persone – fra cui molte giovani donne – che arrendevolmente alzavano le mani in alto chiedendo pietà.

FORZE DEL DISORDINE – La trama del film, basata sulle verità processuali che hanno portato alla condanna di alcuni agenti, si dipana fra riprese reali dei fatti ed elementi di fiction che temperano l’altrimenti insostenibile crudezza di certe scene. Questa dicotomia rispecchia alla perfezione l’idea che sottende l’intero sviluppo del progetto, ovvero quella di offrire una realistica cronaca di ciò che avvenne fra le mura della Diaz, dove alla fine del film una ragazza scrive su una finestra della scuola: “Don’t clean up this blood”. “Non cancellate questo sangue” sembra inoltre un invito per lo spettatore a ricordare e a divulgare i crimini di cui le forze dell’ordine si sono barbaramente macchiate, troppo spesso taciuti e mistificati unanimemente dagli organi d’informazione. Una stampa che il regista lascia impietosamente descrivere alle immagini originali dell’allora premier Berlusconi che dichiara che alla Diaz erano state ritrovate armi; oppure a quelle dell’agente che davanti alle telecamere afferma di essere stato ferito da un attivista durante il blitz alla scuola. Tutte circostanze smentite nel processo che minano ulteriormente la credibilità di uno Stato che tuttora si ostina a non prendere posizione sulla vicenda, e anzi fa di tutto per insabbiarla: in concomitanza al lancio nelle sale di “Diaz” infatti il Ministero dell’Interno ha diffuso una circolare dove si intima agli agenti di Polizia di chiedere l’autorizzazione prima di rilasciare interviste o partecipare a dibattiti sul film*. Segnali di decadenza?

IPSE DIXIT – “Mi dispiace moltissimo non averlo potuto girare in Italia, perché un film così porta ricchezza: 10mila comparse, 200 persone di troupe, 120 attori, con tutto l’indotto. Abbiamo ricostruito tutto a Bucarest, solo per costruire la strada di duecento metri, un mese e mezzo di lavoro di artigiani*”, Daniele Vicari.

*Fonte Wikipedia

Genova, catechismo all’asilo: a pagarlo sono i cittadini

GENOVA – Il comune di Genova finanzia il catechismo all’asilo. Capita così che il dirigente del “Settore Progettazione e Coordinamento Sistema Pedagogico”, tale dottor (ing. gran mascalzon. di gran croc. visconte) Casalgrandi Clemino, affidi la titolarità di un progetto educativo a delle coperative sociali cattoliche con una determina ad hoc. Lo stanziamento previsto – a detrimento dell’erario comunale – è di euro 42.442,67, esclusa I.V.A al 4%, ma nessuno vieta a Casalgrandi di utilizzare l’intera somma messagli a disposizione, pari a euro 120.000. Un latrocinio bello e buono consumato ai danni dei genovesi, beffati da un’amministrazione forte con i deboli e debole con i forti. Se da un lato infatti il comune chiude i rubinetti dei sussidi o dei finanziamenti alle scuole – la cui fatiscenza morale e materiale grida vendetta – dall’altro trova i soldi per sovvenzionare l’insegnamento della religione cattolica negli asili comunali. Il provvedimento dispone inoltre che sia l’Autorità Ecclesiastica Diocesana – che a Genova altri non è che il cardinale Angelo Bagnasco, presidente dei vescovi italiani – a selezionare gli pseudo-docenti incaricati di indottrinare le candide coscienze dei pargoli genovesi.

CHIESA ALLA CANNA DEL GAS – La Chiesa è in crisi. Una crisi profonda che passa principalmente da un vertiginoso calo di popolarità. I segnali di questo declino sono sotto gli occhi di tutti: penuria di nuove leve sacerdotali, scandali sessuali, palesi incongruenze fra messaggio evangelico e ricchezza del Vaticano – si stima che il 40% del patrimonio immobiliare italiano sia nelle mani del clero – dogmatismo anacronistico e una spregiudicata ingerenza nella politica degli stati a maggioranza cattolica. Nel Vangelo Gesù invitava i suoi discepoli a servire sia Dio che l’autorità civile e a non trascurare nessuna delle due, che tuttavia distingueva nettamente; mai sarebbe andato a pensare che un giorno i suoi ministri si sarebbero arrogati i poteri dei re con tanto di nazione, esercito, banche, esercizi commerciali, intelligence e musei a pagamento. Per non parlare poi delle affinità con politici del calibro di Andreotti, Craxi, Berlusconi, Casini, Formigoni o della pedofilia perpetrata e mai denunciata, oppure ancora dell’oscura figura di Marcinkus, arcivescovo banchiere e massone dedito a frequentazioni mafiose. Insomma ce n’è per tutti i gusti… Pace e bene a tutti!

Fonti:

Il Comune di Genova finanzia i laboratori di pedagogia religiosa