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Boldrini: voce tremante mentre annuncia ghigliottina su Imu-Bankitalia (VIDEO)

Posted febbraio 1st, 2014 by marcomachiavelli and filed in Ingiustizia sociale, Lobby e malaffare, Politica

La presidente della camera stenta a pronunciare con la consueta fermezza la sua deliberazione. “Un abuso” secondo Grillo delle sue prerogative e sul blog del comico parte il sondaggio sull’inedito uso della “ghigliottina” da parte della Boldrini.

Perché la presidente della camera non ostenta la sua irriducibile protervia? Dal suo insediamento siamo abituati ad assistere alle sue inflessibili deliberazioni avvenute, fin ora, entro i limiti del regolamento di Montecitorio. Ieri tuttavia non appena si è manifestato lo spettro della decadenza del cosiddetto decreto Imu-Bankitalia i lavori parlamentari hanno subito un’improvvisa accelerazione. Malgrado molti osservatori politici facciano notare che lo stop anticipato al dibattito parlamentare fosse facilmente prevedibile, l’applicazione della cosiddetta ghigliottina sembra comunque non trovare precedenti nella storia della Camera. Il Movimento 5 Stelle col chiaro intento di far scadere i termini di conversione dell’Imu-Bankitalia aveva programmato una serie d’interventi, previsti dal regolamento, per raggiungere il suo scopo. Né più né meno del compito di una strenua opposizione; ma con un colpo di mano la Boldrini li ha fermati, attuando ciò che nessun suo predecessore aveva mai osato fare. La ghigliottina, contemplata al senato, non esiste nel regolamento della Camera.

Ciò non è bastato a fermare la presidente che come si evince dal filmato annuncia il blocco degli interventi dei 5 Stelle con voce tremula. Trattasi forse di stanchezza? Improbabile vista la fretta con cui parla, piuttosto traspare un tono di chi debba eseguire un ordine mal digerito, col timore di tradire il proprio elettorato. La Boldrini infatti appartiene a Sinistra Ecologia e Libertà, l’ultimo partito di sinistra radicale rimasto in parlamento. Una contraddizione allora da parte della presidente favorire, abusivamente secondo Beppe Grillo, la conversione di un decreto che stacca un assegno di 7,5 miliardi alle banche in un momento dove la povertà investe una fetta sempre più grande di popolazione. Il caos nel quale è stato indetto il voto ha dell’incredibile, guardare per credere, ma la fretta con cui la Boldrini dopo l’approvazione lascia il banco di presidenza supera anche il tremore della voce avuto in precedenza. Intanto sul blog di Beppe Grillo si è aperto un sondaggio sulle possibili soluzioni che la presidente della camera dovrebbe adottare per rimediare all’uso della ghigliottina. Inutile dire che le ipotesi proposte sono poco lusinghiere.

Video: DL Bankitalia: la Boldrini fa ricorso alla tagliola e scatena la protesta del M5S

Monte dei Paschi: Pd nell’imbarazzo, ma risparmiato da Berlusconi

Posted gennaio 31st, 2013 by marcomachiavelli and filed in Delinquenza politica, Lobby e malaffare, Politica

La dirigenza del Pd afferma di non avere responsabilità sullo scandalo di Monte Paschi. Il Pdl decide di non infierire, sebbene potrebbe assestare il colpo del KO sul ring della campagna elettorale. Quale arcano si nasconde dietro a questo omertoso armistizio?

Ogni giorno emergono nuovi filoni d’inchiesta alla procura senese, già impegnata sul fronte dell’acquisizione di Banca Antonveneta da parte di Mps. L’ipotesi dei magistrati verte su un filo rosso che legherebbe tutte le operazioni illecite all’unico reato di associazione a delinquere. Indagata la dirigenza che ha favorito l’acquisto di Banca Antonveneta dall’istituto di credito spagnolo Santander: al patibolo finisce in testa a tutti Giuseppe Mussari. L’ex presidente di Mps è destinato a essere immolato come capro espiatorio da chi conosceva il circuito di latrocini della banca. Le inchieste della magistratura accetteranno eventuali responsabilità penali, ma non certo quelle sul piano politico.

E qui la nota dolente si apre con le parole di Bersani rivolte recentemente al centrodestra: “Se ci attaccano – sullo scandalo Mps, nda – li sbraniamo”. Il Pdl sembra aver recepito il messaggio dal sapore marcatamente intimidatorio e si adegua cucendosi la bocca. D’altra parte Berlusconi nutre un sodalizio decennale con Monte Paschi, risalente addirittura ai primi anni ’80 quando cercava finanziatori per costruire Milano 2. Secondo un’inchiesta del sindacato ispettivo della banca datata 9 ottobre 1981, il Cavaliere godeva di particolari privilegi all’interno dell’istituto, non concessi ai normali clienti. Insomma, tra Pd e Pdl sembra implicito l’accordo “se cado io, cadi anche tu”: la campagna elettorale di entrambi può così continuare senza grandi turbolenze.

Tav, una diligenza da assaltare: svelati i nomi dei banditi

Posted giugno 10th, 2012 by marcomachiavelli and filed in Ambiente, Delinquenza politica, L'industria della morte

La Torino-Lione è una ferrovia dai costi esorbitanti, ma il comitato pro-Tav è trasversale a tutti i partiti: chi sono i reconditi fautori di quest’opera faraonica?

Smascherati i “banditi” che vogliono appropriarsi dell’affare “alta velocità” Torino-Lione. Gli attori in campo sono molteplici, si parla della casta politica, della Confindustria, della mafia, ma a farla da padrone sono le banche. A confermare tale sospetto sono state le ultime perentorie dichiarazioni sul tema del ministro dello Sviluppo Corrado Passera: “La Torino-Lione resta un’opera d’importanza strategica”. Nella dialettica politica, tuttavia, manca sempre la figura che beneficia delle disposizioni in atto; proviamo ora a completare l’affermazione dell’ex (?!) banchiere Passera aggiungendo il nome del probabile e fortunato beneficiario: “La Torino-Lione resta un’opera d’importanza strategica per le banche“. L’ipotesi non è peregrina dato che gli istituti di credito hanno appena ricevuto dalla Bce ingenti somme a tassi d’interesse ridicoli da reinvestire in titoli di Stato dal rendimento assai più alto. Poiché il Tav andrebbe finanziato per quasi la totalità da noi contribuenti, lo Stato sarà costretto a vendere obbligazioni alle banche.

A quel punto i creditori dovranno solo sperare nella lievitazione dei costi in modo che lo Stato s’indebiti ulteriormente nei loro confronti. E a sentire pareri autorevoli in merito – come quello del magistrato Ferdinando Imposimato che ha per lustri investigato sull’aumento esponenziale dei costi dei cantieri dell’alta velocità – non si può certo stare tranquilli. La speranza che col nuovo governo il progetto venisse abbandonato si è subito infranta: il Tav s’ha da fare, malgrado 360 esponenti del mondo accademico italiano abbiano firmato un appello per chiedere a Monti e a Napolitano di fermare questo scellerato progetto. All’iniziativa si è unito idealmente Andrea Merlone, capo-ricercatore al Cnr di Torino, che ha spiegato quanto sia inutile costruire una linea per l’alta velocità quando poi le merci per ragioni di sicurezza non dovrebbero superare i 90 chilometri orari. Nemmeno l’Europa ha dato precise indicazioni sul da farsi, visto che chiedeva per la realizzazione del corridoio 5 (Kiev-Lisbona) collegamenti intermodali e non per forza l’alta velocità. Intanto in una Val di Susa militarizzata la resistenza del movimento Notav continua.

Fonti:

Finanzieremo le banche, all’infinito: ecco spiegata la Tav

Fondo salva-stati, l’Europa delle banche dissangua gli italiani

Posted maggio 13th, 2012 by marcomachiavelli and filed in Delinquenza politica, Economia, Ingiustizia sociale, Sprechi di Stato

Il governo tecnico si è preso in carico la decisione di approvare due importanti trattati economici elaborati dall’Europa: il Fiscal Compact e l’Esm (o Mes in italiano). Il primo prevede l’introduzione nella costituzione del pareggio di bilancio a ogni legislatura, il secondo la creazione di un nuovo fondo salva-stati che sostituisce quello precedente denominato Efsf. La sostanziale novità del Meccanismo Europeo di Stabilità consiste nella partecipazione al fondo di capitali privati che possono influenzare le politiche di riscossione dei prestiti elargiti agli stati in difficoltà. Discrimine che evidenzia una gestione del fondo di natura privatistica, tanto più che sarà controllato da una società di progetto il cui fine è di generare profitto. In altre parole significa che l’Italia dovrà versare progressivamente negli anni una cifra pari a 125 miliardi di euro, oltre naturalmente a quelli che già abitualmente conferiamo all’Europa. Il conto alla rovescia è già iniziato dato che entro quest’anno saremo obbligati a pagare la prima trance equivalente a cinque miliardi.

Occorre a questo punto chiarire un equivoco. Quando si parla di salvare gli stati bisogna precisare che si vogliono aiutare le banche che sono in possesso della maggior parte dei titoli pubblici. Rimpinguarle di liquidità nonostante magari si siano svenate con politiche d’investimento scellerate. Un premio immeritato che se fosse assegnato direttamente agli stati eviterebbe alle economie nazionali di indebitarsi ulteriormente. Ma la filosofia dominante presso l’élite burocratica di Bruxelles sembra quella di continuare a sostenere un sistema economico finanziario dove operano opulenti sciacalli, molto spesso arraffoni e incompetenti, che provocano gravi dissesti nell’economia reale. Le banche italiane ad esempio nonostante anni di politiche fallimentari hanno ricevuto ugualmente soldi dalla Bce al tasso agevolato dell’1%. Per di più hanno bloccato l’accesso al credito alla Pmi e ai privati. Un gesto che equivale a un affronto in tempi di incontrollata recessione, dove l’austerità sta erodendo le risorse degli italiani. La democrazia è stata scalata negli anni dai grandi gruppi finanziari, ora è tempo di riappropriarcene.

Mario Monti nuovo premier, speculatori più contenti

ROMA – Al termine di una lunga giornata di consultazioni, il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano alle ore 19:46 ha ufficialmente nominato Mario Monti presidente del consiglio. Il professore emerito ha accettato l’incarico con riserva, precisando che questa verrà sciolta solo dopo aver consultato le varie forze politiche per la formazione di una nuova squadra di governo. Al ritorno dal Quirinale Monti dichiara difronte ai cronisti che i suoi sforzi saranno volti a risanare l’economia nazionale salvaguardando l’equità sociale. Aggiunge inoltre che che l’emergenza dei conti pubblici ha bisogno di una risposta celere, liquidando così la stampa con una battuta: “Proprio perché non c’è tempo da perdere, vi saluto”. Pochi minuti dopo Napolitano dal Colle fa eco alle parole del suo prescelto: “Si tratta solo di dar vita a un governo che unisca forze politiche diverse in uno sforzo straordinario che l’attuale emergenza esige”. A chi gli chiede se una settimana sarà sufficiente al neo premier per formare un nuovo governo il Presidente risponde: “Ne sono fiducioso… Monti farà nei tempi più brevi che gli consentano di ascoltare, valutare e decidere se e venire qui, come mi auguro, a sciogliere la riserva”. La serata è poi continuata con un breve colloquio fra Monti e i presidenti di ambo le camere, dove presumibilmente si è organizzato il dibattito parlamentare dei prossimi giorni. Numerosi infine sono stati i vertici di partito, in cui ancora adesso si sta discutendo sulla linea da seguire domani a palazzo Giustiniani, dove il neo senatore a vita intende ricevere i leader delle varie fazioni.

RIFLESSIONI – Probabilmente un governo di tecnici non è la soluzione che l’esimio presidente dell’università Bocconi proporrà per risolvere i problemi dell’Italia. Sarebbe la panacea per i mali del paese, ma la priorità per questo economista è quella di risanare il bilancio dello Stato. Non è quindi quella di occuparsi del benessere di un popolo che a stento riuscirà a sopportare un’altra ondata di tagli alla spesa pubblica. Monti dovrà dunque “fare i conti” con una variabile impazzita, pronta a scombinare i suoi rigorosi piani di risanamento economico. La mobilitazione degli italiani negli ultimi tempi assume infatti i caratteri di una novità capace di destabilizzare il potere quando meno se lo aspetta. Se consideriamo gli ultimi referendum ad esempio ci accorgeremo di quanto i movimenti dal basso, senza l’appoggio di alcun partito, siano riusciti a smuovere le coscienze a suon di manifestazioni e banchetti informativi. In altre parole sono riusciti a convincere più del 50 per cento degli aventi diritto al voto a recarsi alle urne per dire no alla privatizzazione dell’acqua, all’energia nucleare e al legittimo impedimento. Un governo di tecnici avrebbe quantomeno risollevato le sorti della scuola, della sanità, della giustizia e non solo quelle dell’economia tanto care al parruccone bocconiano. Avremmo potuto avere pertanto un medico, un insegnante, un magistrato come ministri, ovvero persone competenti ed esperte, magari distintesi per merito sul campo. Ma forse questo è chiedere troppo a un premier la cui unica preoccupazione sembra essere quella di far quadrare i conti.

IL PERSONAGGIO - Mario Monti ha un profilo professionale di tutto rispetto, eppure molti giornalisti televisivi evitano di citarlo per intero. Soffrono di amnesia quando si dimenticano il suo ruolo di international advisor alla Goldman Sachs, oppure quello di presidente europeo della Commissione Trilaterale, oppure ancora quello di membro del comitato direttivo del Gruppo Bilderberg. La prima è una banca d’affari, responsabile secondo Milano Finanza della recente speculazione sul debito italiano che ha portato alla vertiginosa impennata dello spread; le altre due sono delle organizzazioni dallo spiccato sapore massonico. Nulla di illecito s’intende, ma perché mettere a capo del governo un uomo legato così indissolubilmente alla finanza? Forse per assecondare richieste che vengono dagli speculatori ai quali è affidato parte del nostro debito? D’altronde è chiaro che se il valore delle nostre obbligazioni scende qualcuno verrà a bussare alla nostra porta per reclamare. Più del 50 per cento del nostro debito è infatti in balia del mercato internazionale, e chi lo ha acquistato, o chi ci specula,  ci chiede di risanare il bilancio pubblico. Ma allora la nostra politica economica risponde agli interessi del mercato e trascura quelli degli italiani, che certamente come presidente del consiglio ad interim si sarebbero meritati una personalità di maggior spessore etico. Con un uomo di Goldman Sachs forse ci salveremo dalla bancarotta, ma saremo costretti a tirare ancor di più la cinghia. Verso la catastrofe con ottimismo!

Fonti:

http://www.polisblog.it/post/12351/goldman-sachs-mario-monti-e-il-governo-dellitalia

http://www.byoblu.com/post/2011/11/10/Goldman-Sachs-innesca-la-crisi-e-poi-piazza-Mario-Monti-a-risolverkla.aspx

Crisi, la finanza ci lucra e gli Italiani soffrono

Posted novembre 3rd, 2011 by marcomachiavelli and filed in Economia

Mentre il governo in questi giorni discute sui tagli alla spesa sociale, qualcuno si arricchisce alle nostre spalle. Sono le corporazioni finanziarie, ovvero banche e società d’intermediazione immobiliare che, approfittando del potere concessogli dal legislatore, dettano legge in termini di politica interna. L’Italia ha recentemente risposto a un ultimatum degli speculatori con l’annuncio di provvedimenti retrogradi e a scapito, ancora una volta, della classi più deboli: innalzamento dell’età pensionabile, riduzione dei salari, licenziamento senza giusta causa e altre misure da voltastomaco. Berlusconi, tra l’altro, è stato così bravo da sintetizzare il tutto in una letterina spedita alacremente a Bruxelles il 26 ottobre, dove si specifica che il nostro paese è pronto a qualsiasi sacrificio pur di non perdere il treno dell’Europa. Tradotto significa che se vogliamo piazzare le nostre obbligazioni sul mercato, abbiamo bisogno che queste aumentino di valore. E per farlo non c’è altra soluzione che comprimere la spesa pubblica. A questo punto però l’italiano medio s’impoverisce e il debito nazionale aumenta, mentre la possibilità di estinguerlo si allontana inesorabilmente. Un circolo vizioso insomma, dal quale pare difficile uscire. Vendere nuovo debito sui mercati esteri significa infatti cedere ulteriore sovranità nazionale ad altri stati, nonché offrire il fianco alle speculazioni finanziarie del malaffare. Nel primo caso siamo assoggettati a un neocolonialismo industriale; emblematico a tal proposito il caso della Francia, detentrice di 300 miliardi del nostro debito, che spingeva qualche tempo fa per costruire centrali nucleari nel Bel Paese. Nel secondo invece dobbiamo adeguare la nostra politica economica alle oscillazioni di mercato, orchestrate dai fondi speculativi. Come si accennava all’inizio dell’articolo questi fondi non sono altro che una decina fra banche e società d’intermediazione immobiliare, che si divertono a creare ricchezza sulla base di scommesse dal sapore delinquenziale. Dirk Mueller, broker alla borsa di Francoforte, le definisce pertanto alla stregua di scommesse sui cavalli. Si scommette cioè sulla capacità di una nazione di ripagare il proprio debito. Mettiamo per esempio che l’Italia diventi insolvente e dichiari default (cosa assai probabile), dietro le quinte avremmo a quel punto uno o due di quei fantomatici fondi che si intascano così un bel gruzzoletto. Gli speculatori hanno infatti principalmente due modi per guadagnare. Il primo consiste nel giocare sull’oscillazione dei prezzi dei titoli di stato: li svalutano inducendo i detentori a liberarsene, dopodiché li acquistano per carta straccia e aspettano che il valore salga; infine li vendono intascandosi il plusvalore. L’altro invece si basa sull’acquisto di un’assicurazione sulle obbligazioni, il famigerato CDS: credit default swap. Chi acquista questo prodotto derivato, ha dunque tutto l’interesse che il valore delle obbligazioni crolli per riscuotere il premio. E’ come se comprassi un’assicurazione sulla casa del mio vicino; dato che non è mia, ho tutto l’interesse che questa venga distrutta da un incendio! A questo punto vien da chiedersi se le politiche di un governo siano orientate a soddisfare i bisogni dei cittadini o piuttosto quelli degli speculatori. Lascio ai lettori l’ardua sentenza; certo è che, in paesi dove si è deciso di non concedere aiuti statali alle banche private in bancarotta (come è appena accaduto in Islanda), si respira una fresca aria di rinnovata democrazia.

Fonti:

Report 30/10/2011 – Effetto valanga

http://www.mediapolitika.com/wordpress/archives/15702