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Movimento 5 Stelle: a Parma 6000 euro possono bastare per vincere

La politica ha un costo, i partiti ne hanno un altro. Nel ’93 un plebiscito ha sancito l’abolizione del finanziamento pubblico ai partiti, poi reintrodotto dagli stessi con una frode semantica: è stato chiamato rimborso. Il Movimento 5 Stelle ha scelto di non riscuoterlo.

È ufficiale: autofinanziandosi con 6.000 euro si possono vincere le elezioni in una città di 190.000 abitanti come Parma. Basta utilizzare gli strumenti istituzionali classici messi a disposizione dalla democrazia e quelli virtuali di internet. Una buona dose di olio di gomito declinata in una serie di azioni a tutela della cittadinanza fa il resto. Ma la componente indispensabile per poter attuare una politica virtuosa è l’idea di mettersi a servizio di una comunità condividendone l’onere, ed estendendolo a una fetta più ampia possibile di popolazione, in modo che ricada su ciascuno in misura ridotta. Non esistono ricette magiche per farlo, ma sono state elaborate svariate teorie che si muovono in tal direzione e che sono in attesa di essere sperimentate. Alcuni esempi sono la Decrescita Felice, l’Economia Stazionaria, il Microcredito e più in generale sistemi di scambio non monetario basati sulla solidarietà in funzione della promozione della propria comunità.

Occorre partire al più presto con la sperimentazione di queste nuove forme di organizzazione sociale, verificarne l’efficacia su larga scala ed eventualmente migliorarle. Altrimenti saremo destinati a una guerra senza frontiere per l’approvvigionamento delle risorse. La galoppante voracità del capitalismo ci costringe a una riduzione drastica dei consumi, che può avvenire gradualmente attraverso l’adeguato sfruttamento della tecnologia esistente. Nel suo piccolo il neosindaco Pizzarotti a Parma ha applicato questo principio: plance pubbliche messe a disposizione dal comune e massiccio battage elettorale gratuito su internet. Non a caso il ragazzo di mestiere fa il tecnico informatico e sa bene come utilizzare il web. Dopo questa vittoria, a scanso di equivoci, l’argomento “costi della politica” dovrebbe tornare al centro del dibattito pubblico, e rimanerci finché non si asseveri che i costi della politica e costi dei partiti non sono la stessa cosa. La politica senza i partiti è più leggera, il Movimento Cinque Stelle lo ha dimostrato.

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