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Grillo scippa al Pd piazza S. Giovanni a Roma per ultimo comizio

Posted febbraio 2nd, 2013 by marcomachiavelli and filed in Politica

Sarà venerdì 22 febbraio l’ultimo comizio di Beppe Grillo. Per l’occasione gli attivisti del M5S sono stati più lesti di quelli del Pd, presentando per primi la richiesta per l’autorizzazione. Ma il partito di Bersani dopo essere stato battuto sul tempo nega di aver mai chiesto piazza San Giovanni, luogo simbolo dei grandi raduni della sinistra italiana.

ROMA – Beffati al fotofinish i militanti del Pd, che alla questura capitolina si sono visti anticipare dal M5S. Una beffa ancor più amara se si pensa che piazza San Giovanni è una roccaforte della sinistra, sede abituale del Concerto del Primo Maggio e di numerosi raduni politici del passato. Chiamato in causa, il Partito Democratico smentisce con forza: “E’ una notizia destituita di ogni fondamento – spiega Nico Stupo uno dei responsabili della campagna elettorale – noi non abbiamo mai chiesto Piazza San Giovanni”. Ma sul sito del M5S Lazio si può leggere una ricostruzione accurata di quanto accaduto: la questura avrebbe avvisato le varie forze politiche richiedenti l’autorizzazione di presentarsi martedì scorso in prefettura.

L’ufficio del prefetto tuttavia se ne sarebbe lavato le mani annullando tutte le richieste di Occupazione di Suolo Pubblico presentate in precedenza. I richiedenti sono stati così nuovamente dirottati in questura lanciandosi in una disperata corsa per depositare per primi i documenti necessari. Ma gli attivisti del Movimento 5 Stelle hanno dichiarato a quel punto di aver trovato sorprendentemente tutto pronto: “Moduli preimpostati per la richiesta ed ordine di presentazione rigorosamente rispettato”. Poi continuano: “I signori del Pd sono arrivati dopo un po’ con calma e come hanno visto che eravamo primi noi hanno avuto un leggero mancamento. Insomma, alla fine la Questura ci ha concesso Piazza San Giovanni e noi ci vedremo lì il 22 febbraio 2013 a partire dalle 18.00 per una serata che passerà alla Storia”.

Video:

Roma, manifestazione Pd. Bersani:”L’alternativa è questa piazza”

Arese, Grillo ricorda Ghidella e i dirigenti onesti silurati

ARESE – Pochi giorni fa Beppe Grillo si è recato ad Arese per un comizio a sostegno della locale lista civica del Movimento 5 Stelle. Tanti i temi affrontati dal comico genovese che non ha mancato di menzionare un pezzo importante della recente storia della cittadina alle porte di Milano. Una storia che non riguarda solo gli Aresini, ma l’Italia intera dato che tutti conosciamo l’Alfa Romeo avendone potuto quantomeno apprezzare l’accattivante design. Le sue vetture sono state il fiore all’occhiello dell’industria italiana, ammirate persino oltreoceano dal magnate dell’auto Henry Ford che ebbe a dire: “Quando vedo un’Alfa Romeo mi tolgo il cappello”. Un industria smantellata dopo essere stata ceduta alla Fiat che l’ha trasformata in una succursale alla deriva. Ad Arese non ne rimane che un immenso stabilimento vuoto con gli ex operai assiepati fuori dai cancelli a reclamare per un posto di lavoro beffardamente sottratto; dall’altra parte un cordone di poliziotti che impedisce l’accesso alla fabbrica.

LE MANI SPORCHE DI GRASSO – Ed è proprio tra manifestanti e agenti che Beppe Grillo s’incunea, non potendo esimersi dal portare la propria solidarietà ai lavoratori licenziati dell’Alfa. Qui il comico peregrino decide di raccontare agli astanti una storia breve ma intensa, i cui protagonisti sembrano ormai spersi in una realtà a noi aliena e distante un’eternità. Uno di questi è l’ingegner Vittorio Ghidella, già amministratore delegato di Fiat dal ’78 all’88, definito da Grillo “un dirigente con le mani sporche di grasso”, poiché amava trascorrere parte delle sue giornate in mezzo ai meccanici e ai lavoratori. Un tipo “schivo e di carattere introverso, il suo ufficio era quasi sempre vuoto: sosteneva che le auto si guidano con il “culo” non con la lingua. Viveva con la famiglia sui colli torinesi e non faceva vita mondana, pochi amici e al di fuori dall’ambiente Fiat. La Fiat Uno fu collaudata da lui personalmente, come ogni vettura della compagnia durante la sua gestione, sul percorso Livorno-Collesalvetti – Pinerolo Cavour. Fu immortalato davanti ai cancelli di Mirafiori più volte a spingere un’auto-prototipo (piena di fili e nylon) con la quale era rimasto in panne”*.

UNA TWINGO SPECIALE – Come lui, secondo Grillo, ce ne sono stati altri, ad esempio Mattei morto ammazzato, oppure Olivetti emarginato dalla classe dirigente dell’epoca. Ciò che li accomunava non era soltanto la raffinata competenza nel loro settore, ma anche un profondo senso di umanità che insieme all’etica ne forgiavano il carattere. Vien da chiedersi se esistano ancora uomini di tale guisa a capo di aziende apicali quali Finmeccanica, Fincantieri, Eni etc., umili abbastanza da sporcarsi le mani insieme agli operai per saggiare direttamente il prodotto che contribuiscono a creare. Per rispondere perentoriamente a questa domanda basterebbe elencare qualche nome degli attuali vertici: Scaroni, Guarguaglini, Tronchetti Provera, Colaninno, Geronzi… Tutta gente poco raccomandabile che fa incetta di avvisi di garanzia. Grillo continua la sua storia narrando un episodio alquanto sconcertante: nel ’93, dopo aver viaggiato insieme a dei tecnici di Greenpeace su una Twingo che abbatteva i consumi di carburante (100 km con un litro e mezzo), si presentò davanti alla sede Fiat di Torino proponendo all’azienda di adottare la tecnologia applicata a quella macchina per ovviare al rincaro del petrolio.

SOLO CONTRO IL POTERE – A quel punto alcuni sindacalisti lo apostrofarono aspramente, palesando inequivocabilmente una meschina connivenza con i vertici aziendali, che consideravano la proposta di Grillo come uno smacco alla loro politica industriale destinata a fallire in breve tempo. Dopo Ghidella infatti la Fiat tornò nel baratro da cui era stata salvata, e i successivi manager hanno badato più a raggranellare ingenti buonuscite piuttosto che a risollevare l’azienda. Nessun media di regime ha riportato la notizia dell’incontro fra Grillo e gli ex lavoratori dell’Alfa. Nemmeno i galantuomini de il Fatto Quotidiano, troppo impegnati evidentemente a tacciare il comico-blogger di demagogia ridicolizzando le sue istanze e gettando conseguentemente fango sui militanti del Movimento (mediamente più intelligenti e scolarizzati di quelli degli altri partiti). D’altronde chi denuncia le nefandezze del potere viene da sempre disprezzato non solo dai cortigiani, ma anche dagli onesti che per stoltezza o viltà non son riusciti a denunciare.

* Fonte Wikipedia

Fonti:

Beppe Grillo all’Alfa Romeo di Arese