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Floris sul M5S: “Un errore tagliare gli stipendi dei politici”

Il conduttore di Ballarò, ospitato da Fabio Fazio a ‘Che tempo che fa’, afferma che la riduzione dello stipendio dei parlamentari, propugnata dal M5S, è “un adeguamento alla sofferenza”.

Sabato sera durante la puntata di ‘Che tempo che fa’ Giovanni Floris, ospite della trasmissione, inanella una serie di valutazioni disarmanti – almeno per chi vive con uno stipendio medio – sulle istanze propugnate dal Movimento 5 Stelle. La più grave è sicuramente quella relativa alla riduzione dello stipendio dei parlamentari; secondo il celebre conduttore di Ballarò bisognerebbe piuttosto auspicare un miglioramento della professionalità della classe politica presente in parlamento, e non certo abbassarle lo stipendio. Floris asserisce con tono gentile che il M5S con questa richiesta vorrebbe un “adeguamento della società alla sofferenza” e non un sacrificio simbolico di solidarietà verso chi non ce la fa più – e in Italia sono in tanti –, come i più avevano inteso.

Ma il conduttore vicino al Partito Democratico non pago, sempre in tono garbato, afferma che il M5S per rispondere al problema dei parlamentari incompetenti avrebbe presentato dei “trentenni fuori corso”. Forse Floris non sa che l’88% degli eletti 5 Stelle è laureato – certo ci vuole pazienza a spulciare tutti i curricula pubblicati sul web di questi signori –, e che questa percentuale è la più alta tra tutte le forze politiche parlamentari; e che questa percentuale ha avuto il merito di alzare il grado generale di ‘professionalità-credibilità’ del parlamento, che altrimenti si sarebbe attestato come al solito al livello Pi(i)gs. Forse Floris lo sa e disinforma apposta.

Video:

Che tempo che fa: Giovanni Floris a “Che tempo che fa”

Sondaggi smentiti da Euromedia: M5S al 20%, partiti in allarme

La fonte del dato è interessante perché è un istituto di ricerca di cui si serve spesso Silvio Berlusconi. Alessandra Ghisleri, presidentessa di Euromedia Research, parla di sondaggi farlocchi che sottostimano il movimento di Grillo.

“Mai fidarsi ciecamente dei sondaggi” sembra un mantra che tutti utilizzano per tirare acqua al proprio mulino. C’è chi lo usa per scongiurare una un’annunciata sconfitta e chi per propiziare un probabile successo. Quel che è certo è che una fondata preoccupazione serpeggia fra le segreterie dei partiti nazional popolari. Soprattutto in quella di Bersani che si accinge con Monti a riesumare dalla madia della sinistra la salma della defunta Unione. Grillo a tal proposito dipinge il premier uscente come il nuovo Mastella che fungerà da ago della bilancia per il futuro governo di area Pd.

Ma è qui che nascono timori e incertezze per la futura coalizione del cosiddetto centrosinistra. Oggi Alessandra Ghisleri, presidentessa di Euromedia Research, conferma infatti l’ambascia generale di politici di lungo corso come Antonio Bassolino che vede la crescita del Movimento 5 Stelle andare ben al di là di quello che immortalano i sondaggi. La Ghisleri, cui Berlusconi chiede spesso consulti elettorali, stima che il movimento di Grillo supererà agevolmente la soglia del 20% sparigliando le carte a chi già apparecchiava piani di governo (Bersani-Monti) e opposizione (Berlusconi).

Il terzo incomodo (M5S) se come promette non farà alleanze ma sosterrà solamente proposte valide, costringerà, con i suoi probabili 100 deputati e 50 senatori, gli altri attori politici a giocare una partita leale sulle decisioni da prendere per risollevare l’Italia. La nota di colore riguarda invece il Cavaliere che con sprezzo del ridicolo ha cominciato a copiare stralci del programma del M5S. Martedì sera, durante la trasmissione Ballarò, Berlusconi ha parlato ad esempio di abrogazione del finanziamento pubblico ai partiti (camuffato da rimborso elettorale), di abolizione di Equitalia e di togliere l’Imu sulla prima casa.

Punti che Grillo va strillando nelle piazze da settimane e che, nonostante siano già presenti nel programma del M5S, il comico ha ritenuto di dover mettere nuovamente nero su bianco in un articolo sul suo blog. Ieri, intanto, l’ultimo comizio tenutosi a Marghera (Venezia) ha registrato un enorme successo di pubblico che tuttavia – come le precedenti tappe dello Tsunami Tour, anch’esse gremite di folla – è stato ignorato dal mainstream dell’informazione.

M5s: raccolte le firme per candidarsi nelle circoscrizioni estere

Posted gennaio 23rd, 2013 by marcomachiavelli and filed in Cronaca e opinioni, Politica

Il tempo stringente ha reso l’impresa ardua, ma il numero di firme necessarie per presentarsi nelle circoscrizioni estere è stato raggiunto. Il simbolo del M5s sarà dunque presente anche sulle schede elettorali di chi vota oltre confine.

È di oggi la notizia che per molti italiani temporaneamente all’estero per motivi di studio o di lavoro o di altra natura non sarà possibile votare, per lo meno agevolmente. Lo conferma il governo con un comunicato tranchant del Consiglio dei Ministri, escludendo di fatto ogni procedura di voto telematico riservata invece ai militari o agli iscritti all’Aire. Secondo stime ufficiose le persone in questa condizione disagevole sarebbero poco sotto il milione e difficilmente riusciranno a tornare in Italia per votare dovendosi sobbarcare le spese di viaggio senza alcuno sconto.

Ma una buona notizia c’è – almeno per la democrazia – e arriva dal ministero dell’interno dove da poco gli attivisti del Movimento 5 Stelle hanno depositato le firme per le candidature al parlamento. A quanto dicono la raccolta delle firme è stata tutt’altro che una passeggiata: scarsa collaborazione dei consolati, tempi stringenti e la difficoltà di pubblicizzare la loro iniziativa a causa della scarsa solidarietà degli italiani all’estero. Il Viminale, sempre secondo gli attivisti del M5s, si sarebbe complimentato con loro per la perizia con cui sono stati presentati i documenti. Se la raccolta firme non fosse andata a buon fine, il movimento di Grillo non avrebbe potuto usufruire della frangia di voti all’estero, talvolta capace di condizionare fortemente l’esito delle urne.

Grillo, effetto tsunami sui partiti: fuori gli impresentabili

Lo Tsunami Tour di Beppe Grillo continua a riempire le piazze, ma l’effetto dell’onda anomala investe soprattutto i partiti politici: nell’articolo un elenco di punti, a partire dalle liste pulite, che i partiti hanno copiato pedissequamente dal Movimento 5 Stelle.

Vi ricordate quando nel 2007 Beppe Grillo raccolse le firme per una legge di iniziativa popolare che chiedeva l’ineleggibilità dei condannati in via definitiva? Una legge che la classe politica si è rifiutata di discutere in parlamento. Ora è stata riesumata; certo, non la vogliono portare in Aula, ma copiarne il senso per dare un’immagine rinnovata ai vecchi partiti. Succede così che ieri Nicola Cosentino, politico in odor di Camorra, sia stato escluso dalle candidature per il parlamento dal Popolo della Libertà, e che lui per ripicca – almeno secondo l’edizione campana de La Repubblica – abbia fatto sparire i documenti per la presentazione delle liste della sua regione. E quando Grillo diceva che bisognava cambiare modo di comunicare avvicinandosi a internet?

Ora i manifesti elettorali sono pieni di richiami ai social network, da Facebook a Twitter. Per non parlare poi delle primarie per il parlamento copiate dal Pd. Dopo che il Movimento 5 Stelle promosse le proprie sul web gratuitamente, il partito di Bersani indisse immantinente delle consultazioni – al costo di due euro per votante – per comporre la rosa dei candidati al parlamento; sebbene queste si siano rivelate alla fine un mero specchietto per le allodole, dato che i vecchi mandarini si sono ricandidati senza essersi sottoposti alla citata selezione. Che dire se non che sono dei tentativi di scopiazzare da quattro sodli. Come recita un noto adagio pubblicitario: “Diffidate delle imitazioni”.

Video:

Beppe Grilo a Salerno 1/2. 21/01/13. Tsunami Tour

Movimento 5 Stelle denuncia “i pianisti” al parlamento siciliano

Da poco entrati nell’Assemblea Regionale Siciliana, i portavoce del Movimento 5 Stelle s’inimicano già i loro colleghi deputati. Giancarlo Cancelleri, capogruppo dei 5 Stelle, denuncia la presenza di “pianisti” durante la votazione di un’importante mozione parlamentare.

I politici italiani non sono nuovi a questo tipo di pratiche. “I pianisti” si aggirano per le camere di tutte le più importanti assise italiane. Un voto per me e uno per il mio compagno assente, ma c’è anche chi vota per interi gruppi! In pochi nella storia hanno avuto il coraggio di denunciarli, un po’ per codardia, un po’ per connivenza. Il capogruppo del Movimento 5 Stelle Giancarlo Cancelleri, in una regione dove vigono omertà e sudditanza, è riuscito a farlo. Il 17 gennaio, durante la seduta numero 15 dell’Assemblea Regionale Siciliana, è intervenuto a seguito della votazione di una mozione contro il ponte sullo Stretto di Messina.

“In questo momento in aula siamo in 27, compreso il presidente. I tesserini inseriti negli appositi spazi davanti agli scranni sono però 56. Chiediamo rispetto verso quei colleghi che lavorano e proporremo al consiglio di Presidenza di affrontare la questione, perché non è corretto che la diaria venga assegnata in funzione di presenze che non sono tali”. Ben 29 deputati assenti si sono avvalsi della complicità di qualche collega pianista per ottenere il gettone di presenza pari a 224 euro (emolumento che si aggiunge alla già cospicua indennità fissa). Il presidente dell’Ars Giovanni Ardizzone – il deputato dell’Udc che il giorno del suo insediamento predicava massima trasparenza – ha cercato di smorzare i toni.

“La vicenda verrà valutata in uno dei prossimi consigli di Presidenza” ha detto, auspicando che “dell’accaduto non si faccia però un caso”. E te credo, non vorremo mica disturbare la nuova giunta Pd-Udc (sic!) di Rosario Crocetta, colui che voleva fare del Palazzo dei Normanni una cattedrale di vetro?! Intanto il capogruppo del M5s ha chiesto formalmente agli uffici della presidenza della regione di fornire l’elenco ufficiale dei deputati presenti alla seduta incriminata. Ma da Palazzo d’Orleans rispondono che ci vuole tempo assai… È forse questa la trasparenza tanto decantata dal presidente della regione in campagna elettorale?

Video:

Onorevoli Assenteisti “Giancarlo Cancelleri Interviene nella seduta dell’ARS del 17-01-2013″

Elezioni. Verona: no del sindaco leghista al comizio di Grillo

Lo Tsunami Tour del Movimento 5 Stelle procede a singhiozzo. Il primo intoppo capita a Verona, dove il sindaco leghista Tosi si attarda a concedere piazza Brà – quella intorno all’Arena – per il comizio di Beppe Grillo.

Che il Movimento 5 Stelle fosse inviso a tutti i partiti è cosa nota, ma che i politici si nascondessero dietro al dito della burocrazia per mettergli i bastoni fra le ruote è una scorrettezza da basso impero. Non bastassero i tentativi di boicottaggio da parte dei consolati e dei falsari del contrassegno elettorale, ora gli attivisti del M5s devono confrontarsi con l’ostilità delle amministrazioni locali. A Verona il nove febbraio farà tappa la campagna elettorale di Beppe Grillo, chiamata evocativamente Tsunami Tour.

Gli attivisti veronesi del M5s, per l’occasione hanno chiesto formalmente alla giunta del sindaco leghista Flavio Tosi l’autorizzazione per poter organizzare l’evento in piazza Brà, quella dell’Arena per intenderci. La risposta è stata un bel deferimento alla “disciplina elettorale” con cui la prefettura si riserva di regolare la propaganda delle formazioni politiche. Un prassi consolidata, secondo gli attivisti veronesi del M5s, “per ritardare l’inizio legale della campagna elettorale”. Gli organizzatori prevedono inoltre la presenza di una folla numerosa, motivo per cui necessitano della piazza più grande della città.

Video:

Beppe Grillo – Tsunami Tour a Pisa – 15.01.2013

Elezioni: bocciati i simboli tarocchi. Le 5 stelle vanno a Grillo

Posted gennaio 15th, 2013 by marcomachiavelli and filed in Politica

Il Viminale rimanda al mittente diversi simboli di liste poco serie. Tra questi quello rubato al Movimento 5 Stelle. Sulla scheda elettorale, dunque, l’icona con le cinque stelle sarà solo appannaggio del movimento di Beppe Grillo. Anche la Lega è stata costretta a ritirare il suo simbolo ridicolo.

Una storia da repubblica delle banane, per fortuna col lieto fine. Domenica sono stati depositati i simboli che compariranno sulle schede elettorali. Alcuni sono orripilanti e ridicoli come quello della Lega dove compare il nome di TreMonti: non è un errore di battitura! c’era proprio scritto il nome dell’ex ministro – recentemente arruolatosi nel Carroccio – con la “M” maiuscola. L’intento, mal dissimulato, era inequivocabilmente quello di trarre in inganno qualche fan di Monti un po’ sprovveduto. Per la cronaca la Lega era la stessa che inveiva contro Monti sin dal suo insediamento a palazzo Chigi. Ora senza vergogna usa il nome del suo acerrimo nemico di turno per rubacchiare qualche voto: sono alla frutta.

Calderoli, uno dei tanti leader folkloristici della “Padania”, spiega che si trattava di uno scherzo e che è già pronto un simbolo più serio. Sorte opposta tocca invece al Movimento 5 Stelle a cui era stato sottratto il simbolo da un invasato che sosteneva di esserne il vero proprietario. Costui, un certo Danilo Foti, si è visto rifiutare il simbolo con le cinque stelle su sfondo bianco, che da oggi sarà solo appannaggio del Movimento di Beppe Grillo. Bocciati anche i simboli scopiazzati dalle liste “Rivoluzione Civile” del magistrato Antonio Ingroia e “Monti presidente per l’Europa” del premier uscente. Insomma, il lavoro del Viminale è servito per ripulire un po’ l’immagine sbiadita della nostra democrazia ristabilendo l’ordine nella giungla dei simboli elettorali.

Consolati contro il M5S: firmare diventa una mission impossible

La raccolta firme del Movimento 5 Stelle per presentarsi alle prossime elezioni trova un grosso ostacolo nella scarsa collaborazione dei consolati. Fra lungaggini dei funzionari e l’inerzia delle procedure burocratiche sta per sfumare la possibilità degli italiani all’estero di votare il movimento di Grillo. Ecco alcune testimonianze.

La consegna delle firme necessarie per partecipare alle elezioni è prevista per il 20 gennaio. Un onere che riguarda soltanto quelle forze politiche che stanno fuori dal parlamento. Un vero e proprio handicap se si considera che il tempo per raccoglierle si è ridotto notevolmente dopo le dimissioni del governo Monti. Da aprile si è passati a febbraio, e per la prima volta nella storia della Repubblica Italiana si vota in pieno inverno. Il Movimento 5 Stelle ha dunque intensificato la propria raccolta firme durante le festività natalizie e conta di partecipare alle votazione in tutte le circoscrizioni del territorio nazionale. Qualche problema è sorto invece per le quattro circoscrizioni degli italiani all’estero: Europa, America del Nord e Centro America, America del Sud e Asia/Oceania/Africa.

Il numero delle firme è stato abbattuto da un decreto legge estemporaneo del governo, passando da 1.000 per circoscrizione estera a 100. Il compito degli attivisti del M5S residenti all’estero avrebbe dovuto a quel punto risultare in discesa, ma la lentezza della macchina burocratica italiana si è messa loro di traverso. Non solo, a ostacolare il libero esercizio democratico di candidarsi al parlamento ci hanno pensato pure dei consoli che si sono negati quali funzionari autorizzati dalla legge italiana per autenticare le firme degli italiani all’estero. Il colmo della beffa è stato la scoperta da parte degli attivisti esteri del M5S che i moduli per raccogliere le firme dovevano essere stampati in formato A3 o simile, con il simbolo di rappresentanza non più largo di tre centimetri. Insomma, se Formigoni alle ultime elezioni regionali lombarde ha potuto partecipare presentando firme false, il M5S ha dovuto al contrario svenarsi fra bizantinismi burocratici per tentare di presentare la propria candidatura.

E non è detto che ci riesca, visto che la data della consegna delle firme stabilita dal Viminale cade di domenica, quando gli uffici sono chiusi. Se chi ha raccolto le firme all’altro capo del mondo dovesse consegnarle di lunedì, come logica vuole, potrebbe incorrere nella sorpresa di trovarsi un bel cartello affisso sulla porta del ministero con scritto: “Spiacenti ma abbiamo deciso che l’ultimo giorno utile era venerdì 18, riprovate alle prossime elezioni“. Il rischio concreto è che se non si raggiungono le 100 firme in ciascuna delle quattro circoscrizioni estere, gli italiani residenti oltre confine potrebbero non avere diritto a votare il movimento di Grillo. E all’estero si sa, i nostri connazionali guardano la politica italiana con occhi molto attenti.

Leggi le testimonianze degli attivisti sulla scarsa collaborazione ottenuta dai consolati per raccogliere le firme:

I consolati contro il Movimento 5 Stelle

Anonymous svela complotto contro il M5S sul simbolo scopiazzato

Posted gennaio 13th, 2013 by marcomachiavelli and filed in Cultura e intrattenimento, Delinquenza politica, Politica

Un boicottaggio architettato in tandem da Andrea Massimiliano Danilo Foti, fan deluso di Beppe Grillo, e da Marco Manuel Marsili, fondatore di un partitAnonymous svela complotto contro il M5S sul simbolo scopiazzatoo fantasma. Sembra però difficile che i due sprovveduti abbiamo messo in piedi un piano così ben congegnato senza l’aiuto di qualche potente organizzazione.

Dietro il simbolo scopiazzato “Movimento 5 Stelle” non c’è nulla di serio. Solo un’associazione fantasma cui è stata inibita la diffusione del proprio simbolo (LEGGI L’ORDINANZA DEL TRIBUNALE) perché rubato, insieme al nome, a un’altra associazione che tuttora ne detiene la proprietà. Si chiama Partito Pirata ed è stata fondata nel 2011, mentre quella originale e omonima è stata fondata nel 2006. I finti Pirati guidati da un certo Marco Manuel Marsili hanno collaborato con Danilo Foti, il fan deluso di Beppe Grillo, per depositare il simbolo fittizio del Movimento 5 Stelle ieri al Viminale.

Nel dispaccio degli hacker di Anonymous Italia, divulgato dal sito byoblu.com, si legge una conversazione via Facebook (GUARDA LE IMMAGINI NELLA GALLERY) dove il mezzo pirata Marsili suggerisce a Foti di raccontare una storiella falsa da propinare ai giornalisti interessati alla notizia. E cioè che lo stesso Foti, anni prima, avrebbe fondato un Movimento 5 Stelle parallelo, con cui avrebbe partecipato in Sicilia alle elezioni comunali di paesini sotto i 1000 abitanti. Ora il vero Movimento 5 Stelle, il cui unico fondatore e ispiratore è il comico genovese Beppe Grillo, ha presentato un ricorso all’ufficio competente del Viminale per chiedere l’estromissione dalla scheda elettorale del simbolo scopiazzato del duo pirata Marsili-Foti. Grillo anticipa inoltre dal suo blog che, qualora non venisse ritirato il simbolo fasullo, non intende partecipare alle prossime elezioni di febbraio.

Guarda le immagini che immortalano il complotto Marsili-Foti su Facebook:

Anonimous: golpe contro Grillo

Beppe Grillo/Casa Pound: finta liaison manipolata dai media (VIDEO)

Titoli di fuoco hanno subito tacciato Grillo di affinità col movimento di estrema destra Casa Pound. Nel filmato in calce, riportato senza manipolazioni, si vede però un’altra scena: un dialogo accidentale, per strada, dove ognuno spiega le proprie ragioni. “Se mi dici – spiega Grillo a un ragazzo di Casa Pound – andiamo contro la Polizia e diamo delle manganellate, io non ci sto”.

Non bastasse la fregatura del simbolo scopiazzato, il Movimento 5 Stelle subisce l’ennesimo attacco a mezzo stampa riguardo a una presunta liaison dangereuses fra Beppe Grillo e Casa Pound. I titoli più sensazionalistici si omologano nella locuzione “Beppe Grillo apre ai neofascisti di Casa Pound”, mentre i giornali più sobri (?!) come Repubblica titolano “Grillo ai fascisti di Casa Pound: – se volete benvenuti nel M5S”. Se questa è informazione… Nel filmato in calce ci si può tranquillamente fare un opinione senza mediazioni taroccate. Non si vedrà altro che il comico genovese parlare con dei ragazzi del movimento d’ispirazione fascista su temi d’interesse comune.

“Il nostro – spiega Grillo agli militanti di Casa Pound – è un movimento ecumenico (…) se un ragazzo di Casa Pound ha i requisiti per entrarci, ci entra”. Quali saranno mai questi requisiti? Fedina penale pulita, non essere iscritti a partiti, non avere due legislature alle spalle (a qualsiasi livello istituzionale: comune, provincia, regione, parlamento) e fare politica per spirito di servizio civile, senza velleità di carriera. Quest’ultimo principio è quello che ha ispirato i più grandi uomini di stato che l’Italia abbia mai conosciuto; uno su tutti Giovanni Falcone (VIDEO). Qualche simpatizzante del Movimento 5 Stelle, tuttavia, si è risentito delle parole che Grillo ha scambiato con Casa Pound. È il caso di un consigliere comunale di Carpi, eletto come indipendente grazie al sostegno di Grillo e iscritto all’Anpi, che ha deciso di tagliare i ponti col MoVimento, forse fuorviato dall’ingannevole battage mediatico riservato alla vicenda.

Video:

Beppe Grillo & Casapound al Viminale 10.1.2013 – VIDEO INTEGRALE NON MANIPOLATO

Elezioni: presentata falsa lista del M5S. Grillo furibondo (VIDEO)

Posted gennaio 11th, 2013 by marcomachiavelli and filed in Cronaca e opinioni, Politica, Profeti moderni

In fila da parecchi giorni per depositare il simbolo elettorale, gli attivisti del Movimento 5 Stelle sono stati anticipati da uno sconosciuto che ne ha presentato uno identico. Chi c’è dietro questa misteriosa persona?

ROMA – Piazza del Viminale. Gli attivisti del Movimento 5 Stelle sono stati in coda per tre giorni per riuscire a depositare in tempo il loro simbolo da presentare alle prossime elezioni politiche. Ieri in serata sono stati raggiunti da Beppe Grillo che ne ha condiviso le sorti fino a oggi. Sicuri di essere gli unici, tra i primi della fila, con in mano un simbolo identificativo del loro movimento, sono stati beffati al traguardo. Un uomo fra i trenta e i quaranta mischiato nella coda (VIDEO) è riuscito a entrare negli uffici ministeriali prima di loro registrando un logo perfettamente identico a quello del comico genovese.

L’unica differenza è che sotto le cinque stelle manca la scritta “BEPPEGRILLO.IT”. Secondo il fondatore del MoVimento “la democrazia è finita” se ci si riduce a fare una fila da far west per autenticare il simbolo di una lista: tre giorni di attesa accampati per strada notte e giorno (VIDEO), dandosi il cambio per non svenire e cercando di resistere ad atti di prepotenza dei gruppi più riottosi. Gli attivisti insieme a Beppe Grillo intendono verificare la legittimità del simbolo scopiazzato, e se sarà il caso contestarne l’ammissione alle elezioni di febbraio.

Confronta i due simboli nell’immagine in alto.

Video:

Grillo: “Oggi la democrazia è finita”

Politiche, Grillo al Viminale per la consegna del simbolo 5 Stelle: “Stiamo attenti agli abusivi”

Sicilia, i deputati 5 Stelle restituiscono parte dello stipendio

Lo hanno chiamato Restitution Day; è il giorno in cui gli eletti del Movimento 5 Stelle hanno annunciato di aver restituito parte del loro stipendio da consiglieri all’Assemblea Regionale Siciliana.

Era scritto nel loro programma elettorale e lo hanno fatto. Hanno rinunciato alla maggior parte del loro compenso da consiglieri restituendolo direttamente alla regione Sicilia. Un’operazione che secondo il capogruppo Giancarlo Cancelleri ha una duplice valenza: dimostrare che si può fare politica con meno soldi, e allo stesso tempo cercare di convincere, con l’esempio, altri politici a fare altrettanto. Ma l’iniziativa dei 5 Stelle non si ferma qui, perché coi soldi restituiti verrà creato un fondo di microcredito per aiutare economicamente le piccole imprese siciliane. Non solo quelle già esistenti, ma anche quelle che devono ancora nascere: l’iniziativa intende promuovere lo sviluppo della piccola e piccolissima impresa sostenendo tutte quelle aziende che, avendo pochi dipendenti, non godono di aiuti come la cassa integrazione e a cui viene negato il credito dalle banche. Oggi alla conferenza stampa, intitolata Restitution Day, sono state spiegate le ragioni della rinuncia a circa il 70% dell’emolumento. Cancelleri ha inoltre ricordato che la creazione del fondo per il microcredito è stata approvata con la legge di bilancio 2013.

Solo questo mese il MoVimento 5 Stelle ha restituito 123.000 euro; ogni deputato ha percepito uno stipendio netto di 2.500 euro, più un rimborso di circa 700 euro per le spese di trasporto e pernottamento (il rimborso è diverso per ogni singolo deputato in ragione delle spese effettivamente sostenute per recarsi in regione). Questa rinuncia va ad aggiungersi alle altre già affrontate dal Movimento 5 nell’ottica di una campagna nazionale contro i privilegi della politica. Nelle altre regioni in cui è presente il Movimento, infatti, sono state depositate svariate proposte di legge per la riduzione degli stipendi dei consiglieri, che tuttavia sono state bocciate. In Sicilia si è potuto al contrario dare grande risalto alla lotta contro la casta, poiché la rinuncia dei 5 Stelle ha riguardato anche le indennità di carica spettanti ad alcuni degli eletti. Insomma, dopo aver rifiutato i rimborsi elettorali il movimento di Beppe Grillo non si è più fermato tracciando la via per un rinnovamento etico della politica. Ora vedremo quanti saranno i partiti disposti a seguirne le orme.