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Berlusconi: “Candidati M5S per l’80% dei centri sociali e No Tav”

Posted febbraio 13th, 2013 by marcomachiavelli and filed in Politica, Spaventapasseri

La boutade ieri all’Ansa è di quelle che fan venire il latte alle ginocchia. Se i politici italiani litigano (o fanno finta) in TV, almeno su una cosa sono d’accordo attaccare Grillo e il suo movimento. E a ruota si scaglia anche Monti.

Chi segue Net1news sa bene che ci stiamo (e mi sto) occupando da vicino della campagna elettorale del Movimento 5 Stelle. Negli articoli e nei vari video pubblicati compaiono spesso quei candidati ieri apostrofati beceramente da Silvio Berlusconi nel corso di una conferenza stampa improvvista all’Ansa di Roma. Sempre ieri su Net1news il collega Gabriele Biandolino ha redatto una godibilissima intervista al candidato del M5S Roberto Berrita che da sola basterebbe a smentire le panzane del Berlusca riguardo alle liste del MoVimento, composte, a suo dire, “per l’80% da estremisti di sinistra dei centri sociali e dei No Tav”. Lo stesso giorno l’affermazione del Cavaliere trova conforto nelle parole di Monti che dal “pulpito” della trasmissione televisiva Uno Mattina rilancia l’offensiva ai candidati del M5S, asserendo che “le urla di Grillo ci portano verso il baratro della Grecia”. Ora, due considerazioni per meglio precisare le posizioni dei due ex premier:

1) Berlusconi non conosce (o fa finta di non conoscere) chi sono i candidati del M5S, tutti provenienti – fino a prova contraria – dalla società civile. E tutti (o quasi) appoggiano le battaglie dei No Tav per fermare un treno ad alta velocità che costerà in totale 22 miliardi di euro (parte dei quali già spesi). Stendiamo un velo pietoso sull’implicita e torbida equazione No Tav = centri sociali o estremisti di sinistra;

2) Monti cerca di sminuire l’attività del M5S incentrando la sua critica sugli aspetti più grotteschi (come se lui non ne avesse) della figura di Beppe Grillo. Inoltre parla della Grecia come di uno stato reietto dimenticandosi di quanto la elogiasse solo un anno e mezzo fa (VIDEO). “Se lui (Grillo, nda) se la sente – afferma il premier uscente – di prendersi la responsabilità, con le sue urla, di trasformare l’Italia nella Grecia, faccia pure”.

La triste convergenza delle dichiarazioni di Monti e Berlusconi non deve però stupire; in fondo entrambi sono soliti frequentare la bouvette di Montecitorio per conversare amichevolmente riguardo alle decisioni politiche da prendere. Tutto il resto è f(r)iction.

Video:

Berlusconi: “Candidati M5S per l’80% dei centri sociali e No Tav”

Sondaggi smentiti da Euromedia: M5S al 20%, partiti in allarme

La fonte del dato è interessante perché è un istituto di ricerca di cui si serve spesso Silvio Berlusconi. Alessandra Ghisleri, presidentessa di Euromedia Research, parla di sondaggi farlocchi che sottostimano il movimento di Grillo.

“Mai fidarsi ciecamente dei sondaggi” sembra un mantra che tutti utilizzano per tirare acqua al proprio mulino. C’è chi lo usa per scongiurare una un’annunciata sconfitta e chi per propiziare un probabile successo. Quel che è certo è che una fondata preoccupazione serpeggia fra le segreterie dei partiti nazional popolari. Soprattutto in quella di Bersani che si accinge con Monti a riesumare dalla madia della sinistra la salma della defunta Unione. Grillo a tal proposito dipinge il premier uscente come il nuovo Mastella che fungerà da ago della bilancia per il futuro governo di area Pd.

Ma è qui che nascono timori e incertezze per la futura coalizione del cosiddetto centrosinistra. Oggi Alessandra Ghisleri, presidentessa di Euromedia Research, conferma infatti l’ambascia generale di politici di lungo corso come Antonio Bassolino che vede la crescita del Movimento 5 Stelle andare ben al di là di quello che immortalano i sondaggi. La Ghisleri, cui Berlusconi chiede spesso consulti elettorali, stima che il movimento di Grillo supererà agevolmente la soglia del 20% sparigliando le carte a chi già apparecchiava piani di governo (Bersani-Monti) e opposizione (Berlusconi).

Il terzo incomodo (M5S) se come promette non farà alleanze ma sosterrà solamente proposte valide, costringerà, con i suoi probabili 100 deputati e 50 senatori, gli altri attori politici a giocare una partita leale sulle decisioni da prendere per risollevare l’Italia. La nota di colore riguarda invece il Cavaliere che con sprezzo del ridicolo ha cominciato a copiare stralci del programma del M5S. Martedì sera, durante la trasmissione Ballarò, Berlusconi ha parlato ad esempio di abrogazione del finanziamento pubblico ai partiti (camuffato da rimborso elettorale), di abolizione di Equitalia e di togliere l’Imu sulla prima casa.

Punti che Grillo va strillando nelle piazze da settimane e che, nonostante siano già presenti nel programma del M5S, il comico ha ritenuto di dover mettere nuovamente nero su bianco in un articolo sul suo blog. Ieri, intanto, l’ultimo comizio tenutosi a Marghera (Venezia) ha registrato un enorme successo di pubblico che tuttavia – come le precedenti tappe dello Tsunami Tour, anch’esse gremite di folla – è stato ignorato dal mainstream dell’informazione.

Processo Mediaset: legittimo impedimento negato al cittadino B.

Posted febbraio 2nd, 2013 by marcomachiavelli and filed in Delinquenza politica, Giustizia, Politica, Spaventapasseri

L’avvocato Ghedini avanza la richiesta di legittimo impedimento a causa della campagna elettorale. Il giudice di appello la respinge e il processo Mediaset non si ferma.

Il cittadino B. si sente diverso dagli altri davanti alla legge. Un po’ perché dice di essere perseguitato dalle toghe rosse, un po’ perché si arroga diritti che i comuni mortali non hanno. Dopo il lodo Alfano, bocciato dal referendum del giugno 2011 per volontà di 27 milioni di italiani, il lupo sembra aver perso il pelo ma non il vizio. Ieri al processo d’appello sulla truffa dei diritti televisivi Mediaset gli avvocati del Cav, Niccolò Ghedini e Piero Longo, si sono visti respingere la richiesta di legittimo impedimento per il loro assistito dai giudici della corte di appello di Milano.

Accogliere l’istanza, dato che B. è il principale imputato, avrebbe significato mandare a monte il processo fino alla fine della campagna elettorale. L’effetto desiderato da parte dei legali sarebbe ancora una volta quello di allungare i tempi processuali, favorendo così l’avvento della prescrizione. Un leitmotiv che Ghedini e Longo conoscono bene e che vorrebbero utilizzare per scongiurare la pesante spada di Damocle che pende sulla testa del Cav: una condanna a quattro anni di reclusione più l’interdizione dai pubblici uffici per cinque; quest’ultima se confermata in appello comporterebbe per B. la perdita dell’immunità sostanziale riservata ai parlamentari.

I giudici, dal canto loro, definiscono “generiche” le motivazioni addotte alla richiesta di legittimo impedimento perché il processo d’appello arriverà a sentenza dopo le elezioni, senza dunque condizionarne l’esito. I sodali di B., come al solito, si stracciano le vesti e parlano velatamente di sentenza politica, a cominciare da Ghedini: “Questo processo (…) impedisce al cittadino Silvio Berlusconi di poter essere al pari con i suoi contendenti (elettorali, nda)”; finendo poi col leaderino Alfano: “Come Pdl riteniamo scandalosa la decisione della corte di appello di Milano. Vogliono impedire al Capo della coalizione di centrodestra di fare campagna elettorale”.

Stasera Berlusconi ospite di Santoro a La7: scontro annunciato

Posted gennaio 10th, 2013 by marcomachiavelli and filed in Cultura e intrattenimento, Politica

Berlusconi questa sera sarà ospite del salotto buono di Michele Santoro. La trasmissione in onda su La7 e in streaming sul sito ilfattoquodiano.it promette una scintillante tenzone: sul ring, oltre al Cav e al conduttore, Marco Travaglio, Luisella Costamagna e Gianni Dragoni.

È da più di dieci anni che gli allibratori di tutto il mondo aspettano questo evento: finalmente oggi avrà luogo lo scontro. Sul ring saliranno Michele Santoro, in veste di arbitro-conduttore, Berlusconi, detto il Cav, lo schiaccianoci Marco Travaglio, la puntigliosa giornalista Luisella Costamagna e l’apparentemente innocuo Gianni Dragoni con le sue domande tacitiane. Sarà un incontro tutti contro uno, in una fossa dove il Cav reciterà la parte del gladiatore e i giornalisti quella dei leoni inferociti. Il Fatto Quotidiano rivela che la puntata di stasera è già andata in onda, privatamente. Berlusconi l’otto dicembre avrebbe infatti allestito ad Arcore un simulacro dello studio di Santoro, come palestra d’allenamento. Chiamati a sé i suoi giornalisti più fidati, avrebbe poi messo in scena lo scontro in programma questa sera di fronte a milioni di spettatori, con tanto di domande al fulmicotone sui suoi scandali, dai processi alle sue dubbie alleanze per le prossime elezioni. Secondo il Fatto pullulano le scommesse sull’abbandono dello studio da parte del Cav: l’eventualità è quotata 5 dai bookmakers, cioè paghi 1 e vinci 5 se Berlusconi fugge.

L’ex premier ha dichiarato di aver accettato l’invito perché nessun altro gli vuole offrire uno spazio televisivo in prima serata. Le condizioni per la sua partecipazione sono state al centro di un’accesa trattativa, in cui il faccendiere del Cav, Paolo Bonaiuti, ha cercato di ottenere informazioni sulla scaletta della puntata ricevendo da Santoro un bel due di picche. Alla fine è riuscito ugualmente a strappare al conduttore il nullaosta per riservare dei posti in platea, che presumibilmente saranno occupati da tifosi del Cav. Proprio come in una finalissima di coppa campioni la trasmissione rischia di trasfrmarsi in una bolgia, dove invece di una chiara e approfondita analisi giornalistica avremo l’ennesimo scontro tra Guelfi e Ghibellini, senza esclusione di colpi. E l’informazione che fine farà? Forse sarà relegata a quei dieci minuti in cui Marco Travaglio è solito leggere il suo lucido monologo. Ma anche lì c’è il rischio che il Cav si alzi dal cadreghino per andarsene via offeso da quelle che lui definirebbe delle accuse infondate di un giornalista schierato, ma che in realtà non sono altro che la cronistoria delle sue malefatte.

I nuovi mulini a vento del Cav: Merkel, Monti, crisi economica (VIDEO)

Il Pdl non ci sta: le ultime gravi dichiarazioni di Berlusconi destabilizzano il suo partito. Secondo il Cav l’austerità imposta all’Italia dal duo Monti-Merkel instaura un regime di “estorsione fiscale”. Sorprese sul suo possibile futuro ruolo in politica.

La notizia starebbe tutta nel fatto che il Cavaliere si è finalmente accorto che siamo nel bel mezzo di una grave crisi economica. Ieri a Lesmo in uno dei suoi manieri – Villa Gernetto – Berlusconi ha voluto puntualizzare alcune delle motivazioni che lo impegnano a “restare in campo”. Dopo le dichiarazioni a caldo rilasciate al Tg5 contro i giudici che lo hanno appena condannato a quattro anni per frode fiscale, il Cav ha precisato che 1) non lascerà la politica, ma presumibilmente intendeva il parlamento dato che in due processi – l’appena citato Mediatrade e il Ruby-gate – rischia la condanna definitiva. Nel primo addirittura gli viene comminata, al netto dei condoni, l’interdizione ai pubblici uffici per ben due anni, che tradotto significa espulsione dal parlamento con perdita dell’immunità; 2) lascia la leadership del partito, ma si prodigherà per riformare la giustizia – da deputato e guida morale (!) – scardinando una fantomatica dittatura della magistratura, ribattezzata dall’ex premier “magistratocrazia”; 3) valuterà se togliere la fiducia al governo Monti, perché a suo dire aggrava la “spirale recessiva” della crisi instaurando un regime di “estorsione fiscale”.

In realtà, secondo Il Giornale, B. a microfoni spenti avrebbe rincarato la dose annunciando un piano per un suo rilancio politico: niente primarie nel Pdl, sarebbero un intralcio, e l’organizzazione di un election day a inizio anno per convogliare politiche e regionali di Lombardia e Lazio. Il quotidiano della famiglia B. racconta di un Cavalier rampante, come non lo si vedeva da anni, pronto a sbaragliare nemici vecchi e nuovi: i giudici, Monti e la Merkel. Se sui primi molti all’interno del suo partito sono d’accordo, B. non riesce a raccogliere altrettanto favore sul contrasto alle misure di austerità del duo Monti-Merkel. L’esponente del Pdl Osvaldo Napoli spiega oggi, in un intervista su Libero, il clima che si respira all’interno del partito: “Berlusconi si è fatto male con le sue parole… Ha ammazzato le primarie… L’80% del partito sta con Alfano“. Aria di scissione dunque, dimostrata anche dal fatto che un giornale vicino al Cav dia adito a certi dissapori. Insomma B. irritato dalle sentenze odierne – Mediatrade – e future – Ruby – è pronto a scagliarsi contro nuovi mulini a vento nella speranza di riconquistare il consenso perduto; mentre tra i suoi c’è chi guarda già a un futuro senza di lui.

Video:

Delirio Berlusconi: lunga difesa di sé e attacco a Monti e magistratura (27/10/2012)

Bonolis vs Bonolis: “Berlusconi rimbambisce gli italiani”, e lui?

Paolo Bonolis ha uno sdoppiamento di personalità o cavalca l’onda di protesta contro il suo datore di lavoro?

Troppo facile sparare a babbo morto: Bonolis prende le distanze dal suo padrone troppo tardi. Ha capito che il regno del Biscione sta per finire, e soprattutto ha in tasca – per sua stessa ammissione al settimanale “A” – altre proposte di lavoro. Che Berlusconi abbia rincitrullito le folle con dei programmi televisivi osceni, è un pensiero che oggi ha perso ogni valore. Chi lo affermava in passato veniva prima deriso, poi offeso – in tv, come in famiglia – e oggi bisogna saper distinguere da quale pulpito provenga la predica. Se è quello di Bonolis, non c’è che da rispondere: “Caro Paolo ci ha fatto divertire con Bim Bum Bam, ma ora non ci prendere in giro!” Tutti sanno che il conduttore di Mediaset è stato uno dei bracci operativi che veicolavano i messaggi del nano da strapazzo, riassumibili nel motto imperiale “Panem et circenses”. Certo, Bonolis non sarà stato il personaggio più demente che il Biscione abbia partorito, ma è proprio per questo che andrebbe annoverato fra i più pericolosi. È grazie a lui e ad altri come Antonio Ricci che il partito unico – mediatico e televisivo – è nato e ha prosperato, lobotomizzando le menti inerti di milioni di italiani.

Per il semplice motivo – declinato inflazionatamente in svariati manuali di Pnl e nel libro “Psicologia delle folle*” di Gustave Le Bon (1895) – che per manipolare l’opinione pubblica bisogna avere la compitezza di un Bonolis o di un Mike Bongiorno. La mercificazione del corpo della donna è un’aberrazione più digeribile se presentata da uomini in giacca e cravatta, che ungono con salamelecchi le “coscienze di Zeno” dei telespettatori. E così pure le verità distorte, quand’anche sconfinano nell’assurdità, si spacciano meglio se a dirtele sono persone “travestite” da ridicoli soloni (Emilio Fede, Vittorio Sgarbi) o da vicino della porta accanto (Maria De Filippi, Barbara D’Urso). Dunque la faccia buona del Biscione ha coperto le ingiustizie di una classe politica guidata da un editore televisivo in palese conflitto d’interessi, che, con una mano, governava tre reti televisive nazionali e con l’altra il parlamento italiano. Per non parlare dell’influenza di B. sulle nomine della dirigenza Rai, che fruttavano il controllo della quasi totalità dell’etere. Bonolis ha fatto la classica caduta di stile dei generali di regime che, abbattuto il dittatore, si convertono alla rivoluzione.

*”Il tipo dell’eroe caro alle folle avrà sempre l’aspetto di un Cesare”

 

Ddl-anticorruzione: sì del Pdl ma con emendamenti salvaBerlusconi

Sprazzi di sobrietà nel governo, subito disinnescati però dai diktat di Berlusconi. Alla presentazione del ddl anticorruzione, ecco in arrivo i primi emendamenti ad personam che depotenziano la riforma in gestazione.

Un’altra occasione persa da Monti per giustificare la sua presenza a Palazzo Chigi. L’ennesima, se consideriamo i tentativi falliti di contrasto alle caste di privilegiati e fuorilegge che ammorbano l’economia italiana: l’Imu/Ici alla Chiesa e alle fondazioni bancarie e accademiche (Bocconi!), patrimoniale (solo minacciata), riscossione crediti dovuti dalle concessionarie dei giochi di Stato, negoziazione con la Svizzera per tassare i capitali evasi al fisco italiano, abolizione delle provincie, etc. Ci era stato raccontato dai corifei dei media che il nuovo esecutivo si sarebbe insediato al solo fine di attuare un equo piano di rientro economico. L’Europa avrebbe fatto da faro, indicandoci la via per intraprendere un percorso di risanamento. Eppure il governo stenta a seguire gli imput dell’Unione, specialmente in tema di giustizia. In settimana è giunta in aula la bozza del disegno di legge anticorruzione, presentata dal ministro della Giustizia Paola Severino; la proposta prevede l’introduzione di nuovi reati che attualmente sfuggono alla macchina della giustizia italiana, in special modo quelli in cui la merce di scambio nella corruzione non è rappresentata esclusivamente dai soldi.

Si parla quindi di favoritismi – in tutte le loro declinazioni, dall’assunzione di parenti e amici nelle aziende statali e parastatali, all’assegnazione di commesse pubbliche, finanche alla promessa di cariche pubbliche (es. parlamentare) o all’interno delle suddette aziende – e di un traffico, definito dalla convenzione di Strasburgo sulla corruzione (datata 1999), di “influenze”. Questa in particolare è stata la molla che, durante la discussione in aula, ha suscitato una levata di scudi fra i banchi del Pdl. Il partito di Berlusconi ha osteggiato – con l’acquiescenza di gran parte dell’emiciclo – il ddl, riservandosi di emendarlo su alcuni punti molto cari all’ex premier: 1) modifica della norma sulla concussione che pende nel processo Ruby sulla testa del Cavaliere; 2) riduzione della pena per abuso d’ufficio a un massimo di tre anni (periodo commutabile in pene alternative), rispetto ai quattro della legge in vigore. Per di più non c’è traccia nella bozza di un’inasprimento della pena per il falso in bilancio, reato foriero di corruzione e altri illeciti, derubricato da una manovra bipartisan (anno 2001) e consensualmente taciuto nel dibattito odierno sul ddl in questione.

Insomma siamo di fronte all’ennesimo piagnisteo del sultano di Arcore, che applica ancora il proprio veto sulle leggi da approvare. E i tecnici che fanno? Si adeguano naturalmente, riformulando la proposta sulla base dei desiderata del leader del Pdl. Con ricadute nefaste su tutte le vittime della concussione, per la quale saranno puniti meno criminali. I termini dell’emendamento, firmato dai deputati Compagna e Gallone (Pdl), confinano infatti il reato di concussione in un recinto più stretto, dentro il quale sarà più difficile includere chi consuma tale tipo di delitto. Poco importa se all’interno di questa manfrina da basso impero si perdono per strada pezzi importanti della convenzione di Strasburgo – ratificata, peraltro, a livello nazionale solo 13 anni dopo la sua promulgazione in Europa –, come ad esempio l’introduzione nel nostro ordinamento dei reati di corruzione fra privati e auto-riciclaggio. Se il parlamento, assoggettato agli umori infantili dell’ex primo ministro, non vuole allinearsi agli standard europei sull’anticorruzione, il governo tecnico potrebbe irreprensibilmente denunciare le incresciose richieste di Berlusconi, e consegnare finalmente al paese l’immagine di un parlamento ormai specializzato solo nel cucire in un lampo leggi su misura dei potenti. Ma la linea connivente dell’esecutivo sembra ormai già tracciata.

Dell’Utri salvato dalla Cassazione: festeggiamenti ad Arcore

ROMA – La cassazione annulla la sentenza d’appello che condannava il senatore Dell’Utri a sette anni di reclusione per concorso esterno in associazione mafiosa, respingendo al contempo la richiesta di un inasprimento della pena avanzata dalla procura generale di Palermo. Suscita scalpore il fatto che la corte fosse presieduta da un certo Aldo Grassi, noto compagno di merende del giudice “ammazza-sentenze” Corrado Carnevale – quello che, per intenderci, ha cancellato svariati verdetti che condannavano mafiosi, per vizi di forma. Ironia della sorte, il ruolo di zelante difensore del senatore in coppola è stato interpretato dal procuratore generale della Corte suprema, che con una patetica sviolinata ai giudici – definiti di “grandissimo e indiscusso profilo professionale” – ha chiesto che venisse annullata la sentenza di secondo grado. Raccontata così sembrerebbe una farsa, eppure il pg Francesco Iacoviello ha vestito di fatto i panni dell’avvocato di Dell’Utri, facendo presagire una sentenza favorevole per l’imputato già in fase di udienza.

UN ONESTO MAFIOSO IN BORGHESE – Tuttavia la decisione della V sezione della Cassazione non può cancellare l’onta mafiosa che incombe sul più stretto collaboratore di Berlusconi. L’impianto probatorio dei processi di primo e secondo grado svela una serie di inquietanti elementi che attestano gli stretti rapporti che Dell’Utri intesseva con la mafia. Lo stesso (dis)onorevole non ha mai smentito tali circostanze, facendosene talvolta un vanto (come dimostra questo video al minuto 2:30); insomma, per Dell’Utri, intrattenersi con mafiosi di grande calibro era una consuetudine neanche tanto sconveniente. Ma veniamo al nocciolo della questione: serve davvero una sentenza per sapere se questa persona ha una credibilità e un’attitudine tali da poter rappresentare con dignità il popolo italiano in parlamento? Quest’uomo non rinnega affatto i suoi legami con criminali mafiosi e molto probabilmente non finirà mai in carcere grazie alla sospetta clemenza della Cassazione. A seguito della sua condanna in appello Dell’Utri dichiarò: “Mangano è stato un eroe, non ha mai risposto alle domande dei giudici che volevano sapere di me e di Berlusconi”. Secondo molti questo è stato un avvertimento lanciato proprio a Berlusconi, che tradotto suonerebbe così: “Caro Silvio se finisco in galera non starò zitto come Mangano, ma ti sputtanerò quanto basta per farti marcire nella più angusta delle prigioni”; da quel momento il cavaliere si dev’essere prodigato per far ottenere al suo amico Marcello un verdetto favorevole, come poi è avvenuto di fatto ieri al Palazzo di Giustizia. Forse, in queste ore, ad Arcore stanno stappando bottiglie di spumante a profusione…

Fonti:

La Pax Dell’Utri

Calciopoli: Della Valle condannato

Posted novembre 11th, 2011 by marcomachiavelli and filed in Giustizia

NAPOLI – Il nove novembre è arrivata la sentenza di primo grado del processo ordinario su Calciopoli; già emessa invece nell’autunno del 2008 quella col rito abbreviato, dove a pagare furono Antonio Giraudo e l’ex presidente dell’Aia Tullio Lanese. Questa volta tra i condannati illustri troviamo, oltre al famigerato Moggi, gli ex designatori arbitrali Bergamo e Pairetto, l’ex accompagnatore del Milan Meani e i presidenti di Lazio e Fiorentina, rispettivamente Lotito e Della Valle. Di quest’ultimo però non si è fatta menzione alcuna sui media tradizionali. Qualche accenno su internet, che come al solito si afferma come mezzo di informazione imparziale. Il noto imprenditore calzaturiero si è macchiato del reato di frode sportiva, beccandosi una pena di un anno e tre mesi più un’ammenda di 25 mila euro. Gli è stato inoltre imposto il divieto di recarsi allo stadio, ma questo diverrà esecutivo solo nel caso in cui la sentenza venga confermata in cassazione. Come da copione poi, i suoi legali hanno prontamente  annunciato di voler ricorrere in appello. Perciò, mentre a livello penale la situazione è in divenire, secondo il regolamento della Federcalcio invece le disposizioni sono chiare e ineludibili: se un tesserato viene condannato deve essere messo tempestivamente alla porta dalla società, anche se si tratta del primo grado di giudizio. Si deduce quindi che il patron della Fiorentina non potrà continuare a ricoprire la carica di presidente della società; ma i regolamenti interni, si sa, si applicano solo quando fanno comodo, altrimenti è meglio fingere che non esistano!

POLEMICHE – Dopotutto Diego Della Valle non è altro che il capo di un’azienda produttrice di scarpe. E dato che si vanta di questo suo status, non possiamo pretendere che splenda per virtù quali coerenza, credibilità e onestà. Al massimo possiamo dire che fa le scarpe agli italiani creduloni! Recentemente ha comprato diverse pagine di quotidiani nazionali dove ha voluto comunicarci il suo sdegno per quanto sta esprimendo la classe politica italiana negli ultimi tempi. Frasi come “Per uscire dalla crisi occorre serietà, competenza, buona reputazione…” rimarranno negli annali della retorica del nulla. Forse è stata una mossa per rinnovare la sua immagine, subito vanificata però dalla freschissima condanna. Ma il nostro audace capitalista è anche furbo, perché sta spostando il suo interesse dalle scarpe all’editoria, senza trascurare la finanza ovviamente. Sembra che il venerabile maestro Tanzi, che dal latte Parmalat voleva ricavare vagonate di miliardi, abbia fatto proseliti. Non c’è più in Italia un imprenditore che voglia occuparsi esclusivamente della propria azienda; pare che tutti siano diventati onniscienti e possano saltare da un settore all’altro con sublime naturalezza. Fra i più gettonati troviamo quello della stampa e delle televisioni (Berlusconi docet). Tant’è vero che Della Valle si è premurato di acquisire un piccolo pacchetto azionario di RCS uno dei più grandi gruppi editoriali italiani, nonché un altro del celeberrimo quotidiano francese Le Monde. Così almeno anche lui potrà tutelare i suoi interessi eliminando dalla circolazione mediatica notizie a lui sgradite. Sarà forse per questo che della sua condanna per frode quasi nessuno ne parla? Misteri del capitalismo!