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M5S prima forza politica del Paese, Pd e Pdl corrono ai ripari

Posted febbraio 25th, 2013 by marcomachiavelli and filed in Politica, Riscatto civile

Secca la valutazione di Formigoni, in lizza per un poltrona parlamentare, sulle possibili alleanze post voto: “Fra Bersani e Grillo, meglio il primo” dice ai microfoni di Skytg24. Parole che preludono a un governissimo bipartisan per contenere l’affermazione del M5S come prima forza politica del Paese.

Con circa 8.700.000 voti il Movimento 5 Stelle si afferma come prima forza politica del Paese alla Camera dei deputati. Un risultato che smentisce anche chi, fra i sondaggisti, assegnava le percentuali più generose al MoVimento, mai stimato oltre il 15%. Il successo ottenuto alle elezioni regionali siciliane dello scorso autunno è stato dunque bissato, e, in termini percentuali, è stato di gran lunga superato. Non solo, la stessa Sicilia che pochi mesi fa votava per il 15% il M5S, a ‘sto giro affida ai candidati del MoVimento un consenso che sfora la soglia del 30%.

La deduzione più evidente è che in quattro mesi, quelli trascorsi tra regionali e politiche, i siciliani hanno raddoppiato la quota di voti per il movimento fondato da Beppe Grillo; in secondo luogo è lecito supporre che lo tsunami elettorale dalla Sicilia possa estendersi anche ad altre regioni. Di qui si capisce tutta la preoccupazione del resto della compagine politica (o almeno di quella che conta, dato che rimane poco o niente, dopo lo spoglio, degli alleati di Pd e Pdl) che si auspica per la nuova legislatura la durata più lunga possibile. “Fra Bersani e Grillo, meglio il primo” dice ai microfoni di Skytg24 Roberto Formigoni: parole che preludono a un governissimo bipartisan per contenere la marea di consensi ottenuto dal M5S.

“Fuori l’elenco dei mutui del Pd con Mps”, l’appello dalla rete

È quanto chiede Claudio Messora dalle pagine del suo blog Byoblu.com. L’appello è stato anche rilanciato dallo stesso Messora durante la trasmissione televisiva L’Ultima Parola (VIDEO).

Ci sono stati due chiari avvertimenti che hanno segnato la storia del ménage à trois Monte Paschi-Pd-Pdl. Il primo è stato quello di Pier Luigi Bersani quando poche settimane fa disse riferendosi ai Berluscones: “Se ci attaccano li sbraniamo”. Alla boutade si agganciò subito Beppe Grillo replicando dai palchi del suo tour elettorale: “Gargamella – Bersani, nda –, con cosa vorresti sbranare? Ti sono rimaste solo le gengive“. Il messaggio implicito del segretario del Partito Democratico era inequivocabile: se voi del Pdl ci attaccate, innescate una guerra senza quartiere dove cadremo entrambi visto il coinvolgimento del vostro coordinatore nazionale Denis Verdini nell’inchiesta su Monte Paschi.

Il secondo monito proviene da Giorgio Napolitano che esorta stampa e magistratura a non diffondere notizie destabilizzanti per il sistema bancario italiano. A godere di questa cappa di silenzio ci sarebbe un ammucchiata di interessi: dagli organi di vigilanza (Consob e Bankitalia), poco solerti nell’intervenire, ai due partiti che con l’istituto senese andavano a nozze, Pd e Pdl. Ora l’appello alla trasparenza, forse l’unico di buon senso, lanciato dal blogger Claudio Messora ai vertici del Partito Democratico: “Se il Pd vuole almeno provare ad avere titolo per rivendicare un po’ di credibilità, deve fornire l’elenco di tutti i mutui a tasso agevolato, di tutti i finanziamenti e i prestiti in sofferenza ottenuti da nominati, dirigenti ed eletti, unitamente all’elenco di tutte le contribuzioni di nominati e dirigenti del Monte dei Paschi di Siena, insieme alle donazioni degli stessi, spontanee o meno. In fondo, tutto questo ci è costato 4 miliardi di euro almeno: abbiamo il diritto di sapere e il diritto di mandarli tutti a casa”.

Video:

Caro PD, fuori tutti i nomi di chi ha preso mutui agevolati da Monte dei Paschi

Monte dei Paschi: Pd nell’imbarazzo, ma risparmiato da Berlusconi

Posted gennaio 31st, 2013 by marcomachiavelli and filed in Delinquenza politica, Lobby e malaffare, Politica

La dirigenza del Pd afferma di non avere responsabilità sullo scandalo di Monte Paschi. Il Pdl decide di non infierire, sebbene potrebbe assestare il colpo del KO sul ring della campagna elettorale. Quale arcano si nasconde dietro a questo omertoso armistizio?

Ogni giorno emergono nuovi filoni d’inchiesta alla procura senese, già impegnata sul fronte dell’acquisizione di Banca Antonveneta da parte di Mps. L’ipotesi dei magistrati verte su un filo rosso che legherebbe tutte le operazioni illecite all’unico reato di associazione a delinquere. Indagata la dirigenza che ha favorito l’acquisto di Banca Antonveneta dall’istituto di credito spagnolo Santander: al patibolo finisce in testa a tutti Giuseppe Mussari. L’ex presidente di Mps è destinato a essere immolato come capro espiatorio da chi conosceva il circuito di latrocini della banca. Le inchieste della magistratura accetteranno eventuali responsabilità penali, ma non certo quelle sul piano politico.

E qui la nota dolente si apre con le parole di Bersani rivolte recentemente al centrodestra: “Se ci attaccano – sullo scandalo Mps, nda – li sbraniamo”. Il Pdl sembra aver recepito il messaggio dal sapore marcatamente intimidatorio e si adegua cucendosi la bocca. D’altra parte Berlusconi nutre un sodalizio decennale con Monte Paschi, risalente addirittura ai primi anni ’80 quando cercava finanziatori per costruire Milano 2. Secondo un’inchiesta del sindacato ispettivo della banca datata 9 ottobre 1981, il Cavaliere godeva di particolari privilegi all’interno dell’istituto, non concessi ai normali clienti. Insomma, tra Pd e Pdl sembra implicito l’accordo “se cado io, cadi anche tu”: la campagna elettorale di entrambi può così continuare senza grandi turbolenze.

I nuovi mulini a vento del Cav: Merkel, Monti, crisi economica (VIDEO)

Il Pdl non ci sta: le ultime gravi dichiarazioni di Berlusconi destabilizzano il suo partito. Secondo il Cav l’austerità imposta all’Italia dal duo Monti-Merkel instaura un regime di “estorsione fiscale”. Sorprese sul suo possibile futuro ruolo in politica.

La notizia starebbe tutta nel fatto che il Cavaliere si è finalmente accorto che siamo nel bel mezzo di una grave crisi economica. Ieri a Lesmo in uno dei suoi manieri – Villa Gernetto – Berlusconi ha voluto puntualizzare alcune delle motivazioni che lo impegnano a “restare in campo”. Dopo le dichiarazioni a caldo rilasciate al Tg5 contro i giudici che lo hanno appena condannato a quattro anni per frode fiscale, il Cav ha precisato che 1) non lascerà la politica, ma presumibilmente intendeva il parlamento dato che in due processi – l’appena citato Mediatrade e il Ruby-gate – rischia la condanna definitiva. Nel primo addirittura gli viene comminata, al netto dei condoni, l’interdizione ai pubblici uffici per ben due anni, che tradotto significa espulsione dal parlamento con perdita dell’immunità; 2) lascia la leadership del partito, ma si prodigherà per riformare la giustizia – da deputato e guida morale (!) – scardinando una fantomatica dittatura della magistratura, ribattezzata dall’ex premier “magistratocrazia”; 3) valuterà se togliere la fiducia al governo Monti, perché a suo dire aggrava la “spirale recessiva” della crisi instaurando un regime di “estorsione fiscale”.

In realtà, secondo Il Giornale, B. a microfoni spenti avrebbe rincarato la dose annunciando un piano per un suo rilancio politico: niente primarie nel Pdl, sarebbero un intralcio, e l’organizzazione di un election day a inizio anno per convogliare politiche e regionali di Lombardia e Lazio. Il quotidiano della famiglia B. racconta di un Cavalier rampante, come non lo si vedeva da anni, pronto a sbaragliare nemici vecchi e nuovi: i giudici, Monti e la Merkel. Se sui primi molti all’interno del suo partito sono d’accordo, B. non riesce a raccogliere altrettanto favore sul contrasto alle misure di austerità del duo Monti-Merkel. L’esponente del Pdl Osvaldo Napoli spiega oggi, in un intervista su Libero, il clima che si respira all’interno del partito: “Berlusconi si è fatto male con le sue parole… Ha ammazzato le primarie… L’80% del partito sta con Alfano“. Aria di scissione dunque, dimostrata anche dal fatto che un giornale vicino al Cav dia adito a certi dissapori. Insomma B. irritato dalle sentenze odierne – Mediatrade – e future – Ruby – è pronto a scagliarsi contro nuovi mulini a vento nella speranza di riconquistare il consenso perduto; mentre tra i suoi c’è chi guarda già a un futuro senza di lui.

Video:

Delirio Berlusconi: lunga difesa di sé e attacco a Monti e magistratura (27/10/2012)

Ddl-anticorruzione: sì del Pdl ma con emendamenti salvaBerlusconi

Sprazzi di sobrietà nel governo, subito disinnescati però dai diktat di Berlusconi. Alla presentazione del ddl anticorruzione, ecco in arrivo i primi emendamenti ad personam che depotenziano la riforma in gestazione.

Un’altra occasione persa da Monti per giustificare la sua presenza a Palazzo Chigi. L’ennesima, se consideriamo i tentativi falliti di contrasto alle caste di privilegiati e fuorilegge che ammorbano l’economia italiana: l’Imu/Ici alla Chiesa e alle fondazioni bancarie e accademiche (Bocconi!), patrimoniale (solo minacciata), riscossione crediti dovuti dalle concessionarie dei giochi di Stato, negoziazione con la Svizzera per tassare i capitali evasi al fisco italiano, abolizione delle provincie, etc. Ci era stato raccontato dai corifei dei media che il nuovo esecutivo si sarebbe insediato al solo fine di attuare un equo piano di rientro economico. L’Europa avrebbe fatto da faro, indicandoci la via per intraprendere un percorso di risanamento. Eppure il governo stenta a seguire gli imput dell’Unione, specialmente in tema di giustizia. In settimana è giunta in aula la bozza del disegno di legge anticorruzione, presentata dal ministro della Giustizia Paola Severino; la proposta prevede l’introduzione di nuovi reati che attualmente sfuggono alla macchina della giustizia italiana, in special modo quelli in cui la merce di scambio nella corruzione non è rappresentata esclusivamente dai soldi.

Si parla quindi di favoritismi – in tutte le loro declinazioni, dall’assunzione di parenti e amici nelle aziende statali e parastatali, all’assegnazione di commesse pubbliche, finanche alla promessa di cariche pubbliche (es. parlamentare) o all’interno delle suddette aziende – e di un traffico, definito dalla convenzione di Strasburgo sulla corruzione (datata 1999), di “influenze”. Questa in particolare è stata la molla che, durante la discussione in aula, ha suscitato una levata di scudi fra i banchi del Pdl. Il partito di Berlusconi ha osteggiato – con l’acquiescenza di gran parte dell’emiciclo – il ddl, riservandosi di emendarlo su alcuni punti molto cari all’ex premier: 1) modifica della norma sulla concussione che pende nel processo Ruby sulla testa del Cavaliere; 2) riduzione della pena per abuso d’ufficio a un massimo di tre anni (periodo commutabile in pene alternative), rispetto ai quattro della legge in vigore. Per di più non c’è traccia nella bozza di un’inasprimento della pena per il falso in bilancio, reato foriero di corruzione e altri illeciti, derubricato da una manovra bipartisan (anno 2001) e consensualmente taciuto nel dibattito odierno sul ddl in questione.

Insomma siamo di fronte all’ennesimo piagnisteo del sultano di Arcore, che applica ancora il proprio veto sulle leggi da approvare. E i tecnici che fanno? Si adeguano naturalmente, riformulando la proposta sulla base dei desiderata del leader del Pdl. Con ricadute nefaste su tutte le vittime della concussione, per la quale saranno puniti meno criminali. I termini dell’emendamento, firmato dai deputati Compagna e Gallone (Pdl), confinano infatti il reato di concussione in un recinto più stretto, dentro il quale sarà più difficile includere chi consuma tale tipo di delitto. Poco importa se all’interno di questa manfrina da basso impero si perdono per strada pezzi importanti della convenzione di Strasburgo – ratificata, peraltro, a livello nazionale solo 13 anni dopo la sua promulgazione in Europa –, come ad esempio l’introduzione nel nostro ordinamento dei reati di corruzione fra privati e auto-riciclaggio. Se il parlamento, assoggettato agli umori infantili dell’ex primo ministro, non vuole allinearsi agli standard europei sull’anticorruzione, il governo tecnico potrebbe irreprensibilmente denunciare le incresciose richieste di Berlusconi, e consegnare finalmente al paese l’immagine di un parlamento ormai specializzato solo nel cucire in un lampo leggi su misura dei potenti. Ma la linea connivente dell’esecutivo sembra ormai già tracciata.

Lazio, in regione la sinistra dormiva: scandalo denunciato da Pdl

Posted settembre 25th, 2012 by marcomachiavelli and filed in Cronaca e opinioni, Delinquenza politica, Politica, Sprechi di Stato

È stata un fronda interna al Pdl a dire basta: mentre in regione il centrosinistra nicchiava, un consigliere del partito di “er Batman” – al secolo Franco Fiorito – ha avuto il coraggio di denunciare il furto di denaro pubblico.

L’ultima velina ci narra che la presidentessa della regione Lazio Renata Polverini, dopo essersi consultata coi luogotenenti del politburo francotedesco Monti e Napolitano, ha rassegnato le dimissioni. Le due alte cariche, in ragione delle indagini che hanno investito il capogruppo del Pdl Franco Fiorito, hanno indotto la Polverini a farsi da parte. Peccato però che non abbiano fatto lo stesso con Formigoni e la sua giunta, accusati di reati non dissimili e forse ben più gravi. Due pesi e due misure, considerato che il governatore della Lombardia ha un diverso spessore politico, maturato nell’arco di un ventennio alla guida della “sua” regione. Non contenta la Polverini, in ossequio al malcostume politico che vuole i dimissionari per scandali o delitti uscire di scena a testa alta, ha precisato che lei e il suo esecutivo si sentono puliti. Di converso il povero Franco Fiorito e gli altri consiglieri in seno alla Presidentessa sono stati ripudiati e definiti dalla stessa “indegni”.

È il classico gioco dello scarica barile: come Francesco Rutelli non sapeva nulla degli affari del suo tesoriere Lusi, l’ingenua signora non era al corrente delle spese folli del suo capogruppo in consiglio. Forse avrebbe fatto più bella figura dileguandosi con la coda fra le gambe. Ma il senso della vergogna, si sa, non è appannaggio del Popolo della Libertà. Eppure questa volta c’è da riconoscere un merito al partito di Berlusconi. Infatti a dare l’abbrivio alle indagini della magistratura non sono state le denunce di qualche probo esponente dell’opposizione, bensì l’esposto di un certo Francesco Battistoni, in quota Pdl, insofferente dei soprusi di Fiorito detto “er Batman”. A tal proposito la Polverini, con sommo sprezzo del ridicolo, ha liquidato la faccenda come una faida interna al proprio gruppo consigliare, denigrando di fatto il comportamento lodevole di uno dei suoi. Secondo l’ormai ex governatrice, evidentemente, chi denuncia un reato e chi lo commette sono sullo stesso piano.