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Movimento 5 Stelle denuncia “i pianisti” al parlamento siciliano

Da poco entrati nell’Assemblea Regionale Siciliana, i portavoce del Movimento 5 Stelle s’inimicano già i loro colleghi deputati. Giancarlo Cancelleri, capogruppo dei 5 Stelle, denuncia la presenza di “pianisti” durante la votazione di un’importante mozione parlamentare.

I politici italiani non sono nuovi a questo tipo di pratiche. “I pianisti” si aggirano per le camere di tutte le più importanti assise italiane. Un voto per me e uno per il mio compagno assente, ma c’è anche chi vota per interi gruppi! In pochi nella storia hanno avuto il coraggio di denunciarli, un po’ per codardia, un po’ per connivenza. Il capogruppo del Movimento 5 Stelle Giancarlo Cancelleri, in una regione dove vigono omertà e sudditanza, è riuscito a farlo. Il 17 gennaio, durante la seduta numero 15 dell’Assemblea Regionale Siciliana, è intervenuto a seguito della votazione di una mozione contro il ponte sullo Stretto di Messina.

“In questo momento in aula siamo in 27, compreso il presidente. I tesserini inseriti negli appositi spazi davanti agli scranni sono però 56. Chiediamo rispetto verso quei colleghi che lavorano e proporremo al consiglio di Presidenza di affrontare la questione, perché non è corretto che la diaria venga assegnata in funzione di presenze che non sono tali”. Ben 29 deputati assenti si sono avvalsi della complicità di qualche collega pianista per ottenere il gettone di presenza pari a 224 euro (emolumento che si aggiunge alla già cospicua indennità fissa). Il presidente dell’Ars Giovanni Ardizzone – il deputato dell’Udc che il giorno del suo insediamento predicava massima trasparenza – ha cercato di smorzare i toni.

“La vicenda verrà valutata in uno dei prossimi consigli di Presidenza” ha detto, auspicando che “dell’accaduto non si faccia però un caso”. E te credo, non vorremo mica disturbare la nuova giunta Pd-Udc (sic!) di Rosario Crocetta, colui che voleva fare del Palazzo dei Normanni una cattedrale di vetro?! Intanto il capogruppo del M5s ha chiesto formalmente agli uffici della presidenza della regione di fornire l’elenco ufficiale dei deputati presenti alla seduta incriminata. Ma da Palazzo d’Orleans rispondono che ci vuole tempo assai… È forse questa la trasparenza tanto decantata dal presidente della regione in campagna elettorale?

Video:

Onorevoli Assenteisti “Giancarlo Cancelleri Interviene nella seduta dell’ARS del 17-01-2013″

Elezioni. Verona: no del sindaco leghista al comizio di Grillo

Lo Tsunami Tour del Movimento 5 Stelle procede a singhiozzo. Il primo intoppo capita a Verona, dove il sindaco leghista Tosi si attarda a concedere piazza Brà – quella intorno all’Arena – per il comizio di Beppe Grillo.

Che il Movimento 5 Stelle fosse inviso a tutti i partiti è cosa nota, ma che i politici si nascondessero dietro al dito della burocrazia per mettergli i bastoni fra le ruote è una scorrettezza da basso impero. Non bastassero i tentativi di boicottaggio da parte dei consolati e dei falsari del contrassegno elettorale, ora gli attivisti del M5s devono confrontarsi con l’ostilità delle amministrazioni locali. A Verona il nove febbraio farà tappa la campagna elettorale di Beppe Grillo, chiamata evocativamente Tsunami Tour.

Gli attivisti veronesi del M5s, per l’occasione hanno chiesto formalmente alla giunta del sindaco leghista Flavio Tosi l’autorizzazione per poter organizzare l’evento in piazza Brà, quella dell’Arena per intenderci. La risposta è stata un bel deferimento alla “disciplina elettorale” con cui la prefettura si riserva di regolare la propaganda delle formazioni politiche. Un prassi consolidata, secondo gli attivisti veronesi del M5s, “per ritardare l’inizio legale della campagna elettorale”. Gli organizzatori prevedono inoltre la presenza di una folla numerosa, motivo per cui necessitano della piazza più grande della città.

Video:

Beppe Grillo – Tsunami Tour a Pisa – 15.01.2013

Ft: Sicilia, i 5 Stelle primo partito con 25.000 euro di campagna

Posted ottobre 31st, 2012 by marcomachiavelli and filed in Economia, Politica

Il Financial Times s’interessa delle elezioni siciliane, autentica cartina di tornasole per le politiche nazionali: le posizioni dei Cinque Stelle turbano i mercati finanziari.

Ottobre, 29. Il Financial Times titola in prima pagina: “Gli elettori in Sicilia concedono al comico l’ultima risata”. Il comico è ovviamente Beppe Grillo e il titolo ironizza sul fatto che i siciliani si affidino a un istrione per rilanciare la propria regione. Non a un professore in Loden munito di abaco e gessetto, di cui comunque il dissesto finanziario siciliano necessiterebbe, bensì un gruppo di giovani alle prime armi che sono diventati la prima forza politica sull’isola con pochi soldi. Venticinquemila per la precisione, tutti raccolti con microdonazioni e con la vendita di gadget, che sono serviti per finanziare una campagna elettorale gremita di folle. Passi da gigante, dunque, per il M5s che aumenta il suo elettorato in Sicilia di circa il 500%(*) rispetto alle regionali del 2008, dove in realtà presentava una lista denominata “Amici di Beppe Grillo” appoggiando la candidatura alla presidenza di Sonia Alfano. La vittoria tuttavia, fa notare il Ft, è andata al candidato Rosario Crocetta, esponente sui generis di uno strano assemblamento politico che comprende Pd e Udc: i due partiti tradizionalmente agli antipodi hanno preferito coalizzarsi piuttosto che affrontarsi.

Il carattere locale di questa tornata elettorale ha fatto sì che le divergenze fra i due schieramenti non emergessero in maniera netta. Anche se bisogna precisare che la candidatura di Crocetta, dichiaratamente omosessuale, dev’essere stata mal digerita a livello nazionale dai ferventi cattolici del partito di Casini. Secondo il Ft questo tipo di coalizioni riflette l’estremo tentativo della vecchia politica di non scomparire, oltre che rimarcare la distanza fra cittadini e l’attuale sistema partitico. Sconcertante a tal proposito è il dato sull’astensionismo, calcolato intorno al 47% degli aventi diritto al voto: quasi un siciliano su due non si è recato alle urne. Numeri che se ribaltati sul piano nazionale fanno tremare le gambe ai mercati, preoccupati da una possibile debacle delle forze politiche europeiste che lascerebbero il passo ai movimenti euroscettici. Fra questi, oltre ai Cinque Stelle, si può annoverare pure una parte consistente del Pdl che, dopo le recenti contestazioni di Berlusconi alla Germania “egemone”, assume una posizione “più populista, vicina a quella di Grillo”.

*Fonte: Regione Sicilia, servizio elettorale

Milano, ritirata cittadinanza onoraria a Dalai Lama: Cina gioisce

Vergognoso episodio in cui il comune di Milano si dimostra essere assoggettato ai diktat che arrivano dalla Cina: il Dalai Lama Tenzin Gyatso non diventerà cittadino onorario di Milano.
Ci risiamo. Lo scorso giugno la giunta del comune di Milano si rimangia la parola data: in occasione della sua visita nel capoluogo meneghino il Dalai Lama Tenzin Gyatso avrebbe dovuto ricevere la cittadinanza onoraria, ma in extremis l’esecutivo presenta un decreto che dispone una celebrazione analoga senza il conferimento del titolo onorifico. Il sospetto che siano arrivate pressioni dall’ambasciata cinese rimane irrilevante di fronte a un istituzione democratica che si piega a logiche di convenienza diplomatica. Il coraggio che si è chiesto al nuovo sindaco Pisapia è stato subito disatteso da questa gaffe miserabile. Un gesto esemplare sarebbe servito per dare un segnale di discontinuità con la solita politica degli inciuci e della deferenza ai poteri forti. Persino il governatore Formigoni ha trovato parole solidali per Pisapia, affermando che per fare politica occorre scendere a compromessi. Insomma quando ci sono di mezzo gli affari destra e sinistra vanno sempre a braccetto.
Pare infatti che alcuni diplomatici di Pechino abbiano minacciato il ritiro della Cina dall’Esposizione Universale Milano 2015. E poiché comune e regione partecipano alla società che gestisce l’evento, l’abbandono da parte dei cinesi sarebbe stato un duro colpo per l’economia dell’organizzazione. L’unica voce levatasi a favore della cittadinanza di Tenzin Gyatso è stata quella di Mattia Calise, giovane consigliere del Movimento Cinque Stelle, che ha ribadito la posizione del suo gruppo deciso a non accettare i diktat della Cina. Ma il suo intervento si è spento nell’indifferenza del resto dell’assemblea consiliare. Milano non ha saputo contrastare l’egemonia politico-economica di un governo che reprime nel sangue i moti di protesta tibetani e viola la libertà individuale del suo popolo. Curioso il fatto che nel 2007, durante una precedente visita del Dalai Lama in Italia, l’Ulivo milanese rimproverò all’allora sindaco Moratti di non aver organizzato alcun incontro ufficiale. A Pdl e Pd(-l) evidentemente piace fare gli onori di casa solo in presenza di dittatori del calibro di Gheddafi e Mubarak.
Video:
Calise Mattia consiglio comunale del 21 06 2012: pro cittadinanza onoraria al Dalai Lama

Movimento 5 Stelle: a Parma 6000 euro possono bastare per vincere

La politica ha un costo, i partiti ne hanno un altro. Nel ’93 un plebiscito ha sancito l’abolizione del finanziamento pubblico ai partiti, poi reintrodotto dagli stessi con una frode semantica: è stato chiamato rimborso. Il Movimento 5 Stelle ha scelto di non riscuoterlo.

È ufficiale: autofinanziandosi con 6.000 euro si possono vincere le elezioni in una città di 190.000 abitanti come Parma. Basta utilizzare gli strumenti istituzionali classici messi a disposizione dalla democrazia e quelli virtuali di internet. Una buona dose di olio di gomito declinata in una serie di azioni a tutela della cittadinanza fa il resto. Ma la componente indispensabile per poter attuare una politica virtuosa è l’idea di mettersi a servizio di una comunità condividendone l’onere, ed estendendolo a una fetta più ampia possibile di popolazione, in modo che ricada su ciascuno in misura ridotta. Non esistono ricette magiche per farlo, ma sono state elaborate svariate teorie che si muovono in tal direzione e che sono in attesa di essere sperimentate. Alcuni esempi sono la Decrescita Felice, l’Economia Stazionaria, il Microcredito e più in generale sistemi di scambio non monetario basati sulla solidarietà in funzione della promozione della propria comunità.

Occorre partire al più presto con la sperimentazione di queste nuove forme di organizzazione sociale, verificarne l’efficacia su larga scala ed eventualmente migliorarle. Altrimenti saremo destinati a una guerra senza frontiere per l’approvvigionamento delle risorse. La galoppante voracità del capitalismo ci costringe a una riduzione drastica dei consumi, che può avvenire gradualmente attraverso l’adeguato sfruttamento della tecnologia esistente. Nel suo piccolo il neosindaco Pizzarotti a Parma ha applicato questo principio: plance pubbliche messe a disposizione dal comune e massiccio battage elettorale gratuito su internet. Non a caso il ragazzo di mestiere fa il tecnico informatico e sa bene come utilizzare il web. Dopo questa vittoria, a scanso di equivoci, l’argomento “costi della politica” dovrebbe tornare al centro del dibattito pubblico, e rimanerci finché non si asseveri che i costi della politica e costi dei partiti non sono la stessa cosa. La politica senza i partiti è più leggera, il Movimento Cinque Stelle lo ha dimostrato.

Crisi politica, la soluzione del vate(r) d’Arcais: club di ariani

Continua la crociata degli intellettuali contro il Movimento Cinque Stelle. Questa volta muove dalle colonne del Fatto Quotidiano e a condurla è un veterano dei buoni salotti, dove i galantuomini sono soliti riunirsi per commentare corsi e ricorsi della storia. Stiamo parlando del famigerato Paolo Flores d’Arcais, una penna nobile che con lingua pedantesca si erge a difesa di legalità e giustizia. Oggi apre il suo editoriale parlando di Beppe Grillo e del suo movimento politico. Sostiene che Cinque Stelle ha “un carattere padronale (…) dove chi è fuori e chi è dentro lo decide Beppe con la procedura del Minosse dantesco”: una menzogna dettata o dall’ignoranza o dalla malafede. Infatti basterebbe leggersi le poche pagine del non-statuto per capire che chiunque non sia iscritto a partiti politici può farne parte. Ma, udite udite, il requisito aureo per potersi candidare alle elezioni di qualsiasi grado è quello di essere incensurati!

UNA RAZZA SUPERIORE – Una regoletta semplice insomma, che, se inserita – e rispettata, sic! – negli statuti degli odierni partiti, da sola sarebbe in grado di ripulirli dalla feccia che hanno accumulato dal secondo dopoguerra a oggi. Fantascienza forse, ma solo per l’Italia; è noto infatti che all’estero, come in Germania, c’è chi si vede stroncare una carriera politica per aver “soltanto” copiato una tesi di laurea. In altri paesi addirittura ci si dimette per non aver pagato i contributi alla colf! Suvvia d’Arcais, è il caso di prendersela col Cinque Stelle? Solo perché ha detto che non farà coalizioni? Capisco le sue velleità elitarie che abbracciano un mondo dominato da gruppi d’illuminati – com’è che li chiama nell’articolo? Ah sì, “club intellettuali” –, ma deve pur riconoscere che i cinque stelle sono gente onesta e preparata, magari non stilnovisti del linguaggio come lei, ma comunque degni di partecipare alla politica del Paese. A spaventare semmai è più la sua idea di formare una lega di superuomini che spazzino via le tenebre del malaffare, dell’ingiustizia. Una razza ariana, insomma, aristocratica che riporti l’ordine; ma la deriva a quel punto sarebbe inevitabile.

Arese, Grillo ricorda Ghidella e i dirigenti onesti silurati

ARESE – Pochi giorni fa Beppe Grillo si è recato ad Arese per un comizio a sostegno della locale lista civica del Movimento 5 Stelle. Tanti i temi affrontati dal comico genovese che non ha mancato di menzionare un pezzo importante della recente storia della cittadina alle porte di Milano. Una storia che non riguarda solo gli Aresini, ma l’Italia intera dato che tutti conosciamo l’Alfa Romeo avendone potuto quantomeno apprezzare l’accattivante design. Le sue vetture sono state il fiore all’occhiello dell’industria italiana, ammirate persino oltreoceano dal magnate dell’auto Henry Ford che ebbe a dire: “Quando vedo un’Alfa Romeo mi tolgo il cappello”. Un industria smantellata dopo essere stata ceduta alla Fiat che l’ha trasformata in una succursale alla deriva. Ad Arese non ne rimane che un immenso stabilimento vuoto con gli ex operai assiepati fuori dai cancelli a reclamare per un posto di lavoro beffardamente sottratto; dall’altra parte un cordone di poliziotti che impedisce l’accesso alla fabbrica.

LE MANI SPORCHE DI GRASSO – Ed è proprio tra manifestanti e agenti che Beppe Grillo s’incunea, non potendo esimersi dal portare la propria solidarietà ai lavoratori licenziati dell’Alfa. Qui il comico peregrino decide di raccontare agli astanti una storia breve ma intensa, i cui protagonisti sembrano ormai spersi in una realtà a noi aliena e distante un’eternità. Uno di questi è l’ingegner Vittorio Ghidella, già amministratore delegato di Fiat dal ’78 all’88, definito da Grillo “un dirigente con le mani sporche di grasso”, poiché amava trascorrere parte delle sue giornate in mezzo ai meccanici e ai lavoratori. Un tipo “schivo e di carattere introverso, il suo ufficio era quasi sempre vuoto: sosteneva che le auto si guidano con il “culo” non con la lingua. Viveva con la famiglia sui colli torinesi e non faceva vita mondana, pochi amici e al di fuori dall’ambiente Fiat. La Fiat Uno fu collaudata da lui personalmente, come ogni vettura della compagnia durante la sua gestione, sul percorso Livorno-Collesalvetti – Pinerolo Cavour. Fu immortalato davanti ai cancelli di Mirafiori più volte a spingere un’auto-prototipo (piena di fili e nylon) con la quale era rimasto in panne”*.

UNA TWINGO SPECIALE – Come lui, secondo Grillo, ce ne sono stati altri, ad esempio Mattei morto ammazzato, oppure Olivetti emarginato dalla classe dirigente dell’epoca. Ciò che li accomunava non era soltanto la raffinata competenza nel loro settore, ma anche un profondo senso di umanità che insieme all’etica ne forgiavano il carattere. Vien da chiedersi se esistano ancora uomini di tale guisa a capo di aziende apicali quali Finmeccanica, Fincantieri, Eni etc., umili abbastanza da sporcarsi le mani insieme agli operai per saggiare direttamente il prodotto che contribuiscono a creare. Per rispondere perentoriamente a questa domanda basterebbe elencare qualche nome degli attuali vertici: Scaroni, Guarguaglini, Tronchetti Provera, Colaninno, Geronzi… Tutta gente poco raccomandabile che fa incetta di avvisi di garanzia. Grillo continua la sua storia narrando un episodio alquanto sconcertante: nel ’93, dopo aver viaggiato insieme a dei tecnici di Greenpeace su una Twingo che abbatteva i consumi di carburante (100 km con un litro e mezzo), si presentò davanti alla sede Fiat di Torino proponendo all’azienda di adottare la tecnologia applicata a quella macchina per ovviare al rincaro del petrolio.

SOLO CONTRO IL POTERE – A quel punto alcuni sindacalisti lo apostrofarono aspramente, palesando inequivocabilmente una meschina connivenza con i vertici aziendali, che consideravano la proposta di Grillo come uno smacco alla loro politica industriale destinata a fallire in breve tempo. Dopo Ghidella infatti la Fiat tornò nel baratro da cui era stata salvata, e i successivi manager hanno badato più a raggranellare ingenti buonuscite piuttosto che a risollevare l’azienda. Nessun media di regime ha riportato la notizia dell’incontro fra Grillo e gli ex lavoratori dell’Alfa. Nemmeno i galantuomini de il Fatto Quotidiano, troppo impegnati evidentemente a tacciare il comico-blogger di demagogia ridicolizzando le sue istanze e gettando conseguentemente fango sui militanti del Movimento (mediamente più intelligenti e scolarizzati di quelli degli altri partiti). D’altronde chi denuncia le nefandezze del potere viene da sempre disprezzato non solo dai cortigiani, ma anche dagli onesti che per stoltezza o viltà non son riusciti a denunciare.

* Fonte Wikipedia

Fonti:

Beppe Grillo all’Alfa Romeo di Arese