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Pd primarie-farsa con l’attuale legge elettorale: vince la nomina

Posted dicembre 20th, 2012 by marcomachiavelli and filed in Politica

Secondo l’ipotesi del consigliere regionale 5 Stelle, Davide Bono, le imminenti primarie del Pd sono una farsa. Conti alla mano se il partito di Bersani otterrà un risultato modesto, entreranno in parlamento solo persone nominate.

La disinformazione imperante, ala sinistra, imbastisce articoloni sull’apertura del Partito Democratico verso la sua “base” – termine che designa un ruolo di subordine rispetto a un’aristocrazia. Persino il Fatto Quotidiano, per non far torto ai suoi lettori affezionati al bureau di Bersani, si astiene da critiche ragionate. Ma come, la farsa è sotto gli occhi di tutti e i paladini della (semi)libera informazione non se ne accorgono?! Il consigliere del Movimento 5 Stelle Davide Bono ha illustrato quanto poco valore abbia organizzare delle primarie, se poi il segretario del Pd ha un potere di nomina così ampio. Sebbene certa stampa, in coro con Bersani, parli beffardamente di un 10% di nominati da inserire nelle liste, in realtà  si omette di dire che quella percentuale è calcolata sulla totalità dei seggi disponibili – 945 – anziché sul numero dei partecipanti. Dunque è una costante; anche se alle primarie si presentassero in 100, i nominati sarebbero 90. Ma il primo ostacolo da superare per gli aspiranti parlamentari rimane quello della raccolta delle firme: il poco tempo a disposizione finirà per favorire gli esponenti più in vista piuttosto che la tanto decantata “base”.

Per giunta chi siede attualmente in parlamento – cooptato nelle liste del 2008 senza voto – ha diritto a presentarsi senza l’obbligo di raccogliere firme. Ancora: come fa notare Bono a quel fantomatico 10% vanno aggiunti 47 capilista e 10 vecchie glorie che, avendo superato il limite di tre legislature previsto dallo statuto Pd, chiederanno una deroga per la candidatura. Insomma, un potenziale carrozzone di 150 candidati nominati dal segretario Bersani, destinato a occupare tutti i seggi disponibili qualora il Pd non ottenesse il premio di maggioranza. E la “base” dovrebbe pure pagare due euro per esprimere un voto che verosimilmente non verrà neppure preso in considerazione?! “Ma mi faccia il piacere!” avrebbe detto Totò. Tra le deroghe che sono state chieste spicca quella di Rosy Bindi, ospite qualche giorno fa della trasmissione Agorà dove ha confermato la sua volontà di candidarsi. Durante la diretta, tuttavia, la deputata del Pd – cinque legislature alle spalle – è rimasta preda della vergogna: solo dopo l’insistenza del conduttore è riuscita ad ammettere sommessamente di aver chiesto la deroga al partito.

Video:

Agorà: Rosy Bindi sulla sua ricandidatura e richiesta di deroga 12/12/2012

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