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Secondo Repubblica Grillo invita Al Qaeda a bombardarci: un falso

Posted febbraio 3rd, 2013 by marcomachiavelli and filed in Giornalettismo & disinformazione, Politica

Desta scandalo sui giornali l’invito (ironico) di Grillo a bombardare il parlamento italiano. La Repubblica ad esempio gioca sull’equivoco nato dalla battuta del comico e titola: «Grillo: “Al Qaeda bombardi Roma”». In realtà, come spiegato dallo stesso interessato, il riferimento era ai francesi.

BOLOGNA – Ieri Beppe Grillo, in marcia elettorale col suo Tsunami Tour, ha fatto tappa a Bologna in una piazza Maggiore gremita di folla. Dal palco ha lanciato i soliti strali contro l’attuale classe politica, in particolare riguardo al recente scandalo di Monte Paschi richiamando il Partito Democratico alle proprie responsabilità. Tuttavia un quotidiano di vaglia come La Repubblica ha preferito parlare d’altro, estrapolando dal comizio una battuta per costruirci attorno un articolo fuorviante dal titolo «Grillo: “Al Qaeda bombardi Roma”».

In realtà il comico ha precisato, a scanso di equivoci, che l’invito era rivolto al governo francese che attualmente sta bombardando il Mali. Dal palco Grillo aveva evidenziato come l’Italia stia per offrire supporto logistico alla Francia per il lancio dei missili. Di qui la battuta di indirizzare la rotta verso il parlamento italiano. Dunque non si tratta di Al Qaeda, ma il giornale di Eugenio Scalfari ha preferito accostare ugualmente Grillo all’organizzazione terroristica islamica. Dal suo blog Grillo comunica inoltre che quanto affermato a Bologna serve a sottolineare la violazione dell’articolo 11 della Costituzione.

Video:

Battuta di Grillo sui missili al parlamento italiano, Bologna

Repubblica protegge gli intoccabili della trattativa Stato-mafia

Repubblica continua nella strenua difesa del capo dello Stato che, secondo i suoi stessi consiglieri, si è prodigato per salvare il suo amico Mancino dal processo sulla trattativa. Ma la posizione di Napolitano si fa sempre più compromessa.

È datata 24 agosto l’ultima arringa difensiva del quotidiano la Repubblica a supporto del capo dello Stato. La pietra dello scandalo è ancora una volta il tentativo – fortunatamente rivelatosi vano – da parte di Napolitano di influenzare la magistratura per salvare il suo amico Mancino. Questa volta l’editoriale assolutorio reca la firma di Ezio Mauro, direttore del giornale romano, che con beffarda ragionevolezza cerca di ridimensionare le polemiche riguardanti le telefonate fra Mancino e il Colle. L’intero mondo della carta stampata si schiera dalla parte di Repubblica sostenendo che la procura di Palermo, che indaga sulla trattativa, abbia leso delle presunte prerogative – quali non si sa – della Presidenza della Repubblica attraverso le intercettazioni telefoniche dove compare Napolitano. In altre termini s’intende che il capo dello Stato gode di una particolare immunità che impedisce agli inquirenti di ascoltare le sue conversazioni telefoniche. Peccato che questa tesi non trovi riscontri legislativi, né ve ne sono nella costituzione, risulta pertanto inopportuno il conflitto di attribuzione sollevato dal Colle.

Poche le voci fuori dal coro fra cui Di Pietro in parlamento, il Fatto fra i giornali e sul web Beppe Grillo: il loro appoggio va ai magistrati che intercettando la voce di Napolitano hanno agito nel pieno rispetto della legge; tanto più che il telefono sotto controllo non era il suo ma quello di Mancino. Ciononostante gli inquirenti palermitani sono stati crivellati da una violenta campagna mediatica ancora aperta, la cui ultima sferzata è arrivata da Giuliano Ferrara: “… I magistrati di Palermo dicono minchiate, puttanate – e con particolare riferimento a Ingroia afferma – Sono dei fottuti carrieristi che cercano la ribalta mediatica per ottenere un posto in politica”. Tuttavia l’aspetto cruciale dell’intera vicenda rimane il fatto che il Quirinale abbia impegnato tre organi dello Stato – una procura, l’Avvocatura e la consulta – per una questione campata in aria. Una mossa che contribuisce a gettare ulteriori ombre sulla trattativa fra Stato e mafia che ha portato alla morte del giudice Paolo Borsellino. Napolitano ha dunque fatto una scelta di campo proteggendo sotto la propria egida chi sa e non vuole fornire lumi su quella terribile stagione stragista.