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Legge elettorale: Renzi nicchia su accordo col M5S “Sentire prima alleati”

Posted luglio 17th, 2014 by marcomachiavelli and filed in Politica

Secondo tavolo di trattativa fra Democratici e 5 Stelle per mettere a punto una legge elettorale. I 5 Stelle chiedono Preferenze e premio di maggioranza alla lista, ma Renzi risponde che prima dovrà concordare una posizione comune con tutti i partiti.

Tutto rimandato a data da destinarsi. Il secondo incontro che doveva sancire un’intesa fra PD e M5S sulla legge elettorale si è rivelato un fiasco. Se da una parte i 5 Stelle, che hanno aperto la discussione, chiedevano tempi certi per depositare una proposta comune in parlamento con i requisiti irrinunciabili delle preferenze e del premio di maggioranza alla lista e non più alla coalizione, dall’altra Renzi, rimasto silente per la prima mezz’ora, ha replicato di non poter esprimere una posizione al momento. Secondo il premier c’è bisogno di una larga consultazione prima di poter dire si o no alle prefernze e al premio di lista; “Non solo all’interno del partito, – precisa – ma anche fra i partiti più piccoli”. Evita di citare direttamente Forza Italia, anche se ormai è lapalissiano che il patto a cui Renzi si riferisce è quello del Nazareno con Silvio Berlusconi.

Di Maio per i 5 Stelle intuendo lo scarso margine di trattativa chiede al premier di esprimersi almeno sulle preferenze, in modo da poterle inserire di comune accordo nelle legge elettorale. La risposta rimane su una linea neutrale: “Sono favorevole alle preferenze, ma non è questa la sintesi trovata con le altre forze politiche”. Di Maio però insiste: “Presidente, se PD e M5S condividono una qualsiasi legge eletorale hanno i numeri in parlamento per poterla approvare”. Ma Renzi ripete, con spirito iperdemocratico, che preferisce una legge che metta d’accordo tutto l’arco costituzionale. Insomma le attese dei 5 Stelle sono state deluse e sacrificate sull’altare della democrazia assoluta, che fuor di metafora significa una legge elettorale con ampio premio di maggioranza alle coalizioni e con liste, seppur ridotte nel numero dei candidati, che rimangono bloccate come nel Porcellum.

 

Legge elettorale, partiti: concertazione per evitare la scomparsa

Posted agosto 2nd, 2012 by marcomachiavelli and filed in Cronaca e opinioni, Politica

Si susseguono in questi giorni le dichiarazioni dei parlamentari in merito a una riforma del “porcellum”. Coll’avvicinarsi delle elezioni politiche del 2013 i partiti cercano una convergenza per evitare un’emorragia elettorale.

Negli ultimi giorni un coacervo di opinioni copre le pagine dei giornali. Oggetto di critica è la legge elettorale. Oltre ai leader di partito si è epresso a riguardo anche il presidente della Repubblica Napolitano. Tutti sembrano essere d’accordo su un punto: la legge elettorale va cambiata. Qui nascono però le divergenze, qualcuno vuole il sistema proporzionale, qualcuno il maggioritario e qualcuno quello misto. I vari sondaggi commissionati anche dagli stessi partiti ci consegnano un quadro politico che non rispecchia più l’attuale composizione del parlamento. Uno di questi, apparso in aprile sul Corriere, dava al 2% la fiducia degli italiani nei partiti e quella verso il parlamento superava di poco il 10%. Nei numerosi incontri succedutisi dopo la caduta del governo Berlusconi fra Alfano, Bersani e Casini (Abc), si è discusso di nuove possibili alleanze e di come suggellarle attraverso una congeniale modifica del sistema elettorale. Fuori dai giochi sono rimasti la Lega, l’Idv e Fli che si oppongono all’idea dell’ennesimo rimpasto politico. Cominciano così a delinearsi i ruoli all’interno della battaglia politica che porterà alle elezioni del 2013.

Mentre tutti si affannano per evitare un’emmorragia di voti, ecco che spunta il Movimento 5 Stelle pronto a sparigliare le carte. Abc si difende con l’idea di una grande coalizione che sostenga un governo di unità nazionale, perché “non si esauriscono in un anno le ragioni che hanno insediato Monti a Palazzo Chigi“. In altre parole significa che abbiamo ancora bisogno di un legislatore vicario che ci aiuti a tornare sul binario del rigore della spesa. Tuttavia il deficit dell’erario non può tanto rientrare con una riduzione della spesa pubblica, quanto con l’introduzione di norme che blocchino gli sperperi e incentivino le elargizioni sulla base del merito. Una delle convenzioni che l’Europa ci aveva chiesto di ratificare più di 10 anni fa era quella anticorruzione, ma la classe dirigente fa orecchie da mercante. Oggi in parlamento ci si accalca per presentare proposte di riforma del “porcellum”, come se improvvisamente si trattasse di cancellare una vergogna. Eppure lo stesso Calderoli, autore della “porcata” – ipse dixit –, ha ammesso ieri dalle colonne di Repubblica che quella legge fu cucita su misura delle esigenze di Berlusconi, Fini e Casini. Proprio quelli che ora vogliono cambiarla, certo che la paura gioca brutti scherzi.