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Il de profundis di Michele Santoro

COMMENTO ALL’INTERVISTA DI PETER GOMEZ A SANTORO DI CUI AL LINK:

RACAZZ!… Michele Santino mette in mostra tutto il suo dualismo con Grillo. Il conduttore è in realtà un istrione che si autoclebra a ogni trasmissione, con un ego tanto smisurato quanto miope: gli rode che Grillo bissi il suo successo di comico con quello di politico spazzando via insulse categorie politiche del passato quali la sinistra e la destra e mettendone in campo altre come onestà e delinquenza. Con Travaglio sclera quando questi gli ricorda la fedina penale dei suoi ospiti: “Dai Marco! piantala!… Non vedi che me li smonti” sembra pensare prima di stopparlo bruscamente. Francamente non vedo come Travaglio possa sopportarlo ancora a lungo. Santoro, la verità è che non hai più nulla da dire: vai a fare l’associato in qualche ateneo rosso o in qualche università privata, magari insegnando ‘storia dei talk all’italiana’, meglio se in una di quelle inutili facoltà di scienze della comunicazione.

Comunque RISPONDETE sotto in discussione alla seguente domanda: come farà Santoro a non chiudere se continua, nell’ordine, a:

1) fare vacui sermoni a inizio trasmissione che nessuno si fila (è assodato che tutti si sintonizzano sul canale appena finisce di parlare);

2) concedere spazio al suo compagno cariatide (ormai relegato a quando nessuno più guarda la trasmissione!… Suggerimento: dato che sono amici può illuderlo che le macchine lo stanno ancora riprendendo quando invece i cameramen le hanno già spente e aspettano di andarsene quando lui ha finito di mostrare le sue patetiche vignette);

3) invitare costantemente in studio ignobili iene come Sgarbi, Santanchè, Brunetta, etc. senza metterle alla berlina (dovere morale di ogni buon giornalista, ma ancor prima di ogni buon cittadino);

4) lasciarsi scappare la possibilità di mettere in fuga Berlusconi dalla postazione di ospite, rompendo anche le condizioni concordate per la sua partecipazione al programma, mediante una raffica di domande al vetriolo del tipo: “Di cosa chiaccheravate Lei, Cinà, Bontade e Dell’Utri seduti attorno a un tavolo negli anni ’70?”, “Quali benefici ha ottenuto come imprenditore e come politico dalla collaborazione con Cosa Nostra?”, “Si rende conto che la trattativa che lei avrebbe instaurato a partire dal ’93 con la mafia potrebbe aver scatenato le stragi successive a quelle di Capaci e via D’Amelio?”, e ancora, “Ha mai esaudito qualche desiderata della mafia attraverso le sue aziende, e in particolare attraverso le sue reti televisive?”, “Come spiega il suo successo elettorale del 2001 di 61 seggi su 61 in Sicilia?”, “Si sente ancora con qualche mafioso?… E Marcello?… come sta?”, etc.;

5) speculare sulle disgrazie della gente quali lutti familiari, disoccupazione, suicidi, etc. con del banale sentimentalismo, per esempio domandando a una fresca vedova: “Si è sentita abbandonata dopo la morte di suo marito?”, e cose simili degne di una qualsiasi BARBARA D’URSO;

6) zittire Travaglio quando ricorda carichi pendenti e condanne dei presenti in studio e dei loro compagni di partito;

7) non prendere atto che il suoi collaboratori (Ruotolo e Travaglio su tutti) sono l’unico valore aggiunto della trasmissione, il cui genere è ormai inflazionato su tutte le reti, e che non è il format che va riformato ma il conduttore (che forse dovrebbe anche andare in pensione);

8) distorcere notizie per perorare le sue teatrali filippiche contro il nemico di turno, non importa quale, basta che sia funzionale a dare una parvenza di credibilità al suo discorso. Insomma, comodo per lui fare il giornalista a mezzo servizio: metà cronista e metà attore. Purtroppo per lui questo gioco è stato scoperto e la gente ha già cominciato ad abbandonarlo.

9) non capire che se dovesse ripetere l’esperimento della prima stagione di Servizio Pub(bl)ico non riuscirebbe nemmeno a comprare i fogli per le vignette di Vauro. “Con un Deca non si può andar via…” E chi glielo darebbe più!

I consigli degli opinionisti al M5s hanno rotto ‘li coioni’

Manco tre mesi d’attività parlamentare e una pioggia incessante di critiche si riversa addosso agli eletti del Movimento 5 Stelle. Critiche sterili scatenate da improbabili giornalisti e/o opinionisti (ma che cazzo di mestiere è?!) che piuttosto di raccontare fatti s’attaccano a pettegolezzi degni del peggior rotocalco scandalistico. Come direbbe il buon Marco Travaglio, si opina un fatto per poi trasformare l’opinione nel fatto stesso: abbiamo così titoli che impazzano nei media del tipo ‘Grillo epura’, ‘Grillo espelle’, ‘Grillo tiranneggia’, che affondano le radici al tempo della campagna elettorale di inizio anno, quando il terrore che il M5s allignasse alle urne era poco più che un presentimento. Vi ricordate i titoli anche allora? ‘Grillo fascista, despota’ e chi più ne ha più ne metta. Ora è il turno dei ben pensanti, quelli che vogliono dare ossessivamente buoni consigli. Ci hanno già provato nelle loro lunghe carriere di cronisti politici; hanno ‘consigliato’ i girotondini e il Movimento Viola contro Berlusconi, le varie correnti del Pd e varie formazioni della sinistra più o meno radicale, gli Arancioni di sindaci arrivisti e tutti quei movimenti che prima di fregiarsi dell’attributo ‘civile’ dovrebbero sciacquarsi la bocca con l’etanolo.

Non mi riferisco ai venduti per definizione ma ai più miti dispensatori di buone novelle come Paolo Flores D’Arcais, Antonio Padellaro, Milena Gabanelli, Michele Santoro, Corrado Formigli, Andrea Scanzi, Stefano Rodotà e tanti altri che credono ingenuamente al mito britannico del giornalista obiettivo. Alcuni lo fanno solo per marcare le distanze da un movimento diventato grande forza politica e affermarsi come indipendenti, altri (la maggior parte) perché sono omini dell’audience, legati alla volatilità degli ascolti. Parlare di Grillo e dei dissensi interni al M5s, si sa, alletta gli inserzionisti pubblicitari. Ma parlare o scrivere di quello che fanno i ‘cittadini’ (stesso nome con cui si facevano chiamare i parlamentari giacobini) parlamentari del M5s è sacrilego, un fuor d’opera, meglio caldeggiare false scissioni o raccontare gli screzi che nascono anche nelle migliori famiglie, magari dipingendoli come irremovibili frondisti. Questo è anche il gioco dell’ancien régime che s’infila come un cuneo per spaccare una forza  politica fatta da (alcuni) cittadini per (tutti) i cittadini: chi vi si presta o è stupido o è in malafede.

Consiglio a tutte le penne e le voci rosse che intendono perseguire realmente il bene collettivo attraverso i loro pulpiti cartacei, televisivi e digitali: narrate, sull’esempio di Marco Travaglio, un po’ quello che i 5 stelle stanno facendo (e hanno già fatto!) in parlamento.

“Sappiamo che i neoeletti (del M5s, nda)… hanno presentato una ventina di disegni di legge e altri ne stanno preparando; le loro presenze in aula e in commissione superano largamente quelle degli altri gruppi; hanno rinunciato (unici nella storia) al finanziamento pubblico di 42 milioni di euro; hanno avviato (unici nella storia) le pratiche per dichiarare ineleggibile B.; han fatto approvare una mozione per consentire a chi avanza crediti dallo Stato di scalarli dalle caselle esattoriali; hanno appoggiato la proposta del Pd Giachetti per tornare al Mattarellum, ovviamente sabotata dal partito unico Pd-Pdl-Monti; hanno contestato assieme a Sel il golpetto del governo in Senato per aggirare l’articolo 138 della Costituzione. Ma tutto questo i milioni di italiani che s’informano (si fa per dire) dai camerieri del potere non lo sanno. Da quando gli usurpatori hanno osato metter piede nel Palazzo, le guardie del corpo dei partiti e dei loro padroni dipingono M5S come un covo d’incompetenti sfaccendati e teleguidati che passano il tempo a litigare, epurare, espellere, o a parlare di scontrini, mentre Grillo e Casaleggio fanno soldi a palate”. Marco Travaglio, dall’editoriale de il Fatto Quotidino del 15/06/2013

Grillo scippa al Pd piazza S. Giovanni a Roma per ultimo comizio

Posted febbraio 2nd, 2013 by marcomachiavelli and filed in Politica

Sarà venerdì 22 febbraio l’ultimo comizio di Beppe Grillo. Per l’occasione gli attivisti del M5S sono stati più lesti di quelli del Pd, presentando per primi la richiesta per l’autorizzazione. Ma il partito di Bersani dopo essere stato battuto sul tempo nega di aver mai chiesto piazza San Giovanni, luogo simbolo dei grandi raduni della sinistra italiana.

ROMA – Beffati al fotofinish i militanti del Pd, che alla questura capitolina si sono visti anticipare dal M5S. Una beffa ancor più amara se si pensa che piazza San Giovanni è una roccaforte della sinistra, sede abituale del Concerto del Primo Maggio e di numerosi raduni politici del passato. Chiamato in causa, il Partito Democratico smentisce con forza: “E’ una notizia destituita di ogni fondamento – spiega Nico Stupo uno dei responsabili della campagna elettorale – noi non abbiamo mai chiesto Piazza San Giovanni”. Ma sul sito del M5S Lazio si può leggere una ricostruzione accurata di quanto accaduto: la questura avrebbe avvisato le varie forze politiche richiedenti l’autorizzazione di presentarsi martedì scorso in prefettura.

L’ufficio del prefetto tuttavia se ne sarebbe lavato le mani annullando tutte le richieste di Occupazione di Suolo Pubblico presentate in precedenza. I richiedenti sono stati così nuovamente dirottati in questura lanciandosi in una disperata corsa per depositare per primi i documenti necessari. Ma gli attivisti del Movimento 5 Stelle hanno dichiarato a quel punto di aver trovato sorprendentemente tutto pronto: “Moduli preimpostati per la richiesta ed ordine di presentazione rigorosamente rispettato”. Poi continuano: “I signori del Pd sono arrivati dopo un po’ con calma e come hanno visto che eravamo primi noi hanno avuto un leggero mancamento. Insomma, alla fine la Questura ci ha concesso Piazza San Giovanni e noi ci vedremo lì il 22 febbraio 2013 a partire dalle 18.00 per una serata che passerà alla Storia”.

Video:

Roma, manifestazione Pd. Bersani:”L’alternativa è questa piazza”

Beppe Grillo: “Torno in tv”. Rai, Mediaset e La7 se lo contendono

Posted gennaio 28th, 2013 by marcomachiavelli and filed in Politica, Profeti moderni

L’annuncio ha dell’epocale. Sono vent’anni che Grillo non appare sulla tv generalista; l’establishment di allora prima lo esiliò, poi lo osteggiò. Tuttavia il suo ritorno non sarà per uno show, ma per scopi elettorali. La canea dei talk show se lo contende.

Prima l’esilio, dopo una battuta mal digerita dai socialisti nel lontano ’89; poi l’estremo saluto del ’93 in uno spettacolo tutto suo in prima serata: fu record di ascolti, ma i cosiddetti tecnici – allora a capo della Rai post tangentopoli – non seppero apprezzarlo. Sia la prima che la seconda repubblica non tolleravano la verve del comico che dileggiava la politica bipartisan, il mondo dell’industria e della finanza. Non fu più cercato, nonostante il grande pubblico lo osannasse. Scampoli dei suoi show d’intrattenimento e informazione sono stati rubati da varie trasmissioni nel tempo, e, ogniqualvolta venivano mandati in onda, la curva degli ascolti impennava.

Michele Santoro ne ha fatto sapientemente uso nei suoi programmi. “Torno in tv – dice Beppe Grillo – nell’ultima settimana di campagna elettorale”. Lo ha annunciato ieri sul predellino del suo camper – quello usato per il suo tour elettorale – attorniato da una miriade di giornalisti. Non apparirà in una tribuna politica, ma in un talk show. “Chiederemo delle garanzie per partecipare” aggiunge, senza rivelare tuttavia quale trasmissione sceglierà; ma la tensione fra i vari conduttori è già alta. Indiscrezioni vogliono che Vespa e Santoro stiano smaniando per accaparrarsi la presenza del fondatore del M5S, sebbene ancora nessuno si sbilanci.

Video:

La promessa di Grillo: “Tornerò in tv”

Paolo Villaggio vota M5s. “Grillo, miglior politico del momento”

Posted gennaio 26th, 2013 by marcomachiavelli and filed in Politica, Profeti moderni

Il mitico ragionier Fantozzi smette gli abiti da impiegato e dichiara il suo voto per il Movimento 5 Stelle. Lo fa ai microfoni della trasmissione radiofonica “La Zanzara”, dove è stato più volte ospite.

C’è chi lo dipinge come un vecchio rincitrullito – come forse si autodefinirebbe sarcasticamente –, sia sul web che sulla carta stampata. Ma Paolo Villaggio, novello ottuagenario, ha capito che l’anzianità è un’età in cui ci si può permettere di sbilanciarsi, di non aver peli sulla lingua. Da sempre schierato a sinistra, ama ricordare che, in passato, insieme al suo amico di gioventù Fabrizio De André si dichiarava maoista, ovvero a sinistra del partito comunista cinese. Ai microfoni della trasmissione radiofonica “La Zanzara” dice di essersi poi ravveduto, e di aver capito che il comunismo “reale” è stata una delle maggiori piaghe dell’umanità avendo “fermato il progresso”.

L’estemporanea analisi politica del memorabile interprete di Fantozzi, non si ferma qui. Dice di non aver mai votato per Bersani e per ciò che lui rappresenta: “Prima votavo per Democrazia Proletaria”; dimostrandosi, come il suo amico cantautore e concittadino, vicino alle istanze dei meno abbienti e alle organizzazioni li rappresentano. Infine una dichiarzione di voto e un plauso a Beppe Grillo: “Voterò Movimento 5 Stelle (…) Vede – riferendosi al conduttore, nda – quando Dario Fo vinse il Nobel a Stoccolma, un giornale impegnato di sinistra come La Repubblica titolò in prima pagina ‘Il mistero buffo di Stoccolma’ (…) Lo accusano di essere un comico – Grillo, nda –; un atteggiamento simile a quello medievale della Chiesa che voleva i comici sotto terra. In realtà è il miglior politico del momento”.

Ascolta l’intera intervista:

Paolo Villaggio a “La Zanzara”

Monte dei Paschi: all’assemblea Grillo le canta a Profumo e Pd

Posted gennaio 25th, 2013 by marcomachiavelli and filed in Politica, Profeti moderni

All’assemblea degli azionisti Beppe Grillo non le ha mandate a dire. Aspre critiche all’attuale presidente e al suo predecessore, ma anche al Partito Democratico, reo, secondo il comico, di essere stato l’artefice dell’enorme deficit della banca senese.

Lo tsunami annunciato ieri da Beppe Grillo si è puntualmente abbattuto su Siena, questa mattina, in viale Giuseppe Mazzini 23, sede del Monte dei Paschi. Dieci minuti di quieto furore. L’assemblea straordinaria era gremita di piccoli azionisti, fra cui il comico genovese. All’ordine del giorno, l’approvazione dell’aumento di capitale necessario a ottenere il prestito dello Stato, i cosiddetti Monti Bond, circa 3,9 miliardi di euro, il gettito dell’Imu sulla prima casa. Grillo osserva che nell’aula c’è un clima surreale: da una parte i piccoli azionisti incazzati, dall’altra, ex cathedra, un gruppo dirigente tranquillo, per nulla turbato dalla gravità della situazione.

La posta in gioco sono migliaia di posti di lavoro, una banca che dal ’95, anno in cui è stata messa sotto il controllo della politica senese, ha subito una svalutazione vertiginosa, e la sopravvivenza di tante piccole e medie aziende ad essa connesse. Nei pochi minuti a disposizione il comico si rivolge, guardandolo negli occhi, all’attuale presidente dell’istituto in questi termini: “Io vengo da Genova, come il dottor Profumo, conosco il dottor Profumo, la vita che ha fatto, è un ex casellante, lavorava di sera, si è fatto da solo, un uomo molto importante, però è un uomo completamente inadatto a gestire questa situazione perché è indagato per frode fiscale”.

Poi il Pd: “Si doveva aprire una commissione, chiamare tutti i segretari del Partito Democratico dal ’95 a oggi e far loro delle domande, perché qui abbiamo un buco di 14 miliardi di Euro, 28 mila miliardi di lire, oltre la Parmalat (…) Se mancano i soldi qualcuno li ha presi, qui siamo in una distorsione dove un partito è diventato una banca e una banca è diventato un partito. Questi soldi devono essere tirati fuori, ma non dai 3,9 miliardi presi dai cittadini italiani, dall’Imu, dalle persone che sono fuori a protestare”. Infine il leitmotiv: “Ora, io sono venuto a dirvi una cosa: lei (indirizzandosi a Profumo) come Presidente la prima cosa che doveva fare era aprire una inchiesta“. Al termine dell’intervento gli applausi scroscianti dell’aula.

Video:

Beppe Grillo all’assemblea del Monte dei Paschi di Siena

Monte dei Paschi: domani Grillo irromperà nell’assemblea dei soci

Posted gennaio 24th, 2013 by marcomachiavelli and filed in Politica, Profeti moderni

Una presenza anomala turberà la quiete degli alti vertici della banca senese. La conferma viene dallo staff di Beppe Grillo che annuncia la partecipazione del comico all’assemblea degli azionisti di domani.

Se sarà uno tsunami come il suo tour elettorale ce lo diranno solo i fatti. Quel che è certo è che la partecipazione di Beppe Grillo all’assemblea degli azionisti di Monte dei Paschi è stata confermata dal suo staff. Un assemblea straordinaria, determinante al fine di ottenere dallo Stato un prestito di quasi quattro miliardi di euro. Per beneficiarne sarà necessario approvare un ingente aumento di capitale, adeguando così il patrimonio al livello richiesto dall’autorità bancaria europea. La banca senese è al centro dello scandalo per l’acquisto di derivati che ha portato l’ex numero uno dell’istituto, Giuseppe Mussari, alle dimissioni dalla presidenza dell’Abi.

Si stima che la sottoscrizione di titoli tossici potrebbe segnare un negativo in bilancio di 700 milioni di euro. Intanto il Pd si smarca affidandosi alle parole di Massimo D’Alema: “Noi estranei alla gestione”. Tuttavia la fondazione che detiene la proprietà della Banca è controllata dalla classe politica di Siena, storica roccaforte della sinistra. Temi caldi, dunque, si accingono a discutere i soci della banca che dovranno confrontarsi pure con le aspre critiche di Beppe Grillo. Il comico anticipa, in un intervista a Reuters (VIDEO), la sua drastica ricetta per il risanamento: “Prendere chi ha rubato, risanare la banca con la refurtiva recuperata e statalizzarla“. L’appuntamento, vietato ai deboli di cuore, è per domani, a Siena, in viale Giuseppe Mazzini 23, ore nove.

Video:

BEPPE GRILLO A POMEZIA NEL SUO “TSUNAMI TOUR” PARLA DI MONTE DEI PASCHI DI SIENA

Grillo, effetto tsunami sui partiti: fuori gli impresentabili

Lo Tsunami Tour di Beppe Grillo continua a riempire le piazze, ma l’effetto dell’onda anomala investe soprattutto i partiti politici: nell’articolo un elenco di punti, a partire dalle liste pulite, che i partiti hanno copiato pedissequamente dal Movimento 5 Stelle.

Vi ricordate quando nel 2007 Beppe Grillo raccolse le firme per una legge di iniziativa popolare che chiedeva l’ineleggibilità dei condannati in via definitiva? Una legge che la classe politica si è rifiutata di discutere in parlamento. Ora è stata riesumata; certo, non la vogliono portare in Aula, ma copiarne il senso per dare un’immagine rinnovata ai vecchi partiti. Succede così che ieri Nicola Cosentino, politico in odor di Camorra, sia stato escluso dalle candidature per il parlamento dal Popolo della Libertà, e che lui per ripicca – almeno secondo l’edizione campana de La Repubblica – abbia fatto sparire i documenti per la presentazione delle liste della sua regione. E quando Grillo diceva che bisognava cambiare modo di comunicare avvicinandosi a internet?

Ora i manifesti elettorali sono pieni di richiami ai social network, da Facebook a Twitter. Per non parlare poi delle primarie per il parlamento copiate dal Pd. Dopo che il Movimento 5 Stelle promosse le proprie sul web gratuitamente, il partito di Bersani indisse immantinente delle consultazioni – al costo di due euro per votante – per comporre la rosa dei candidati al parlamento; sebbene queste si siano rivelate alla fine un mero specchietto per le allodole, dato che i vecchi mandarini si sono ricandidati senza essersi sottoposti alla citata selezione. Che dire se non che sono dei tentativi di scopiazzare da quattro sodli. Come recita un noto adagio pubblicitario: “Diffidate delle imitazioni”.

Video:

Beppe Grilo a Salerno 1/2. 21/01/13. Tsunami Tour

Monti boccia referendum contro inceneritore, Grillo s’infuria

Il governo boccia il referendum della Valle d’Aosta contro la costruzione di un inceneritore impugnandolo davanti alla Consulta. Beppe Grillo, grande sostenitore di questa consultazione popolare, si dice amareggiato, ma i promotori del referendum sono sicuri che nella loro regione non si costruiranno più inceneritori.

Di rado succede che un governo nazionale si occupi di questioni relative alle regioni e, in particolare, di casi così specifici. A novembre in Valle d’Aosta si è tenuto un referendum propositivo storico: per la prima volta dall’introduzione di quest’istituto si è raggiunto il quorum, dando così immediata applicazione ai relativi quesiti. Si trattava di ratificare una legge di iniziativa popolare, bocciata dal consiglio regionale, ma che grazie al referendum è stata approvata immantinente. La legge vieta la costruzione di inceneritori in Valle d’Aosta perché costituirebbero un pericolo per la salute pubblica. Così, venerdì scorso, il consiglio dei ministri presieduto da Mario Monti ha annunciato di voler impugnare la legge valdostana contro l’incenerimento dei rifiuti.

Il contenzioso sarà portato davanti alla Corte Costituzionale che dovrà esprimersi sulla liceità della norma. Certo è che una fretta simile da parte di un governo nazionale non si era mai vista. Neppure rispetto a questioni analoghe ma decisamente più importanti, come è successo in Emilia e in Lombardia durante le ultime elezioni regionali. Una legge nazionale prevede infatti che i presidenti di regione non possano candidarsi per più di due mandati consecutivi, al fine di evitare un’eccessiva concentrazione di potere nelle mani di una singola persona. Ebbene, sia in Emilia Romagna che in Lombardia i due governatori sono rispettivamente al terzo e al quarto mandato consecutivo. Nel caso della Lombardia, l’incompatibilità del presidente Formigoni è stata segnalata con un esposto alla procura di Milano da parte degli attivisti locali del Movimento 5 Stelle.

Ma il giudice, pur condividendo i motivi della denuncia, non ha potuto procedere contro il governatore lombardo perché la regione “non ha recepito le disposizioni della legge nazionale”, nonostante i tempi per ratificarla fossero già scaduti da un pezzo. Perché in quell’occasione il governo nazionale non ebbe nulla da eccepire? Forse che Roberto Formigoni conta più di 130.000 valdostani? “Mi dispiace, ma io so io e voi non siete un cazzo”. In realtà il referendum contro l’incenerimento dei rifiuti era già stato contestato davanti al Tar di Aosta da un’associazione di imprese interessate all’opera, ma il giudice ne aveva confermato la legittimità perché pertinente alla tutela della salute. Tuttavia Monti e ministri sostengono che si tratti di materia ambientale e quindi impugnabile.

Comunque vada sarà un insuccesso per la democrazia; la volontà popolare, si sa, è un optional per questi politici. Scontate, inoltre, le reazioni del comitato promotore del referendum che chiede il rispetto di quanto deliberato direttamente dai cittadini valdostani. A sostegno dell’iniziativa, più che mai osteggiata dalla classe politica locale con intimidazioni e manifesti indecenti, si sono spesi l’associazione Valle Virtuosa, la Società Internazionale di Medici per l’Ambiente (Isde) e il Movimento 5 Stelle col suo fondatore Beppe Grillo, ospite di una serata di propaganda referendaria. Si attendono ora nuovi sviluppi giudiziari sulla vicenda, che ad ogni modo ha acclarato il netto rifiuto dei cittadini valdostani alla costruzione di inceneritori nel loro territorio.

Sull’argomento:

Valle d’Aosta: primo referendum propositivo della storia italiana

Video:

Beppe Grillo ad Aosta 16 Novembre 2012 ore 21.00

Elezioni: bocciati i simboli tarocchi. Le 5 stelle vanno a Grillo

Posted gennaio 15th, 2013 by marcomachiavelli and filed in Politica

Il Viminale rimanda al mittente diversi simboli di liste poco serie. Tra questi quello rubato al Movimento 5 Stelle. Sulla scheda elettorale, dunque, l’icona con le cinque stelle sarà solo appannaggio del movimento di Beppe Grillo. Anche la Lega è stata costretta a ritirare il suo simbolo ridicolo.

Una storia da repubblica delle banane, per fortuna col lieto fine. Domenica sono stati depositati i simboli che compariranno sulle schede elettorali. Alcuni sono orripilanti e ridicoli come quello della Lega dove compare il nome di TreMonti: non è un errore di battitura! c’era proprio scritto il nome dell’ex ministro – recentemente arruolatosi nel Carroccio – con la “M” maiuscola. L’intento, mal dissimulato, era inequivocabilmente quello di trarre in inganno qualche fan di Monti un po’ sprovveduto. Per la cronaca la Lega era la stessa che inveiva contro Monti sin dal suo insediamento a palazzo Chigi. Ora senza vergogna usa il nome del suo acerrimo nemico di turno per rubacchiare qualche voto: sono alla frutta.

Calderoli, uno dei tanti leader folkloristici della “Padania”, spiega che si trattava di uno scherzo e che è già pronto un simbolo più serio. Sorte opposta tocca invece al Movimento 5 Stelle a cui era stato sottratto il simbolo da un invasato che sosteneva di esserne il vero proprietario. Costui, un certo Danilo Foti, si è visto rifiutare il simbolo con le cinque stelle su sfondo bianco, che da oggi sarà solo appannaggio del Movimento di Beppe Grillo. Bocciati anche i simboli scopiazzati dalle liste “Rivoluzione Civile” del magistrato Antonio Ingroia e “Monti presidente per l’Europa” del premier uscente. Insomma, il lavoro del Viminale è servito per ripulire un po’ l’immagine sbiadita della nostra democrazia ristabilendo l’ordine nella giungla dei simboli elettorali.

Anonymous svela complotto contro il M5S sul simbolo scopiazzato

Posted gennaio 13th, 2013 by marcomachiavelli and filed in Cultura e intrattenimento, Delinquenza politica, Politica

Un boicottaggio architettato in tandem da Andrea Massimiliano Danilo Foti, fan deluso di Beppe Grillo, e da Marco Manuel Marsili, fondatore di un partitAnonymous svela complotto contro il M5S sul simbolo scopiazzatoo fantasma. Sembra però difficile che i due sprovveduti abbiamo messo in piedi un piano così ben congegnato senza l’aiuto di qualche potente organizzazione.

Dietro il simbolo scopiazzato “Movimento 5 Stelle” non c’è nulla di serio. Solo un’associazione fantasma cui è stata inibita la diffusione del proprio simbolo (LEGGI L’ORDINANZA DEL TRIBUNALE) perché rubato, insieme al nome, a un’altra associazione che tuttora ne detiene la proprietà. Si chiama Partito Pirata ed è stata fondata nel 2011, mentre quella originale e omonima è stata fondata nel 2006. I finti Pirati guidati da un certo Marco Manuel Marsili hanno collaborato con Danilo Foti, il fan deluso di Beppe Grillo, per depositare il simbolo fittizio del Movimento 5 Stelle ieri al Viminale.

Nel dispaccio degli hacker di Anonymous Italia, divulgato dal sito byoblu.com, si legge una conversazione via Facebook (GUARDA LE IMMAGINI NELLA GALLERY) dove il mezzo pirata Marsili suggerisce a Foti di raccontare una storiella falsa da propinare ai giornalisti interessati alla notizia. E cioè che lo stesso Foti, anni prima, avrebbe fondato un Movimento 5 Stelle parallelo, con cui avrebbe partecipato in Sicilia alle elezioni comunali di paesini sotto i 1000 abitanti. Ora il vero Movimento 5 Stelle, il cui unico fondatore e ispiratore è il comico genovese Beppe Grillo, ha presentato un ricorso all’ufficio competente del Viminale per chiedere l’estromissione dalla scheda elettorale del simbolo scopiazzato del duo pirata Marsili-Foti. Grillo anticipa inoltre dal suo blog che, qualora non venisse ritirato il simbolo fasullo, non intende partecipare alle prossime elezioni di febbraio.

Guarda le immagini che immortalano il complotto Marsili-Foti su Facebook:

Anonimous: golpe contro Grillo

Elezioni: presentata falsa lista del M5S. Grillo furibondo (VIDEO)

Posted gennaio 11th, 2013 by marcomachiavelli and filed in Cronaca e opinioni, Politica, Profeti moderni

In fila da parecchi giorni per depositare il simbolo elettorale, gli attivisti del Movimento 5 Stelle sono stati anticipati da uno sconosciuto che ne ha presentato uno identico. Chi c’è dietro questa misteriosa persona?

ROMA – Piazza del Viminale. Gli attivisti del Movimento 5 Stelle sono stati in coda per tre giorni per riuscire a depositare in tempo il loro simbolo da presentare alle prossime elezioni politiche. Ieri in serata sono stati raggiunti da Beppe Grillo che ne ha condiviso le sorti fino a oggi. Sicuri di essere gli unici, tra i primi della fila, con in mano un simbolo identificativo del loro movimento, sono stati beffati al traguardo. Un uomo fra i trenta e i quaranta mischiato nella coda (VIDEO) è riuscito a entrare negli uffici ministeriali prima di loro registrando un logo perfettamente identico a quello del comico genovese.

L’unica differenza è che sotto le cinque stelle manca la scritta “BEPPEGRILLO.IT”. Secondo il fondatore del MoVimento “la democrazia è finita” se ci si riduce a fare una fila da far west per autenticare il simbolo di una lista: tre giorni di attesa accampati per strada notte e giorno (VIDEO), dandosi il cambio per non svenire e cercando di resistere ad atti di prepotenza dei gruppi più riottosi. Gli attivisti insieme a Beppe Grillo intendono verificare la legittimità del simbolo scopiazzato, e se sarà il caso contestarne l’ammissione alle elezioni di febbraio.

Confronta i due simboli nell’immagine in alto.

Video:

Grillo: “Oggi la democrazia è finita”

Politiche, Grillo al Viminale per la consegna del simbolo 5 Stelle: “Stiamo attenti agli abusivi”