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Berlusconi: “Candidati M5S per l’80% dei centri sociali e No Tav”

Posted febbraio 13th, 2013 by marcomachiavelli and filed in Politica, Spaventapasseri

La boutade ieri all’Ansa è di quelle che fan venire il latte alle ginocchia. Se i politici italiani litigano (o fanno finta) in TV, almeno su una cosa sono d’accordo attaccare Grillo e il suo movimento. E a ruota si scaglia anche Monti.

Chi segue Net1news sa bene che ci stiamo (e mi sto) occupando da vicino della campagna elettorale del Movimento 5 Stelle. Negli articoli e nei vari video pubblicati compaiono spesso quei candidati ieri apostrofati beceramente da Silvio Berlusconi nel corso di una conferenza stampa improvvista all’Ansa di Roma. Sempre ieri su Net1news il collega Gabriele Biandolino ha redatto una godibilissima intervista al candidato del M5S Roberto Berrita che da sola basterebbe a smentire le panzane del Berlusca riguardo alle liste del MoVimento, composte, a suo dire, “per l’80% da estremisti di sinistra dei centri sociali e dei No Tav”. Lo stesso giorno l’affermazione del Cavaliere trova conforto nelle parole di Monti che dal “pulpito” della trasmissione televisiva Uno Mattina rilancia l’offensiva ai candidati del M5S, asserendo che “le urla di Grillo ci portano verso il baratro della Grecia”. Ora, due considerazioni per meglio precisare le posizioni dei due ex premier:

1) Berlusconi non conosce (o fa finta di non conoscere) chi sono i candidati del M5S, tutti provenienti – fino a prova contraria – dalla società civile. E tutti (o quasi) appoggiano le battaglie dei No Tav per fermare un treno ad alta velocità che costerà in totale 22 miliardi di euro (parte dei quali già spesi). Stendiamo un velo pietoso sull’implicita e torbida equazione No Tav = centri sociali o estremisti di sinistra;

2) Monti cerca di sminuire l’attività del M5S incentrando la sua critica sugli aspetti più grotteschi (come se lui non ne avesse) della figura di Beppe Grillo. Inoltre parla della Grecia come di uno stato reietto dimenticandosi di quanto la elogiasse solo un anno e mezzo fa (VIDEO). “Se lui (Grillo, nda) se la sente – afferma il premier uscente – di prendersi la responsabilità, con le sue urla, di trasformare l’Italia nella Grecia, faccia pure”.

La triste convergenza delle dichiarazioni di Monti e Berlusconi non deve però stupire; in fondo entrambi sono soliti frequentare la bouvette di Montecitorio per conversare amichevolmente riguardo alle decisioni politiche da prendere. Tutto il resto è f(r)iction.

Video:

Berlusconi: “Candidati M5S per l’80% dei centri sociali e No Tav”

Processo Mediaset: legittimo impedimento negato al cittadino B.

Posted febbraio 2nd, 2013 by marcomachiavelli and filed in Delinquenza politica, Giustizia, Politica, Spaventapasseri

L’avvocato Ghedini avanza la richiesta di legittimo impedimento a causa della campagna elettorale. Il giudice di appello la respinge e il processo Mediaset non si ferma.

Il cittadino B. si sente diverso dagli altri davanti alla legge. Un po’ perché dice di essere perseguitato dalle toghe rosse, un po’ perché si arroga diritti che i comuni mortali non hanno. Dopo il lodo Alfano, bocciato dal referendum del giugno 2011 per volontà di 27 milioni di italiani, il lupo sembra aver perso il pelo ma non il vizio. Ieri al processo d’appello sulla truffa dei diritti televisivi Mediaset gli avvocati del Cav, Niccolò Ghedini e Piero Longo, si sono visti respingere la richiesta di legittimo impedimento per il loro assistito dai giudici della corte di appello di Milano.

Accogliere l’istanza, dato che B. è il principale imputato, avrebbe significato mandare a monte il processo fino alla fine della campagna elettorale. L’effetto desiderato da parte dei legali sarebbe ancora una volta quello di allungare i tempi processuali, favorendo così l’avvento della prescrizione. Un leitmotiv che Ghedini e Longo conoscono bene e che vorrebbero utilizzare per scongiurare la pesante spada di Damocle che pende sulla testa del Cav: una condanna a quattro anni di reclusione più l’interdizione dai pubblici uffici per cinque; quest’ultima se confermata in appello comporterebbe per B. la perdita dell’immunità sostanziale riservata ai parlamentari.

I giudici, dal canto loro, definiscono “generiche” le motivazioni addotte alla richiesta di legittimo impedimento perché il processo d’appello arriverà a sentenza dopo le elezioni, senza dunque condizionarne l’esito. I sodali di B., come al solito, si stracciano le vesti e parlano velatamente di sentenza politica, a cominciare da Ghedini: “Questo processo (…) impedisce al cittadino Silvio Berlusconi di poter essere al pari con i suoi contendenti (elettorali, nda)”; finendo poi col leaderino Alfano: “Come Pdl riteniamo scandalosa la decisione della corte di appello di Milano. Vogliono impedire al Capo della coalizione di centrodestra di fare campagna elettorale”.

Grecia, la Troika “Svendere o fallire”, intanto chiudono ospedali

Posted novembre 15th, 2012 by marcomachiavelli and filed in Delinquenza politica, Economia, Politica, Spaventapasseri

Mentre negli ospedali ellenici si lesina sulle punture, la Banca centrale europea, con calma, decide se concedere nuovi aiuti economici.

Mentre il povero – si fa per dire – ministro delle Finanze greco, tal Yannis Stournaras, cerca di piazzare sul mercato nuovi titoli di stato – per pagare quelli in scadenza –, “a palazzo” il direttivo della Banca Centrale Europea medita, con calma, una possibile soluzione. Le due realtà, quella istituzionale-finanziaria delle scrivanie in mogano e quella degli ospedali a mezzo servizio, entrano in rotta di collisione, la cui disarmante manifestazione è il costante assedio della popolazione al parlamento di Atene. La Grecia del presidente Samaras naviga a vista e, strozzata dai debiti, non può attuare politiche di sviluppo a lungo termine, perché ogni abbozzo di riforma è vincolato ai dettami della troika (Fmi, Bce, Ue). La repubblica ellenica risulta essere infatti la beneficiaria del più ingente prestito mai erogato dal Fondo Monetario Internazionale (*), sebbene l’emergenza odierna dipenda necessariamente da un placet della Bce. Oggi scadrà appunto l’asta di obbligazioni, dalla quale il ministro Stuornaras si aspetta di ricavare il miliardo che serve a ripagare i titoli che scadranno venerdì.

Estinguere debiti aprendone altri, a tassi sempre maggiori s’intende, e sempre che ci si riesca. L’esito dell’operazione dipenderà tuttavia dalla scelta della Bce di alzare o meno il plafond delle risorse destinate al salvataggio delle banche elleniche. Il limite è di 12 miliardi che gli istituti ellenici possono ottenere ogniqualvolta offrano come garanzia buoni del tesoro precedentemente acquistati. Le preoccupazioni a questo punto vertono sul fatto che tale somma sia già stata superata con l’asta di martedì scorso, ma la stessa Bce potrebbe scongiurare il rischio aumentando, come ha fatto quest’estate, la cifra del prestito. Basterebbe un cenno, eppure si tergiversa portando all’esasperazione un popolazione già sbandata nell’estremismo di destra con l’elezione in parlamento di un partito neonazista. Insomma, dopo tre finanziarie dissanguanti, un referendum sulla permanenza nell’Ue soffocato in culla, l’anatocismo dei creditori internazionali e il terrorismo psicologico dei media sulle ricadute di un possibile default, alla Grecia non rimane che povertà e disperazione.

*fonte: Wikipedia

Bonolis vs Bonolis: “Berlusconi rimbambisce gli italiani”, e lui?

Paolo Bonolis ha uno sdoppiamento di personalità o cavalca l’onda di protesta contro il suo datore di lavoro?

Troppo facile sparare a babbo morto: Bonolis prende le distanze dal suo padrone troppo tardi. Ha capito che il regno del Biscione sta per finire, e soprattutto ha in tasca – per sua stessa ammissione al settimanale “A” – altre proposte di lavoro. Che Berlusconi abbia rincitrullito le folle con dei programmi televisivi osceni, è un pensiero che oggi ha perso ogni valore. Chi lo affermava in passato veniva prima deriso, poi offeso – in tv, come in famiglia – e oggi bisogna saper distinguere da quale pulpito provenga la predica. Se è quello di Bonolis, non c’è che da rispondere: “Caro Paolo ci ha fatto divertire con Bim Bum Bam, ma ora non ci prendere in giro!” Tutti sanno che il conduttore di Mediaset è stato uno dei bracci operativi che veicolavano i messaggi del nano da strapazzo, riassumibili nel motto imperiale “Panem et circenses”. Certo, Bonolis non sarà stato il personaggio più demente che il Biscione abbia partorito, ma è proprio per questo che andrebbe annoverato fra i più pericolosi. È grazie a lui e ad altri come Antonio Ricci che il partito unico – mediatico e televisivo – è nato e ha prosperato, lobotomizzando le menti inerti di milioni di italiani.

Per il semplice motivo – declinato inflazionatamente in svariati manuali di Pnl e nel libro “Psicologia delle folle*” di Gustave Le Bon (1895) – che per manipolare l’opinione pubblica bisogna avere la compitezza di un Bonolis o di un Mike Bongiorno. La mercificazione del corpo della donna è un’aberrazione più digeribile se presentata da uomini in giacca e cravatta, che ungono con salamelecchi le “coscienze di Zeno” dei telespettatori. E così pure le verità distorte, quand’anche sconfinano nell’assurdità, si spacciano meglio se a dirtele sono persone “travestite” da ridicoli soloni (Emilio Fede, Vittorio Sgarbi) o da vicino della porta accanto (Maria De Filippi, Barbara D’Urso). Dunque la faccia buona del Biscione ha coperto le ingiustizie di una classe politica guidata da un editore televisivo in palese conflitto d’interessi, che, con una mano, governava tre reti televisive nazionali e con l’altra il parlamento italiano. Per non parlare dell’influenza di B. sulle nomine della dirigenza Rai, che fruttavano il controllo della quasi totalità dell’etere. Bonolis ha fatto la classica caduta di stile dei generali di regime che, abbattuto il dittatore, si convertono alla rivoluzione.

*”Il tipo dell’eroe caro alle folle avrà sempre l’aspetto di un Cesare”

 

Governo Monti spiegato da Topolino: tecnici = capro espiatorio

Ieri nell’editoriale del Fatto Quotidiano Marco Travaglio ha sostenuto che Monti non sarebbe un deus ex machina calato dall’alto di chissà quale organismo europeo, bensì uno scudo deflettore per respingere l’onda di protesta e di rinnovamento. Sotto l’egida del marziano Mario Monti ci sarebbero i partiti, che, in attesa di un’imenoplastica collettiva, avrebbero scelto come capro espiatorio un accademico che attuasse le riforme necessarie per evitare il fallimento. Un maquillage per l’ancien régime che si sta rivelando risibilmente inutile, soprattutto alla luce della debacle delle ultime amministrative: assomigliano a delle anziane bagasce che per cercare di vendersi meglio si nascondono dietro quintali di cerone, senza accorgersi di esser diventate laide gobbe e sdentate. Il trasformismo ormai non è più possibile, tesi peraltro ripresa simpaticamente anche da Beppe Grillo che sul suo blog pubblica una pagina di Topolino: nella figura si vede un papero politico che, a causa del malcontento popolare generato dal suo governo, incarica un ministro tecnico di fare il lavoro sporco pensando – Così la gente se la prenderà con lui –.

Spesso accade però che la realtà superi la fantasia: recentemente il presidente del consiglio ha trovato parole di stima per l’ex ministro del lavoro Brunetta, elogiando la sua politica dei tagli nel settore pubblico. Ma quel che è ancora peggio è ascoltare lo stesso Monti che dice di aver creduto nel primo governo Berlusconi, quando il Cavaliere si faceva portavoce di istanze liberali e riformiste. Dunque, nella vita può succedere di prendersi un abbaglio, ma in politica, specialmente quando si deve voltar pagina – come dopo lo scandalo di tangentopoli – bisogna valutar minuziosamente a chi affidare le redini del Paese. Ora, non so se questa affermazione del premier si sia tradotta nel ’94 in un voto a Forza Italia, ma mi fa pensare che Monti sia o un ingenuo o colluso col sistema di potere attuale. Propenderei più per la seconda ipotesi, sebbene entrambe lo rendano quantomeno inadatto a governare nello stato di crisi odierno.

Questa classe politica sta attraversando  l’Acheronte dantesco: Monti nelle veci di Caronte la sta traghettando verso la dannazione eterna. Pur di salvarsi sono pronti a tutto, l’ultima è quella di ricorrere alla strategia della tensione per legittimare una futura coalizione di “unità nazionale” da presentare alle prossime elezioni. Ieri il ministro Cancellieri ha affermato infatti che la strage della scuola brindisina – dove è morta una studentessa e altri versano in gravi condizioni – può essere letta in chiave terroristica, nonostante gli inquirenti ancora non si sbilancino. Sembrano le premesse per tornare a fare un uso politico della Polizia reprimendo il dissenso con la violenza dei manganelli. Tuttavia questa volta non basterà evocare i fantasmi del passato per ripulirsi la coscienza, almeno credo.

Terremoto e attentati, clima di paura: prove di regime in Italia

Posted maggio 20th, 2012 by marcomachiavelli and filed in Cronaca e opinioni, Spaventapasseri

Di fronte all’eccidio della scuola Morvillo Falcone di Brindisi non si può che unirsi idealmente al cordoglio dei famigliari delle vittime in un rispettoso silenzio. Sostenere concretamente gli inquirenti ed esortare chi sa a denunciare non sono solo dei doveri, ma i capi saldi di un Paese che vuole considerarsi democratico. Gli sciacalli delle facili speculazioni giornalistiche hanno già travalicato il diritto di cronaca lanciandosi in azzardate ipotesi sui mandanti e in pletoriche litanie post mortem, che servono solo a riempire pagine di vuote parole. Altri partecipano a questa inutile liturgia nichilista. Ora gli italiani si trovano a un bivio: la prima via è quella di credere al ritorno del terrorismo, sia esso di matrice mafiosa o insurrezionalista. E quindi tornare ad affidarsi nelle mani di chi promette di estirpare questo male con misure straordinarie e la prosopopea di un solone. La seconda invece, la più tortuosa, è quella di solidarizzare con la magistratura, specialmente quella inquirente, troppo spesso abbandonata dalla gente e contrastata nella ricerca della verità da logiche di potere occulte.

Tutto il resto è dietrologia. È approfittare di un possibile stato di paura dell’opinione pubblica per indirizzarla verso questo o quel partito. A dire il vero di partito n’è rimasto solo uno e chiamasi “casta”. Sì, perché dopo anni di sputtanamento globale a opera della stampa internazionale e di una minoranza – purtroppo! – di quella nostrana i giochi di potere che hanno ordito le trame dello Stivale sono stati scoperti. Bene o male tutti abbiamo sentito parlare di Gladio, P2, Ior, Opus Dei, trattative tra Stato e mafia, stragi senza mandanti, corpi di Stato e intelligence americana deviati, inchieste della magistratura finite in un cul-de-sac, etc. Questo è il viatico che ci accompagna sulla strada del cambiamento e con cui dobbiamo confrontarci se vogliamo un futuro più trasparente. Altro che debito pubblico! Adesso che i posti della politica sono vacanti la lunga mano della finanza sta cercando di appropriarsene rompendo l’unico argine che frenava le mire dispotiche del capitalismo. Nel 2013 saremo chiamati nuovamente a scegliere fra monarchia (Alfano Bersani Casini – Abc – i tre re magi che offriranno la corona a qualche finanziere) e repubblica (nessun pervenuto, se non l’eccentrico Movimento Cinque Stelle).

Terrorismo, allarme strumentale dopo il ferimento del manager Ansaldo

Posted maggio 16th, 2012 by marcomachiavelli and filed in Cronaca e opinioni, Spaventapasseri

Berlusconi colpito da una statuetta, Belpietro vittima di uno sventato attentato e l’attuale caso del manager ferito sembrano i tre atti di una recita da quattro soldi. Chi sarà il prossimo? Forse Emilio fede investito da una secchiata d’acqua mentre passeggia circondato da gorilla?! Intanto le grandi stragi italiane di civili rimangono senza colpevoli.

Monta in rete un sospetto. Che il terrorismo manifestatosi a Genova col ferimento del manager Ansaldo Roberto Adinolfi sia una messa in scena. O quanto meno il gesto di un folle attorno al quale si è costruito un romanzo criminale. Un pretesto per creare una fittizia emergenza e spaventare qua e là. E come direbbe Cossiga “per mandare – chi protesta, nda – all’ospedale”. L’ipotesi sembra avvalorata da una serie di precedenti che hanno segnato la cronaca e la storia recente, e che trovano il loro archetipo nella imperitura ricerca del casus belli sin dalla notte dei tempi. Ad esempio si ricordano i rastrellamenti dei cani sciolti della Polizia al G8 di Genova, al cantiere del Tav in Val di Susa, contro i cortei dell’onda studentesca nel 2008. Lo sport preferito dalla classe dirigente per giustificare la repressione è quello di trovare un movente abbastanza suggestivo da indirizzare la collera della gente verso chi dissente. L’opinione unica è l’unica tollerata e le forze dell’ordine pensano a far piazza pulita del resto.

La demonizzazione del prossimo attraversa varie epoche e diverse forme di governo, ma trova la sua massima espressione nelle moderne democrazie occidentali. Basti pensare agli Usa che negli ultimi quarant’anni si sono cimentati in svariate guerre dipingendo ogni volta il paese che andavano ad attaccare come una minaccia per il popolo americano. E con loro tutto il codazzo di nazioni-satellite che con i loro eserciti cercano di estendere la loro influenza su territori appetibili. L’Armata Brancaleone italiana resta come al solito il fanalino di coda delle grandi, inviando il proprio contingente allo sbaraglio in cambio di qualche fornitura di gas scontata. Ci accontentiamo di poco, ma in compenso il nostro governo si rifà sui compaesani più disgraziati, siano essi immigrati, studenti, precari, poveri o liberi pensatori. Il terrorismo che si evoca in questi giorni serve a screditare l’onda di protesta e le nuove forme di organizzazione politica alternative ai partiti.

È la storia che si ripete: “Prima ti ignorano, poi ti deridono, poi ti combattono, poi vinci” (Gandhi).