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Bonolis vs Bonolis: “Berlusconi rimbambisce gli italiani”, e lui?

Paolo Bonolis ha uno sdoppiamento di personalità o cavalca l’onda di protesta contro il suo datore di lavoro?

Troppo facile sparare a babbo morto: Bonolis prende le distanze dal suo padrone troppo tardi. Ha capito che il regno del Biscione sta per finire, e soprattutto ha in tasca – per sua stessa ammissione al settimanale “A” – altre proposte di lavoro. Che Berlusconi abbia rincitrullito le folle con dei programmi televisivi osceni, è un pensiero che oggi ha perso ogni valore. Chi lo affermava in passato veniva prima deriso, poi offeso – in tv, come in famiglia – e oggi bisogna saper distinguere da quale pulpito provenga la predica. Se è quello di Bonolis, non c’è che da rispondere: “Caro Paolo ci ha fatto divertire con Bim Bum Bam, ma ora non ci prendere in giro!” Tutti sanno che il conduttore di Mediaset è stato uno dei bracci operativi che veicolavano i messaggi del nano da strapazzo, riassumibili nel motto imperiale “Panem et circenses”. Certo, Bonolis non sarà stato il personaggio più demente che il Biscione abbia partorito, ma è proprio per questo che andrebbe annoverato fra i più pericolosi. È grazie a lui e ad altri come Antonio Ricci che il partito unico – mediatico e televisivo – è nato e ha prosperato, lobotomizzando le menti inerti di milioni di italiani.

Per il semplice motivo – declinato inflazionatamente in svariati manuali di Pnl e nel libro “Psicologia delle folle*” di Gustave Le Bon (1895) – che per manipolare l’opinione pubblica bisogna avere la compitezza di un Bonolis o di un Mike Bongiorno. La mercificazione del corpo della donna è un’aberrazione più digeribile se presentata da uomini in giacca e cravatta, che ungono con salamelecchi le “coscienze di Zeno” dei telespettatori. E così pure le verità distorte, quand’anche sconfinano nell’assurdità, si spacciano meglio se a dirtele sono persone “travestite” da ridicoli soloni (Emilio Fede, Vittorio Sgarbi) o da vicino della porta accanto (Maria De Filippi, Barbara D’Urso). Dunque la faccia buona del Biscione ha coperto le ingiustizie di una classe politica guidata da un editore televisivo in palese conflitto d’interessi, che, con una mano, governava tre reti televisive nazionali e con l’altra il parlamento italiano. Per non parlare dell’influenza di B. sulle nomine della dirigenza Rai, che fruttavano il controllo della quasi totalità dell’etere. Bonolis ha fatto la classica caduta di stile dei generali di regime che, abbattuto il dittatore, si convertono alla rivoluzione.

*”Il tipo dell’eroe caro alle folle avrà sempre l’aspetto di un Cesare”