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Berlusconi: “Candidati M5S per l’80% dei centri sociali e No Tav”

Posted febbraio 13th, 2013 by marcomachiavelli and filed in Politica, Spaventapasseri

La boutade ieri all’Ansa è di quelle che fan venire il latte alle ginocchia. Se i politici italiani litigano (o fanno finta) in TV, almeno su una cosa sono d’accordo attaccare Grillo e il suo movimento. E a ruota si scaglia anche Monti.

Chi segue Net1news sa bene che ci stiamo (e mi sto) occupando da vicino della campagna elettorale del Movimento 5 Stelle. Negli articoli e nei vari video pubblicati compaiono spesso quei candidati ieri apostrofati beceramente da Silvio Berlusconi nel corso di una conferenza stampa improvvista all’Ansa di Roma. Sempre ieri su Net1news il collega Gabriele Biandolino ha redatto una godibilissima intervista al candidato del M5S Roberto Berrita che da sola basterebbe a smentire le panzane del Berlusca riguardo alle liste del MoVimento, composte, a suo dire, “per l’80% da estremisti di sinistra dei centri sociali e dei No Tav”. Lo stesso giorno l’affermazione del Cavaliere trova conforto nelle parole di Monti che dal “pulpito” della trasmissione televisiva Uno Mattina rilancia l’offensiva ai candidati del M5S, asserendo che “le urla di Grillo ci portano verso il baratro della Grecia”. Ora, due considerazioni per meglio precisare le posizioni dei due ex premier:

1) Berlusconi non conosce (o fa finta di non conoscere) chi sono i candidati del M5S, tutti provenienti – fino a prova contraria – dalla società civile. E tutti (o quasi) appoggiano le battaglie dei No Tav per fermare un treno ad alta velocità che costerà in totale 22 miliardi di euro (parte dei quali già spesi). Stendiamo un velo pietoso sull’implicita e torbida equazione No Tav = centri sociali o estremisti di sinistra;

2) Monti cerca di sminuire l’attività del M5S incentrando la sua critica sugli aspetti più grotteschi (come se lui non ne avesse) della figura di Beppe Grillo. Inoltre parla della Grecia come di uno stato reietto dimenticandosi di quanto la elogiasse solo un anno e mezzo fa (VIDEO). “Se lui (Grillo, nda) se la sente – afferma il premier uscente – di prendersi la responsabilità, con le sue urla, di trasformare l’Italia nella Grecia, faccia pure”.

La triste convergenza delle dichiarazioni di Monti e Berlusconi non deve però stupire; in fondo entrambi sono soliti frequentare la bouvette di Montecitorio per conversare amichevolmente riguardo alle decisioni politiche da prendere. Tutto il resto è f(r)iction.

Video:

Berlusconi: “Candidati M5S per l’80% dei centri sociali e No Tav”

Monti boccia referendum contro inceneritore, Grillo s’infuria

Il governo boccia il referendum della Valle d’Aosta contro la costruzione di un inceneritore impugnandolo davanti alla Consulta. Beppe Grillo, grande sostenitore di questa consultazione popolare, si dice amareggiato, ma i promotori del referendum sono sicuri che nella loro regione non si costruiranno più inceneritori.

Di rado succede che un governo nazionale si occupi di questioni relative alle regioni e, in particolare, di casi così specifici. A novembre in Valle d’Aosta si è tenuto un referendum propositivo storico: per la prima volta dall’introduzione di quest’istituto si è raggiunto il quorum, dando così immediata applicazione ai relativi quesiti. Si trattava di ratificare una legge di iniziativa popolare, bocciata dal consiglio regionale, ma che grazie al referendum è stata approvata immantinente. La legge vieta la costruzione di inceneritori in Valle d’Aosta perché costituirebbero un pericolo per la salute pubblica. Così, venerdì scorso, il consiglio dei ministri presieduto da Mario Monti ha annunciato di voler impugnare la legge valdostana contro l’incenerimento dei rifiuti.

Il contenzioso sarà portato davanti alla Corte Costituzionale che dovrà esprimersi sulla liceità della norma. Certo è che una fretta simile da parte di un governo nazionale non si era mai vista. Neppure rispetto a questioni analoghe ma decisamente più importanti, come è successo in Emilia e in Lombardia durante le ultime elezioni regionali. Una legge nazionale prevede infatti che i presidenti di regione non possano candidarsi per più di due mandati consecutivi, al fine di evitare un’eccessiva concentrazione di potere nelle mani di una singola persona. Ebbene, sia in Emilia Romagna che in Lombardia i due governatori sono rispettivamente al terzo e al quarto mandato consecutivo. Nel caso della Lombardia, l’incompatibilità del presidente Formigoni è stata segnalata con un esposto alla procura di Milano da parte degli attivisti locali del Movimento 5 Stelle.

Ma il giudice, pur condividendo i motivi della denuncia, non ha potuto procedere contro il governatore lombardo perché la regione “non ha recepito le disposizioni della legge nazionale”, nonostante i tempi per ratificarla fossero già scaduti da un pezzo. Perché in quell’occasione il governo nazionale non ebbe nulla da eccepire? Forse che Roberto Formigoni conta più di 130.000 valdostani? “Mi dispiace, ma io so io e voi non siete un cazzo”. In realtà il referendum contro l’incenerimento dei rifiuti era già stato contestato davanti al Tar di Aosta da un’associazione di imprese interessate all’opera, ma il giudice ne aveva confermato la legittimità perché pertinente alla tutela della salute. Tuttavia Monti e ministri sostengono che si tratti di materia ambientale e quindi impugnabile.

Comunque vada sarà un insuccesso per la democrazia; la volontà popolare, si sa, è un optional per questi politici. Scontate, inoltre, le reazioni del comitato promotore del referendum che chiede il rispetto di quanto deliberato direttamente dai cittadini valdostani. A sostegno dell’iniziativa, più che mai osteggiata dalla classe politica locale con intimidazioni e manifesti indecenti, si sono spesi l’associazione Valle Virtuosa, la Società Internazionale di Medici per l’Ambiente (Isde) e il Movimento 5 Stelle col suo fondatore Beppe Grillo, ospite di una serata di propaganda referendaria. Si attendono ora nuovi sviluppi giudiziari sulla vicenda, che ad ogni modo ha acclarato il netto rifiuto dei cittadini valdostani alla costruzione di inceneritori nel loro territorio.

Sull’argomento:

Valle d’Aosta: primo referendum propositivo della storia italiana

Video:

Beppe Grillo ad Aosta 16 Novembre 2012 ore 21.00

Elezioni, governo nega il voto a 25.000 studenti all’estero

Il presidente Giorgio Napolitano emana un decreto per agevolare il voto degli italiani all’estero. Nel provvedimento si dimenticano però gli studenti del progetto Erasmus, circa 25.000 ragazzi sparsi in tutto il mondo. Lo stesso numero di elettori fu determinante nel 2006 per la vittoria del centrosinistra.

Prodi ci vinse le elezioni con 25.000 voti, ma l’attuale governo sembra non curarsene. Nemmeno il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano – lo stesso, per intenderci, che firmava le “leggi vergogna” di berlusconiana memoria e che la Consulta ha recentemente incoronato re al di sopra delle legge con una sentenza scontata, criticata aspramente persino dai più grandi costituzionalisti italiani come Zagrebelsky e Cordero – ha mosso un dito per difendere il diritto di quei 25.000 studenti all’estero di esprimere democraticamente il voto alle prossime elezioni politiche del 24 e 25 febbraio. Parliamoci chiaro, questi per la maggior parte sono studenti meritevoli che hanno ottenuto la possibilità di andare a studiare all’estero sulla base dei crediti universitari conseguiti, facendo domanda di adesione al progetto di scambio culturale denominato Erasmus.

Secondo gli ultimi dati resi disponibili dal Rapporto Annuale Erasmus, nell’anno accademico 2010/2011 gli studenti italiani che hanno deciso di andare a studiare temporaneamente all’estero sono stati più di 22.000. Ma la tendenza è in forte crescita e si contano circa 1.000 studenti in più all’anno (*), circostanza presumibilmente dovuta alla volontà dei ragazzi di trovare dei solidi agganci per un futuro lavoro appagante, che in italia è stato loro negato. Negato, proprio come il diritto al voto che hanno perso a causa di un decreto legge – il numero 223 del 18 dicembre 2012 – approvato dal Consiglio dei Ministri di concerto col Quirinale. Il provvedimento, pubblicato alla chetichella sulla Gazzetta Ufficiale la vigilia di Natale, dispone una serie di agevolazioni per gli italiani temporaneamente all’estero – ma non ivi residenti – per “motivi di servizio o di missioni internazionali”, al fine di garantire il libero accesso alle prossime votazioni politiche.

Non sono dunque contemplati gli studenti Erasmus – vedi art. 2 del testo –, che per votare dovrebbero recarsi in Italia a loro spese, senza il benché minimo rimborso. Il problema, tuttavia, non è ignoto ai vertici istituzionali, dato che già nelle scorse due legislature – una presieduta dalla sinistra e l’altra dalla destra – si scatenarono petizioni di studenti che chiedevano di poter esercitare il proprio diritto di voto al pari dei loro compagni di università spagnoli, inglesi, tedeschi e persino messicani, i cui rispettivi paesi hanno attivato comode procedure di voto telematico. Cos’hanno da dire a proposito i signori Monti Mario e Napolitano Giorgio, che si sono trincerati dietro un decreto legge discriminatorio e platealmente in contrasto con l’articolo 48 della Carta Costituzionale? Il sospetto, più che fondato, è che si voglia impedire a una frangia di persone colte e ben orientate verso il rinnovamento di una classe politica in declino, di poter influire sull’esito delle urne di lunedì 25 febbraio.

Mario! Giorgio!… Paura eh?!

(*) Fonte: byoblu.com, Non faranno votare 25mila studenti

Tariffe acqua 2013: profitti garantiti per i gestori del servizio

Continuano i tentativi di eludere l’esito del referendum sull’acqua pubblica, l’ultimo è stato quello dell’attuale governo che reintroduce il profitto garantito alle società di gestione private.

Dopo aver ricevuto la delega dal parlamento, l’Autorità per l’energia elettrica e il gas (Aeeg) ha approvato il Metodo tariffario transitorio per il servizio idrico. Rientra dalla finestra quello che era stato fatto uscire dalla porta col referendum sull’acqua del 2011: la remunerazione del capitale investito. Nella delibera dell’Aeeg si legge infatti che “gli oneri finanziari sul capitale immobilizzato” dovranno essere coperti dalle tariffe. Ciò significa che, nella selva di voci che infestano le nostre bollette, potremmo trovarne una dedicata a garantire un profitto sicuro al gestore del servizio. Non solo, in sede di consultazione, al fine di elaborare atti di regolamentazione tariffaria o di altro genere, saranno invitate al tavolo dell’Aeeg gli operatori del settore. Un modo gentile per dirci: “Cari cittadini i controllati si siederanno a decidere, insieme ai controllori, le regole del gioco”. Nulla di male s’intende, tuttavia la questione è passata in sordina dal parlamento, e addirittura è scomparsa dai maggiori organi d’informazione. Forse perché sarebbe difficile spiegare a una folta platea che un autorità indipendente (?!) come l’Aeeg chiede consiglio alle imprese sottoposte alla sua vigilanza su come regolare il mercato.

In fondo a questo governo e a questo parlamento si chiede soltanto un po’ più di coraggio. Il coraggio di affermare i propri aneliti neoliberisti; basterebbe che i tecnici semplificassero un po’ il linguaggio e dicessero apertamente che vogliono affidare il monopolio di risorse come l’acqua a società di capitali private, scalabili, controllabili, dal profitto garantito perché l’acqua è un bene a domanda fissa, non si può rinunciare a consumarla. Persino la cosiddetta sinistra di Bersani non ha nulla da eccepire a riguardo, tant’è che avvallò spudoratamente un decreto legge del governo Berlusconi che mirava alla privatizzazione del servizio idrico, presentato a soli due mesi dal successo referendario per l’acqua pubblica; fortunatamente in quell’occasione il provvedimento fu cassato dalla corte costituzionale. Ora destra sinistra e Monti tornano alla carica scavalcando la volontà popolare che abrogava la legge sulla remunerazione del capitale investito. Hanno cambiato le parole, come quando aggirarono un altro esito referendario, quello del ’93, ribattezzando il finanziamento ai partiti “rimborso elettorale”.

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Sprechi di Stato, le vere ruberie stanno nelle società pubbliche

Palestina riconosciuta Stato. L’Onu diviso fra delusi e contenti

Posted dicembre 4th, 2012 by marcomachiavelli and filed in Cronaca e opinioni, Guerra e imperialismo

La Palestina entra a far parte dell’Onu in qualità di “Stato osservatore non membro”: un riconoscimento che non piace né agli Usa né a Israele, ma ancor più contrari sono gli stessi palestinesi sottoposti a un governo non più riconosciuto dal popolo.

Se la Palestina che siederà ai prossimi consessi delle Nazioni Unite sarà ancora quella di Abu Mazen, allora il termine del conflitto israelo-palestinese è rimandato sine die. Ammesso che l’elezione dell’attuale presidente, in carica dal 2005, sia avvenuta regolarmente – cosa assai improbabile, dato che si trattava della prima votazione ufficiale per i palestinesi delusi dai trascorsi con Arafat –, egli è più un interlocutore per Israele e l’occidente che per il suo popolo. Hamas ha soppiantato in parlamento il vecchio partito conservatore di Al-Fatah che cerca di non sparire attraverso il suo esponente più importante. Abu Mazen, appunto, che, nonostante il suo mandato sia arci-scaduto nel 2009, continua imperterrito a occupare lo scranno più alto dell’Autorità Nazionale Palestinese. Lo scorso 29 novembre le Nazioni Unite hanno ufficialmente riconosciuto la Palestina come “Stato osservatore non membro”, degno dunque di sedere nell’Assemblea generale senza tuttavia facoltà di voto. Un riconoscimento a metà, un “foglio rosa” per affiancare i paesi membri, depositari esclusivi di democrazia,  e carpirne le regole di civiltà.

Secondo Usa e Israele la risoluzione Onu 67/19 non favorirà la pace, bensì un ulteriore inasprimento dei conflitti a Gaza e in Cisgiordania. Paradossalmente tale posizione è condivisa da buona parte dei palestinesi che si sentono presi in giro dalle manfrine delle Nazioni Unite: riconoscere lo Stato palestinese in sede internazionale significa interfacciarsi col governo che ha vinto le elezioni e non con un presidente illegittimo che ha superato i limiti del suo mandato. Sebbene Hamas nel 2006 abbia ottenuto la maggioranza in parlamento e insediato il proprio esecutivo, nessuno vuole interloquire con i suoi esponenti. Anzi, sono osteggiati da Ue, Usa e Israele che vedono la prima forza politica della Palestina soltanto come un’organizzazione terroristica. Se la posizione di Tel Aviv resta irremovibile, l’Europa, quantomeno, potrebbe assumere il ruolo di mediatore per la risoluzione di un conflitto che miete vittime da più di mezzo secolo. Chissà che il premier Monti, dopo l’incontro colle autorità della Lega Araba – molto legate ad Hamas –, non decida di spendersi per la causa palestinese: fanta-politica?

I nuovi mulini a vento del Cav: Merkel, Monti, crisi economica (VIDEO)

Il Pdl non ci sta: le ultime gravi dichiarazioni di Berlusconi destabilizzano il suo partito. Secondo il Cav l’austerità imposta all’Italia dal duo Monti-Merkel instaura un regime di “estorsione fiscale”. Sorprese sul suo possibile futuro ruolo in politica.

La notizia starebbe tutta nel fatto che il Cavaliere si è finalmente accorto che siamo nel bel mezzo di una grave crisi economica. Ieri a Lesmo in uno dei suoi manieri – Villa Gernetto – Berlusconi ha voluto puntualizzare alcune delle motivazioni che lo impegnano a “restare in campo”. Dopo le dichiarazioni a caldo rilasciate al Tg5 contro i giudici che lo hanno appena condannato a quattro anni per frode fiscale, il Cav ha precisato che 1) non lascerà la politica, ma presumibilmente intendeva il parlamento dato che in due processi – l’appena citato Mediatrade e il Ruby-gate – rischia la condanna definitiva. Nel primo addirittura gli viene comminata, al netto dei condoni, l’interdizione ai pubblici uffici per ben due anni, che tradotto significa espulsione dal parlamento con perdita dell’immunità; 2) lascia la leadership del partito, ma si prodigherà per riformare la giustizia – da deputato e guida morale (!) – scardinando una fantomatica dittatura della magistratura, ribattezzata dall’ex premier “magistratocrazia”; 3) valuterà se togliere la fiducia al governo Monti, perché a suo dire aggrava la “spirale recessiva” della crisi instaurando un regime di “estorsione fiscale”.

In realtà, secondo Il Giornale, B. a microfoni spenti avrebbe rincarato la dose annunciando un piano per un suo rilancio politico: niente primarie nel Pdl, sarebbero un intralcio, e l’organizzazione di un election day a inizio anno per convogliare politiche e regionali di Lombardia e Lazio. Il quotidiano della famiglia B. racconta di un Cavalier rampante, come non lo si vedeva da anni, pronto a sbaragliare nemici vecchi e nuovi: i giudici, Monti e la Merkel. Se sui primi molti all’interno del suo partito sono d’accordo, B. non riesce a raccogliere altrettanto favore sul contrasto alle misure di austerità del duo Monti-Merkel. L’esponente del Pdl Osvaldo Napoli spiega oggi, in un intervista su Libero, il clima che si respira all’interno del partito: “Berlusconi si è fatto male con le sue parole… Ha ammazzato le primarie… L’80% del partito sta con Alfano“. Aria di scissione dunque, dimostrata anche dal fatto che un giornale vicino al Cav dia adito a certi dissapori. Insomma B. irritato dalle sentenze odierne – Mediatrade – e future – Ruby – è pronto a scagliarsi contro nuovi mulini a vento nella speranza di riconquistare il consenso perduto; mentre tra i suoi c’è chi guarda già a un futuro senza di lui.

Video:

Delirio Berlusconi: lunga difesa di sé e attacco a Monti e magistratura (27/10/2012)

Finmeccanica: omertà di Monti su indagati, fra cui Orsi e Scajola

Posted ottobre 25th, 2012 by marcomachiavelli and filed in Delinquenza politica, Giustizia, Lobby e malaffare, Sprechi di Stato

Un giro di affari che si dipana intorno al gruppo Finmeccanica. Vari i filoni d’inchiesta che coinvolgono personaggi illustri come l’ex ministro dello sviluppo economico Claudio Scajola e l’ad di Finmeccanica Orsi.

Nel labirinto di inchieste che gravitano intorno a Finmeccanica e alle sue controllate c’è un filo di Arianna che occorre seguire, ed è rappresentato dalle presunte tangenti che i mediatori internazionali ritagliavano un po’ per sé e un po’ per altri soggetti. Sul versante velivoli, ad esempio, al mediatore Guido Ralph Haschke sarebbe stato concesso, secondo alcune deposizioni, un compenso gonfiato. Haschke, che ha facilitato la vendita di 12 elicotteri al governo indiano, avrebbe poi dovuto girare una parte del suo corrispettivo all’amministratore delegato di Finmeccanica Giuseppe Orsi. Le deposizioni di un’altro indagato illustre – Lorenzo Borgogni, ex direttore centrale di Finmeccanica – ci raccontano inoltre che la cresta sull’affare indiano sarebbe dovuta finire nelle tasche di Comunione e Liberazione e della Lega Nord. Quest’ultima avrebbe preteso la somma quale riconoscimento per aver fatto eleggere Orsi a capo dell’azienda precedentemente guidata da Piero Guarguaglini. La nota comica riguarda il “povero” Haschke che, durante la perquisizione degli agenti in casa sua, venne colpito da un improvviso e sospetto malore che lo bloccò a lungo sul letto.

Appena rinvenuto gli investigatori trovarono sotto il suo giaciglio alcuni documenti compromettenti, cui il mediatore italoamericano aveva condotto inconsciamente. Fresca Fresca è invece la notizia dell’iscrizione nel registro degli indagati dell’ex ministro dello sviluppo economico (governo Berlusconi ter) Claudio Scajola, l’accusa è di corruzione internazionale. Scajola, secondo la procura di Napoli, sarebbe coinvolto nella vicenda di una supposta tangente versata al governo brasiliano per una commessa di fregate a Fincantieri (gruppo Finmeccanica). Insomma, le dichirazioni rilasciate da teste e indagati sono ancora tutte da verificare, ma il quadro che ne emerge è davvero sconcertante. Non foss’altro per le intercettazioni pubblicate che, nel caso tragicomico di Haschke, rivelano un’inquieta preoccupazione nel voler nascondere i contratti dell’affare indiano degli elicotteri. Intanto il governo nicchia, e a chi chiede – come gli inviati del Fatto Quotidiano – al premier Monti se l’attuale ad di Finmeccanica gode ancora della sua fiducia, lui preferisce non rispondere. Certo che dopo la rimozione di Guarguaglini per via dei soliti problemi giudiziari, il governo non si è certo ravveduto.

Smantellata l’antimafia: governo decurta indennità al personale

Sempre meno fondi alla lotta contro il crimine, lo testimonia un documento in possesso del Fatto Quotidiano. La Dia, che in dodici anni si è vista ridurre gli stanziamenti dell’80%, subirà ancora tagli.

I fatti valgono più di mille parole spese dai politici sul contrasto al crimine. È un fatto che la Direzione Investigativa Antimafia (Dia) abbia subito dei tagli nel tempo: si è passati dai 28 milioni del 2001 ai 3,6 previsti per il triennio 2013-2015. A rivelarlo è il Fatto Quotidiano che ha potuto visionare un documento governativo di programmazione della spesa, dove vengono sconfessate le promesse dell’esecutivo. Il 12 novembre dello scorso anno infatti la legge di stabilità aveva già ridotto gli stanziamenti per la Dia, che dal prossimo anno saranno ancora più esigui. Ad essere colpita sarà soprattutto la spesa per il personale, che a causa di un atto  amministrativo di fine agosto, è stata riclassificata come un onere soggetto a decurtazione. Lo stipendio dei membri della Dia verrà  dunque alleggerito, in particolare verrà dininuito il cosiddetto Tea (trattamento economico aggiuntivo), istituito dall’ex direttore Gianni De Gennaro per motivare i suoi uomini. Si tratta di un’indennità pari a 250 euro al mese che veniva corrisposta a degli ispettori con trent’anni di servizio alle spalle: bruscoletti se pensiamo a quanto ricevono i parlamentari.

Come accennato, la scure dei tagli alla Dia è passata fra le mani di governi sia di destra che di sinistra. Non poteva perciò mancare la sferzata finale congiunta da parte di un governo sostenuto da entrambi gli schieramenti. Tra l’altro la direttiva dei tagli – come dimostra il documento a cui fa riferimento il Fatto – arriva direttamente dal Ministero dell’Economia presieduto da Mario Monti. Non si capisce dunque come il premier intenda risollevare le sorti finanziarie dell’Italia. Sì, perché la Dia non combatte solo la mafia militare, ma anche il riciclaggio di denaro sporco che inquina inesorabilmente l’economia nostrana. La Dia è un’invenzione del prode Giovanni Falcone, grande innovatore della lotta antimafia, che per primo pensò all’organizzazione di un pool interforze – Polizia, Carabinieri, Finanza – a supporto del lavoro dei magistrati. “I provvedimenti del ministero continuano a essere irrazionali – commenta il segretario dell’Associazione nazionale funzionari di polizia Enzo Marco Letizia – e puniscono quelle donne e uomini che più di altri contribuiscono alla confisca dei beni delle mafie… Lo Stato sembra proprio averli abbandonati“.

Un ombrello di nome Fiscal Compact: il parlamento centra il buco

Posted luglio 23rd, 2012 by marcomachiavelli and filed in Cronaca e opinioni, Economia, Ingiustizia sociale

A chi giova approvare così di fretta e furia un trattato incentrato sulle regole di bilancio dello stato? Più che a tamponare la crisi sembra un modo per tirare l’acqua al mulino della finanza.

Il Fiscal Compact è stato approvato in sordina ieri dal parlamento, e, mentre in Germania si interpella la corte costituzionale per verificarne la legittimità, in Italia si procede a piè sospinto. Non solo, si evita persino di parlarne troppo, onde evitare che qualcuno possa incuriosirsi e sollevare polemiche. Insieme a questo trattato che prevede indiscriminate rinununcie di spesa è stato avvallato un’altro provvedimento europeo per la stabilità finanziaria. Si chiama Mes (o Esm in inglese) e sta per Meccanismo Europeo di Stabilità. Si tratta della creazione di un fondo che i disinformatori mediatici definiscono “salva-stati”; in realtà i miliardi da stanziare serviranno a iniettare per l’ennesima volta liquidità nelle banche innescando il solito giro perverso, dove a guadagnarci saranno i soliti comitati d’affari. Gli stessi che esercitano una costante pressione sulle istituzioni europee affinché i titoli di stato presenti sul mercato non si trasformino in cartastraccia. Questa è anche la preoccupazione di sua eccellenza Mario Monti che quando si tratta di far calare la mannaia opta sempre per il welfare. Guai a toccare i privilegi della casta o debellare fenomeni criminali come la corruzione che dissanguano quotidianamente il pubblico erario.

Altrettanto zelo non si è visto tuttavia quando l’Europa ci ha chiesto di ratificare la convenzione anti-corruzione di Strasburgo, che ormai da più di un decennio apetta di valicare le Alpi. Il governo istituzionale, capitanato dal banchiere lobbista, aveva  l’imbarazzo della scelta: moniti dall’Europa ne sono arrivati a iosa, tra l’altro la Commissione europea ha avviato diverse procedure d’infrazione per le quali paghiamo multe salate. Una su tutte quella per l’abusivismo di Rete Quattro, le cui frequenze sarebbero dovute andare a Europa Sette che aveva i requisiti per trasmettere. Per non parlare poi delle violazioni in tema di rifiuti, per quelle ormai non c’è più speranza. Ovviamente l’omino della finanza ha fatto una scelta coerente col suo cursus honorum infischiandosene dell’italiano medio. Prima vengono i gioielli di famiglia, poi il popolino. Chi ha la pancia piena di obbligazioni italiane può tirare un sospiro di solievo; ma i cittadini? Per loro è previsto un tuor de force sul modello greco che a detta di molti economisti indipendenti potrebbe portarci sulla strada di una nuova grande depressione (Stiglitz). Insomma sul grande ombrello che sta per inchiappettarci c’è scritto “Fiscal compact”.

Taglio provincie, inizia il gioco della sedia e degli emendamenti

Posted luglio 23rd, 2012 by marcomachiavelli and filed in Cronaca e opinioni, Delinquenza politica, Sprechi di Stato

Meno Provincie nel provvedimento presentato dal governo. Un ridimensionamento destinato a suscitare malcontento fra i lacchè dei partiti.

Monti ha deciso di dare un taglio alla politica del superfluo, delle 110 provincie odierne ne rimarranno solo una quarantina con una decina di metropoli che allargheranno i loro confini. Un tentativo lodevole da parte di un premier che, tuttavia, ha solo minacciato una lotta senza quartiere contro le baronie che hanno lottizzato l’Italia. Una storia che si ripete da più di duemila anni quando ai tempi del primo triumvirato le gens più influenti di Roma si spartivano le provincie della repubblica. Seppur con qualche differenza le provincie di allora sono come quelle odierne, cioè un luogo dove sistemare parenti e amici. Ma anche una merce di scambio per sdebitarsi o per soddisfare velleità politiche di qualche personalità facoltosa. Ieri era il caso del ricco Marco Licinio Crasso, ora quello di tanti più modesti presidenti di provincia e accoliti.

L’abolizione delle provincie è un’antifona che ciclicamente viene rispolverata da tutti i partiti della seconda repubblica, salvo poi presentare candidati per le elezioni delle stesse. Le regioni sarebbero benissimo in grado di svolgere le esigue funzioni rimaste alle provincie, ormai ridotte a mere istituzioni di facciata. Il “vorrei ma non posso” dei partiti si spiega solo col fatto che nei consigli provinciali siedono troppi amici che non gradirebbero rimanere senza impiego. L’unica formazione politica a non aver presentato candidati alle ultime elezioni provinciali si chiama Movimento Cinque Stelle, che coerentemente col suo programma chiede l’abolizione dell’inutile ente. A questo giro qualcuno rimarrà inevitabilmente senza sedia (Monti dixit), a meno che non inizi la solita manfrina degli emendamenti per salvarne qualcuna.

Premier Monti vergognoso: omertà sulla riforma della Rai (VIDEO)

Posted maggio 26th, 2012 by marcomachiavelli and filed in Cronaca e opinioni, Delinquenza politica, Economia

Pochi frame rivelano la prepotenza di un primo ministro che nasconde i propri intenti sul futuro di una azienda strategica per l’Italia. Che ne sarà della già tanto vituperata Rai nei prossimi anni?

Giovedì scorso chi si è sintonizzato su La7 ha assistito a uno spettacolo indecente. Tralasciando il folklore di alcune espressioni infelici di Mario Monti – come il suo commento sulla Rai definita “eccitante” – il galoppino Telecom Corrado Formigli ha condotto un’intervista al primo ministro di basso profilo giornalistico. Questa è la riprova del fatto che il governo esercita un forte ascendente sui media tradizionali, dove nessuno si azzarderebbe a fare domande fuori copione. Tuttavia Formigli ha pisciato fuori dal vaso facendosi scappare una domanda pertinente e cruciale sulla Tv di Stato: “Ci sarà una riduzione dei consiglieri di amministrazione?” Un interrogativo legittimo visti i tagli effettuati in settori vitali del welfare, ma il premier ha preferito esibirsi in una raccapricciante scena muta: un atteggiamento inammissibile per un presidente del consiglio, che ha l’obbligo di chiarire le proprie posizioni in pubblico. Fido-Formigli ha poi continuato con morbide carezze e la serata si è trasformata in una melensa chiacchierata.

Qualcuno potrebbe obbiettare che quanto detto fin qui non abbia nulla di eclatante, eppure dall’intervista è trapelato qualcosa di più: Monti è fautore di un liberismo disumano che mira alla privatizzazione della Rai e di altre aziende pubbliche. Promuove l’abolizione dei monopoli statali in nome di una più libera concorrenza, per nascondere un piano d’indebolimento della democrazia in favore di una élite finanziaria. Altrimenti non si spiegherebbe la sua incondizionata indulgenza col mondo bancario e, di converso, la sua intransigente austerità coi meno abbienti. Per non parlare del suo passato – e presente – in organizzazioni di stampo massonico quali Gruppo Bilderberg, Commissione Trilaterale e in banche di assodata matrice speculativa come Goldman Sachs. Monti è un degno rappresentante dei mercati monopolizzati da comitati d’affari che succhiano soldi alle economie nazionali: la grande finanza dopo il fallimento dei suoi referenti politici scende direttamente in campo.

Video:

MARIO MONTI SI ECCITA PARLANDO DELLA RAI

Governo Monti spiegato da Topolino: tecnici = capro espiatorio

Ieri nell’editoriale del Fatto Quotidiano Marco Travaglio ha sostenuto che Monti non sarebbe un deus ex machina calato dall’alto di chissà quale organismo europeo, bensì uno scudo deflettore per respingere l’onda di protesta e di rinnovamento. Sotto l’egida del marziano Mario Monti ci sarebbero i partiti, che, in attesa di un’imenoplastica collettiva, avrebbero scelto come capro espiatorio un accademico che attuasse le riforme necessarie per evitare il fallimento. Un maquillage per l’ancien régime che si sta rivelando risibilmente inutile, soprattutto alla luce della debacle delle ultime amministrative: assomigliano a delle anziane bagasce che per cercare di vendersi meglio si nascondono dietro quintali di cerone, senza accorgersi di esser diventate laide gobbe e sdentate. Il trasformismo ormai non è più possibile, tesi peraltro ripresa simpaticamente anche da Beppe Grillo che sul suo blog pubblica una pagina di Topolino: nella figura si vede un papero politico che, a causa del malcontento popolare generato dal suo governo, incarica un ministro tecnico di fare il lavoro sporco pensando – Così la gente se la prenderà con lui –.

Spesso accade però che la realtà superi la fantasia: recentemente il presidente del consiglio ha trovato parole di stima per l’ex ministro del lavoro Brunetta, elogiando la sua politica dei tagli nel settore pubblico. Ma quel che è ancora peggio è ascoltare lo stesso Monti che dice di aver creduto nel primo governo Berlusconi, quando il Cavaliere si faceva portavoce di istanze liberali e riformiste. Dunque, nella vita può succedere di prendersi un abbaglio, ma in politica, specialmente quando si deve voltar pagina – come dopo lo scandalo di tangentopoli – bisogna valutar minuziosamente a chi affidare le redini del Paese. Ora, non so se questa affermazione del premier si sia tradotta nel ’94 in un voto a Forza Italia, ma mi fa pensare che Monti sia o un ingenuo o colluso col sistema di potere attuale. Propenderei più per la seconda ipotesi, sebbene entrambe lo rendano quantomeno inadatto a governare nello stato di crisi odierno.

Questa classe politica sta attraversando  l’Acheronte dantesco: Monti nelle veci di Caronte la sta traghettando verso la dannazione eterna. Pur di salvarsi sono pronti a tutto, l’ultima è quella di ricorrere alla strategia della tensione per legittimare una futura coalizione di “unità nazionale” da presentare alle prossime elezioni. Ieri il ministro Cancellieri ha affermato infatti che la strage della scuola brindisina – dove è morta una studentessa e altri versano in gravi condizioni – può essere letta in chiave terroristica, nonostante gli inquirenti ancora non si sbilancino. Sembrano le premesse per tornare a fare un uso politico della Polizia reprimendo il dissenso con la violenza dei manganelli. Tuttavia questa volta non basterà evocare i fantasmi del passato per ripulirsi la coscienza, almeno credo.