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Monti boccia referendum contro inceneritore, Grillo s’infuria

Il governo boccia il referendum della Valle d’Aosta contro la costruzione di un inceneritore impugnandolo davanti alla Consulta. Beppe Grillo, grande sostenitore di questa consultazione popolare, si dice amareggiato, ma i promotori del referendum sono sicuri che nella loro regione non si costruiranno più inceneritori.

Di rado succede che un governo nazionale si occupi di questioni relative alle regioni e, in particolare, di casi così specifici. A novembre in Valle d’Aosta si è tenuto un referendum propositivo storico: per la prima volta dall’introduzione di quest’istituto si è raggiunto il quorum, dando così immediata applicazione ai relativi quesiti. Si trattava di ratificare una legge di iniziativa popolare, bocciata dal consiglio regionale, ma che grazie al referendum è stata approvata immantinente. La legge vieta la costruzione di inceneritori in Valle d’Aosta perché costituirebbero un pericolo per la salute pubblica. Così, venerdì scorso, il consiglio dei ministri presieduto da Mario Monti ha annunciato di voler impugnare la legge valdostana contro l’incenerimento dei rifiuti.

Il contenzioso sarà portato davanti alla Corte Costituzionale che dovrà esprimersi sulla liceità della norma. Certo è che una fretta simile da parte di un governo nazionale non si era mai vista. Neppure rispetto a questioni analoghe ma decisamente più importanti, come è successo in Emilia e in Lombardia durante le ultime elezioni regionali. Una legge nazionale prevede infatti che i presidenti di regione non possano candidarsi per più di due mandati consecutivi, al fine di evitare un’eccessiva concentrazione di potere nelle mani di una singola persona. Ebbene, sia in Emilia Romagna che in Lombardia i due governatori sono rispettivamente al terzo e al quarto mandato consecutivo. Nel caso della Lombardia, l’incompatibilità del presidente Formigoni è stata segnalata con un esposto alla procura di Milano da parte degli attivisti locali del Movimento 5 Stelle.

Ma il giudice, pur condividendo i motivi della denuncia, non ha potuto procedere contro il governatore lombardo perché la regione “non ha recepito le disposizioni della legge nazionale”, nonostante i tempi per ratificarla fossero già scaduti da un pezzo. Perché in quell’occasione il governo nazionale non ebbe nulla da eccepire? Forse che Roberto Formigoni conta più di 130.000 valdostani? “Mi dispiace, ma io so io e voi non siete un cazzo”. In realtà il referendum contro l’incenerimento dei rifiuti era già stato contestato davanti al Tar di Aosta da un’associazione di imprese interessate all’opera, ma il giudice ne aveva confermato la legittimità perché pertinente alla tutela della salute. Tuttavia Monti e ministri sostengono che si tratti di materia ambientale e quindi impugnabile.

Comunque vada sarà un insuccesso per la democrazia; la volontà popolare, si sa, è un optional per questi politici. Scontate, inoltre, le reazioni del comitato promotore del referendum che chiede il rispetto di quanto deliberato direttamente dai cittadini valdostani. A sostegno dell’iniziativa, più che mai osteggiata dalla classe politica locale con intimidazioni e manifesti indecenti, si sono spesi l’associazione Valle Virtuosa, la Società Internazionale di Medici per l’Ambiente (Isde) e il Movimento 5 Stelle col suo fondatore Beppe Grillo, ospite di una serata di propaganda referendaria. Si attendono ora nuovi sviluppi giudiziari sulla vicenda, che ad ogni modo ha acclarato il netto rifiuto dei cittadini valdostani alla costruzione di inceneritori nel loro territorio.

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Valle d’Aosta: primo referendum propositivo della storia italiana

Video:

Beppe Grillo ad Aosta 16 Novembre 2012 ore 21.00

Tariffe acqua 2013: profitti garantiti per i gestori del servizio

Continuano i tentativi di eludere l’esito del referendum sull’acqua pubblica, l’ultimo è stato quello dell’attuale governo che reintroduce il profitto garantito alle società di gestione private.

Dopo aver ricevuto la delega dal parlamento, l’Autorità per l’energia elettrica e il gas (Aeeg) ha approvato il Metodo tariffario transitorio per il servizio idrico. Rientra dalla finestra quello che era stato fatto uscire dalla porta col referendum sull’acqua del 2011: la remunerazione del capitale investito. Nella delibera dell’Aeeg si legge infatti che “gli oneri finanziari sul capitale immobilizzato” dovranno essere coperti dalle tariffe. Ciò significa che, nella selva di voci che infestano le nostre bollette, potremmo trovarne una dedicata a garantire un profitto sicuro al gestore del servizio. Non solo, in sede di consultazione, al fine di elaborare atti di regolamentazione tariffaria o di altro genere, saranno invitate al tavolo dell’Aeeg gli operatori del settore. Un modo gentile per dirci: “Cari cittadini i controllati si siederanno a decidere, insieme ai controllori, le regole del gioco”. Nulla di male s’intende, tuttavia la questione è passata in sordina dal parlamento, e addirittura è scomparsa dai maggiori organi d’informazione. Forse perché sarebbe difficile spiegare a una folta platea che un autorità indipendente (?!) come l’Aeeg chiede consiglio alle imprese sottoposte alla sua vigilanza su come regolare il mercato.

In fondo a questo governo e a questo parlamento si chiede soltanto un po’ più di coraggio. Il coraggio di affermare i propri aneliti neoliberisti; basterebbe che i tecnici semplificassero un po’ il linguaggio e dicessero apertamente che vogliono affidare il monopolio di risorse come l’acqua a società di capitali private, scalabili, controllabili, dal profitto garantito perché l’acqua è un bene a domanda fissa, non si può rinunciare a consumarla. Persino la cosiddetta sinistra di Bersani non ha nulla da eccepire a riguardo, tant’è che avvallò spudoratamente un decreto legge del governo Berlusconi che mirava alla privatizzazione del servizio idrico, presentato a soli due mesi dal successo referendario per l’acqua pubblica; fortunatamente in quell’occasione il provvedimento fu cassato dalla corte costituzionale. Ora destra sinistra e Monti tornano alla carica scavalcando la volontà popolare che abrogava la legge sulla remunerazione del capitale investito. Hanno cambiato le parole, come quando aggirarono un altro esito referendario, quello del ’93, ribattezzando il finanziamento ai partiti “rimborso elettorale”.

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Valle d’Aosta: primo referendum propositivo della storia italiana

Posted novembre 19th, 2012 by marcomachiavelli and filed in Ambiente, L'industria della morte, Riscatto civile

Grazie al raggiungimento del quorum passa il primo referendum propositivo della storia della nostra Repubblica. In regione la maggioranza dei consiglieri invitava a disertare le urne, ma i valdostani hanno votato ugualmente: scontata la vittoria di chi non vuole l’inceneritore.

La notizia drammatica – o di folklore, se preferite – è che la maggioranza dei consiglieri regionali della Valle d’Aosta invita a disertare lo storico voto di oggi. Esattamente come fece Berlusconi quando nel 2011 cercò di convincere gli italiani a non votare il referendum su acqua pubblica, nucleare e legittimo impedimento, per fortuna, non riuscendoci. Ora, nella piccola e felice terra dei dahu si ripete il raggiro, e il vecchio carrozzone partitocratico tenta di osteggiare la libera espressione della società civile con dichiarazioni e manifesti dal sapore antidemocratico e intimidatorio: la vera anti-politica. Antidemocratico perché, come si evince dall’immagine soprastante, politici di destra e sinistra – eccezion fatta per quelli dell’Italia dei Valori – vogliono persuadere al non voto con un messaggio anticostituzionale ed eversivo: la possibilità di votare è sempre accrescitiva dei valori di uguaglianza e libertà, impressi col sangue dei partigiani sulla Costituzione del ’48. Intimidatorio perché Augusto Rolladin – immarcescibile governatore della Valle d’Aosta – esercita un potere d’influenza – o di ricatto, se preferite – su un ampio bacino di votanti: nella piccola regione alpina, infatti, – 128.000 abitanti appena – molti sono coloro che vivono a vario titolo di sussidiarietà pubblica.

A partire dagli agenti forestali – dipendenti regionali – a cui potrebbe venir negato il rinnovo di un contratto precario qualora si recassero alle urne disattendendo le indicazioni calate dall’alto. Intendiamoci, se l’attuale classe politica valdostana fosse veramente convinta dei benefici dell’inceneritore che intende costruire, invoglierebbe i cittadini a sostenerlo col voto anziché indurli a starsene a casa. Obbiettivo conclamato del presidente Rolladin è quello di evitare che si raggiunga il quorum, con buona pace di chi asserisce che l’impianto aumenterà l’insorgenza di tumori. Si tratta di una struttura che costerebbe 220 milioni – non tutti finanziati dalla regione invero – passibili di rincari dovuti ai soliti ritardi burocratico-costruttivi, in un momento in cui gli ospedali – gestiti anch’essi dalla regione – lesinano sui medicinali. La notizia del primo referendum propositivo della storia della nostra Repubblica (*) – clicca qui per leggerne il breve testo – è stata snobbata dalle major della stampa, derubricandola – nelle sparute testate dove è stata accolta – a semplice velina di cronaca. Non c’è traccia, nemmeno sul Fatto Quotidiano – giornale anti-casta per antonomasia –, di una benché minima critica alle dichiarazioni anticostituzionali dei sostenitori dell’inceneritore: una reticenza imperdonabile.

Aggiornamento: alle ore 22 l’affluenza definitiva è stata del 48,92%. Il quorum è stato raggiunto!

* Il primo in realtà a raggiungere il quorum; altri due erano già stati proposti recentemente nella stessa Valle d’Aosta e in Trentino, che in virtù della loro autonomia possono dotarsi di strumenti – come il referendum propositivo – non previsti dalla nostra Costituzione.

Governo ladro, Polillo vuole privatizzare l’acqua

Posted gennaio 21st, 2012 by marcomachiavelli and filed in Economia, Politica

VOLONTÀ POPOLARE CALPESTATA – L’eminente professor Polillo, sottosegretario all’economia, ha recentemente dichiarato che il referendum sull’acqua si è rivelato “un mezzo imbroglio”, innescando così una dinamica di reazioni che ha portato gli attivisti del comitato referendario a organizzare il blitz di mercoledì scorso all’interno del ministero di via XX Settembre. I paladini dell’acqua hanno chiesto con voce striscioni e manifesti che venisse emendato l’articolo 20 del decreto in approvazione alla camera, cosiddetto “fase due”. Quello insomma che prevede le tanto osannate liberalizzazioni e che dovrebbe risollevare le sorti dell’economia nazionale. Il governo sta dunque lavorando affinché i processi di privatizzazione, che investono gran parte dei monopoli naturali italiani, vadano a buon fine. Lo dimostra la sequela di insulsaggini propinate da vari esponenti dell’esecutivo, che da quando si è insediato ha rivitalizzato la campagna pro privatizzazione affievolitasi durante il tramonto berlusconiano. Una per tutte, quella del Ministro dell’ambiente Corrado Clini: “Il costo dell’acqua oggi in Italia non corrisponde al servizio reso… La gestione dell’acqua come risorsa pubblica deve corrispondere alla valorizzazione del contenuto economico della gestione”.

L’ACQUA LA GESTISCE IL COMUNE – Cosa suggerirebbe l’esito dei referendum a una classe politica lungimirante? Probabilmente di gestire dei beni fondamentali quali acqua, energia, trasporti, connettività attraverso società di diritto pubblico e non società per azioni. Il motivo è molto semplice, infatti le società di diritto privato hanno lo scopo di produrre profitto che è alla base della loro stessa esistenza. In un ente pubblico invece l’utile ricavato viene giocoforza reinvestito per migliorare l’offerta o le infrastrutture del servizio, nell’ottica di una redistribuzione collettiva di beni che dovrebbe essere alla base di uno Stato Sociale degno di questo nome. Nessuna azienda privata può dunque potenzialmente superare in efficienza una pubblica che ha l’obbligo di utilizzare l’intero capitale al proprio interno, senza poterlo trasferire a soci o azionisti. Per non parlare poi delle finalità sociali di un’azienda pubblica che nell’impresa privata sono totalmente assenti o ottenute con estenuanti lotte sindacali. Lo Stato Sociale è il frutto di una lotta millenaria fra ricchi e poveri, patrizi e plebei, schiavi e padroni, braccianti e imprenditori per garantire alle categorie più deboli una vita quantomeno dignitosa. Ecco qual era il senso più profondo del referendum che non è stato dolosamente colto dalla nostra politica senescente e conservatrice. Questo governo ha tradito 27 milioni di cittadini, contrari alla privatizzazione del servizio idrico, catapultandoci indietro nel tempo quando l’acqua era un bene precario che si otteneva su gentile concessione del sovrano.

Fonti:

Salviamo il referendum dal decreto “Cresci Italia” – padre Alex Zanotelli

I Comitati per l’acqua pubblica in piazza: «Monti vuole privatizzare la distribuzione»