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Boom elettorale Grillo-Obama: Italia e Usa sfiduciati dai mercati

Posted novembre 11th, 2012 by marcomachiavelli and filed in Economia, Politica, Profeti moderni

All’indomani del successo del Movimento 5 Stelle in Sicilia i mercati sfiduciano l’Italia con un – 1,5 su Piazza Affari, mentre le agenzie di rating Moody’s e Fitch minacciano di declassare i titoli Usa dopo la vittoria di Obama: venti di guerra tra democrazia e finanza?

USA – Prim’ancora che la vittoria di Obama fosse ufficializzata, le agenzie di rating Moody’s e Fitch diramavano dispacci su un possibile declassamento dei titoli di stato americani. In particolare Moody’s paventava un giudizio che dall’attuale “AAA” sarebbe sceso a “Aa1″. Un segnale dell’alta finanza che suona come un diktat per il presidente appena rieletto, il quale dovrà scegliere se continuare con la politica keynesiana del “deficit spending” o attuare l’austerity suggerita dai ratings. Una partita che si gioca tutta sulle future sorti del debito pubblico americano, già ampiamente attestatosi oltre il 100% del Pil grazie a una norma approvata dal Congresso nella scorsa legislatura. A far infuriare i grandi investitori americani è stata però la cosiddetta legge Dodd-Frank, introdotta da Obama dopo aver messo mano alle casse federali per salvare banche e assicurazioni. Si tratta di un codice etico che devono adottare i destinatari degli aiuti governativi, al fine di rendere più trasparenti le proprie attività. Un duro colpo per chi era abituato a mercanteggiare titoli tossici o derivati, dove chi vende sa tutto e chi compra un bel niente.

SICILIA – Il Movimento 5 Stelle primeggia sull’isola e Piazza Affari risponde (in negativo). La borsa di Milano perde in fatti un punto e mezzo percentuale il giorno dopo l’affermazione del movimento fondato da Grillo come prima forza politica della Sicilia. Non solo, anche lo spread segue lo stesso andazzo e sale oltre quota 350, confermando che l’esito delle regionali siciliane è stato mal digerito dai mercati. Agli attenti operatori di borsa non sarà certamente sfuggito l’euroscetticismo dei Cinque Stelle che, attraverso il loro capo, hanno più volte espresso la volontà di sottoporre a referendum la scelta di rimanere o meno nell’eurozona. Un altro aspetto che accomuna Grillo a Obama è il rifiuto di chiedere a comitati d’affari finanziamenti per la campagna elettorale: in Sicilia, come anche nelle altre regioni, i fondi sono stati raccolti grazie a micro-donazioni di privati cittadini raggiunti da una capillare organizzazione di banchetti informativi sul territorio e dalla pubblicità su internet. Difficilmente ricattabili dall’alta finanza i movimenti di Grillo e Obama rappresentano una bomba a orologeria disposta a far saltare gli interessi dei creditori internazionali pur di salvaguardare il welfare.

Ft: Sicilia, i 5 Stelle primo partito con 25.000 euro di campagna

Posted ottobre 31st, 2012 by marcomachiavelli and filed in Economia, Politica

Il Financial Times s’interessa delle elezioni siciliane, autentica cartina di tornasole per le politiche nazionali: le posizioni dei Cinque Stelle turbano i mercati finanziari.

Ottobre, 29. Il Financial Times titola in prima pagina: “Gli elettori in Sicilia concedono al comico l’ultima risata”. Il comico è ovviamente Beppe Grillo e il titolo ironizza sul fatto che i siciliani si affidino a un istrione per rilanciare la propria regione. Non a un professore in Loden munito di abaco e gessetto, di cui comunque il dissesto finanziario siciliano necessiterebbe, bensì un gruppo di giovani alle prime armi che sono diventati la prima forza politica sull’isola con pochi soldi. Venticinquemila per la precisione, tutti raccolti con microdonazioni e con la vendita di gadget, che sono serviti per finanziare una campagna elettorale gremita di folle. Passi da gigante, dunque, per il M5s che aumenta il suo elettorato in Sicilia di circa il 500%(*) rispetto alle regionali del 2008, dove in realtà presentava una lista denominata “Amici di Beppe Grillo” appoggiando la candidatura alla presidenza di Sonia Alfano. La vittoria tuttavia, fa notare il Ft, è andata al candidato Rosario Crocetta, esponente sui generis di uno strano assemblamento politico che comprende Pd e Udc: i due partiti tradizionalmente agli antipodi hanno preferito coalizzarsi piuttosto che affrontarsi.

Il carattere locale di questa tornata elettorale ha fatto sì che le divergenze fra i due schieramenti non emergessero in maniera netta. Anche se bisogna precisare che la candidatura di Crocetta, dichiaratamente omosessuale, dev’essere stata mal digerita a livello nazionale dai ferventi cattolici del partito di Casini. Secondo il Ft questo tipo di coalizioni riflette l’estremo tentativo della vecchia politica di non scomparire, oltre che rimarcare la distanza fra cittadini e l’attuale sistema partitico. Sconcertante a tal proposito è il dato sull’astensionismo, calcolato intorno al 47% degli aventi diritto al voto: quasi un siciliano su due non si è recato alle urne. Numeri che se ribaltati sul piano nazionale fanno tremare le gambe ai mercati, preoccupati da una possibile debacle delle forze politiche europeiste che lascerebbero il passo ai movimenti euroscettici. Fra questi, oltre ai Cinque Stelle, si può annoverare pure una parte consistente del Pdl che, dopo le recenti contestazioni di Berlusconi alla Germania “egemone”, assume una posizione “più populista, vicina a quella di Grillo”.

*Fonte: Regione Sicilia, servizio elettorale