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M5S risponde a critiche: “Il più scemo di noi è ingegnere” VIDEO

Un’esilarante figuraccia di Franco Peracchi, della lista “Fare” di Oscar Giannino, che millanta una marcata superiorità dei candidati della sua formazione politica rispetto a quelli del M5S. Imperdibile la risposta di Roberto Berrita (M5S) che distrugge la protervia del suo concorrente.

Già in passato abbiamo offerto un’analisi dell’estrazione culturale di chi vota il Movimento 5 Stelle (LEGGI ARTICOLO). È noto inoltre che la selezione delle candidature è avvenuta con una votazione aperta agli iscritti sulla base dei curricula e dei video di presentazione degli aspiranti candidati. La rosa che ne è uscita rispecchia l’alto grado di erudizione dell’elettorato del M5S – superiore al livello medio degli italiani – e il video che vi proponiamo ne è la conferma. Il contesto è quello delle tribune elettorali, le cosiddette plance pubbliche ossia – nel caso specifico – uno spazio televisivo che spetta per legge alle varie forze candidate alle elezioni politiche per la propria propaganda.

A parlare è un esponente della lista “Fare” del giornalista Oscar Giannino, un certo Franco Peracchi, che con soverchia spocchia afferma: “Ciò che ci distingue dalla lista di Grillo è la qualità e la professionalità dei nostri militanti, sono persone cioé che sanno di che cosa parlano”. La risposta del candidato del M5S Roberto Berrita lascia in ambasce l’esponente di Fare: “In altra sede avrei preso la sua affermazione come un offesa (…) Grillo ha detto – riferendosi ai suoi candidati, nda – il più scemo è ingegnere, credo si riferisse a me”. E parte poi citando un lungo elenco di titoli accademici e professionali posseduti dai suoi colleghi in lista. Lo sguardo di Franco Peracchi si fa a quel punto dimesso e pensieroso (GUARDA al min 0:30).

Video:

Roberto BERRITTA (M5S) distrugge Franco PERACCHI (FARE)

Debito pubblico, cicale e formiche secondo Giannino

Posted gennaio 16th, 2012 by marcomachiavelli and filed in Economia

IL DITO E LA LUNA – Gli italiani hanno accumulato un debito di circa 1 900 miliardi. Politici ed economisti ne parlano spesso come di una malattia da debellare e nessuno, per ovvie ragioni, se ne assume la responsabilità. Sono tutti pronti a rinnegare le proprie origini pur di poter affermare che il debito l’hanno ereditato, il che secondo loro li scagionerebbe a priori. Come se i partiti di oggi non affondassero le proprie radici in quelli di ieri e, a ogni legislatura, si cancellasse la memoria del passato. Un perenne default (termine tanto caro al regime che lo usa come spauracchio per giustificare la riduzione della spesa sociale) mentale che ci condanna a commettere sempre gli stessi errori, risucchiandoci inesorabilmente in un gorgo infernale. In informatica default significa avviare il ripristino del sistema, cioè ripulire il disco rigido da ogni tipo di dato, riportando così la macchina alla sua funzionalità originale. Di solito questa operazione si effettua quando l’efficienza del computer è stata intaccata da qualche agente patogeno, quali virus, code di file etc. L’amnesia di cui soffrono i politici però non elimina affatto i virus, ma solo le loro colpe. La tragedia tuttavia non riguarda solo i nostri governanti, ma anche e soprattutto i loro elettori che si ostinano a votarli ad onta delle loro menzogne e nefandezze. Ogni cinque anni questo parco buoi non si accorge di svegliarsi in una situazione peggiore della precedente, continuando a difendere a spada tratta i propri rappresentanti. La speranza per i passeggeri di una nave intrappolata in un gorgo è quella di toccare velocemente il fondo per poter finalmente emergere. Fatalità vuole però che a riaffiorare non sia che il relitto dell’imbarcazione con qualche superstite. Il transatlantico Italia è stato calamitato sul fondo e non riceve alcuna spinta ascensionale, come se fosse imprigionato in un limbo nel quale espiare i propri peccati. Finché gli italiani fisseranno ostinatamente il dito che indica la luna la classe politica potrà stare tranquilla: nessuno le chiederà mai di rendere conto dei propri sperperi.

LE CICALE DI GIANNINO – Il giornalista Oscar Giannino ha recentemente elaborato un documento nel quale mette in relazione i governi succedutisi dal ’46 a oggi con la rispettiva quota accumulata di debito pubblico. Ne emerge un quadro a dir poco sbalorditivo: secondo quanto ricostruito da Giannino attraverso i dati della Banca d’Italia, il debito contratto dalla prima repubblica (1946 – 1992) si aggira intorno agli 800 miliardi di euro. La rimanenza dunque (circa 1 200 miliardi) è da imputare esclusivamente alla seconda repubblica, i cui esecutivi nell’arco di un ventennio hanno indebitato la nazione più di quanto abbiano fatto i loro predecessori in mezzo secolo. Un’aberrazione se pensiamo che nel dopoguerra lo Stato ha dovuto elargire ingenti somme per rimettere in moto l’economia del paese, mentre invece dal ’92 in poi non ci sono state emergenze di tale portata. Si può quindi convenire sul fatto che quei 1 200 miliardi siano stati, perlomeno in parte, scialacquati e distratti dal loro debito utilizzo. Per onor di cronaca bisognerebbe ricordare inoltre che i governi Craxi, in anni di crescita economica galoppante, hanno fatto schizzare il debito dal 65% del PIL al 90% rivelandosi i più spreconi della prima repubblica. Tuttavia il titolo di peggior spendaccione di tutti i tempi spetta al primo governo Berlusconi, che ad onta della breve durata è riuscito a indebitare gli italiani per 330 milioni di euro al giorno. Dal ’95 invece l’alternanza fra destra e sinistra ha segnato una netta distinzione fra le relative politiche economiche che hanno inesorabilmente affibbiato ai due schieramenti i nomignoli di cicala e formica. Naturalmente la cicala è il centro destra che ogniqualvolta saliva al potere aumentava sistematicamente l’onere del debito, mentre il centro sinistra da buona formichina cercava di ridurlo. Se la cicala di Arcore badava più all’incetta di consensi trascurando il bilancio dello Stato, la formica si occupava ossessivamente di far quadrare i conti inimicandosi l’opinione pubblica. Le tasse, si sa, non piacciono, specialmente se le si esige sempre dai meno abbienti.

Fonti:

http://www.youtube.com/watch?v=x71BGsuojTU