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Grecia, assediato il parlamento per i tagli: silenzio dei media

Circa 100.000 persone assediavano il parlamento ieri notte ad Atene. Una protesta contro il terzo pacchetto di tagli alla spesa pubblica imposto dai creditori internazionali (Ue, Bce e Fmi): nonostante l’eccezionalità, la notizia non trova il giusto spazio sui media.

ATENE – Piazza Syntagma, 100.000 persone circa a ridosso di un parlamento blindato da schiere di agenti in tenuta antisommossa (*). Parte del personale della Camera sciopera tra le file della protesta rallentando di fatto i lavori dell’Aula. Il deputato del Syriza (coalizione di sinistra) Lafarizis si è chiesto come potrà funzionare regolarmente il parlamento ad onta di tali ingenti defezioni. Ciononostante il pacchetto di tagli alla spesa pubblica è stato approvato: un iter sofferto che ha goduto di una maggioranza risicata (153 sì, contro 128 no e 18 astensioni). La finanziaria appena ratificata riguarda il triennio 2013-2016 e va ad aggiungersi alle precedenti due manovre di austerità di quest’anno, già avvilenti per il welfare. Nell’ordine sono previsti: 1) abolizione dei bonus su pensioni e stipendi degli statali; 2) riduzione del 25% delle pensioni del settore pubblico e privato, con innalzamento dell’età pensionabile da 65 a 67 anni; 3) tetto massimo salariale di 1.900 euro per dipendenti della pubblica amministrazione; 4) riduzione sino al 27% dei cosiddetti “stipendi speciali” (polizia, magistratura, forze armate, personale medico degli ospedali statali, docenti universitari, diplomatici).

La manovra, presentata sotto forma di disegno di legge, modifica inoltre i termini contrattuali dei dipendenti statali, che potranno essere licenziati qualora l’ente cui appartengono venga abolito. In cambio di questi sacrifici – pari a un risparmio per l’erario di circa 18 miliardi di euro entro il 2016 – i creditori internazionali (Ue, Bce e Fmi), meglio conosciuti come “la troika”, concederanno un prestito alla Grecia di 31,5 miliardi. In occasione delle dichiarazioni di voto alla Camera, il deputato Panos Kammenos – leader del partito Greci Indipendenti – ha definito il ministro delle Finanze Iannis Stournaras “un dipendente della Goldman Sachs con il compito di svendere la Grecia”. Il clima da guerriglia che circondava il palazzo a causa degli scontri fra polizia e manifestanti, si è inesorabilmente riverberato all’interno dell’Aula che per l’occasione si è trasformata in un opulento suk. La partita che si sta giocando sul piano economico fra troika e Repubblica Ellenica vede, dunque, in vantaggio la prima di un netto 4 a 0 (un referendum bocciato, più tre finanziarie lacrime e sangue). Insomma, dopo la “Primavera Araba” un nuovo contagio rivoluzionario si sta diffondendo in Europa; sarà forse per questo che i media evitano di parlare della nuova “presa della bastiglia” di piazza Syntagma?

*fonte: Guardian

Ddl-anticorruzione: sì del Pdl ma con emendamenti salvaBerlusconi

Sprazzi di sobrietà nel governo, subito disinnescati però dai diktat di Berlusconi. Alla presentazione del ddl anticorruzione, ecco in arrivo i primi emendamenti ad personam che depotenziano la riforma in gestazione.

Un’altra occasione persa da Monti per giustificare la sua presenza a Palazzo Chigi. L’ennesima, se consideriamo i tentativi falliti di contrasto alle caste di privilegiati e fuorilegge che ammorbano l’economia italiana: l’Imu/Ici alla Chiesa e alle fondazioni bancarie e accademiche (Bocconi!), patrimoniale (solo minacciata), riscossione crediti dovuti dalle concessionarie dei giochi di Stato, negoziazione con la Svizzera per tassare i capitali evasi al fisco italiano, abolizione delle provincie, etc. Ci era stato raccontato dai corifei dei media che il nuovo esecutivo si sarebbe insediato al solo fine di attuare un equo piano di rientro economico. L’Europa avrebbe fatto da faro, indicandoci la via per intraprendere un percorso di risanamento. Eppure il governo stenta a seguire gli imput dell’Unione, specialmente in tema di giustizia. In settimana è giunta in aula la bozza del disegno di legge anticorruzione, presentata dal ministro della Giustizia Paola Severino; la proposta prevede l’introduzione di nuovi reati che attualmente sfuggono alla macchina della giustizia italiana, in special modo quelli in cui la merce di scambio nella corruzione non è rappresentata esclusivamente dai soldi.

Si parla quindi di favoritismi – in tutte le loro declinazioni, dall’assunzione di parenti e amici nelle aziende statali e parastatali, all’assegnazione di commesse pubbliche, finanche alla promessa di cariche pubbliche (es. parlamentare) o all’interno delle suddette aziende – e di un traffico, definito dalla convenzione di Strasburgo sulla corruzione (datata 1999), di “influenze”. Questa in particolare è stata la molla che, durante la discussione in aula, ha suscitato una levata di scudi fra i banchi del Pdl. Il partito di Berlusconi ha osteggiato – con l’acquiescenza di gran parte dell’emiciclo – il ddl, riservandosi di emendarlo su alcuni punti molto cari all’ex premier: 1) modifica della norma sulla concussione che pende nel processo Ruby sulla testa del Cavaliere; 2) riduzione della pena per abuso d’ufficio a un massimo di tre anni (periodo commutabile in pene alternative), rispetto ai quattro della legge in vigore. Per di più non c’è traccia nella bozza di un’inasprimento della pena per il falso in bilancio, reato foriero di corruzione e altri illeciti, derubricato da una manovra bipartisan (anno 2001) e consensualmente taciuto nel dibattito odierno sul ddl in questione.

Insomma siamo di fronte all’ennesimo piagnisteo del sultano di Arcore, che applica ancora il proprio veto sulle leggi da approvare. E i tecnici che fanno? Si adeguano naturalmente, riformulando la proposta sulla base dei desiderata del leader del Pdl. Con ricadute nefaste su tutte le vittime della concussione, per la quale saranno puniti meno criminali. I termini dell’emendamento, firmato dai deputati Compagna e Gallone (Pdl), confinano infatti il reato di concussione in un recinto più stretto, dentro il quale sarà più difficile includere chi consuma tale tipo di delitto. Poco importa se all’interno di questa manfrina da basso impero si perdono per strada pezzi importanti della convenzione di Strasburgo – ratificata, peraltro, a livello nazionale solo 13 anni dopo la sua promulgazione in Europa –, come ad esempio l’introduzione nel nostro ordinamento dei reati di corruzione fra privati e auto-riciclaggio. Se il parlamento, assoggettato agli umori infantili dell’ex primo ministro, non vuole allinearsi agli standard europei sull’anticorruzione, il governo tecnico potrebbe irreprensibilmente denunciare le incresciose richieste di Berlusconi, e consegnare finalmente al paese l’immagine di un parlamento ormai specializzato solo nel cucire in un lampo leggi su misura dei potenti. Ma la linea connivente dell’esecutivo sembra ormai già tracciata.