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Monte dei Paschi: all’assemblea Grillo le canta a Profumo e Pd

Posted gennaio 25th, 2013 by marcomachiavelli and filed in Politica, Profeti moderni

All’assemblea degli azionisti Beppe Grillo non le ha mandate a dire. Aspre critiche all’attuale presidente e al suo predecessore, ma anche al Partito Democratico, reo, secondo il comico, di essere stato l’artefice dell’enorme deficit della banca senese.

Lo tsunami annunciato ieri da Beppe Grillo si è puntualmente abbattuto su Siena, questa mattina, in viale Giuseppe Mazzini 23, sede del Monte dei Paschi. Dieci minuti di quieto furore. L’assemblea straordinaria era gremita di piccoli azionisti, fra cui il comico genovese. All’ordine del giorno, l’approvazione dell’aumento di capitale necessario a ottenere il prestito dello Stato, i cosiddetti Monti Bond, circa 3,9 miliardi di euro, il gettito dell’Imu sulla prima casa. Grillo osserva che nell’aula c’è un clima surreale: da una parte i piccoli azionisti incazzati, dall’altra, ex cathedra, un gruppo dirigente tranquillo, per nulla turbato dalla gravità della situazione.

La posta in gioco sono migliaia di posti di lavoro, una banca che dal ’95, anno in cui è stata messa sotto il controllo della politica senese, ha subito una svalutazione vertiginosa, e la sopravvivenza di tante piccole e medie aziende ad essa connesse. Nei pochi minuti a disposizione il comico si rivolge, guardandolo negli occhi, all’attuale presidente dell’istituto in questi termini: “Io vengo da Genova, come il dottor Profumo, conosco il dottor Profumo, la vita che ha fatto, è un ex casellante, lavorava di sera, si è fatto da solo, un uomo molto importante, però è un uomo completamente inadatto a gestire questa situazione perché è indagato per frode fiscale”.

Poi il Pd: “Si doveva aprire una commissione, chiamare tutti i segretari del Partito Democratico dal ’95 a oggi e far loro delle domande, perché qui abbiamo un buco di 14 miliardi di Euro, 28 mila miliardi di lire, oltre la Parmalat (…) Se mancano i soldi qualcuno li ha presi, qui siamo in una distorsione dove un partito è diventato una banca e una banca è diventato un partito. Questi soldi devono essere tirati fuori, ma non dai 3,9 miliardi presi dai cittadini italiani, dall’Imu, dalle persone che sono fuori a protestare”. Infine il leitmotiv: “Ora, io sono venuto a dirvi una cosa: lei (indirizzandosi a Profumo) come Presidente la prima cosa che doveva fare era aprire una inchiesta“. Al termine dell’intervento gli applausi scroscianti dell’aula.

Video:

Beppe Grillo all’assemblea del Monte dei Paschi di Siena

Tav, una diligenza da assaltare: svelati i nomi dei banditi

Posted giugno 10th, 2012 by marcomachiavelli and filed in Ambiente, Delinquenza politica, L'industria della morte

La Torino-Lione è una ferrovia dai costi esorbitanti, ma il comitato pro-Tav è trasversale a tutti i partiti: chi sono i reconditi fautori di quest’opera faraonica?

Smascherati i “banditi” che vogliono appropriarsi dell’affare “alta velocità” Torino-Lione. Gli attori in campo sono molteplici, si parla della casta politica, della Confindustria, della mafia, ma a farla da padrone sono le banche. A confermare tale sospetto sono state le ultime perentorie dichiarazioni sul tema del ministro dello Sviluppo Corrado Passera: “La Torino-Lione resta un’opera d’importanza strategica”. Nella dialettica politica, tuttavia, manca sempre la figura che beneficia delle disposizioni in atto; proviamo ora a completare l’affermazione dell’ex (?!) banchiere Passera aggiungendo il nome del probabile e fortunato beneficiario: “La Torino-Lione resta un’opera d’importanza strategica per le banche“. L’ipotesi non è peregrina dato che gli istituti di credito hanno appena ricevuto dalla Bce ingenti somme a tassi d’interesse ridicoli da reinvestire in titoli di Stato dal rendimento assai più alto. Poiché il Tav andrebbe finanziato per quasi la totalità da noi contribuenti, lo Stato sarà costretto a vendere obbligazioni alle banche.

A quel punto i creditori dovranno solo sperare nella lievitazione dei costi in modo che lo Stato s’indebiti ulteriormente nei loro confronti. E a sentire pareri autorevoli in merito – come quello del magistrato Ferdinando Imposimato che ha per lustri investigato sull’aumento esponenziale dei costi dei cantieri dell’alta velocità – non si può certo stare tranquilli. La speranza che col nuovo governo il progetto venisse abbandonato si è subito infranta: il Tav s’ha da fare, malgrado 360 esponenti del mondo accademico italiano abbiano firmato un appello per chiedere a Monti e a Napolitano di fermare questo scellerato progetto. All’iniziativa si è unito idealmente Andrea Merlone, capo-ricercatore al Cnr di Torino, che ha spiegato quanto sia inutile costruire una linea per l’alta velocità quando poi le merci per ragioni di sicurezza non dovrebbero superare i 90 chilometri orari. Nemmeno l’Europa ha dato precise indicazioni sul da farsi, visto che chiedeva per la realizzazione del corridoio 5 (Kiev-Lisbona) collegamenti intermodali e non per forza l’alta velocità. Intanto in una Val di Susa militarizzata la resistenza del movimento Notav continua.

Fonti:

Finanzieremo le banche, all’infinito: ecco spiegata la Tav

Sperpero di soldi pubblici: Passera benedice il Tav

IL PARADIGMA DELLA MODERNITÀ – Il Tav (treno ad alta velocità) è in realtà un treno ad alta capacità. Non serve cioè al trasporto di persone, ma a quello di merci. La recessione ha causato un drastico calo del traffico di merci, che nella migliore delle ipotesi si stabilizzerà sui livelli attuali. Per giunta la direttrice dei traffici internazionali si sta spostando latitudinalmente da nord a sud. Non si capisce, dunque, per quale motivo il nuovo governo sostenga il progetto di una linea ferroviaria, che si estende longitudinalmente per trasportare merci la cui domanda è in costante calo. A dire il vero, un motivo si potrebbe individuare nel conflitto d’interesse che macchia inesorabilmente anche il nuovo esecutivo. Data l’enormità dello stanziamento statale quest’opera funge da greppia per una pluralità di organismi politici, economici e criminali. Dietro le imprese appaltatrici si nascondono infatti partiti, banche e mafia. Un lauto banchetto, insomma, che può essere rovesciato solo da personalità politiche con integerrima moralità. Purtroppo questo non è il caso dell’attuale governo, troppo impegnato d’altronde a continuare, sulla scia dell’ex ministro Tremonti, nell’opera di riduzione della spesa pubblica. Tuttavia i 22 miliardi necessari alla realizzazione dell’infrastruttura, se risparmiati, consentirebbero a Monti e alla sua squadra di mettere le mani su di un bel “tesoretto”. Ma Passera, a capo del dicastero dello sviluppo economico e dei trasporti, ha già dichiarato che il Tav, o meglio, il Tac si farà. A suffragio di questa sua affermazione ha poi aggiunto: “Credo che il nostro Paese se non saprà mantenere e attirare grandi aziende sul nostro suolo avrà grandi problemi”. Se il Tav per questa classe dirigente rappresenta il paradigma della modernità l’Italia è destinata a perdersi nel gorgo della recessione.

CONTINUA L’OCCUPAZIONE – La triste storia dell’occupazione da parte della Polizia dei territori della Valsusa continua a mietere le sue vittime. L’8 dicembre infatti due ragazzi sono stati colpiti al volto da dei lacrimogeni sparati vigliaccamente ad altezza uomo; il più giovane dei due, minorenne, versa in pessime condizioni all’ospedale della valle. Una trentina in tutto i feriti tra le file dei No Tav che, ancora una volta, hanno condotto una battaglia impari contro le forze dell’ordine. Il duplice obbiettivo dei manifestanti è stato quello di impegnare la Polizia su più fronti, dando così dimostrazione della propria accresciuta forza. Se da un lato un cordone pacifico è riuscito a bloccare entrambe le carreggiate dell’autostrada Torino Bardonecchia, dall’altro una nutrita torma è riuscita ad abbattere le barricate del cantiere nei pressi di Chiomonte. Gli agenti hanno successivamente bloccato i sentieri che attraverso il bosco conducevano all’interno dell’area protetta, innescando così nuovi scontri con la folla. Durante i tafferugli è divampato un piccolo incendio sulle cui cause, però, è in corso un rimpallo di responsabilità. La mobilitazione valsusina, tuttavia, non è stata organizzata il giorno dell’Immacolata per puro caso. L’8 dicembre del 2005, infatti, il Movimento No Tav si sbarazzò del cantiere che le autorità avevano installato con la forza e con l’inganno a Venaus. Da allora questa ricorrenza inorgoglisce i cuori degli attivisti che, grazie alla loro opera di divulgazione, stanno progressivamente facendo proseliti fra la gente. Chiunque venga a conoscenza delle ragioni della loro protesta non può non convenire sull’inutilità dell’opera, che, a fronte di poche manciate di posti di lavoro, arrecherà un detrimento sia ambientale che economico all’intero paese. Sventrare le montagne quando non serve non è certo un buon viatico per lo sviluppo. Non sarebbe forse meglio provvedere al miglioramento del servizio ferroviario in meridione, che è alquanto scadente, per non dire inesistente?

Fonti:

http://www.corriere.it/politica/11_dicembre_09/manovra-passera-azienda_f11eada0-225b-11e1-90ea-cfb435819ac4.shtml

http://www.corriere.it/cronache/11_dicembre_08/manifestazione-tav_9a31761a-2181-11e1-97f3-fb4c853f7d5d.shtml