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Finmeccanica: omertà di Monti su indagati, fra cui Orsi e Scajola

Posted ottobre 25th, 2012 by marcomachiavelli and filed in Delinquenza politica, Giustizia, Lobby e malaffare, Sprechi di Stato

Un giro di affari che si dipana intorno al gruppo Finmeccanica. Vari i filoni d’inchiesta che coinvolgono personaggi illustri come l’ex ministro dello sviluppo economico Claudio Scajola e l’ad di Finmeccanica Orsi.

Nel labirinto di inchieste che gravitano intorno a Finmeccanica e alle sue controllate c’è un filo di Arianna che occorre seguire, ed è rappresentato dalle presunte tangenti che i mediatori internazionali ritagliavano un po’ per sé e un po’ per altri soggetti. Sul versante velivoli, ad esempio, al mediatore Guido Ralph Haschke sarebbe stato concesso, secondo alcune deposizioni, un compenso gonfiato. Haschke, che ha facilitato la vendita di 12 elicotteri al governo indiano, avrebbe poi dovuto girare una parte del suo corrispettivo all’amministratore delegato di Finmeccanica Giuseppe Orsi. Le deposizioni di un’altro indagato illustre – Lorenzo Borgogni, ex direttore centrale di Finmeccanica – ci raccontano inoltre che la cresta sull’affare indiano sarebbe dovuta finire nelle tasche di Comunione e Liberazione e della Lega Nord. Quest’ultima avrebbe preteso la somma quale riconoscimento per aver fatto eleggere Orsi a capo dell’azienda precedentemente guidata da Piero Guarguaglini. La nota comica riguarda il “povero” Haschke che, durante la perquisizione degli agenti in casa sua, venne colpito da un improvviso e sospetto malore che lo bloccò a lungo sul letto.

Appena rinvenuto gli investigatori trovarono sotto il suo giaciglio alcuni documenti compromettenti, cui il mediatore italoamericano aveva condotto inconsciamente. Fresca Fresca è invece la notizia dell’iscrizione nel registro degli indagati dell’ex ministro dello sviluppo economico (governo Berlusconi ter) Claudio Scajola, l’accusa è di corruzione internazionale. Scajola, secondo la procura di Napoli, sarebbe coinvolto nella vicenda di una supposta tangente versata al governo brasiliano per una commessa di fregate a Fincantieri (gruppo Finmeccanica). Insomma, le dichirazioni rilasciate da teste e indagati sono ancora tutte da verificare, ma il quadro che ne emerge è davvero sconcertante. Non foss’altro per le intercettazioni pubblicate che, nel caso tragicomico di Haschke, rivelano un’inquieta preoccupazione nel voler nascondere i contratti dell’affare indiano degli elicotteri. Intanto il governo nicchia, e a chi chiede – come gli inviati del Fatto Quotidiano – al premier Monti se l’attuale ad di Finmeccanica gode ancora della sua fiducia, lui preferisce non rispondere. Certo che dopo la rimozione di Guarguaglini per via dei soliti problemi giudiziari, il governo non si è certo ravveduto.

Zanotelli: fermare la guerra “ritirando soldi da Unicredit” VIDEO

Ieri la manifestazione contro la vendita a Israele di caccia bombardieri. Sul palco padre Zanotelli da consigli pratici su come boicottare la guerra.

Un prete incazzato è raro vederlo, e di solito quando succede tremano anche i santi in paradiso. Ieri padre Zanotelli, di fronte ai cancelli dell’Alenia Aermacchi (una controllata Finmeccanica in provincia di Varese), ha snocciolato un rosario di cifre e dati che scomodano i signori della guerra e i loro complici. A partire dalla sua amata Chiesa, alla quale intima di ritirare i cappellani militari e di condannare pubblicamente i governi belligeranti. Cita le fonti delle sue informazioni quando parla dei 1.740 miliardi di dollari – quasi l’intero ammontare del debito pubblico italiano – spesi lo scorso anno a livello mondiale per finanziare le guerre, e non trascura il prezioso sostegno offerto dalle banche. In particolare sottolinea come l’operazione della vendita degli M346 (aerei per l’addestramento militare) sia stata foraggiata da Unicredit, con un prestito di circa 600 miliardi. Legge, quindi, uno scritto di Don Milani che esorta alla dissidenza pacifica e, sull’onda emotiva che ne scaturisce, afferma che l’unico modo per boicottare la guerra è prosciugare le sue risorse economiche. Per farlo, aggiunge, si potrebbe ad esempio ritirare i soldi da Unicredit, perché la guerra è un banchetto dove a sedersi a tavola sono in molti.

Ci sono le banche, l’industria bellica (coacervo d’interessi finanziari) e i partiti. Non manca il convitato di pietra rappresentato dall’alta finanza, che fa il suo ingresso in scena attraverso molteplici maschere: banche e fondi, privati o consorziati. Di recente, come noto, la Bce ha prestato ingenti somme a istituti di mezza Europa perché vicini al default, tra questi c’é Unicredit. I partiti, invece, meritano un capitolo a parte: in questo enorme giro di denaro non raccolgono che un misero cascame. Ma Zanotelli incalza, asserendo di essere stato “defenestrato” dalla direzione del mensile Nigrizia quando cominciò a parlare delle tangenti dei partiti sulla vendita delle armi. E anche in questo caso il buon missionario colpisce nel segno: sono infatti sotto la lente della procura di Busto Arsizio alcune fatturazioni gonfiate dell’AgustaWestland – sempre gruppo Finmeccanica, settore elicotteri civili e militari, sita anch’essa nel varesotto – servite presumibilmente come tangente versata a esponenti della Lega Nord. Inoltre la modesta azienda areonautica Aermacchi è passata alle cronache per un fatto insolito: nonostante fosse stata assorbita dalla più potente omologa Alenia, si è riservata di spostare la sede legale della compagnia da Pomigliano (Na) al piccolo paesino lombardo di Venegono Inferiore. Per alcuni è stato un regalo al partito di Bossi, per altri solo un’improbabile coincidenza.

Video:

Manifestazione contro le armi sabato 13 ottobre Venegono/ Intervento Alex Zanotelli