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M5S prima forza politica del Paese, Pd e Pdl corrono ai ripari

Posted febbraio 25th, 2013 by marcomachiavelli and filed in Politica, Riscatto civile

Secca la valutazione di Formigoni, in lizza per un poltrona parlamentare, sulle possibili alleanze post voto: “Fra Bersani e Grillo, meglio il primo” dice ai microfoni di Skytg24. Parole che preludono a un governissimo bipartisan per contenere l’affermazione del M5S come prima forza politica del Paese.

Con circa 8.700.000 voti il Movimento 5 Stelle si afferma come prima forza politica del Paese alla Camera dei deputati. Un risultato che smentisce anche chi, fra i sondaggisti, assegnava le percentuali più generose al MoVimento, mai stimato oltre il 15%. Il successo ottenuto alle elezioni regionali siciliane dello scorso autunno è stato dunque bissato, e, in termini percentuali, è stato di gran lunga superato. Non solo, la stessa Sicilia che pochi mesi fa votava per il 15% il M5S, a ‘sto giro affida ai candidati del MoVimento un consenso che sfora la soglia del 30%.

La deduzione più evidente è che in quattro mesi, quelli trascorsi tra regionali e politiche, i siciliani hanno raddoppiato la quota di voti per il movimento fondato da Beppe Grillo; in secondo luogo è lecito supporre che lo tsunami elettorale dalla Sicilia possa estendersi anche ad altre regioni. Di qui si capisce tutta la preoccupazione del resto della compagine politica (o almeno di quella che conta, dato che rimane poco o niente, dopo lo spoglio, degli alleati di Pd e Pdl) che si auspica per la nuova legislatura la durata più lunga possibile. “Fra Bersani e Grillo, meglio il primo” dice ai microfoni di Skytg24 Roberto Formigoni: parole che preludono a un governissimo bipartisan per contenere la marea di consensi ottenuto dal M5S.

Milano. 100.000 in Duomo per Grillo, sul palco anche Fo (VIDEO)

Posted febbraio 19th, 2013 by marcomachiavelli and filed in Politica, Profeti moderni, Riscatto civile

“Arrendetevi finché siete in tempo! non vi faremo del male”. Così Beppe Grillo alla ‘vecchia politica’ da piazza Duomo, dove a fargli compagnia sul palco c’era un Dario Fo prodigo di incoraggiamenti per gli attivisti del M5S. Il premio Nobel è stato osannato da una piazza stracolma.

MILANO – Dopo Adriano Celentano che sceglie di schierarsi con una canzone a sostegno del Movimento 5 Stelle, anche Dario Fo ufficializza il proprio sostegno morale a Beppe Grillo. Non una novità dato che il Premio Nobel ha da poco pubblicato un libro, edito da Chiarelettere, scritto a tre mani col comico genovese e Gianroberto Casaleggio, cofondatore del M5S. Palpabile l’entusiasmo di Fo che dal palco di fronte alla Madonnina non lesina incoraggiamenti per gli attivisti del MoVimento ripetendo a mo’ di scongiuro: “Non mollate! Non mollate!” E riferendosi a Beppe Grillo dice: “Ma come fa ‘sto uomo qui! Quanta energia!”

Da comico a comico i due attori duettano sul palco in un tripudio di folla (in 100.000 secondo il Corriere della Sera) che acclama ogni loro affermazione. La parola torna poi a Grillo che di fronte a tanta gente da l’ultimatum alla vecchia classe politica: “Arrendetevi finché siete in tempo! non vi faremo del male… Siete circondati dal popolo italiano”. Il messaggio non tarda ad arrivare alle orecchie del segretario Pd Bersani che dal canto suo replica: “In parlamento faremo scouting fra gli eletti del M5S”. Un’affermazione boomerang per il leader del Partito Democratico che ammette il bisogno di far campagna acquisti tra le file di Grillo dopo l’esito delle urne.

VIDEO:

M5S a Milano: Dario Fo noi non ci siamo riusciti, fatelo voi! – 19/02/2013

MUOS: no ad antenna Usa su suolo italiano grazie al M5S siciliano

Si chiama Muos il sistema di comunicazione satellitare ad uso e consumo dell’esercito americano. Una delle potenti antenne stava per essere installata a Niscemi (RG), ma il Movimento 5 Stelle è riuscito a far revocare le autorizzazioni per la costruzione dell’opera.

PALERMO – Giorni di assidua opposizione all’Assemblea Regionale Siciliana hanno fruttato al Movimento 5 Stelle una vittoria storica. Storica non per il M5S bensì per tutto il popolo italiano. Perché? Procediamo con ordine. Il sistema satellitare ad altissima frequenza, denominato Muos, era un’opera la cui realizzazione era data per certa. Così almeno secondo quanto deliberato dalle precedenti Assemblee Regionali Siciliane. I lavori sono proceduti, e procedono – ohibò! –, fino ad oggi, nonostante la delibera per revocare le autorizzazioni giaccia dal 7 febbraio sul tavolo dell’assessore al Territorio Maria Lo Bello. Nel giro di pochi giorni, tuttavia, la misura dovrà essere applicata e, quello che il M5S aveva promesso in campagna elettorale, realizzarsi: fermare i lavori del Muos.

Non un percorso facile quello dei 15 deputati regionali del movimento di Beppe Grillo, capitanati per l’occasione da Giampiero Trizzino, presidente della IV Commissione dell’Ars (Territorio e Ambiente). Prima di ottenere la delibera dalla giunta hanno infatti lottato strenuamente per sensibilizzare al tema la maggioranza dei consiglieri. Come? Facendo mancare il numero legale per l’approvazione del Documento di Programmazione Economica, indispensabile per il proseguimento della legislatura regionale. Non solo, il M5S ha portato in trasferta a Niscemi (sede d’installazione delle parabole Usa) i lavori della commissione Ambiente, e, come se non bastasse, ha convinto Palazzo dei Normanni a votare una mozione volta a bloccare le opere statunitensi sul suolo siciliano. Insomma, finalmente una forza politica è riuscita a contrastare concretamente, dopo anni di sudditanza alle mire espansionistiche di Washington, la legge che ci vuole sempre supini alle richieste degli americani.

Video:

Giampiero Trizzino Mostra la “Delibera di Giunta del Governo Regionale”

Perché votare Movimento 5 Stelle (Marco Travaglio)

“Fuori l’elenco dei mutui del Pd con Mps”, l’appello dalla rete

È quanto chiede Claudio Messora dalle pagine del suo blog Byoblu.com. L’appello è stato anche rilanciato dallo stesso Messora durante la trasmissione televisiva L’Ultima Parola (VIDEO).

Ci sono stati due chiari avvertimenti che hanno segnato la storia del ménage à trois Monte Paschi-Pd-Pdl. Il primo è stato quello di Pier Luigi Bersani quando poche settimane fa disse riferendosi ai Berluscones: “Se ci attaccano li sbraniamo”. Alla boutade si agganciò subito Beppe Grillo replicando dai palchi del suo tour elettorale: “Gargamella – Bersani, nda –, con cosa vorresti sbranare? Ti sono rimaste solo le gengive“. Il messaggio implicito del segretario del Partito Democratico era inequivocabile: se voi del Pdl ci attaccate, innescate una guerra senza quartiere dove cadremo entrambi visto il coinvolgimento del vostro coordinatore nazionale Denis Verdini nell’inchiesta su Monte Paschi.

Il secondo monito proviene da Giorgio Napolitano che esorta stampa e magistratura a non diffondere notizie destabilizzanti per il sistema bancario italiano. A godere di questa cappa di silenzio ci sarebbe un ammucchiata di interessi: dagli organi di vigilanza (Consob e Bankitalia), poco solerti nell’intervenire, ai due partiti che con l’istituto senese andavano a nozze, Pd e Pdl. Ora l’appello alla trasparenza, forse l’unico di buon senso, lanciato dal blogger Claudio Messora ai vertici del Partito Democratico: “Se il Pd vuole almeno provare ad avere titolo per rivendicare un po’ di credibilità, deve fornire l’elenco di tutti i mutui a tasso agevolato, di tutti i finanziamenti e i prestiti in sofferenza ottenuti da nominati, dirigenti ed eletti, unitamente all’elenco di tutte le contribuzioni di nominati e dirigenti del Monte dei Paschi di Siena, insieme alle donazioni degli stessi, spontanee o meno. In fondo, tutto questo ci è costato 4 miliardi di euro almeno: abbiamo il diritto di sapere e il diritto di mandarli tutti a casa”.

Video:

Caro PD, fuori tutti i nomi di chi ha preso mutui agevolati da Monte dei Paschi

M5S risponde a critiche: “Il più scemo di noi è ingegnere” VIDEO

Un’esilarante figuraccia di Franco Peracchi, della lista “Fare” di Oscar Giannino, che millanta una marcata superiorità dei candidati della sua formazione politica rispetto a quelli del M5S. Imperdibile la risposta di Roberto Berrita (M5S) che distrugge la protervia del suo concorrente.

Già in passato abbiamo offerto un’analisi dell’estrazione culturale di chi vota il Movimento 5 Stelle (LEGGI ARTICOLO). È noto inoltre che la selezione delle candidature è avvenuta con una votazione aperta agli iscritti sulla base dei curricula e dei video di presentazione degli aspiranti candidati. La rosa che ne è uscita rispecchia l’alto grado di erudizione dell’elettorato del M5S – superiore al livello medio degli italiani – e il video che vi proponiamo ne è la conferma. Il contesto è quello delle tribune elettorali, le cosiddette plance pubbliche ossia – nel caso specifico – uno spazio televisivo che spetta per legge alle varie forze candidate alle elezioni politiche per la propria propaganda.

A parlare è un esponente della lista “Fare” del giornalista Oscar Giannino, un certo Franco Peracchi, che con soverchia spocchia afferma: “Ciò che ci distingue dalla lista di Grillo è la qualità e la professionalità dei nostri militanti, sono persone cioé che sanno di che cosa parlano”. La risposta del candidato del M5S Roberto Berrita lascia in ambasce l’esponente di Fare: “In altra sede avrei preso la sua affermazione come un offesa (…) Grillo ha detto – riferendosi ai suoi candidati, nda – il più scemo è ingegnere, credo si riferisse a me”. E parte poi citando un lungo elenco di titoli accademici e professionali posseduti dai suoi colleghi in lista. Lo sguardo di Franco Peracchi si fa a quel punto dimesso e pensieroso (GUARDA al min 0:30).

Video:

Roberto BERRITTA (M5S) distrugge Franco PERACCHI (FARE)

Identikit elettori del M5S: metà di Dx metà di Sx. Ecco lo studio

Posted gennaio 30th, 2013 by marcomachiavelli and filed in Politica, Riscatto civile

Il potenziale elettorato del Movimento 5 Stelle proviene per metà dal centrodestra e per metà dal centrosinistra. Una dicotomia difficile da spiegare, ma lo studio in esame prova a dare una risposta.

L’indagine condotta da Il Mulino analizza la composizione di un campione di persone inclini a votare il Movimento 5 Stelle alle prossime elezioni politiche. Ciò che inizialmente stupisce è che per metà provengono dal centrodestra, mentre per l’altra metà dal centrosinistra. Una dicotomia spiegata dal sistema di dati preso in esame dallo studio pubblicato oggi sul quotidiano La Stampa: una forte componente di potenziali elettori è costituita da disoccupati, liberi professionisti e dipendenti del settore privato.

Categorie sociali impoveritesi negli ultimi anni, presumibilmente deluse dalla compagine politica che ha governato il paese e perciò disposte a indirizzare il proprio voto lontano da un bipolarismo stantio. Se aggiungiamo un’altro parametro, quello relativo alla quota dei precari – anch’esso molto alto –, si può ipotizzare, in via generale, che laddove si percepisce o si vive il disagio il voto si orienta verso il Movimento 5 Stelle, icona del cambiamento in termini di volti nuovi nelle liste e di età media più bassa delle altre forze politiche. Infine la quota rappresentativa dei “simpatizzanti” laureati è del 23,7%, circa il doppio della media della popolazione italiana. Ecco una sintesi dello studio.

Per età:
18-24 anni: 24,1%
25-34 anni: 29,2%
35-44 anni: 31%
45-54 anni: 24,3%
55-64 anni: 16,8%
oltre i 64 anni: 6,5%

Per occupazione:
Disoccupati: 26,8%
Pensionati: 9,6%
Casalinghe: 14,1%
Studenti: 25,3%
Operai: 29,5%
Dipendenti pubblici: 24,3%
Dipendenti privati: 28,5%
Autonomi, liberi professionisti: 27,4%

Tipo di contratto di lavoro:
Non occupati: 15,5%
Autonomi, liberi professionisti: 27,4%
Tempo indeterminato: 28,4%
Precariato: 27%

Elezioni: liste a confronto. M5S al primo posto per volti nuovi

Posted gennaio 29th, 2013 by marcomachiavelli and filed in Politica, Riscatto civile

Fioccano le analisi sugli schieramenti politici dopo la presentazione delle liste. Il Movimento 5 Stelle si classifica primo per età media più bassa e per il maggior numero di volti nuovi candidati al parlamento.

Due immagini (QUI SOPRA), edite da La Stampa, che fotografano impietosamente gli schieramenti politici candidati alle imminenti elezioni. In entrambe il Movimento 5 Stelle primeggia sia perché l’età media dei suoi candidati è la più bassa, sia perché il 100% di costoro non si è mai seduto sugli scranni del parlamento. Chi in effige mette in mostra le parole “civile”, “civico/a” scivola invece in fondo alle due classifiche; in special modo il partito del magistrato Antonio Ingroia si distingue per un’età media dei candidati tra le più alte, e per una percentuale di volti nuovi presenti in lista del 62,1. Poco meglio quello di Monti con un discreto 67,9% di new entry nelle due camere, cifra comunque modesta per chi ha deciso di chiamarsi Scelta Civica. Poco distante il Pd che sull’onda del cambiamento ha messo in lista un buon 66,5% di persone nuove.

Un’altra parola di cui tutti si riempiono la bocca è “giovani”; ma quanti sono i giovani realmente nelle liste? Secondo il grafico de La Stampa i giovani sotto i 35 anni alla camera e sotto i 50 al senato – calcolati su una base di deputati e senatori realisticamente eleggibili – sarebbero il 71,7% del M5S, il 36,5% della Lega Nord e il 18,9% di Sel. Come si evince dal grafico della seconda figura della gallery, il parlamento subirà uno svecchiamento preponderante al senato, che in generale porterà le due camere ad avere un 19,2% di giovani – secondo i parametri di riferimento, meno di 35 e meno di 50 anni – rispetto all’attuale 4,2. Un altro primato detenuto dal movimento di Beppe Grillo è quello relativo ai candidati unici per circoscrizione: il fenomeno di candidare i leader dei partiti in più collegi elettorali è dilagante in tutti gli schieramenti (CONFRONTA QUI TU STESSO) dal Pd al Pdl, da Monti a Ingroia etc. Inoltre i candidati del M5S risiedono tutti nelle circoscrizioni in cui si presentano: non un segnale rivoluzionare, ma certamente un buon inizio per il rinnovamento della politica.

Movimento 5 Stelle denuncia “i pianisti” al parlamento siciliano

Da poco entrati nell’Assemblea Regionale Siciliana, i portavoce del Movimento 5 Stelle s’inimicano già i loro colleghi deputati. Giancarlo Cancelleri, capogruppo dei 5 Stelle, denuncia la presenza di “pianisti” durante la votazione di un’importante mozione parlamentare.

I politici italiani non sono nuovi a questo tipo di pratiche. “I pianisti” si aggirano per le camere di tutte le più importanti assise italiane. Un voto per me e uno per il mio compagno assente, ma c’è anche chi vota per interi gruppi! In pochi nella storia hanno avuto il coraggio di denunciarli, un po’ per codardia, un po’ per connivenza. Il capogruppo del Movimento 5 Stelle Giancarlo Cancelleri, in una regione dove vigono omertà e sudditanza, è riuscito a farlo. Il 17 gennaio, durante la seduta numero 15 dell’Assemblea Regionale Siciliana, è intervenuto a seguito della votazione di una mozione contro il ponte sullo Stretto di Messina.

“In questo momento in aula siamo in 27, compreso il presidente. I tesserini inseriti negli appositi spazi davanti agli scranni sono però 56. Chiediamo rispetto verso quei colleghi che lavorano e proporremo al consiglio di Presidenza di affrontare la questione, perché non è corretto che la diaria venga assegnata in funzione di presenze che non sono tali”. Ben 29 deputati assenti si sono avvalsi della complicità di qualche collega pianista per ottenere il gettone di presenza pari a 224 euro (emolumento che si aggiunge alla già cospicua indennità fissa). Il presidente dell’Ars Giovanni Ardizzone – il deputato dell’Udc che il giorno del suo insediamento predicava massima trasparenza – ha cercato di smorzare i toni.

“La vicenda verrà valutata in uno dei prossimi consigli di Presidenza” ha detto, auspicando che “dell’accaduto non si faccia però un caso”. E te credo, non vorremo mica disturbare la nuova giunta Pd-Udc (sic!) di Rosario Crocetta, colui che voleva fare del Palazzo dei Normanni una cattedrale di vetro?! Intanto il capogruppo del M5s ha chiesto formalmente agli uffici della presidenza della regione di fornire l’elenco ufficiale dei deputati presenti alla seduta incriminata. Ma da Palazzo d’Orleans rispondono che ci vuole tempo assai… È forse questa la trasparenza tanto decantata dal presidente della regione in campagna elettorale?

Video:

Onorevoli Assenteisti “Giancarlo Cancelleri Interviene nella seduta dell’ARS del 17-01-2013″

Elezioni, Grillo parte con lo Tsunami Tuor: piazze e non talkshow

Posted gennaio 16th, 2013 by marcomachiavelli and filed in Cronaca e opinioni, Politica, Riscatto civile

Partenza a scoppio ritardato per la campagna elettorale del Movimento 5 Stelle chiamata “Tsunami Tuor”. La causa è stata il contenzioso sul contrassegno elettorale vinto poi da Beppe Grillo. Il comico girerà per le piazze di tutta Italia presentando i candidati al parlamento di ogni circoscrizione.

Posticipata di un giorno parte la campagna elettorale del Movimento 5 Stelle chiamata “Tsunami Tour”. Il ritardo è dovuto all’attesa per l’esito del ricorso presentato dal MoVimento contro una lista che ne ha copiato il contrassegno elettorale. Esito favorevole a Beppe Grillo che aveva minacciato di revocare la partecipazione alle elezioni in caso fosse stato confermato il contrassegno ingannevole alla lista civetta. Il comico già da ieri calca i palchi delle piazze per dare visibilità ai candidati del suo movimento, volti nuovi passati al setaccio delle primarie online indette a dicembre dal M5s. Non ci sono mestieranti della politica, ma cittadini con un tenore di vita nella media ben consci del fatto che non potranno fare carriera politica all’interno del MoVimento.

Due mandati è il limite massimo che il loro regolamento prevede, poi si passa il testimone. Alcuni partiti hanno cercato di appropriarsi di questa regola con risultati infausti. Silvio Berlusconi (in lizza per la sesta legislatura) dice, con sprezzo del ridicolo, di voler abolire “la politica fatta per mestiere”; mentre il Pd chiede continue deroghe al proprio statuto, che prevede un massimo di di tre legislature, per poter candidare sempre gli stessi. Beppe Grillo non può che trovare gioco facile grazie a queste continue gaffe dei politicanti, canzonandoli a ruota libera dal palco. La battuta tormentone del comico in questo suo Tsunami Tour riguarda il faccia a faccia televisivo tra Santoro e Berlusconi della scorsa settimana, così dipinto da Grillo: “Ho visto Santoro andare ospite a una trasmissione di Berlusconi”. Infine una delle sue immancabili tiratine d’orecchie ai giornalisti: “Ci chiedono continuamente il programma, ma l’abbiamo messo in rete da tre anni: basta un click! Organizzeremo per la stampa dei corsi di ‘cliccaggio’“.

Per seguire in diretta lo Tsunami Tour è stata creata una web-tv chiamata “La Cosa”. Ecco il link:

http://www.beppegrillo.it/lacosa/

Qui invece le tappe del tour:

http://www.beppegrillo.it/2013/01/tsunami_tour.html#commenti

Qui il video della tappa di ieri:

Beppe Grillo – Tsunami Tour a Pisa – 15.01.2013

Sicilia, i deputati 5 Stelle restituiscono parte dello stipendio

Lo hanno chiamato Restitution Day; è il giorno in cui gli eletti del Movimento 5 Stelle hanno annunciato di aver restituito parte del loro stipendio da consiglieri all’Assemblea Regionale Siciliana.

Era scritto nel loro programma elettorale e lo hanno fatto. Hanno rinunciato alla maggior parte del loro compenso da consiglieri restituendolo direttamente alla regione Sicilia. Un’operazione che secondo il capogruppo Giancarlo Cancelleri ha una duplice valenza: dimostrare che si può fare politica con meno soldi, e allo stesso tempo cercare di convincere, con l’esempio, altri politici a fare altrettanto. Ma l’iniziativa dei 5 Stelle non si ferma qui, perché coi soldi restituiti verrà creato un fondo di microcredito per aiutare economicamente le piccole imprese siciliane. Non solo quelle già esistenti, ma anche quelle che devono ancora nascere: l’iniziativa intende promuovere lo sviluppo della piccola e piccolissima impresa sostenendo tutte quelle aziende che, avendo pochi dipendenti, non godono di aiuti come la cassa integrazione e a cui viene negato il credito dalle banche. Oggi alla conferenza stampa, intitolata Restitution Day, sono state spiegate le ragioni della rinuncia a circa il 70% dell’emolumento. Cancelleri ha inoltre ricordato che la creazione del fondo per il microcredito è stata approvata con la legge di bilancio 2013.

Solo questo mese il MoVimento 5 Stelle ha restituito 123.000 euro; ogni deputato ha percepito uno stipendio netto di 2.500 euro, più un rimborso di circa 700 euro per le spese di trasporto e pernottamento (il rimborso è diverso per ogni singolo deputato in ragione delle spese effettivamente sostenute per recarsi in regione). Questa rinuncia va ad aggiungersi alle altre già affrontate dal Movimento 5 nell’ottica di una campagna nazionale contro i privilegi della politica. Nelle altre regioni in cui è presente il Movimento, infatti, sono state depositate svariate proposte di legge per la riduzione degli stipendi dei consiglieri, che tuttavia sono state bocciate. In Sicilia si è potuto al contrario dare grande risalto alla lotta contro la casta, poiché la rinuncia dei 5 Stelle ha riguardato anche le indennità di carica spettanti ad alcuni degli eletti. Insomma, dopo aver rifiutato i rimborsi elettorali il movimento di Beppe Grillo non si è più fermato tracciando la via per un rinnovamento etico della politica. Ora vedremo quanti saranno i partiti disposti a seguirne le orme.

Valle d’Aosta: primo referendum propositivo della storia italiana

Posted novembre 19th, 2012 by marcomachiavelli and filed in Ambiente, L'industria della morte, Riscatto civile

Grazie al raggiungimento del quorum passa il primo referendum propositivo della storia della nostra Repubblica. In regione la maggioranza dei consiglieri invitava a disertare le urne, ma i valdostani hanno votato ugualmente: scontata la vittoria di chi non vuole l’inceneritore.

La notizia drammatica – o di folklore, se preferite – è che la maggioranza dei consiglieri regionali della Valle d’Aosta invita a disertare lo storico voto di oggi. Esattamente come fece Berlusconi quando nel 2011 cercò di convincere gli italiani a non votare il referendum su acqua pubblica, nucleare e legittimo impedimento, per fortuna, non riuscendoci. Ora, nella piccola e felice terra dei dahu si ripete il raggiro, e il vecchio carrozzone partitocratico tenta di osteggiare la libera espressione della società civile con dichiarazioni e manifesti dal sapore antidemocratico e intimidatorio: la vera anti-politica. Antidemocratico perché, come si evince dall’immagine soprastante, politici di destra e sinistra – eccezion fatta per quelli dell’Italia dei Valori – vogliono persuadere al non voto con un messaggio anticostituzionale ed eversivo: la possibilità di votare è sempre accrescitiva dei valori di uguaglianza e libertà, impressi col sangue dei partigiani sulla Costituzione del ’48. Intimidatorio perché Augusto Rolladin – immarcescibile governatore della Valle d’Aosta – esercita un potere d’influenza – o di ricatto, se preferite – su un ampio bacino di votanti: nella piccola regione alpina, infatti, – 128.000 abitanti appena – molti sono coloro che vivono a vario titolo di sussidiarietà pubblica.

A partire dagli agenti forestali – dipendenti regionali – a cui potrebbe venir negato il rinnovo di un contratto precario qualora si recassero alle urne disattendendo le indicazioni calate dall’alto. Intendiamoci, se l’attuale classe politica valdostana fosse veramente convinta dei benefici dell’inceneritore che intende costruire, invoglierebbe i cittadini a sostenerlo col voto anziché indurli a starsene a casa. Obbiettivo conclamato del presidente Rolladin è quello di evitare che si raggiunga il quorum, con buona pace di chi asserisce che l’impianto aumenterà l’insorgenza di tumori. Si tratta di una struttura che costerebbe 220 milioni – non tutti finanziati dalla regione invero – passibili di rincari dovuti ai soliti ritardi burocratico-costruttivi, in un momento in cui gli ospedali – gestiti anch’essi dalla regione – lesinano sui medicinali. La notizia del primo referendum propositivo della storia della nostra Repubblica (*) – clicca qui per leggerne il breve testo – è stata snobbata dalle major della stampa, derubricandola – nelle sparute testate dove è stata accolta – a semplice velina di cronaca. Non c’è traccia, nemmeno sul Fatto Quotidiano – giornale anti-casta per antonomasia –, di una benché minima critica alle dichiarazioni anticostituzionali dei sostenitori dell’inceneritore: una reticenza imperdonabile.

Aggiornamento: alle ore 22 l’affluenza definitiva è stata del 48,92%. Il quorum è stato raggiunto!

* Il primo in realtà a raggiungere il quorum; altri due erano già stati proposti recentemente nella stessa Valle d’Aosta e in Trentino, che in virtù della loro autonomia possono dotarsi di strumenti – come il referendum propositivo – non previsti dalla nostra Costituzione.

Web e politica: D’Arcais si ricrede e sposa Grillo a sua insaputa

Paolo Flores D’Arcais, da sofisticato politologo a emulo di Grillo a sua insaputa! L’editoriale del direttore di Micromega segna il triste epilogo di un declino della classe (pseudo)intellettuale italiana.

Paolo Flores D’Arcais ha speso negli ultimi anni parole di becero snobismo nei confronti di Grillo e del Movimento Cinque Stelle. Ne ha preso le distanze quando ancora non esisteva nulla di organizzato: c’erano solo dei gruppi chiamati meet-up (dal nome del sito internet a cui si appoggiavano per incontrarsi) che, all’occorrenza, si mobilitavano per cercare di risolvere problemi legati alla propria città. Erano e sono aperti a tutti, e dentro ci trovi quasi esclusivamente persone di estrazione povera, che deve fare i conti con mille euro al mese. E non parlo solo di operai e impiegati, ma anche professionisti di ogni sorta: avvocati, ingegneri, medici, insegnanti etc. Li accomuna l’essere stati emarginati dalla società che conta e l’insostenibilità della loro condizione. Ma anche la condivisione del principio che la rivoluzione la si fa senza aiuti dall’alto, arrangiandosi, e con mezzi di assoluta civiltà. Soprattutto rimboccandosi le maniche: si chiedono permessi a lavoro per organizzare banchetti informativi, pulire una strada, organizzare un pedi-bus scolastico.

Insomma per sopperire alle lacune di un sistema politico bipartisan, che non ascolta la cittadinanza in loco, figuriamoci in parlamento. Tutto questo, il placido intellettuale D’Arcais non lo conosce, e non “si abbasserebbe” mai a farlo. Peccato che poi incappi nel rischio di coprirsi di ridicolo, quando parla da solone dalle colonne dei giornali che lo ospitano. Ieri in un editoriale sul Fatto Quotidiano incensava il web come strumento di aggregazione cognitiva, attraverso cui combattere “il marcio” della politica, formulando leggi e raccogliendo firme. Bisogna però scusare la sua ignoranza, dato che vive fra le muffe di circoli culturali chiusi, mesto retaggio di un vecchio comunismo di bottega. Fra le rosse nebbie del tabagismo non poteva certo vedere il lavoro carsico portato avanti dai meet-up. Tuttavia ha trovato più volte il modo di apostrofarli con l’antipolitica, i metodi antidemocratici, digradando poi verso giudizi più mitigati. Ora, la folgorazione: leggi scritte sul web da presentare alle future classi politiche sui nodi cruciali del Paese. Forse che non gli sia arrivata la notizia della proposta di legge di iniziativa popolare “Parlamento pulito”, firmata da 350 mila cittadini e presentata da Grillo – il primo firmatario – lo scorso anno alla commissione affari costituzionali del senato?