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I consigli degli opinionisti al M5s hanno rotto ‘li coioni’

Manco tre mesi d’attività parlamentare e una pioggia incessante di critiche si riversa addosso agli eletti del Movimento 5 Stelle. Critiche sterili scatenate da improbabili giornalisti e/o opinionisti (ma che cazzo di mestiere è?!) che piuttosto di raccontare fatti s’attaccano a pettegolezzi degni del peggior rotocalco scandalistico. Come direbbe il buon Marco Travaglio, si opina un fatto per poi trasformare l’opinione nel fatto stesso: abbiamo così titoli che impazzano nei media del tipo ‘Grillo epura’, ‘Grillo espelle’, ‘Grillo tiranneggia’, che affondano le radici al tempo della campagna elettorale di inizio anno, quando il terrore che il M5s allignasse alle urne era poco più che un presentimento. Vi ricordate i titoli anche allora? ‘Grillo fascista, despota’ e chi più ne ha più ne metta. Ora è il turno dei ben pensanti, quelli che vogliono dare ossessivamente buoni consigli. Ci hanno già provato nelle loro lunghe carriere di cronisti politici; hanno ‘consigliato’ i girotondini e il Movimento Viola contro Berlusconi, le varie correnti del Pd e varie formazioni della sinistra più o meno radicale, gli Arancioni di sindaci arrivisti e tutti quei movimenti che prima di fregiarsi dell’attributo ‘civile’ dovrebbero sciacquarsi la bocca con l’etanolo.

Non mi riferisco ai venduti per definizione ma ai più miti dispensatori di buone novelle come Paolo Flores D’Arcais, Antonio Padellaro, Milena Gabanelli, Michele Santoro, Corrado Formigli, Andrea Scanzi, Stefano Rodotà e tanti altri che credono ingenuamente al mito britannico del giornalista obiettivo. Alcuni lo fanno solo per marcare le distanze da un movimento diventato grande forza politica e affermarsi come indipendenti, altri (la maggior parte) perché sono omini dell’audience, legati alla volatilità degli ascolti. Parlare di Grillo e dei dissensi interni al M5s, si sa, alletta gli inserzionisti pubblicitari. Ma parlare o scrivere di quello che fanno i ‘cittadini’ (stesso nome con cui si facevano chiamare i parlamentari giacobini) parlamentari del M5s è sacrilego, un fuor d’opera, meglio caldeggiare false scissioni o raccontare gli screzi che nascono anche nelle migliori famiglie, magari dipingendoli come irremovibili frondisti. Questo è anche il gioco dell’ancien régime che s’infila come un cuneo per spaccare una forza  politica fatta da (alcuni) cittadini per (tutti) i cittadini: chi vi si presta o è stupido o è in malafede.

Consiglio a tutte le penne e le voci rosse che intendono perseguire realmente il bene collettivo attraverso i loro pulpiti cartacei, televisivi e digitali: narrate, sull’esempio di Marco Travaglio, un po’ quello che i 5 stelle stanno facendo (e hanno già fatto!) in parlamento.

“Sappiamo che i neoeletti (del M5s, nda)… hanno presentato una ventina di disegni di legge e altri ne stanno preparando; le loro presenze in aula e in commissione superano largamente quelle degli altri gruppi; hanno rinunciato (unici nella storia) al finanziamento pubblico di 42 milioni di euro; hanno avviato (unici nella storia) le pratiche per dichiarare ineleggibile B.; han fatto approvare una mozione per consentire a chi avanza crediti dallo Stato di scalarli dalle caselle esattoriali; hanno appoggiato la proposta del Pd Giachetti per tornare al Mattarellum, ovviamente sabotata dal partito unico Pd-Pdl-Monti; hanno contestato assieme a Sel il golpetto del governo in Senato per aggirare l’articolo 138 della Costituzione. Ma tutto questo i milioni di italiani che s’informano (si fa per dire) dai camerieri del potere non lo sanno. Da quando gli usurpatori hanno osato metter piede nel Palazzo, le guardie del corpo dei partiti e dei loro padroni dipingono M5S come un covo d’incompetenti sfaccendati e teleguidati che passano il tempo a litigare, epurare, espellere, o a parlare di scontrini, mentre Grillo e Casaleggio fanno soldi a palate”. Marco Travaglio, dall’editoriale de il Fatto Quotidino del 15/06/2013

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