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Milano. 100.000 in Duomo per Grillo, sul palco anche Fo (VIDEO)

Posted febbraio 19th, 2013 by marcomachiavelli and filed in Politica, Profeti moderni, Riscatto civile

“Arrendetevi finché siete in tempo! non vi faremo del male”. Così Beppe Grillo alla ‘vecchia politica’ da piazza Duomo, dove a fargli compagnia sul palco c’era un Dario Fo prodigo di incoraggiamenti per gli attivisti del M5S. Il premio Nobel è stato osannato da una piazza stracolma.

MILANO – Dopo Adriano Celentano che sceglie di schierarsi con una canzone a sostegno del Movimento 5 Stelle, anche Dario Fo ufficializza il proprio sostegno morale a Beppe Grillo. Non una novità dato che il Premio Nobel ha da poco pubblicato un libro, edito da Chiarelettere, scritto a tre mani col comico genovese e Gianroberto Casaleggio, cofondatore del M5S. Palpabile l’entusiasmo di Fo che dal palco di fronte alla Madonnina non lesina incoraggiamenti per gli attivisti del MoVimento ripetendo a mo’ di scongiuro: “Non mollate! Non mollate!” E riferendosi a Beppe Grillo dice: “Ma come fa ‘sto uomo qui! Quanta energia!”

Da comico a comico i due attori duettano sul palco in un tripudio di folla (in 100.000 secondo il Corriere della Sera) che acclama ogni loro affermazione. La parola torna poi a Grillo che di fronte a tanta gente da l’ultimatum alla vecchia classe politica: “Arrendetevi finché siete in tempo! non vi faremo del male… Siete circondati dal popolo italiano”. Il messaggio non tarda ad arrivare alle orecchie del segretario Pd Bersani che dal canto suo replica: “In parlamento faremo scouting fra gli eletti del M5S”. Un’affermazione boomerang per il leader del Partito Democratico che ammette il bisogno di far campagna acquisti tra le file di Grillo dopo l’esito delle urne.

VIDEO:

M5S a Milano: Dario Fo noi non ci siamo riusciti, fatelo voi! – 19/02/2013

Fiorello, satira da don Abbondio

ASCOLTI RECORD – Fiorello si è confermato, dopo la sua terza serata, assoluto dominatore del lunedì sera. La scorsa puntata ha infatti surclassato i record delle precedenti, raggiungendo picchi di ascolto vicini al 50 percento. Quasi un telespettatore su due lo stava guardando. Un risultato che sbaraglia la concorrenza e che lo incorona re indiscusso del varietà italiano, genere che recentemente aveva perso il gradimento di un tempo. Il conduttore è riuscito, secondo la critica, ad attirare un pubblico transgenerazionale che riconosce in Fiorello la capacità di far divertire grandi e piccini. Canzoni e artisti del passato, l’ultimo Tony Benett leggendario crooner italo-americano, si intervallano agli idoli del momento in un magico connubio incorniciato nel prestigioso Teatro 5 di Cinecittà, già regno di Federico Fellini. “Il più grande spettacolo dopo il weekend” ottiene l’esorbitante media di quasi 12 milioni di spettatori, che lo eleggono come la trasmissione di prima serata più vista dal 2006 ad oggi. La Rai ringrazia per i proventi pubblicitari che garantiscono un po’ di respiro all’azienda, ultimamente arenatasi per cattive scelte manageriali.

QUELL’ARIA DA BRAVO RAGAZZO – C’è chi come Celentano ha dichiarato che nelle scarpe di Fiorello ci starebbe un po’ stretto. Ma la lista potrebbe continuare con altri nomi celebri come ad esempio Dario Fo, Sabina e Corrado Guzzanti, Paolo Rossi, Daniele Luttazzi, Beppe Grillo, per non parlare del compianto Giorgio Gaber, a cui negli ultimi anni della sua vita sono state chiuse le porte della televisione. Tutti artisti che sono stati emarginati dal piccolo schermo, perché non si sono mai arresi all’idea di una comicità ammansita. Hanno puntato in alto rifacendosi all’autentico spirito balzano della satira. L’irriverenza, lo sberleffo, il gridare “il re è nudo!”, la canzonatura delle pubbliche virtù e dei vizi privati, questi sono i pregi di chi fa comicità, in conformità con l’arte giullaresca tanto cara e tanto promossa dal premio Nobel Dario Fo. Siamo ai tempi della più nera censura, dove un testo, prima di approdare su di un importante proscenio, dev’essere precedentemente approvato dal direttore di rete di turno, solitamente un referente dei potentati culturali ed economici italiani. Il vecchio adagio “panem et circenses” è attuale oggi come nell’antica Roma, dove il poeta Giovenale descriveva l’usanza, da parte degli imperatori, di assicurasi il consenso popolare distribuendo gratuitamente il grano e organizzando fastosi spettacoli. Se la satira non graffia e non dileggia i padroni, meglio una comicità banale che una sua appassita imitazione.