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Banca Popolare di Milano, prestiti facili per i politici del Pdl

Alla Banca Popolare di Milano politici di spicco del Pdl ottenevano facili prestiti durante l’amministrazione di Ponzellini. Santanchè, Brambilla, La Russa, Romani sono solo alcuni dei fortunati destinatari delle ingenti somme: una storia di favori.

L’ex presidente Massimo Ponzellini finisce ai domiciliari nel maggio 2012, e da allora alla Banca Popolare di Milano (Bpm) tira aria di fuggi fuggi. Non per i normali correntisti, che per aprire un mutuo vengono radiografati da testa a piedi, ma per alcuni politici di destra abituati in passato a ricevere facili prestiti su intercessione di Ponzellini. Si tratta di ingenti somme ottenute con garanzie ridicole, roba che se le presentasse un normale cliente verrebbe quantomeno deriso; e non dal presidente, ovviamente, ma da un semplice direttore di filiale. Il caso più eclatante è quello di Paolo Berlusconi, fratello dell’ex premier, che vanta un fido personale di un milione di euro e un altro di cinque per sua holding Pbf Srl, interamente utilizzati, il cui rientro è previsto a breve. La Bpm ha magnanimamente accettato come garanzie una fideiussione personale di Berlusconi junior e l’impegno, da parte della sua società, di cedere i proventi derivanti da una fantomatica operazione immobiliare. Ben altre cifre riguardano invece la Quintogest, una finanziaria a corto di fondi per la quale Ignazio La Russa si è prodigato non poco.

Come si evince dalle intercettazioni telefoniche del luglio 2011 l’ex ministro della difesa sollecitava Ponzellini ad aumentare il fido di Quintogest, cui Bpm aveva già prestato 44 milioni di euro. A Spingere La Russa fu probabilmente la partecipazione di sua moglieLaura De Cicco, nella finanziaria attraverso la società Idi Consulting. Altri trattamenti di riguardo sono toccati ai deputati Pdl Santanchè, Brambilla e Romani, evidentemente i clienti più bisognosi dell’intera banca – ma aiutare precari e piccole imprese no? Alla notizia ha fatto eco, domenica su Rai Tre, l’inchiesta del programma Report che ha portato alla luce i collegamenti fra Ponzellini Pdl e Lega. Immagini impietose hanno immortalato politici ammanicati col banchiere meneghino che scappavano di fronte alle domande del giornalista Sigfrido Ranucci. In particolare l’ex ministro dell’Economia Giulio Tremonti si è distinto in quanto a inciviltà: dopo aver accuratamente evitato di rispondere a Ranucci, lo ha afferrato per un braccio spingendolo via come un bullo di periferia. Il giornalista aveva semplicemente chiesto lumi sulla nomina di Ponzellini a presidente di Pbm. Ma d’altronde si sa, le domande fuori copione non sono proprio gradite alla casta.