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Francia, stop esodo dei ricchi: bocciata la tassa sui megaredditi

Bocciata la legge, ma non il principio. La Consulta francese blocca la tassa sui redditi milionari perché iniqua, ora il governo dovrà modificarla se vuole proseguire la sua battaglia sociale.

L’aliquota del 75% applicata sui redditi che sforano il milione di euro all’anno, ha da subito sollevato polemiche dopo che ha trovato applicazione nella finanziaria del 2013. Mostri sacri della finanza e del cinema, uno su tutti Gérard Depardieu, hanno gridato alla scandalo e trasferito residenza e guadagni in lidi fiscali più accoglienti. Una fuga che lor signori si possono permettere a differenza della quasi totalità dei loro concittadini francesi, fedeli, volenti o nolenti, a uno stato che li stringe nella morsa fiscale più dura degli ultimi tempi. La misura definita nella legge di bilancio “eccezionale” e della durata di soli due anni avrebbe prodotto, secondo alcuni osservatori, un modico gettito di 210 milioni di euro all’anno. Cifra assai scarsa, scrive sabato scorso il Financial Times, per raggiungere quei 20 miliardi dichiarati da Hollande che servono ad abbattere il deficit dello Stato. Un introito basso, certo, per l’erario francese, indice tuttavia di una debole propensione della classe (super)ricca ad aiutare un paese in crisi, indotto come l’Italia dall’Europa a tagliare la spesa sociale per risanare i conti pubblici.

Molti dirigenti dell’alta finanza hanno di fatto anticipato la mossa del governo migrando nelle vicine Londra e Bruxelles, quando ancora Hollande imperversava in campagna elettorale contro i grandi patrimoni. Fra i detrattori c’è chi dice addirittura che la legge ha il sapore di una confisca e che l’aliquota del 75% è destinata a perdurare anche oltre i due anni prescritti (*). Del resto l’opinione pubblica se n’è fatta una ragione, e in un sondaggio di settembre (**) si è detta favorevole alla norma tanto indigesta per la finanza. Il motivo è semplice: di fronte a un impoverimento generale il maggiore sforzo dev’essere sostenuto dai più abbienti, che tuttavia hanno scelto la più comoda e codarda – ma i francesi non erano patriottici?! – via della fuga. Ora, però, la sentenza del Conseil constitutionnel, equivalente della nostra Corte costituzionale, ha bocciato l’introduzione della tassa asserendo che non può essere applicata al reddito personale, ma a quello del nucleo famigliare. La palla passa dunque al governo, chiamato ad apporre le necessarie modifiche per varare una norma che, prima in Europa, va a colpire i veri detentori del potere.

* Fonte: “Buyout experts join Paris fight”, Financial Times del 29/12/2012

** Fonte: Il Fatto Quotidiano