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Ilva: disposto il sequestro, ma gli operai assediano la fabbrica

Disposto il sequestro dello stabilimento, mentre gli operai protestano per le vie di Taranto. Arresti domiciliari per otto dirigenti, tra cui il patron dell’Ilva Emilio Riva.

TARANTO – Giovedì scorso il gip di Taranto Patrizia Todisco ha disposto il sequestro dello stabilimento dell’Ilva senza facoltà d’uso. Un provvedimento d’urgenza dettato dalla prorompente pericolosità emersa dalle perizie dell’equipe composta dai professori Annibale Biggeri, Maria Triassi e Francesco Forastiere. Si legge nella perizia: “… L’esposizione continuata agli inquinanti dell’atmosfera emessi dall’impianto ha causato e causa nella popolazione fenomeni degenerativi di apparati diversi dell’organismo umano che si traducono in eventi di malattia e di morte“. Gli alti dirigenti dell’azienda siderurgica sono stati accusati di disastro ambientale colposo e doloso, avvelenamento di sostanze alimentari, omissione dolosa di cautele contro gli infortuni sul lavoro, danneggiamento aggravato di beni pubblici, getto e sversamento di sostanze pericolose. Otto le misure di custodia cautelare agli arresti domiciliari ordinate dal gip Todisco; tra i nomi di spicco figurano il patron dell’Ilva Emilio Riva e suo figlio, nonché presidente uscente dello stabilimento ed ex consigliere delegato, Nicola Riva.

I lavoratori hanno bloccato le principali arterie della città di Taranto per protestare contro il sequestro dello stabilimento. Presso la prefettura tarantina si è poi aperto un tavolo di confronto fra le autorità e una rappresentanza sindacale. In seguito alla trattativa il corteo dell’Ilva ha deciso di occupare il ponte girevole di Taranto dopo aver mal digerito le vane rassicurazioni del prefetto Claudio Sammartino. Anche il governo dalla voce del ministro dello sviluppo Passera fa sapere che sono al vaglio diverse soluzioni per risolvere i problemi che hanno portato al sequestro della struttura. Ad allarmare i lavoratori, oltre alla prospettiva della disoccupazione, sono anche i proclami tardivi di riqualificazione dell’impianto industriale. La dirigenza dell’Ilva insieme alla classe politica locale e nazionale non ha mai avviato un serio piano di adeguamento alle norme ambientali. Secondo il rapporto stilato dai medici nominati dal gip ogni anno le emissioni dell’Ilva causano 90 morti solo nella popolazione tarantina. Disarmanti le parole del gip nell’ordinanza di sequestro: “… Chi gestiva e gestisce l’Ilva ha continuato in tale attività inquinante con coscienza e volontà per la logica del profitto, calpestando le più elementari regole di sicurezza”.

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