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Ucciso a 5 anni dal fucile del padre, l’appello ai cacciatori

Posted novembre 27th, 2012 by marcomachiavelli and filed in Ambiente, Cronaca e opinioni, L'industria della morte

L’ultima vittima si chiamava Manuel Belviso, cinque anni. Ucciso da un colpo esploso accidentalmente dal fucile da caccia del padre. L’Associazione Vittime della Caccia lancia un appello-grido di dolore per sensibilizzare le coscienze.

Ogni anno, a fine novembre, si fa un primo bilancio delle vittime della caccia. Un bollettino di guerra che non fa distinzioni di sesso, razza, estrazione sociale ed età. L’ultimo in ordine cronologico è un bambino di soli cinque anni, impallinato da un colpo esploso dal fucile da caccia del padre, partito accidentalmente in circostanze ancora da chiarire. Il tragico episodio ha inevitabilmente suscitato un’ondata d’indignazione convogliatasi nell’appello lanciato dall’Associazione Vittime della Caccia, che invita ogni genitore a tenere i bambini alla larga da questa pratica arcaica. Non solo in senso fisico rinunciando a passeggiare nei pressi delle zone di caccia, ma anche rispetto al culto dell’arte venatoria. Si legge infatti: “Ci rivolgiamo alle madri e alle donne tutte, affinchè preservino i propri bambini da questo ambiente evidentemente causa di morte, dolore e di sopraffazione del forte sul debole. Non è più tempo di indugiare. Lasciate che i bambini giochino a pallone e fate in modo che non si avvicinino alle armi, che sviluppino empatia e compassione per gli animali invece di massacrarli”.

Non è inusuale, per chi ama concedersi passeggiate fra le selve italiane, d’imbattersi in trasgressori delle regole che disciplinano l’attività venatoria; così come nel bracconaggio che, oltre al rischio d’incidenti, danneggia sensibilmente specie faunistiche protette già a rischio estinzione. Udire spari fuori dagli orari stabiliti per legge, ad esempio, sta diventando consuetudine, e i cacciatori, sicuri della loro impunità, perseverano minacciando le altrui incolumità e libertà. L’appello, lanciato ieri sul sito www.vittimedellacaccia.org, si apre con un crudo stillicidio di dati da sgranare come un rosario perché non succeda mai più: “Manuel Belviso il piccolo di 5 anni morto per un colpo accidentale partito dal fucile da caccia del padre è la settima vittima minore di età falcidiata dalle armi da caccia, dal 1 settembre al 24 novembre (4 i bambini morti e 3 i feriti). In questo breve arco temporale, sono 97 le vittime della caccia di cui si ha notizia: 22 morti e 75 feriti di cui 6 morti e 16 feriti tra la gente comune. Ovvero chi non imbracciava alcuna arma e ignaro faceva i fatti propri”.

Leggi l’appello:

CACCIA: UN ALTRO BAMBINO VITTIMA. APPELLO ALLE MADRI

Giovane riprende colloquio col prete che lo violentava (VIDEO – clicca sulla fonte in calce)

ACIREALE – “Lasciate che i pargoli vengano a me…” Matteo 19, 14. L’incipit è volutamente blasfemo per dare maggiore enfasi a una vicenda terribilmente esecrabile. Un’inchiesta della squadra di Milena Gabanelli svela i subdoli abusi sessuali subiti qualche anno fa da un ragazzino che, da adulto, ha trovato il coraggio di denunciare il proprio carnefice. Trattasi di un eminente monsignore siciliano temuto e rispettato, ma che oggi, alla luce dei fatti emersi, è stato sospeso dall’esercizio delle funzioni sacerdotali. Su di lui pendono le indagini avviate dalla procura di Catania, nel frattempo chissà se l’università cattolica, presso cui l’alto prelato insegna pedagogia, prenderà provvedimenti in merito. A inchiodare il potente monsignore è stato un filmato girato dal ragazzo vittima degli abusi, che, con una telecamera nascosta, ha registrato una conversazione avuta di recente col prete pedofilo. Il giovane, inoltre, ha ripreso un incontro con il vescovo di Ragusa Paolo Urso, suo padrino di battesimo, che con aria comprensibilmente preoccupata cerca di sapere quante persone sono al corrente dell’accaduto.

I BAMBINI CHE CHIEDONO DI ESSERE STUPRATI – Come avviene in casi simili, sembra difficile che i colleghi dell’esimio sacerdote non fossero al corrente delle sua deplorevole condotta. Così, anche questa storia, ci consegna un’immagine della chiesa che cerca di costruire un muro di omertà attorno ai sempre meno sporadici episodi di pedofilia che si consumano al suo interno. Un atteggiamento reticente non molto dissimile da quello degli affiliati a un clan mafioso, che palesa una certa renitenza della chiesa – anche nelle sue alte sfere – a collaborare con le autorità giuridiche per accertare i fatti. Un altro aspetto angosciante, sul quale vale la pena riflettere, è il modo con cui questi sedicenti discepoli di Cristo adescano i bambini. Ascoltando le parole del monsignore pedofilo, si desume il classico tentativo del maniaco sessuale incallito di manipolare la vittima. Il prete infatti afferma rivolgendosi al ragazzo: “Forse non ricordi, ma io quasi mai ho preso l’iniziativa… io avvertivo il tuo bisogno di essere abbracciato… – ti ho violentato, nda – perché mi sembrava di compiacerti”. La violenza si può manifestare in molteplici forme, ma questa è senza dubbio una delle più vili e meschine.

Fonti:

Il monsignore e il ragazzino

Lega, salviamo i bimbi dalle lesbiche: incriminato un libro

Posted febbraio 11th, 2012 by marcomachiavelli and filed in Cronaca e opinioni, Discriminazioni

MILANO – Matteo Salvini noto lacchè di corte in quota lega, si è fatto portavoce di una bizzarra – tanto per usare un eufemismo – protesta che ci riporta all’ignoranza dei tempi della caccia all’untore. Poiché – come già accennato in un recente articolo – il Carroccio sta disperatamente cercando di ricostruirsi un imene artificiale, il rampollo padano Salvini oggi ha dato il meglio di sé in consiglio comunale, chiedendo al sindaco “se sia opportuno mettere in mano a bimbe e bimbi di 6 anni un testo come quello a noi segnalato”. La pietra dello scandalo non è altro che un innocente libello che parla di una famiglia “alternativa”, o così definibile, perlomeno, secondo il comune sentire. Le protagoniste della storia sono infatti due genitrici lesbiche, una delle quali si sottopone all’inseminazione artificiale per soddisfare il desiderio di maternità di entrambe. Dubito fortemente che qualcuno leggerà questa storia al proprio figlio, tuttavia la Lega xenofoba ha deciso che fosse giusto chiederne la rimozione dalle biblioteche meneghine. Del resto il gruppuscolo di genitori che ha sollevato in origine la questione deve rappresentare, per un patito in caduta libera di consenso, un bacino elettorale appetibile – sigh!

IL PRETESTO DEI BAMBINI – Tuttavia non sono solo i padani a far leva sui buoni sentimenti ispirati dall’infanzia. I bambini, infatti, sono notoriamente un catalizzatore di attenzione, un luogo comune per pedanti sermoni, una formidabile esca per allocchi, spesso utilizzata dai pubblicitari. Chiunque non sia solidale con loro viene considerato un cuore di pietra, un abietto destinato a vivere esule, alla larga dai luoghi dabbene – salottini borghesi, parrocchie, drogherie e mercerie bigotte. “Save the children” è un escamotage per addolcire l’animo che apre la breccia per inculcare subdoli messaggi. È d’obbligo, per una mente esperta, insospettirsi quando ode discorsi che si aprono con frasi analoghe alla suddetta: c’è quasi sempre sotto una fregatura. In realtà, nonostante la predica sul rispetto dell’infanzia sia largamente condivisa, i bambini sono le vittime più comuni delle nevrastenie degli adulti. Spesso si sgridano i bambini per le loro marachelle e si tace, invece, di fronte a ingiustizie ben più gravi; oppure gli spieghiamo regole che noi stessi infrangiamo, dimenticandoci che l’esempio vale più di mille parole – come peraltro dovrebbe essere in politica!

Fonti:

Lega, al bando il libro delle mamme lesbiche