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Processo Mediaset: legittimo impedimento negato al cittadino B.

Posted febbraio 2nd, 2013 by marcomachiavelli and filed in Delinquenza politica, Giustizia, Politica, Spaventapasseri

L’avvocato Ghedini avanza la richiesta di legittimo impedimento a causa della campagna elettorale. Il giudice di appello la respinge e il processo Mediaset non si ferma.

Il cittadino B. si sente diverso dagli altri davanti alla legge. Un po’ perché dice di essere perseguitato dalle toghe rosse, un po’ perché si arroga diritti che i comuni mortali non hanno. Dopo il lodo Alfano, bocciato dal referendum del giugno 2011 per volontà di 27 milioni di italiani, il lupo sembra aver perso il pelo ma non il vizio. Ieri al processo d’appello sulla truffa dei diritti televisivi Mediaset gli avvocati del Cav, Niccolò Ghedini e Piero Longo, si sono visti respingere la richiesta di legittimo impedimento per il loro assistito dai giudici della corte di appello di Milano.

Accogliere l’istanza, dato che B. è il principale imputato, avrebbe significato mandare a monte il processo fino alla fine della campagna elettorale. L’effetto desiderato da parte dei legali sarebbe ancora una volta quello di allungare i tempi processuali, favorendo così l’avvento della prescrizione. Un leitmotiv che Ghedini e Longo conoscono bene e che vorrebbero utilizzare per scongiurare la pesante spada di Damocle che pende sulla testa del Cav: una condanna a quattro anni di reclusione più l’interdizione dai pubblici uffici per cinque; quest’ultima se confermata in appello comporterebbe per B. la perdita dell’immunità sostanziale riservata ai parlamentari.

I giudici, dal canto loro, definiscono “generiche” le motivazioni addotte alla richiesta di legittimo impedimento perché il processo d’appello arriverà a sentenza dopo le elezioni, senza dunque condizionarne l’esito. I sodali di B., come al solito, si stracciano le vesti e parlano velatamente di sentenza politica, a cominciare da Ghedini: “Questo processo (…) impedisce al cittadino Silvio Berlusconi di poter essere al pari con i suoi contendenti (elettorali, nda)”; finendo poi col leaderino Alfano: “Come Pdl riteniamo scandalosa la decisione della corte di appello di Milano. Vogliono impedire al Capo della coalizione di centrodestra di fare campagna elettorale”.

Bonolis vs Bonolis: “Berlusconi rimbambisce gli italiani”, e lui?

Paolo Bonolis ha uno sdoppiamento di personalità o cavalca l’onda di protesta contro il suo datore di lavoro?

Troppo facile sparare a babbo morto: Bonolis prende le distanze dal suo padrone troppo tardi. Ha capito che il regno del Biscione sta per finire, e soprattutto ha in tasca – per sua stessa ammissione al settimanale “A” – altre proposte di lavoro. Che Berlusconi abbia rincitrullito le folle con dei programmi televisivi osceni, è un pensiero che oggi ha perso ogni valore. Chi lo affermava in passato veniva prima deriso, poi offeso – in tv, come in famiglia – e oggi bisogna saper distinguere da quale pulpito provenga la predica. Se è quello di Bonolis, non c’è che da rispondere: “Caro Paolo ci ha fatto divertire con Bim Bum Bam, ma ora non ci prendere in giro!” Tutti sanno che il conduttore di Mediaset è stato uno dei bracci operativi che veicolavano i messaggi del nano da strapazzo, riassumibili nel motto imperiale “Panem et circenses”. Certo, Bonolis non sarà stato il personaggio più demente che il Biscione abbia partorito, ma è proprio per questo che andrebbe annoverato fra i più pericolosi. È grazie a lui e ad altri come Antonio Ricci che il partito unico – mediatico e televisivo – è nato e ha prosperato, lobotomizzando le menti inerti di milioni di italiani.

Per il semplice motivo – declinato inflazionatamente in svariati manuali di Pnl e nel libro “Psicologia delle folle*” di Gustave Le Bon (1895) – che per manipolare l’opinione pubblica bisogna avere la compitezza di un Bonolis o di un Mike Bongiorno. La mercificazione del corpo della donna è un’aberrazione più digeribile se presentata da uomini in giacca e cravatta, che ungono con salamelecchi le “coscienze di Zeno” dei telespettatori. E così pure le verità distorte, quand’anche sconfinano nell’assurdità, si spacciano meglio se a dirtele sono persone “travestite” da ridicoli soloni (Emilio Fede, Vittorio Sgarbi) o da vicino della porta accanto (Maria De Filippi, Barbara D’Urso). Dunque la faccia buona del Biscione ha coperto le ingiustizie di una classe politica guidata da un editore televisivo in palese conflitto d’interessi, che, con una mano, governava tre reti televisive nazionali e con l’altra il parlamento italiano. Per non parlare dell’influenza di B. sulle nomine della dirigenza Rai, che fruttavano il controllo della quasi totalità dell’etere. Bonolis ha fatto la classica caduta di stile dei generali di regime che, abbattuto il dittatore, si convertono alla rivoluzione.

*”Il tipo dell’eroe caro alle folle avrà sempre l’aspetto di un Cesare”

 

Quando Fede sputò a Ricca (VIDEO – clicca sulla fonte in calce): foto-ricordo di un untore

Posted marzo 29th, 2012 by marcomachiavelli and filed in Cronaca e opinioni

Il video risale all’aprile del 2007. Piero Ricca insieme agli amici di “Qui Milano Libera” si apposta all’uscita di un convegno per fare qualche domanda all’ormai ex-direttore del Tg4. Fede risponde con apparente calma, ma poco dopo inizia una manfrina che disvela la sua vera essenza. Non sapendo come ribattere nel merito delle accuse mossegli da Ricca e soci, Fede decide di minacciare personalmente alcuni membri del gruppo. L’apice del dissidio è stato però lo sputo indirizzato a Ricca, che palesa una profonda repulsione di Fede verso persone e fatti che mettono a nudo il suo malcelato status di squadrista-servitore del regime berlusconiano. Le scene immortalate nel filmato non rendono tuttavia giustizia a un uomo che ha saputo utilizzare la saliva per scopi certamente più alti. Fede infatti ha sempre avuto una certa predisposizione a leccare il culo del proprio padrone fino a trasformare cogli anni questa sua attitudine in un vero e proprio mestiere. A Mediaset si era ritagliato il ruolo di araldo di Arcore, sciorinando dal suo Tg intingoli di saliva – spacciati per notizie – per il deretano del sultanino.

COME GLI ARTISTI DI CORTE – A Fede va tuttavia riconosciuto un merito. Nella storia i monarchi hanno sempre amato circondarsi di artisti e letterati al fine di commissionargli opere che pontificassero la propria persona e il proprio regno. Tutto ciò che era inviso al potere veniva fatto sparire, in modo che non rimanesse traccia di fatti e opinioni scomode o divergenti dalle verità considerate ufficiali. Per certi versi quest’usanza è in voga ancora ai giorni nostri, ma la censura attualmente non ha vita facile. Oggi, a censurare, rischi di ottenere l’effetto opposto e quindi si opera in maniera più subdola, magari diffamando o criminalizzando le voci del dissenso. Specialmente se hai a disposizione una potenza di fuoco mediatico da fare invidia all’esercito americano. Ecco, Emilio Fede, a sua insaputa ovviamente, è riuscito ad attualizzare il ruolo di poeta-scrivano di corte, capace di suggestionare – come dice Ricca nel video – “il segmento meno evoluto della platea televisiva, uno zoccolo duro da un milione di voti”. Purtroppo, però, non si può cantar vittoria nemmeno dopo il suo recentissimo licenziamento, perché, di piccoli Emilio Fede, è ancora pieno il mondo.

Fonti:

[Qui Milano Libera] Emilio Fede