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Salerno, il sindaco del Pd De Luca non si dissocia dai teppisti

Posted giugno 11th, 2012 by marcomachiavelli and filed in Cronaca e opinioni, Delinquenza politica, Politica

Continua il silenzio di De Luca sui fatti che accaddero tre anni fa, quando un gruppo di teppisti inneggianti al sindaco impedirono lo svolgersi del congresso provinciale dei Giovani Democratici di Salerno.

Il 14 luglio 2009 un drappello di invasati sequestrò per ore alcuni esponenti dei Giovani Democratici (Gd) di Salerno che si accingevano a celebrare il loro congresso provinciale. L’appuntamento non era stato pubblicizzato se non fra i partecipanti che avrebbero dovuto eleggere un loro rappresentante, ciononostante davanti alla sede del congresso si è riunito un gruppo di persone che ha bloccato i lavori dell’assemblea, impedendo ai delegati di entrare e di uscire. L’impasse è stato superato grazie all’intervento della forze dell’ordine prontamente allertate da Michele Grimaldi, all’epoca segretario regionale dei Gd, che fu uno dei primi ad essere attaccato. Gli aguzzini presero di mira persino un giornalista de “Il Mattino” giunto in loco per seguire l’evento; l’aggressione di quest’ultimo è stata fortunatamente ripresa dalle telecamere di due emittenti locali, e ora i filmati sono a disposizione della Digos e della magistratura che ha da poco concluso le indagini.

Quattordici i rinviati a giudizio, alcuni dei quali sono stati assunti dalle municipalizzate del comune di Salerno sia prima che dopo il barbaro agguato. Nessun coinvolgimento invece per il sindaco De Luca, su cui pende però una spada di Damocle: considerato che i protagonisti della vicenda urlavano frasi come “Qua comanda De Luca, andatevene o vi uccidiamo di mazzate”, sarebbe stato quantomeno opportuno condannare il gesto e dissociarsene nella maniera più assoluta. Tuttavia De Luca ha preferito tacere per tre lunghi anni, salvo uscirsene recentemente con parole di sdegno nei confronti dei Gd salernitani. Come se non bastasse il giorno delle violenze era presente l’addetto al cerimoniale del comune di Salerno che, pur non essendo indagato, mette in dubbio la totale estraneità ai fatti del sindaco. Coincidenze o no, sembra strano che pure l’inizio del processo sia slittato a causa di un impedimento di uno dei legali degli imputati, che curiosamente è anche consigliere comunale della maggioranza di De Luca.

Forse è il caso per il sindaco che si crede un principe di parlare se sa qualcosa, perché se fosse successivamente chiamato a rispondere in sede giudiziale la sua reputazione verrebbe irrimediabilmente compromessa. Qualora avesse anche solo messo la pulce nell’orecchio a un gruppuscolo di briganti per ostacolare un’innocua assemblea democratica, le conseguenze non sarebbero poi così gravi. E d’altronde perché non chiamarsene fuori squarciando un velo di omertà che troppo spesso avvolge una Campania oppressa dal pervasivo strapotere della camorra. La riforma della politica deve necessariamente passare attraverso il buon esempio, non possiamo più permetterci di avere politici che alla stregua di De Luca nicchiano su fatti di cronaca di tale nefandezza. Prendere una posizione chiara e decisa rassicurerebbe i salernitani onesti che vedono in De Luca un amministratore virtuoso. Ma il sindaco di Salerno si sa, è “uomo d’onore” e ad atti di responsabilità preferisce la facile denigrazione in perfetto stile mafioso, come quando si permise di insultare pubblicamente Beppe Grillo.

Fonti:

Botte ai giovani democratici: “Qui comanda De Luca”, ma il processo non inizia

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