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Ft: Sicilia, i 5 Stelle primo partito con 25.000 euro di campagna

Posted ottobre 31st, 2012 by marcomachiavelli and filed in Economia, Politica

Il Financial Times s’interessa delle elezioni siciliane, autentica cartina di tornasole per le politiche nazionali: le posizioni dei Cinque Stelle turbano i mercati finanziari.

Ottobre, 29. Il Financial Times titola in prima pagina: “Gli elettori in Sicilia concedono al comico l’ultima risata”. Il comico è ovviamente Beppe Grillo e il titolo ironizza sul fatto che i siciliani si affidino a un istrione per rilanciare la propria regione. Non a un professore in Loden munito di abaco e gessetto, di cui comunque il dissesto finanziario siciliano necessiterebbe, bensì un gruppo di giovani alle prime armi che sono diventati la prima forza politica sull’isola con pochi soldi. Venticinquemila per la precisione, tutti raccolti con microdonazioni e con la vendita di gadget, che sono serviti per finanziare una campagna elettorale gremita di folle. Passi da gigante, dunque, per il M5s che aumenta il suo elettorato in Sicilia di circa il 500%(*) rispetto alle regionali del 2008, dove in realtà presentava una lista denominata “Amici di Beppe Grillo” appoggiando la candidatura alla presidenza di Sonia Alfano. La vittoria tuttavia, fa notare il Ft, è andata al candidato Rosario Crocetta, esponente sui generis di uno strano assemblamento politico che comprende Pd e Udc: i due partiti tradizionalmente agli antipodi hanno preferito coalizzarsi piuttosto che affrontarsi.

Il carattere locale di questa tornata elettorale ha fatto sì che le divergenze fra i due schieramenti non emergessero in maniera netta. Anche se bisogna precisare che la candidatura di Crocetta, dichiaratamente omosessuale, dev’essere stata mal digerita a livello nazionale dai ferventi cattolici del partito di Casini. Secondo il Ft questo tipo di coalizioni riflette l’estremo tentativo della vecchia politica di non scomparire, oltre che rimarcare la distanza fra cittadini e l’attuale sistema partitico. Sconcertante a tal proposito è il dato sull’astensionismo, calcolato intorno al 47% degli aventi diritto al voto: quasi un siciliano su due non si è recato alle urne. Numeri che se ribaltati sul piano nazionale fanno tremare le gambe ai mercati, preoccupati da una possibile debacle delle forze politiche europeiste che lascerebbero il passo ai movimenti euroscettici. Fra questi, oltre ai Cinque Stelle, si può annoverare pure una parte consistente del Pdl che, dopo le recenti contestazioni di Berlusconi alla Germania “egemone”, assume una posizione “più populista, vicina a quella di Grillo”.

*Fonte: Regione Sicilia, servizio elettorale

Bari, scuola sovraffolata costretta a cedere aule alla parrocchia

Aule scolastiche concesse in gran segreto dal comune alla parrocchia. Ma gli studenti sono già in esubero e reclamano il maltolto, mentre il alcuni cittadini del Movimento Cinque Stelle presentano un esposto in procura.

Gli edifici scolastici sono un bene comune, laico. Un luogo pubblico d’incontro fra cultura, tradizioni e generazioni. Se ne potrebbe forse fare un uso migliore, ma comunque occorre preservarlo financo coi denti. L’istruzione in molti paesi è un’esclusiva per placidi borghesi, mentre da noi le classi povere ne possono beneficiare senza pagare il ticket. E di sicuro un comune non può sacrificare aule scolastiche per metterle a disposizione di soggetti o enti privati. Ciononostante a Bari si parla di destinare una superficie, interna a una scuola, di quasi 200 mq alla parrocchia Santa Croce. In realtà i locali sono già utilizzati dalla curia che ci ospita i senzatetto, ma le esigenze della scuola Mazzini-Modugno col tempo sono cambiate. La dirigenza dell’istituto comprensivo aveva più volte segnalato al comune che la scolaresca necessitava del pieno utilizzo dell’edificio, in ragione del fatto che vi erano stati ubicati asilo, elementari e medie. Eppure in consiglio comunale hanno fatto orecchie da mercante, approvando a marzo una delibera aberrante. Con circa quattro anni di anticipo rispetto alla scadenza dell’odierna concessione in mano alla parrocchia, la maggioranza avvalla un rinnovo ventennale.

Lo fa con infingardo cinismo, perché la trattativa si conclude con un accordo privato. Certo, la legge lo prevede, ma solo se non si presentano priorità diverse di allocazione dello stabile. E qui le priorità ci sono tutte, dato che la direzione scolastica le ha opportunamente indicate alla giunta. Tuttavia a Palazzo di Città la sordità del consiglio riguardo alle richieste della scuola da adito a sospetti: una certa deferenza nei confronti della Chiesa potrebbe essere plausibile, ma non esaustiva. Non si può liquidare banalmente una prassi così ben congegnata da far passare in sordina una concessione di 20 anni. A tal proposito il Movimento Cinque Stelle di Bari ha deciso di presentare un esposto alla procura del capoluogo pugliese, evidenziando le condotte della giunta ritenute lesive dell’interesse collettivo. Qualora non venissero riscontrati illeciti, rimarrebbe comunque un’onta sull’autonomia e la credibilità della giunta del sindaco Michele Emiliano. La parrocchia dal canto suo, per dirimere la controversia, potrebbe cercarsi un’altra sistemazione evitando rogne alla scuola e alla procura. Forse che la Curia soffre di scarsa disponibilità d’immobili?

Inceneritore Parma: procura chiede il sequestro, le lobby i danni

A Parma si attende il giudizio del gip sul possibile sequestro dell’inceneritore. Dalla procura trapelano i reati contestati: abuso d’ufficio ed edilizio. Ma a chiedere i danni è l’azienda sott’accusa.

PARMA – Esultano in città i comitati contro l’inceneritore, dopo che il procuratore capo Gerardo Laguardia ha depositato a fine luglio la richiesta di sequestro del cantiere. L’impianto avrebbe dovuto vedere la luce entro dicembre di quest’anno, ma l’ipotesi sembra ormai tramontata. Tra i parmigiani è difficile trovare sostenitori dell’opera, tant’è che l’ex sindaco Pietro Vignali, sospinto dai suoi concittadini, aveva emesso un’ordinanza per chiudere il cantiere già nel 2011; Il motivo era la mancanza di regolari permessi. Lo stesso Vignali tuttavia era tra i fautori dell’opera, ma non ha potuto respingere l’onda di protesta suscitata dall’inceneritore di Uguzzolo. Iren, ditta appaltatrice dell’opera, ha così pensato di trascinare davanti al tar il Comune di Parma, ottenendo la riapertura del cantiere. Non contenta aveva anche preteso una somma di 28 milioni di euro a titolo di risarcimento per lo stop ai lavori. La patata bollente è ora nelle mani del giudice Maria Cristina Sarli che dovrà esprimersi sulle misure richieste dalla procura e dal pm Roberta Licci. Sebbene non si conoscono ancora i nomi degli indagati, i sospetti ruotano attorno ai vertici di Iren, Comune di Parma e Provincia.

Secondo indiscrezioni i reati contestati sarebbero abuso edilizio e abuso d’ufficio, ma ce n’è uno ben più grave nemmeno classificabile come reato. Sì, perché solo recentemente è stato pubblicato il piano industriale e finanziario dell’inceneritore. Iren se l’era tenuto nascosto finché la nuova giunta non ha chiesto e ottenuto che venisse pubblicato. Era interesse dei parmigiani in primis sapere in che modo l’incenerimento dei rifiuti incidesse sulla loro bolletta. Eppure Iren S.p.A., evitando di pubblicarlo, ha agito in piena regola. Nessuna legge infatti obbliga una società privata a divulgare notizie sulle proprie strategie di mercato; neppure una holding il cui capitale sociale è detenuto in maggioranza da soggetti pubblici. Certo, nel caso in cui uno di questi soggetti chieda informazioni, come ha fatto il neo sindaco di Parma, l’amministrazione è tenuta a rilasciargliele. Ma se invece a presiedere il comune c’è un consiglio compiacente con la società, chi provvede a controllarne la condotta? E se il comune decidesse di vendere le proprie quote a investitori privati? Sta di fatto che il piano di Iren prevedeva tariffe salatissime per i parmigiani, che hanno eletto sindaco Pizzarotti anche grazie alla sua campagna contro l’inceneritore.