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Ilva-killer: il procuratore “Nessuna novità s’inquina da 30 anni”

Secondo il procuratore di Taranto Franco Sebastio i giornali scoprono l’acqua calda. Già nel 1982 infatti il magistrato fece condannare i vertici Ilva/Italsider per le polveri killer.

La storia è una ruota che gira, l’Ilva ne è un esempio. Trent’anni fa lo stesso procuratore che oggi indaga sulle emissioni nocive a Taranto, tal Franco Sebastio, fece condannare l’allora direttore dello stabilimento siderurgico Sergio Noce. Erano altri tempi e l’Ilva si chiamava ancora Italsider, ma la sostanza non cambia: ieri come oggi le emissioni dell’acciaieria causano morti e malattie. Secondo le perizie del tribunale solo negli ultimi 13 anni i decessi attribuibili direttamente alle esalazioni nocive sarebbero 346, mentre i ricoveri circa 1500. Si tratta comunque di numeri destinati ad aumentare, dato che stiamo parlando di patologie che si possono manifestare anche dopo molti anni. Calcolando un certo numero di casi non censiti e le malformazioni dei feti, si può concludere che sarà difficile ripagare i danni di un tale disastro. In aggiunta il procuratore Sebastio riferisce che, in qualità di cittadino, non crede più ai proclami fatti dalla politica in merito alla bonifica dello stabilimento. E come lui la gente si aspetta che questa volta alle parole seguano i fatti.

Già, perché negli anni successivi alle prime condanne degli anni 80 vennero annunciati una serie di interventi di risanamento che in parte rimasero solo sulla carta. Quando si spensero i riflettori dopo l’azione della magistratura tutto tornò come prima, o forse peggio. Da qui si capisce lo scetticismo del procuratore Sebastio che chiede immantinente concretezza alla classe politica odierna. Intanto procede l’iter giudiziario, dove il Tribunale del riesame ha da poco depositato le motivazioni della sentenza che conferma le disposizioni della gip Patrizia Todisco. L’Ilva si è dunque vista respingere la propria istanza di ricorso che chiedeva la continuazione delle attività nell’impianto. Il collegio del Riesame peraltro ribadisce che i vertici aziendali hanno agito con coscienza nell’inosservanza della legge, provocando un grave pericolo per la salute e la vita di un numero indeterminato di persone. Non si esclude inoltre un coinvolgimento nelle indagini di cariche istituzionali per omissione di controllo. Sono invece già fissate a ottobre le date delle udienze di due importanti processi per la morte di 30 operai uccisi dal cancro, gli imputati sono 29 dirigenti avvicendatisi in 30 anni alla guida dell’acciaieria.

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