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Dal Colle omertà sulla trattativa: mafia e Stato si assomigliano

Napolitano si rifiuta di parlare della missiva spedita per redarguire le procure di Palermo, Caltanissetta e Firenze che indagano sulla trattativa tra Stato e mafia. Se questo è un presidente della repubblica…

Dall’unità d’Italia le istituzioni non hanno mai brillato per trasparenza, men che meno oggi. La notizia di ieri sulle raccomandazioni epistolari inviate dal Quirinale al procuratore generale della Cassazione Vitaliano Esposito è passata in sordina. Nella missiva si chiedevano informazioni riguardo alle indagini sulla trattativa Stato-mafia delle tre procure italiane più antipatiche alla casta: Palermo, Messina, Firenze. La lettera è dei primi mesi di quest’anno ed è stata sollecitata dalle continue pressioni di Nicola Mancino, ministro dell’interno all’epoca delle stragi di Capaci e via d’Amelio. Mancino infatti, dopo essere stato sentito dai magistrati di Palermo, ha bombardato di messaggi la Presidenza della Repubblica lamentando di essere stato lasciato solo ad affrontare il processo; secondo le intercettazioni dell’inchiesta palermitana, avrebbe addirittura chiamato il procuratore del capoluogo siciliano Francesco Messineo per evitare un confronto in tribunale coll’ex guardasigilli Claudio Martelli.

Sconcerta il fatto che alla lettera del Quirinale abbia fatto seguito un controllo del pg Esposito sull’operato della procura di Messina, anch’essa scomoda per aver alzato il tiro delle indagini. Curiosamente, poco dopo, un’altra intercettazione immortala Mancino mentre ringrazia Esposito per la sua iniziativa considerata “un segnale forte in difesa dei politici”. L’intera vicenda non fa altro che gettare un’ulteriore onta sull’operato della giustizia italiana. E questo a dispetto degli odierni comunicati del Colle che parlano di legittimo esercizio delle funzioni di Napolitano in merito alla lettera inviata al pg Esposito. Normale amministrazione, vorrebbero farci credere, ma non sembra tanto normale che un ex parlamentare chiami il suo amico capo di Stato per togliersi dalle calcagna dei magistrati. Sono cose da basso impero, non certo da moderna democrazia. Oltretutto contribuiscono a svilire e a disincentivare il lavoro dei magistrati onesti che vogliono far luce sul periodo stragista dei primi anni novanta.