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Grillo, effetto tsunami sui partiti: fuori gli impresentabili

Lo Tsunami Tour di Beppe Grillo continua a riempire le piazze, ma l’effetto dell’onda anomala investe soprattutto i partiti politici: nell’articolo un elenco di punti, a partire dalle liste pulite, che i partiti hanno copiato pedissequamente dal Movimento 5 Stelle.

Vi ricordate quando nel 2007 Beppe Grillo raccolse le firme per una legge di iniziativa popolare che chiedeva l’ineleggibilità dei condannati in via definitiva? Una legge che la classe politica si è rifiutata di discutere in parlamento. Ora è stata riesumata; certo, non la vogliono portare in Aula, ma copiarne il senso per dare un’immagine rinnovata ai vecchi partiti. Succede così che ieri Nicola Cosentino, politico in odor di Camorra, sia stato escluso dalle candidature per il parlamento dal Popolo della Libertà, e che lui per ripicca – almeno secondo l’edizione campana de La Repubblica – abbia fatto sparire i documenti per la presentazione delle liste della sua regione. E quando Grillo diceva che bisognava cambiare modo di comunicare avvicinandosi a internet?

Ora i manifesti elettorali sono pieni di richiami ai social network, da Facebook a Twitter. Per non parlare poi delle primarie per il parlamento copiate dal Pd. Dopo che il Movimento 5 Stelle promosse le proprie sul web gratuitamente, il partito di Bersani indisse immantinente delle consultazioni – al costo di due euro per votante – per comporre la rosa dei candidati al parlamento; sebbene queste si siano rivelate alla fine un mero specchietto per le allodole, dato che i vecchi mandarini si sono ricandidati senza essersi sottoposti alla citata selezione. Che dire se non che sono dei tentativi di scopiazzare da quattro sodli. Come recita un noto adagio pubblicitario: “Diffidate delle imitazioni”.

Video:

Beppe Grilo a Salerno 1/2. 21/01/13. Tsunami Tour

Pd primarie-farsa con l’attuale legge elettorale: vince la nomina

Posted dicembre 20th, 2012 by marcomachiavelli and filed in Politica

Secondo l’ipotesi del consigliere regionale 5 Stelle, Davide Bono, le imminenti primarie del Pd sono una farsa. Conti alla mano se il partito di Bersani otterrà un risultato modesto, entreranno in parlamento solo persone nominate.

La disinformazione imperante, ala sinistra, imbastisce articoloni sull’apertura del Partito Democratico verso la sua “base” – termine che designa un ruolo di subordine rispetto a un’aristocrazia. Persino il Fatto Quotidiano, per non far torto ai suoi lettori affezionati al bureau di Bersani, si astiene da critiche ragionate. Ma come, la farsa è sotto gli occhi di tutti e i paladini della (semi)libera informazione non se ne accorgono?! Il consigliere del Movimento 5 Stelle Davide Bono ha illustrato quanto poco valore abbia organizzare delle primarie, se poi il segretario del Pd ha un potere di nomina così ampio. Sebbene certa stampa, in coro con Bersani, parli beffardamente di un 10% di nominati da inserire nelle liste, in realtà  si omette di dire che quella percentuale è calcolata sulla totalità dei seggi disponibili – 945 – anziché sul numero dei partecipanti. Dunque è una costante; anche se alle primarie si presentassero in 100, i nominati sarebbero 90. Ma il primo ostacolo da superare per gli aspiranti parlamentari rimane quello della raccolta delle firme: il poco tempo a disposizione finirà per favorire gli esponenti più in vista piuttosto che la tanto decantata “base”.

Per giunta chi siede attualmente in parlamento – cooptato nelle liste del 2008 senza voto – ha diritto a presentarsi senza l’obbligo di raccogliere firme. Ancora: come fa notare Bono a quel fantomatico 10% vanno aggiunti 47 capilista e 10 vecchie glorie che, avendo superato il limite di tre legislature previsto dallo statuto Pd, chiederanno una deroga per la candidatura. Insomma, un potenziale carrozzone di 150 candidati nominati dal segretario Bersani, destinato a occupare tutti i seggi disponibili qualora il Pd non ottenesse il premio di maggioranza. E la “base” dovrebbe pure pagare due euro per esprimere un voto che verosimilmente non verrà neppure preso in considerazione?! “Ma mi faccia il piacere!” avrebbe detto Totò. Tra le deroghe che sono state chieste spicca quella di Rosy Bindi, ospite qualche giorno fa della trasmissione Agorà dove ha confermato la sua volontà di candidarsi. Durante la diretta, tuttavia, la deputata del Pd – cinque legislature alle spalle – è rimasta preda della vergogna: solo dopo l’insistenza del conduttore è riuscita ad ammettere sommessamente di aver chiesto la deroga al partito.

Video:

Agorà: Rosy Bindi sulla sua ricandidatura e richiesta di deroga 12/12/2012

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