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Smantellata l’antimafia: governo decurta indennità al personale

Sempre meno fondi alla lotta contro il crimine, lo testimonia un documento in possesso del Fatto Quotidiano. La Dia, che in dodici anni si è vista ridurre gli stanziamenti dell’80%, subirà ancora tagli.

I fatti valgono più di mille parole spese dai politici sul contrasto al crimine. È un fatto che la Direzione Investigativa Antimafia (Dia) abbia subito dei tagli nel tempo: si è passati dai 28 milioni del 2001 ai 3,6 previsti per il triennio 2013-2015. A rivelarlo è il Fatto Quotidiano che ha potuto visionare un documento governativo di programmazione della spesa, dove vengono sconfessate le promesse dell’esecutivo. Il 12 novembre dello scorso anno infatti la legge di stabilità aveva già ridotto gli stanziamenti per la Dia, che dal prossimo anno saranno ancora più esigui. Ad essere colpita sarà soprattutto la spesa per il personale, che a causa di un atto  amministrativo di fine agosto, è stata riclassificata come un onere soggetto a decurtazione. Lo stipendio dei membri della Dia verrà  dunque alleggerito, in particolare verrà dininuito il cosiddetto Tea (trattamento economico aggiuntivo), istituito dall’ex direttore Gianni De Gennaro per motivare i suoi uomini. Si tratta di un’indennità pari a 250 euro al mese che veniva corrisposta a degli ispettori con trent’anni di servizio alle spalle: bruscoletti se pensiamo a quanto ricevono i parlamentari.

Come accennato, la scure dei tagli alla Dia è passata fra le mani di governi sia di destra che di sinistra. Non poteva perciò mancare la sferzata finale congiunta da parte di un governo sostenuto da entrambi gli schieramenti. Tra l’altro la direttiva dei tagli – come dimostra il documento a cui fa riferimento il Fatto – arriva direttamente dal Ministero dell’Economia presieduto da Mario Monti. Non si capisce dunque come il premier intenda risollevare le sorti finanziarie dell’Italia. Sì, perché la Dia non combatte solo la mafia militare, ma anche il riciclaggio di denaro sporco che inquina inesorabilmente l’economia nostrana. La Dia è un’invenzione del prode Giovanni Falcone, grande innovatore della lotta antimafia, che per primo pensò all’organizzazione di un pool interforze – Polizia, Carabinieri, Finanza – a supporto del lavoro dei magistrati. “I provvedimenti del ministero continuano a essere irrazionali – commenta il segretario dell’Associazione nazionale funzionari di polizia Enzo Marco Letizia – e puniscono quelle donne e uomini che più di altri contribuiscono alla confisca dei beni delle mafie… Lo Stato sembra proprio averli abbandonati“.