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Dell’Utri salvato dalla Cassazione: festeggiamenti ad Arcore

ROMA – La cassazione annulla la sentenza d’appello che condannava il senatore Dell’Utri a sette anni di reclusione per concorso esterno in associazione mafiosa, respingendo al contempo la richiesta di un inasprimento della pena avanzata dalla procura generale di Palermo. Suscita scalpore il fatto che la corte fosse presieduta da un certo Aldo Grassi, noto compagno di merende del giudice “ammazza-sentenze” Corrado Carnevale – quello che, per intenderci, ha cancellato svariati verdetti che condannavano mafiosi, per vizi di forma. Ironia della sorte, il ruolo di zelante difensore del senatore in coppola è stato interpretato dal procuratore generale della Corte suprema, che con una patetica sviolinata ai giudici – definiti di “grandissimo e indiscusso profilo professionale” – ha chiesto che venisse annullata la sentenza di secondo grado. Raccontata così sembrerebbe una farsa, eppure il pg Francesco Iacoviello ha vestito di fatto i panni dell’avvocato di Dell’Utri, facendo presagire una sentenza favorevole per l’imputato già in fase di udienza.

UN ONESTO MAFIOSO IN BORGHESE – Tuttavia la decisione della V sezione della Cassazione non può cancellare l’onta mafiosa che incombe sul più stretto collaboratore di Berlusconi. L’impianto probatorio dei processi di primo e secondo grado svela una serie di inquietanti elementi che attestano gli stretti rapporti che Dell’Utri intesseva con la mafia. Lo stesso (dis)onorevole non ha mai smentito tali circostanze, facendosene talvolta un vanto (come dimostra questo video al minuto 2:30); insomma, per Dell’Utri, intrattenersi con mafiosi di grande calibro era una consuetudine neanche tanto sconveniente. Ma veniamo al nocciolo della questione: serve davvero una sentenza per sapere se questa persona ha una credibilità e un’attitudine tali da poter rappresentare con dignità il popolo italiano in parlamento? Quest’uomo non rinnega affatto i suoi legami con criminali mafiosi e molto probabilmente non finirà mai in carcere grazie alla sospetta clemenza della Cassazione. A seguito della sua condanna in appello Dell’Utri dichiarò: “Mangano è stato un eroe, non ha mai risposto alle domande dei giudici che volevano sapere di me e di Berlusconi”. Secondo molti questo è stato un avvertimento lanciato proprio a Berlusconi, che tradotto suonerebbe così: “Caro Silvio se finisco in galera non starò zitto come Mangano, ma ti sputtanerò quanto basta per farti marcire nella più angusta delle prigioni”; da quel momento il cavaliere si dev’essere prodigato per far ottenere al suo amico Marcello un verdetto favorevole, come poi è avvenuto di fatto ieri al Palazzo di Giustizia. Forse, in queste ore, ad Arcore stanno stappando bottiglie di spumante a profusione…

Fonti:

La Pax Dell’Utri

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