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Crisi, la finanza ci lucra e gli Italiani soffrono

Posted novembre 3rd, 2011 by marcomachiavelli and filed in Economia

Mentre il governo in questi giorni discute sui tagli alla spesa sociale, qualcuno si arricchisce alle nostre spalle. Sono le corporazioni finanziarie, ovvero banche e società d’intermediazione immobiliare che, approfittando del potere concessogli dal legislatore, dettano legge in termini di politica interna. L’Italia ha recentemente risposto a un ultimatum degli speculatori con l’annuncio di provvedimenti retrogradi e a scapito, ancora una volta, della classi più deboli: innalzamento dell’età pensionabile, riduzione dei salari, licenziamento senza giusta causa e altre misure da voltastomaco. Berlusconi, tra l’altro, è stato così bravo da sintetizzare il tutto in una letterina spedita alacremente a Bruxelles il 26 ottobre, dove si specifica che il nostro paese è pronto a qualsiasi sacrificio pur di non perdere il treno dell’Europa. Tradotto significa che se vogliamo piazzare le nostre obbligazioni sul mercato, abbiamo bisogno che queste aumentino di valore. E per farlo non c’è altra soluzione che comprimere la spesa pubblica. A questo punto però l’italiano medio s’impoverisce e il debito nazionale aumenta, mentre la possibilità di estinguerlo si allontana inesorabilmente. Un circolo vizioso insomma, dal quale pare difficile uscire. Vendere nuovo debito sui mercati esteri significa infatti cedere ulteriore sovranità nazionale ad altri stati, nonché offrire il fianco alle speculazioni finanziarie del malaffare. Nel primo caso siamo assoggettati a un neocolonialismo industriale; emblematico a tal proposito il caso della Francia, detentrice di 300 miliardi del nostro debito, che spingeva qualche tempo fa per costruire centrali nucleari nel Bel Paese. Nel secondo invece dobbiamo adeguare la nostra politica economica alle oscillazioni di mercato, orchestrate dai fondi speculativi. Come si accennava all’inizio dell’articolo questi fondi non sono altro che una decina fra banche e società d’intermediazione immobiliare, che si divertono a creare ricchezza sulla base di scommesse dal sapore delinquenziale. Dirk Mueller, broker alla borsa di Francoforte, le definisce pertanto alla stregua di scommesse sui cavalli. Si scommette cioè sulla capacità di una nazione di ripagare il proprio debito. Mettiamo per esempio che l’Italia diventi insolvente e dichiari default (cosa assai probabile), dietro le quinte avremmo a quel punto uno o due di quei fantomatici fondi che si intascano così un bel gruzzoletto. Gli speculatori hanno infatti principalmente due modi per guadagnare. Il primo consiste nel giocare sull’oscillazione dei prezzi dei titoli di stato: li svalutano inducendo i detentori a liberarsene, dopodiché li acquistano per carta straccia e aspettano che il valore salga; infine li vendono intascandosi il plusvalore. L’altro invece si basa sull’acquisto di un’assicurazione sulle obbligazioni, il famigerato CDS: credit default swap. Chi acquista questo prodotto derivato, ha dunque tutto l’interesse che il valore delle obbligazioni crolli per riscuotere il premio. E’ come se comprassi un’assicurazione sulla casa del mio vicino; dato che non è mia, ho tutto l’interesse che questa venga distrutta da un incendio! A questo punto vien da chiedersi se le politiche di un governo siano orientate a soddisfare i bisogni dei cittadini o piuttosto quelli degli speculatori. Lascio ai lettori l’ardua sentenza; certo è che, in paesi dove si è deciso di non concedere aiuti statali alle banche private in bancarotta (come è appena accaduto in Islanda), si respira una fresca aria di rinnovata democrazia.

Fonti:

Report 30/10/2011 – Effetto valanga

http://www.mediapolitika.com/wordpress/archives/15702

One Response to “Crisi, la finanza ci lucra e gli Italiani soffrono”

  1. [...] assecondare richieste che vengono dagli speculatori ai quali è affidato parte del nostro debito? D’altronde è chiaro che se il valore delle nostre obbligazioni scende qualcuno verrà a bussare a…. Più del 50 per cento del nostro debito è infatti in balia del mercato internazionale, e chi lo [...]

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