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Grillo sbarca dove non osano politici: bagno di folla in Sardegna

Posted febbraio 5th, 2013 by marcomachiavelli and filed in Cronaca e opinioni, Politica

Ieri l’approdo. In serata la tappa a Sassari in piazza d’Italia dove ad accoglierlo c’era un bagno di folla. Nessuno dei politici di spicco, in lizza per la competizione elettorale, ha voluto mettere piede sull’isola che ha il maggior tasso di disoccupazione del paese.

SASSARI – I giornali locali parlano di un bagno di folla che non si era mai visto, almeno per un politico. Dopo le ultime sortite dei lavoratori sardi che sono stati respinti sulle coste del Lazio come gli ultimi dei migranti, il clima sull’isola è diventato ostile alla classe politica nazionale. Non sono infatti previsti comizi per i leader delle forze politiche in campo per le elezioni. L’unico che sembra andare in controtendenza è Beppe Grillo che ieri, nella tappa sassarese del suo Tsunami Tour, ha fatto il pieno di folla: 10.000 persone, secondo la stampa, si accalcavano in piazza d’Italia apprezzando l’orazione del comico genovese, ad onta di una pioggia battente.

Il fondatore del Movimento 5 Stelle ha dedicato una parte del suo discorso al degrado del tessuto sociale ed economico della Sardegna: “Lavoro è diventato una parola oscena; ma è lavoro quello dei minatori del Sulcis che stanno dentro le miniere e si prendono la silicosi?!” Poi ricorda il trattamento riservato dalle forze dell’ordine ai pastori sardi: “Non li facevano entrare a Roma per protestare e la polizia li bastonava”. E l’importazione del bestiame che sbarca a Porto Torres: “I pastori sardi hanno sentito il belato romeno e non le hanno fatte entrare. Dovete impedire che le pecore vengano importate”. L’acme dell’acclamazione si è toccata quando Grillo ha parlato di reddito di cittadinanza, una manna per una popolazione col più alto tasso di disoccupazione del paese e col reddito pro capite fra i più bassi. Il tripudio è stato interrotto, al termine del comizio, da una frase pronunciata dal comico con un filo di voce: “Adesso andate via in silenzio e spargete il verbo”.

Sardegna, Ovidio Marras: il pastore ottantenne che blocca le ruspe

TEULADA (CAGLIARI) – Nel pacifico e incontaminato lembo paradisiaco di Capo Malfatano si stava per consumare l’ennesimo delitto ambientale di stampo mafioso. Il protagonista della storia è quello che con licenza potremmo definire un nonnetto agguerrito, che con la forza del proprio indomabile coraggio – e con l’aiuto di qualche benevolo legale – è riuscito ad impedire la colonizzazione selvaggia della sua amata terra. La Sitas infatti – società che tra gli altri appartiene a gente del calibro di Benetton, Caltagirone, Toti – avendo ottenuto i permessi dagli enti territoriali, aveva avviato i lavori per la costruzione di un villaggio turistico che sarebbe dovuto andare in gestione a nientepopodimeno che Mita Resort di Emma Malcegaglia. Ma il ganzo pastore ottuagenario ha rivendicato il proprio diritto di comproprietà sulla strada che lo conduce al pascolo, da lui battuta sin dai tempi in cui portava i calzoni alla zuava. Il tribunale di Cagliari ha così accolto la domanda di Ovidio Marras che chiedeva il ripristino del tratturo per passare col suo bestiame. Facendo seguito a questa sentenza il Tar della Sardegna ha disposto la demolizione di quanto era già stato costruito dalla Sitas.

IL PARTIGIANO – Tuttavia il nostro eroe atipico non è stato lasciato solo nella sua personale battaglia. A dargli man forte ci ha pensato Maria Paola Morittu – dottoressa in legge e militante dell’associazione Terra Nostra – che, impugnando davanti al Tar le delibere comunali e regionali in favore dell’opera, ha ottenuto una sentenza che di fatto vieta alla Sitas di continuare i lavori. Se il giudizio del Tar verrà confermato dal Consiglio di Stato, l’impresa edile sarà costretta a smantellare quel che resta del cantiere. Per adesso il cuore del piccolo ma determinato allevatore si è tranquillizzato, in attesa che l’arbitro suoni il fischio finale di una partita, dove da una parte è schierata una cricca di affaristi – indegnamente chiamati imprenditori – e dall’altra un inesauribile vecchietto assurto a paladino del patrimonio ambientale italiano. In realtà la notizia, sfrondata delle sue connotazioni marcatamente pittoresche, porta con sé un’autentica testimonianza di amore per il proprio territorio. Infatti il signor Marras, accordandosi con la ditta, avrebbe potuto concedere l’uso della strada in cambio di denaro, ma ha preferito conservare quel paesaggio integro, come quando da bambino seguiva il padre mentre portava i greggi al pascolo. Ah, se solo la metà degli italiani avessero la grinta di questo partigiano!

Fonti:

Se un pastore sconfigge la lobby del cemento, la storia di Ovidio Marras

Sardegna, sindaco smercia sussidi in cambio di sesso

PORTOSCUSO – Nel Sulcis, regione tristemente nota per la vicenda Alcoa, il sindaco di Portoscuso Adriano Puddu ha deciso di abusare del suo potere per ottenere favori sessuali e intascarsi qualche stecca. Le accuse sono ovviamente al vaglio degli inquirenti, ma la posizione di Puddo è stata giudicata tale da rendere necessario l’arresto. A inchiodarlo è stato il blitz della Polizia che ha trovato nella sua abitazione una tangente di 10 mila euro in biglietti da 500. Nell’ambito delle intercettazioni relative all’inchiesta il sindaco è stato ascoltato mentre chiedeva a una ragazza se volesse trombare. Di qui si è aperto un altro filone d’indagine che ha rivelato la meschinità del sindaco dedito a vendere i sussidi per gli indigenti in cambio di prestazioni sessuali. Tuttavia questa non è la solita storia del politico dissoluto e corrotto, perché racconta anche di donne disposte a prostituirsi per quattro soldi e di un sindaco scellerato, che accetta il rischio della galera e dell’infamia per poco più del suo stipendio. Tutto questo accade nella zona più povera dell’intero paese, il Sulcis, dove ormai la presenza dello Stato si è ridotta all’osso.

IL FALSO MESSIA – L’uomo in trattativa col governo per il salvataggio di Alcoa è nientepopodimeno che Carlo Lolliri, amministratore delegato della Portovesme srl. Guarda caso trattasi dello stesso furfante, anch’egli indagato, che ha allungato la mazzetta a quella canaglia del sindaco Puddu. La Portovesme srl oltretutto è una controllata della multinazionale svizzera Glencore, società che, a giudizio del governo, sembra essere la più idonea all’acquisizione della fabbrica di alluminio sulcitana. La trattativa a seguito delle indagini si è inevitabilmente arenata, sbattendo virtualmente sul lastrico i 1500 lavoratori di Alcoa e indotto che vanno così incontro, senza più scialuppe, a un inesorabile licenziamento collettivo. A tal proposito è utile ricordare quanto sostiene il magistrato Piercamillo Davigo nel suo libro “La corruzione in Italia”, dove spiega che gli effetti della corruzione si riverberano, come accade nel Sulcis, sull’intero tessuto sociale ed economico di un territorio. A onor del vero questo in Italia più che un reato si è rivelato essere una piaga endemica, ma i media tuttavia continuano a parlarne ingannevolmente come di un peccato veniale.

Fonti:

Sulcis – SESSO IN CAMBIO DEI SUSSIDI DI POVERTÀ MANETTE AL SINDACO DELL’ALCOA