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Patronati esteri/Pd: voto pilotato? Ascolta le telefonate (VIDEO)

Posted febbraio 18th, 2013 by marcomachiavelli and filed in Delinquenza politica, Politica

Cinque telefonate a quattro patronati diversi con un obbiettivo comune: sponsorizzare all’estero i candidati del Pd. Questi istituti, per legge, non possono fare campagna elettorale, anche se, stando a quanto emerge dalle registrazioni, sembra vero il contrario.

La scena è questa: gli attori telefonano a cinque sedi dei patronati esteri Acli, Inas (Cisl), Inca (Cgl), Ital (Uil). La domanda è sempre la stessa: “Ma il vostro patronato sostiene qualche candidato?”; la risposta pure: “Sì certo, quelli del Pd”. Nel primo caso un dipendente del patronato francese Acli si propone addirittura di “guidare” nella scelta di voto un nonnetto un po’ rintronato che l’attore dice essere suo nonno. Negli altri casi invece si nota un po’ più di ritrosia nell’indicare palesemente i candidati del Pd; tuttavia messi alle strette dagli interlocutori tutti gli operatori ammettono che i loro patronati, sebbene di estrazione politica diversa, appoggiano il partito di Pierluigi Bersani.

Questo in barba alla legge che vuole questi istituti, che dipendono dal Ministero del Lavoro, a servizio dei cittadini al fine “di tutelare i diritti individuali di qualsiasi cittadino presente sul territorio nazionale (*)” e internazionale. Oltre al ruolo dettatogli dal legislatore, hanno quello, soprattutto all’estero, di assistere pensionati e anziani nelle operazioni di voto che avvengono per posta previa compilazione dei documenti necessari a identificare l’elettore. Le registrazioni telefoniche qui in calce sembrano confermare i sospetti che circolano a proposito della propaganda elettorale a favore del Partito Democratico.

(*) Fonte: Wikipedia

Video:

TELEFONATE SHOCK! VOTO ESTERO, PATRONATI E PD

http://www.youtube.com/watch?v=ZVTxCnVHedY

“Fuori l’elenco dei mutui del Pd con Mps”, l’appello dalla rete

È quanto chiede Claudio Messora dalle pagine del suo blog Byoblu.com. L’appello è stato anche rilanciato dallo stesso Messora durante la trasmissione televisiva L’Ultima Parola (VIDEO).

Ci sono stati due chiari avvertimenti che hanno segnato la storia del ménage à trois Monte Paschi-Pd-Pdl. Il primo è stato quello di Pier Luigi Bersani quando poche settimane fa disse riferendosi ai Berluscones: “Se ci attaccano li sbraniamo”. Alla boutade si agganciò subito Beppe Grillo replicando dai palchi del suo tour elettorale: “Gargamella – Bersani, nda –, con cosa vorresti sbranare? Ti sono rimaste solo le gengive“. Il messaggio implicito del segretario del Partito Democratico era inequivocabile: se voi del Pdl ci attaccate, innescate una guerra senza quartiere dove cadremo entrambi visto il coinvolgimento del vostro coordinatore nazionale Denis Verdini nell’inchiesta su Monte Paschi.

Il secondo monito proviene da Giorgio Napolitano che esorta stampa e magistratura a non diffondere notizie destabilizzanti per il sistema bancario italiano. A godere di questa cappa di silenzio ci sarebbe un ammucchiata di interessi: dagli organi di vigilanza (Consob e Bankitalia), poco solerti nell’intervenire, ai due partiti che con l’istituto senese andavano a nozze, Pd e Pdl. Ora l’appello alla trasparenza, forse l’unico di buon senso, lanciato dal blogger Claudio Messora ai vertici del Partito Democratico: “Se il Pd vuole almeno provare ad avere titolo per rivendicare un po’ di credibilità, deve fornire l’elenco di tutti i mutui a tasso agevolato, di tutti i finanziamenti e i prestiti in sofferenza ottenuti da nominati, dirigenti ed eletti, unitamente all’elenco di tutte le contribuzioni di nominati e dirigenti del Monte dei Paschi di Siena, insieme alle donazioni degli stessi, spontanee o meno. In fondo, tutto questo ci è costato 4 miliardi di euro almeno: abbiamo il diritto di sapere e il diritto di mandarli tutti a casa”.

Video:

Caro PD, fuori tutti i nomi di chi ha preso mutui agevolati da Monte dei Paschi

Pd primarie-farsa con l’attuale legge elettorale: vince la nomina

Posted dicembre 20th, 2012 by marcomachiavelli and filed in Politica

Secondo l’ipotesi del consigliere regionale 5 Stelle, Davide Bono, le imminenti primarie del Pd sono una farsa. Conti alla mano se il partito di Bersani otterrà un risultato modesto, entreranno in parlamento solo persone nominate.

La disinformazione imperante, ala sinistra, imbastisce articoloni sull’apertura del Partito Democratico verso la sua “base” – termine che designa un ruolo di subordine rispetto a un’aristocrazia. Persino il Fatto Quotidiano, per non far torto ai suoi lettori affezionati al bureau di Bersani, si astiene da critiche ragionate. Ma come, la farsa è sotto gli occhi di tutti e i paladini della (semi)libera informazione non se ne accorgono?! Il consigliere del Movimento 5 Stelle Davide Bono ha illustrato quanto poco valore abbia organizzare delle primarie, se poi il segretario del Pd ha un potere di nomina così ampio. Sebbene certa stampa, in coro con Bersani, parli beffardamente di un 10% di nominati da inserire nelle liste, in realtà  si omette di dire che quella percentuale è calcolata sulla totalità dei seggi disponibili – 945 – anziché sul numero dei partecipanti. Dunque è una costante; anche se alle primarie si presentassero in 100, i nominati sarebbero 90. Ma il primo ostacolo da superare per gli aspiranti parlamentari rimane quello della raccolta delle firme: il poco tempo a disposizione finirà per favorire gli esponenti più in vista piuttosto che la tanto decantata “base”.

Per giunta chi siede attualmente in parlamento – cooptato nelle liste del 2008 senza voto – ha diritto a presentarsi senza l’obbligo di raccogliere firme. Ancora: come fa notare Bono a quel fantomatico 10% vanno aggiunti 47 capilista e 10 vecchie glorie che, avendo superato il limite di tre legislature previsto dallo statuto Pd, chiederanno una deroga per la candidatura. Insomma, un potenziale carrozzone di 150 candidati nominati dal segretario Bersani, destinato a occupare tutti i seggi disponibili qualora il Pd non ottenesse il premio di maggioranza. E la “base” dovrebbe pure pagare due euro per esprimere un voto che verosimilmente non verrà neppure preso in considerazione?! “Ma mi faccia il piacere!” avrebbe detto Totò. Tra le deroghe che sono state chieste spicca quella di Rosy Bindi, ospite qualche giorno fa della trasmissione Agorà dove ha confermato la sua volontà di candidarsi. Durante la diretta, tuttavia, la deputata del Pd – cinque legislature alle spalle – è rimasta preda della vergogna: solo dopo l’insistenza del conduttore è riuscita ad ammettere sommessamente di aver chiesto la deroga al partito.

Video:

Agorà: Rosy Bindi sulla sua ricandidatura e richiesta di deroga 12/12/2012

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Posted dicembre 19th, 2012 by marcomachiavelli and filed in Politica

Il segretario del PD Bersani millanta la paternità delle Parlamentarie – la consultazione per eleggere i candidati al parlamento ideata dal Movimento 5 Stelle. Grillo risponde a tono definendo le votazioni posticce del PD “buffonarie”, e il suo leader “un succhiaruote della democrazia”: vediamo perché.

“Il pdmenoelle ha deciso di dare voce ai cittadini per le liste elettorali. Un’idea originale (chissà da chi ha copiato…) che Bersani ha spiegato – Il pdmenoelle ha dato vita a una procedura che non ha precedenti in Italia e in Europa (e neppure su Saturno, ndr). Abbiamo messo un meccanismo (!?) che renderà fortissima la presenza delle donne a un livello sconosciuto in Italia e forse anche in Europa. Belin, questo passa il tempo a seguire cosa fa il M5S dove le donne votate per le politiche on line sono state maggioranza assoluta. Bersani è un succhiaruote della democrazia”. Questo è l’incipit dell’articolo pubblicato ieri da Beppe Grillo sul suo blog. A complemento si potrebbe aggiungere che il meccanismo che porterà gli iscritti del Pd a scegliere i candidati al parlamento non è ancora chiaro. Soprattutto riguardo al numero degli intoccabili, coloro cioè che non si sottoporranno al voto dei militanti, ma verranno nominati dal bureau dei mandarini. Fra i beneficiari di questa ennesima (o estrema) unzione si annoverano ufficialmente Rosy Bindi, Anna Finocchiaro, Franco Marini, Giorgio Merlo, Maria Pia Garavaglia, Beppe Fioroni.

“Mai più senza di loro”, come scrive Grillo, un centinaio e rotti in tutto, che serviranno presumibilmente a garantire il controllo sui novizi. I 47 capilista, più altri 90 circa, verranno dunque candidati su insindacabile giudizio di Bersani che è già pronto a spiccare deroghe sulla candidabilità dei suoi compagni di merende. Il Partito Democratico ha infatti uno statuto che prevede un massimo di tre legislature per i suoi esponenti, regola puntualmente disattesa da un’aristocrazia intestina renitente al ricambio generazionale. È il caso, ad esempio, di Massimo D’Alema, sette legislature nel parlamento italiano, più una in quello europeo. Un’eternità se pensiamo agli otto anni due legislature di uno statista di vaglia come De Gasperi, troppo poco, evidentemente, per l’attuale classe politica. Ognuno ha i propri tempi, ma quelli del Pd dovrebbero stringersi se non si vuole portare l’aggettivo “democratico” solo in effige. Le votazioni dei candidati, spudoratamente scopiazzate da Grillo, avrebbero potuto essere realmente una dimostrazione di apertura al rinnovamento, per chi ancora ci crede.

Video:

Piero Ricca contro un vergognoso D’Alema