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Trattativa Stato-mafia, “Distruggete le telefonate di Napolitano”

È questo l’agghiacciante dispositivo della Consulta. Le telefonate del Presidente della Repubblica non possono essere intercettate. Una sentenza anti-storica, anti-costituzionale e antidemocratica: vediamo perché.

Giorgio Napolitano, presidente della Repubblica, ha vissuto nell’ultimo anno attimi di vivido terrore. Fino a martedì, quando la Corte costituzionale ha disposto la distruzione delle sue intercettazioni con Nicola Mancino, imputato nel processo sulla trattativa fra Stato e mafia. In accordo con quanto espresso da giuristi indipendenti, e con un precedente storico che riguarda l’ex presidente Scalfaro, non esistono norme che impediscano di intercettare le telefonate del capo di Stato (*), soprattutto se costui non è sottoposto a indagine. Nel nostro caso Napolitano conversava al telefono con Mancino che presumibilmente gli chiedeva, da privato cittadino, un indebito intervento sugli organi di coordinamento della magistratura. Il fine sarebbe stato quello di evitare un confronto in aula con un teste – l’ex ministro Martelli – che avrebbe compromesso ulteriormente la sua posizione da imputato. Quest’ipotesi è stata in parte confermata dall’ex consigliere giuridico del Colle Loris D’Ambrosio, recentemente deceduto, in un’intervista al Fatto Quotidiano, dove ammetteva che Mancino subissava di telefonate il Quirinale per chiedere aiuto.

Ad allertare il Colle fu un’intervista del procuratore palermitano Di Matteo al quotidiano Repubblica, datata 22 giugno 2012, in cui veniva segnalata l’esistenza delle intercettazioni Napolitano-Mancino. Poco dopo l’avvocatura dello Stato venne incaricata di sollevare il conflitto di attribuzione, al fine di cancellare ogni possibile traccia delle conversazioni telefoniche. Questa settimana l’amaro verdetto della consulta: “Non spettava alla Procura di Palermo valutare la rilevanza della documentazione relativa alle intercettazioni delle conversazioni telefoniche del Presidente della Repubblica” captate nell’ambito dell’inchiesta. I pm di Palermo, di conseguenza, dovevano “chiedere al giudice l’immediata distruzione” di tali intercettazioni, “ai sensi dell’articolo 271, terzo comma, cpp e con modalità idonee ad assicurare la segretezza del loro contenuto, esclusa comunque la sottoposizione della stessa al contraddittorio delle parti”. Due principi vengono qui perentoriamente affermati: il primo è che il presidente della Repubblica gode di privilegi di fronte alla legge, il secondo riguarda l’ennesimo tentativo istituzionale di ostacolare l’accertamento della verità in merito alle responsabilità della stagione stragista ’92-’93.

* Fonte: Zagrebelsky e Cordero affondano il ricorso di Napolitano contro i pm di Palermo.

 

Lombardia, il consiglio regionale approva l’ultima legge-canaglia

PD – PDL – Lega – SEL – IDV – UDC tutti insieme appassionatamente per approvare un legge anti-estinzione: chi si è già insediato nell’ultima legislatura non dovrà raccogliere le firme per ricandidarsi.

“È aperta la votazione sulla legge-delibera 17/2012… Favorevoli 75 contrari 1; il consiglio approva”. Dev’essere stato questo il rintocco che ha scandito l’approvazione dell’ultima legge-vergogna del Consiglio regionale lombardo. PD – PDL – Lega – SEL – IDV – UDC hanno pensato bene di spianarsi la strada per le nuove elezioni prima di dimettersi in blocco. La legge 17/2012 è un rigore a porta vuota in zona Cesarini: a calciarlo è stata l’intera legione dei partiti con la sola esclusione dei Radicali. L’articolo 16 della suddetta norma promulga giust’appunto una deroga alla legge nazionale n. 108 del 17 febbraio 1968, che impone la raccolta delle firme degli elettori per la presentazione delle liste. Secondo il provvedimento, dunque, chi siede attualmente in consiglio non è tenuto a raccogliere le firme per ricandidarsi, azzoppando di fatto le nuove forze che vogliono proporsi alle imminenti elezioni – rispetto alla data per un possibile election-day il ministro Cancellieri lascia presagire la fine di gennaio, in cui si convoglierebbero le regionali di Lombardia, Lazio e Molise. La legge 17/2012 non solo è illegittima e anticostituzionale, ma contravviene anche a un preciso precetto sottoscritto dall’Italia in sede internazionale.

Nel documento Osce firmato dal nostro paese, in merito alla lealtà delle competizioni elettorali, si legge quanto segue: “Document of the Copenhagen Meeting of the Conference on the Human Dimension of the CSCE (1990), paragraph (7.6)
– “respect the right of individuals and groups to establish, in full freedom, their own political parties or other political organizations and provide such political parties and organizations with the necessary legal guarantees to enable them to compete with each other on a basis of equal treatment before the law and by the authorities (*)”. Ogni stato-membro s’impegna cioè, attraverso i propri partiti politici, a garantire piena libertà e uguaglianza alle nuove forze politiche che si affacciano al confronto elettorale. L’esatto contrario di quanto deliberato dal Consiglio lombardo, che pone in netto svantaggio i debuttanti obbligando soltanto loro a raccogliere le firme per la presentazione delle liste. L’ennesimo “beauty contest” per vecchie maitresse della politica… Alla faccia del rinnovamento!

*fonte: Formigoni, The End – di Lombardia 5 Stelle

I nuovi mulini a vento del Cav: Merkel, Monti, crisi economica (VIDEO)

Il Pdl non ci sta: le ultime gravi dichiarazioni di Berlusconi destabilizzano il suo partito. Secondo il Cav l’austerità imposta all’Italia dal duo Monti-Merkel instaura un regime di “estorsione fiscale”. Sorprese sul suo possibile futuro ruolo in politica.

La notizia starebbe tutta nel fatto che il Cavaliere si è finalmente accorto che siamo nel bel mezzo di una grave crisi economica. Ieri a Lesmo in uno dei suoi manieri – Villa Gernetto – Berlusconi ha voluto puntualizzare alcune delle motivazioni che lo impegnano a “restare in campo”. Dopo le dichiarazioni a caldo rilasciate al Tg5 contro i giudici che lo hanno appena condannato a quattro anni per frode fiscale, il Cav ha precisato che 1) non lascerà la politica, ma presumibilmente intendeva il parlamento dato che in due processi – l’appena citato Mediatrade e il Ruby-gate – rischia la condanna definitiva. Nel primo addirittura gli viene comminata, al netto dei condoni, l’interdizione ai pubblici uffici per ben due anni, che tradotto significa espulsione dal parlamento con perdita dell’immunità; 2) lascia la leadership del partito, ma si prodigherà per riformare la giustizia – da deputato e guida morale (!) – scardinando una fantomatica dittatura della magistratura, ribattezzata dall’ex premier “magistratocrazia”; 3) valuterà se togliere la fiducia al governo Monti, perché a suo dire aggrava la “spirale recessiva” della crisi instaurando un regime di “estorsione fiscale”.

In realtà, secondo Il Giornale, B. a microfoni spenti avrebbe rincarato la dose annunciando un piano per un suo rilancio politico: niente primarie nel Pdl, sarebbero un intralcio, e l’organizzazione di un election day a inizio anno per convogliare politiche e regionali di Lombardia e Lazio. Il quotidiano della famiglia B. racconta di un Cavalier rampante, come non lo si vedeva da anni, pronto a sbaragliare nemici vecchi e nuovi: i giudici, Monti e la Merkel. Se sui primi molti all’interno del suo partito sono d’accordo, B. non riesce a raccogliere altrettanto favore sul contrasto alle misure di austerità del duo Monti-Merkel. L’esponente del Pdl Osvaldo Napoli spiega oggi, in un intervista su Libero, il clima che si respira all’interno del partito: “Berlusconi si è fatto male con le sue parole… Ha ammazzato le primarie… L’80% del partito sta con Alfano“. Aria di scissione dunque, dimostrata anche dal fatto che un giornale vicino al Cav dia adito a certi dissapori. Insomma B. irritato dalle sentenze odierne – Mediatrade – e future – Ruby – è pronto a scagliarsi contro nuovi mulini a vento nella speranza di riconquistare il consenso perduto; mentre tra i suoi c’è chi guarda già a un futuro senza di lui.

Video:

Delirio Berlusconi: lunga difesa di sé e attacco a Monti e magistratura (27/10/2012)

Sallusti ha diffamato, altro che reato d’opinione! Qui l’articolo

Difeso dalla sua corporazione e dalla casta dei politici, Sallusti afferma di voler scontare la pena in carcere recitando la parte del martire. Nell’articolo (leggilo in calce!) il giudice offeso viene dipinto come assassino.

Sallusti, direttore de Il Giornale, ha dalla sua gran parte del mondo del giornalismo. Grandi firme di destra, di sinistra e sedicenti indipendenti. I sepolcri imbiancati che gridano allo scandalo definiscono il delitto del giornalista un reato d’opinione. Opinione un corno! Purtroppo quello che è arrivato a scrivere (egli stesso o chi per lui), non solo è mendace, ma anche gravemente infamante: l’articolo era intitolato “Il dramma di una tredicenne. Il giudice ordina l’aborto“. Poi, circa a metà l’acme: “Se ci fosse la pena di morte, e se mai fosse applicabile in una circostanza, questo sarebbe il caso. Per i genitori, il ginecologo e il giudice. Quattro adulti contro due bambini. Uno (feto in realtà, nda) assassinato, l’altra costretta alla follia”. Non pago l’autore rincara la dose narrando che il giudice tutelare ha decretato l’aborto coatto per la giovane. Falso! Falsissimo! Le sentenze di merito spiegano come la decisione sia stata presa dalla giovane, in comune accordo con la madre. L’intervento del magistrato si è reso necessario poiché mancava l’assenso del padre, che non era in buoni rapporti con la figlia.

L’elite del giornalismo italiano considera unanimemente che la pena comminata a Sallusti sia esagerata. Alcuni sostengono addirittura che il carcere per la diffamazione a mezzo stampa andrebbe abolito (ma allora andrebbe abolito per la diffamazione tuot cuort, se siamo tutti uguali davanti alla legge), perché costituirebbe un forte deterrente alla libertà d’espressione. Altri ancora, i più infingardi, gabellano la diffamazione come reato di opinione. A tutti si potrebbe rispondere: 1) la diffamazione, specie se avviene per mezzo di un quotidiano a tiratura nazionale, può distruggere la reputazione di una persona; 2) la libertà d’espressione viene ben declinata dall’articolo 21 Costituzione come facoltà di manifestare la propria opinione, e non di diffamare con menzogne sui giornali; 3) il carcere non è affatto un deterrente per quelle persone che sanno di scrivere o di affermare la verità. Quanti giornalisti, sconosciuti e non, sono stati querelati e in seguito prosciolti perché hanno firmato articoli o inchieste scomode ma vere? Sallusti ha diffamato pubblicando il falso e, de iure condito, può subire l’incarcerazione.

Link all’articolo:

http://www.dazebaonews.it/images/stories/pdf/SALLUSTI.pdf

L’oncologo Berrino a La7: “I bambini mangiano merda”

Se prima c’era un sospetto, ora ne abbiamo la certezza. Secondo il prof. Berrino, infatti, le ipotesi sulle cause della cosiddetta sindrome metabolica sono state confermate solo dalle ricerche degli ultimi dieci anni – non che prima ne fossimo completamente all’oscuro – individuando nei cibi spazzatura (conosciuti meglio come junk food) la maggioranza dei fattori patogeni. Bibite zuccherate e una trasformazione degli alimenti degenerata sono le principali cause di sovrappeso e obesità, che costituiscono il terreno fertile per l’insorgenza di malattie ben più serie – cancro, cirrosi epatica, Alzheimer, ipertensione etc. – veri e propri salassi per il sistema sanitario nazionale. Durante la trasmissione “Le Invasioni Barbariche”, andata in onda lo scorso febbraio, Berrino ha lanciato strali contro l’industria alimentare tacciandola di offrire “merda” ai consumatori, senza peraltro fornire valide alternative più salutari. Berrino si è scagliato inoltre contro la pubblicità ingannevole che condiziona le abitudini alimentare della gente, sottolineando come queste malattie non colpiscano solo gli italiani, ma anche gli immigrati che prendono a esempio i nostri modelli.

TASSARE LA MERDA  – Una delle possibili soluzioni di contrasto al consumo dei cibi spazzatura potrebbe essere l’aumento delle tasse sugli stessi, una sorta di accisa come per alcolici e tabacchi. Qualunque comune mortale ci arriverebbe! Berrino propone di partire dalle “grandi porcherie”, prendendo ad esempio le bevande zuccherate; una tale provvedimento, sostiene il medico epidemiologo, indurrebbe la gente a bere più acqua e a risparmiare sulla spesa, migliorando così i livelli di salute generale della popolazione con un sostanziale sgravio alle casse della sanità pubblica. Berrino asserisce che se non invertiamo la tendenza ci saranno sempre più malati da curare e che, quindi, il servizio sanitario nazionale è destinato a fallire. Tuttavia il professore precisa che se i proventi di una eventuale tassa non venissero destinati a incentivare la produzione di cibi più sani, un simile balzello non servirebbe proprio a un bel niente. A mio avviso, viviamo in un mondo al contrario, dove, a causa di un capitalismo deviato, gli alimenti raffinati costano più di quelli meno lavorati (integrali) e la pubblicità spaccia per naturale ciò che non lo è, alterando beffardamente le normali dinamiche di mercato.

Fonti:

Sconvolgente professor Berrino a “Le Invasioni Barbariche”, i cibi spazzatura

Genova, catechismo all’asilo: a pagarlo sono i cittadini

GENOVA – Il comune di Genova finanzia il catechismo all’asilo. Capita così che il dirigente del “Settore Progettazione e Coordinamento Sistema Pedagogico”, tale dottor (ing. gran mascalzon. di gran croc. visconte) Casalgrandi Clemino, affidi la titolarità di un progetto educativo a delle coperative sociali cattoliche con una determina ad hoc. Lo stanziamento previsto – a detrimento dell’erario comunale – è di euro 42.442,67, esclusa I.V.A al 4%, ma nessuno vieta a Casalgrandi di utilizzare l’intera somma messagli a disposizione, pari a euro 120.000. Un latrocinio bello e buono consumato ai danni dei genovesi, beffati da un’amministrazione forte con i deboli e debole con i forti. Se da un lato infatti il comune chiude i rubinetti dei sussidi o dei finanziamenti alle scuole – la cui fatiscenza morale e materiale grida vendetta – dall’altro trova i soldi per sovvenzionare l’insegnamento della religione cattolica negli asili comunali. Il provvedimento dispone inoltre che sia l’Autorità Ecclesiastica Diocesana – che a Genova altri non è che il cardinale Angelo Bagnasco, presidente dei vescovi italiani – a selezionare gli pseudo-docenti incaricati di indottrinare le candide coscienze dei pargoli genovesi.

CHIESA ALLA CANNA DEL GAS – La Chiesa è in crisi. Una crisi profonda che passa principalmente da un vertiginoso calo di popolarità. I segnali di questo declino sono sotto gli occhi di tutti: penuria di nuove leve sacerdotali, scandali sessuali, palesi incongruenze fra messaggio evangelico e ricchezza del Vaticano – si stima che il 40% del patrimonio immobiliare italiano sia nelle mani del clero – dogmatismo anacronistico e una spregiudicata ingerenza nella politica degli stati a maggioranza cattolica. Nel Vangelo Gesù invitava i suoi discepoli a servire sia Dio che l’autorità civile e a non trascurare nessuna delle due, che tuttavia distingueva nettamente; mai sarebbe andato a pensare che un giorno i suoi ministri si sarebbero arrogati i poteri dei re con tanto di nazione, esercito, banche, esercizi commerciali, intelligence e musei a pagamento. Per non parlare poi delle affinità con politici del calibro di Andreotti, Craxi, Berlusconi, Casini, Formigoni o della pedofilia perpetrata e mai denunciata, oppure ancora dell’oscura figura di Marcinkus, arcivescovo banchiere e massone dedito a frequentazioni mafiose. Insomma ce n’è per tutti i gusti… Pace e bene a tutti!

Fonti:

Il Comune di Genova finanzia i laboratori di pedagogia religiosa

Giovane riprende colloquio col prete che lo violentava (VIDEO – clicca sulla fonte in calce)

ACIREALE – “Lasciate che i pargoli vengano a me…” Matteo 19, 14. L’incipit è volutamente blasfemo per dare maggiore enfasi a una vicenda terribilmente esecrabile. Un’inchiesta della squadra di Milena Gabanelli svela i subdoli abusi sessuali subiti qualche anno fa da un ragazzino che, da adulto, ha trovato il coraggio di denunciare il proprio carnefice. Trattasi di un eminente monsignore siciliano temuto e rispettato, ma che oggi, alla luce dei fatti emersi, è stato sospeso dall’esercizio delle funzioni sacerdotali. Su di lui pendono le indagini avviate dalla procura di Catania, nel frattempo chissà se l’università cattolica, presso cui l’alto prelato insegna pedagogia, prenderà provvedimenti in merito. A inchiodare il potente monsignore è stato un filmato girato dal ragazzo vittima degli abusi, che, con una telecamera nascosta, ha registrato una conversazione avuta di recente col prete pedofilo. Il giovane, inoltre, ha ripreso un incontro con il vescovo di Ragusa Paolo Urso, suo padrino di battesimo, che con aria comprensibilmente preoccupata cerca di sapere quante persone sono al corrente dell’accaduto.

I BAMBINI CHE CHIEDONO DI ESSERE STUPRATI – Come avviene in casi simili, sembra difficile che i colleghi dell’esimio sacerdote non fossero al corrente delle sua deplorevole condotta. Così, anche questa storia, ci consegna un’immagine della chiesa che cerca di costruire un muro di omertà attorno ai sempre meno sporadici episodi di pedofilia che si consumano al suo interno. Un atteggiamento reticente non molto dissimile da quello degli affiliati a un clan mafioso, che palesa una certa renitenza della chiesa – anche nelle sue alte sfere – a collaborare con le autorità giuridiche per accertare i fatti. Un altro aspetto angosciante, sul quale vale la pena riflettere, è il modo con cui questi sedicenti discepoli di Cristo adescano i bambini. Ascoltando le parole del monsignore pedofilo, si desume il classico tentativo del maniaco sessuale incallito di manipolare la vittima. Il prete infatti afferma rivolgendosi al ragazzo: “Forse non ricordi, ma io quasi mai ho preso l’iniziativa… io avvertivo il tuo bisogno di essere abbracciato… – ti ho violentato, nda – perché mi sembrava di compiacerti”. La violenza si può manifestare in molteplici forme, ma questa è senza dubbio una delle più vili e meschine.

Fonti:

Il monsignore e il ragazzino

Articolo 18, licenziamenti facili e assunzioni impossibili: Fornero si dia una svegliata

Posted marzo 22nd, 2012 by marcomachiavelli and filed in Discriminazioni, Ingiustizia sociale, Maltempo

L’articolo 18 è un baluardo per i lavoratori dipendenti, che costituiscono l’ossatura del gettito fiscale italiano. Il dibattito politico negli ultimi mesi si è concentrato sull’abolizione o modifica del suddetto articolo, sottovalutando erroneamente l’indispensabile apporto del lavoro subordinato e parasubordinato alle casse erariali. Non si può ambire al progresso accanendosi sulle tutele che il proletariato ha strappato con unghie e denti in anni di lotte impari contro un sistema imprenditoriale dispotico. Dovrebbe essere chiaro oggigiorno che se si vuole migliorare la produttività bisogna aumentare le tutele dei lavoratori e contemporaneamente ottimizzare i controlli nelle aziende. Il messaggio equivoco che sta passando a livello mediatico è che i lavoratori sono dei furbi opportunisti che, approfittando di supposti privilegi, non perdono occasione per starsene a casa in malattia o in ferie. Purtroppo questo è un ribaltamento della realtà, dove appunto gli imprenditori spremono come limoni i propri dipendenti, sottoponendoli costantemente a meschini ricatti. La classe operaia vive una moderna schiavitù in cui è intrappolata dalla penuria di lavoro che affligge lo Stivale. Se sei ostracizzato sul posto di lavoro non puoi andartene a cuor leggero, perché sai che difficilmente potrai trovare un altro impiego; allora rimani e mandi giù bocconi amari, dato che se alzi la testa rischi di essere licenziato, specialmente se fai parte di una piccola azienda.

QUALCUNO SVEGLI LA FORNERO – Ecco, qui nasce il vero problema: la riforma del lavoro in gestazione non mira a rilanciare l’economia del Paese, perché se così fosse, si focalizzerebbe sulla lotta al precariato, sulla tutela dei lavoratori della piccola e media impresa – che rappresentano la categoria professionale più diffusa – sul potenziamento dell’azione dell’ispettorato del lavoro. Da anni circolano dati secondo cui il numero di ispettori sarebbe talmente esiguo che ogni azienda italiana potrebbe al massimo ricevere un controllo ogni 30 anni. Un contesto da Far West, dove lo Stato è assente e gli sceriffi-imprenditori sono la legge; è evidente che il rapporto di forze va a scapito degli operai che non hanno più alcun potere di contrattazione. L’articolo 18 è un’arma di distrazione di massa, poiché distoglie l’attenzione dalla reale condizione dei lavoratori, che, non sono difficili da licenziare – come il governo vuol far credere – ma difficili da assumere. Le nuove forme – delinquenziali – di lavoro atipico, infatti, attanagliano intere generazioni che sono intrappolate in contratti schiavizzanti di natura sadica. Ma la cosa peggiore che la Fornero ignora è che questi contratti servono a mascherare un lavoro di tipo subordinato che richiederebbe un’assunzione in piena regola. Non si può pretendere di introdurre nuove norme per agevolare le assunzioni “regolari” quando il problema è che non si rispettano nemmeno quelle vigenti. Chiunque abbia peregrinato in cerca di un’occupazione sa per certo, ad esempio, che dopo due rinnovi di un contratto subordinato a termine la ditta è costretta a regolarizzare la tua posizione mettendoti a tempo indeterminato; in realtà la consuetudine è che il titolare ti lascia a casa un mesetto salvo poi riassumerti con formula determinata, gettandoti così in una manfrina che cancella ogni diritto accumulato. L’Italia, nostro malgrado, è affetta da una terribile sindrome bipolare, dove i governanti – un po’ per convenienza, un po’ per inettitudine – leggono una realtà parecchio distante da quella che viene percepita e vissuta dalla stragrande maggioranza della popolazione e, in special modo, da orde di giovani sospesi nel limbo del precariato.

Grecia, Theodorakis: “la crisi è una truffa contro i poveri”

Argomenti e toni agghiaccianti quelli contenuti nella lettera aperta di Mikis Theodorakis. L’ex-partigiano e compositore lancia gravi accuse verso paesi come la Germania Francia e Stati Uniti, colpevoli secondo lui di aver abusato dell’estrema tolleranza del popolo greco. In particolare queste nazioni hanno corrotto politici affinché la Grecia comprasse costantemente materiale bellico dalle loro imprese. La tedesca Siemens manteneva addirittura un ramo aziendale che si occupava di corrompere i parlamentari ellenici, allo scopo di ottenere leggi su misura per meglio piazzare i propri prodotti sul mercato greco. Il quadro che ne esce dopo aver letto le prime righe è sconcertante: un paese senza il benché minimo straccio di sovranità nazionale, totalmente in balia degli umori delle superpotenze mondiali e depauperato delle sue più preziose risorse. In altri termini, una vera e propria colonia alla quale non rimangono altro che insormontabili debiti e la miseria di un popolo in braghe di tela. Come principale responsabile dell’attuale catastrofica condizione, Theodorakis individua George Papandreou, degno rappresentante del degrado politico e morale della classe dirigente odierna. La principale colpa attribuitagli è stata quella di accomodare le voluttà delle banche, quando il governo nel 2009 chiedeva ingenti prestiti per evitare il fallimento.

LE MIGNATTE - Il resto è storia, nel senso che i tassi di interesse del 5 percento si sono rivelati insostenibili per le casse greche, Papandreu si è dimesso e i cittadini ellenici perdono pezzi di wellfare ogni giorno che passa. L’agguerrito (ex?)partigiano rincara la dose affermando che il primo ministro nel 2009, durante un incontro con Strauss Kahn – direttore pro tempore del Fmi – avrebbe scientemente pianificato il tracollo finanziario ellenico. Il motivo sarebbe stato quello di portare una nazione ormai insolvente sotto l’angusta egida delle due istituzioni finanziarie internazionali più usuraie al mondo, Fmi e Bce, per l’appunto. L’arzillo vegliardo, infine, – ben conscio della svendita di beni comuni a cui la Grecia va incontro – esorta il suo popolo a riunirsi in un enorme Fronte di Resistenza e Solidarietà per scacciare la troika (Fmi, Bce, banche) dal paese. D’altronde, a chi non farebbero gola monumenti del calibro dell’Acropolis, Delfi, Olympia, Epidauro, etc.; per non parlare poi di porti, aeroporti, autostrade, elettricità, acqua, ricchezze minerali, isole… Un vero e proprio assalto alla diligenza che, se non verrà fermato, getterà la nazione verso la più piena miseria etica e materiale. Di poco fa la notizia che il parlamento ellenico ha calato nuovamente la mannaia dell’austerità decurtando le pensioni. Quale sarà il prossimo paese fra i Pigs – acronimo di Portogallo, Italia, Grecia, Spagna – a finire nel mirino della troika succiasangue?

Fonti:

All’opinione pubblica internazionale: la verità sulla Grecia

Celentano a Sanremo, un devoto nei panni dell’Anticristo

Posted febbraio 20th, 2012 by marcomachiavelli and filed in Cronaca e opinioni, Maltempo

Adriano Celentano è un’inesauribile istrione dotato di un eco soave e di una energia inesauribile. Anche lui come tutti, però, deve fare i conti con l’età e trovare canali diversi dove lasciar scorrere la sua indomita indole. Ha scelto così di dedicare la sua arte a tematiche di indubbio valore morale quali la tutela dell’ambiente, il contrasto alla guerra, la lotta all’ipocrisia, la riflessione spirituale, coniugando la musica a concetti che meritano un approfondimento non solo nelle boriose e asettiche pagine di tomi e giornali. Questo arduo compito da tempo immemore ricade sulle leggiadre mani di chi scrive e suona, sulle armoniose voci di chi canta e recita, sulle abili membra di chi plasma e dipinge. Se poi si vogliono affrontare con dignità e coerenza certe questioni senza sfiorare il vaniloquio bisogna giocoforza inimicarsi qualcuno; ma se quel qualcuno è un potente ricco di privilegi allora un’invettiva può meritare onori e meriti. Nel caso del Molleggiato la Chiesa si è sentita offesa, poiché è stata messa a nudo una delle sue contraddizioni più forti: infatti, sebbene nei testi sacri Cristo ammonisca a scegliere tra lui e Mammona, il Vaticano coglie due piccioni con una fava, in quanto il papa è sì un pastore di anime ma anche il sovrano di un ricco stato.

SOVVENZIONI AI GIORNALI CATTOLICI – Secondo Celentano i giornali cattolici dovrebbero smetterla di occuparsi delle “beghe del mondo” e cominciare prendere le difese degli “ultimi” come insegnano i Vangeli. Impossibile non essere d’accordo, ma giova ricordare che l’Avvenire e Famiglia Cristiana non sono che dei meri rappresentanti della corporazione della stampa e in quanto tali non possono che difendere gli interessi del proprio editore, la Chiesa per l’appunto. Il Vaticano è liberissimo di esprimere i propri umori sulla politica nostrana attraverso il suo giornale, ma il buon senso vuole che non riceva sovvenzioni dallo Stato Italiano per farlo. In nome di chi o che cosa queste testate ricevono denaro pubblico? Non sarebbe meglio conservare questi soldi nelle casse dell’erario? In tempi di grave recessione economica non ci si può permettere un simile sperpero e sarà utile per la Chiesa capire in fretta che, se non vuole accelerare il suo declino, dovrà pur accettare qualche critica e rinunciare a qualche privilegio; dopotutto anche nel Vangelo si dice “Date a Cesare quel che è di Cesare”, perché non cominciare dall’Ici?

Fonti:

Celentano contestato a SanRemo 2012 (ma anche no)

Genova, i colpevoli della tragedia

Posted novembre 6th, 2011 by marcomachiavelli and filed in Maltempo

Fingiamo di non sapere che parte della comunità scientifica italiana segnala continuamente problemi di compatibilità fra urbanizzazione e territorio. Fingiamo pure di non essere mai stati allertati dei possibili pericoli correlati ai cambiamenti climatici. Immaginiamo ora di essere un contadino ligure dell’ottocento che teme e rispetta la natura. Probabilmente il nostro buon senso ci avrebbe avvertiti riguardo agli effetti collaterali della cementificazione dell’alveo di un torrente. Tant’è vero che buona parte degli anziani genovesi viveva con sdegno la profanazione del Bisagno. Uso questo termine “profanazione” non a caso; ormai infatti, abbacinata dai bagliori del progresso, la nostra società ha smarrito ogni legame con la propria tradizione, ogni legame con la natura. Viviamo cioè scevri dal territorio e abbiamo disimparato a rispettarlo e a prendercene cura. Il mio non vuole essere un de profundis sulla terra malata, perché il nostro pianeta può benissimo fare a meno dell’umanità, ma è l’umanità a non poter fare a meno del pianeta. Non siamo altro che una delle tante specie animali che popolano il globo e non possiamo deturpare la natura a nostro piacimento. Lo capirebbe anche un bambino. E dato che i nostri governanti lo sanno, per non peccare di incoerenza, nei loro piani di governo del territorio dovrebbero specificare quante morti sono previste per ciascuno degli edifici di cui autorizzano la costruzione.

COLPEVOLI – I segnali ci sono stati per prevenire l’emergenza, si potevano evacuare le zone critiche e rendere inagibili palazzi e strade. Certo, non sarebbe stata una mossa né redditizia, né popolare per il comune, ma avrebbe evitato la morte di quelle persone. Dove non hanno la possibilità di lucrare gli amministratori pubblici non intervengono. Ma puntualmente sono molto solerti quando si tratta di sgomberare le zone limitrofe ai palazzi del potere o ai cantieri di opere pubbliche. Pensiamo al G8 di Genova, alle recenti manifestazioni di Roma, al cantiere del TAV e a tanti altri episodi, in cui si sono sperperati i quattrini dei contribuenti per evitare che il popolo esercitasse la democrazia. Eppure zone rosse, presidi militari, enormi dispiegamenti di forze dell’(dis)ordine non hanno sortito l’effetto desiderato: azzittire, intimorire e dissipare gli zelanti partigiani della democrazia. Forse sono una minoranza in questa italietta, ma fortunatamente non hanno rinunciato a portare avanti le loro istanze. Come per esempio l’esercizio del diritto costituzionale di libera manifestazione delle proprie idee. Oggigiorno sostenere pubblicamente i principi egualitari della costituzione è diventato sovversivo! A questo punto non ci resta che individuare i colpevoli di quella che può essere considerata a tutti gli effetti una strage di Stato. Ovviamente non possiamo che guardare ai piani alti della pubblica amministrazione, dal comune alla provincia, dalla regione al governo. Per loro in uno Stato egualitario si prefigurerebbero reati come omicidio e danneggiamento; chi ha ricoperto di cemento l’alveo del Bisagno poteva benissimo immaginare che il rio prima o poi si sarebbe riappropriato del maltolto. Se gli amministratori fossero denunciati soventemente per i loro misfatti, non azzarderebbero politiche così liberali nei confronti delle cricche di costruttori e altrettanto illiberali però, nei confronti dei cittadini condannati a perire per l’inadeguatezza e la negligenza di chi li governa. L’inettitudine al comando provoca disastri!

Fonti:

http://www.cadoinpiedi.it/2011/11/05/genova_la_tragedia_e_le_colpe.html#anchor

http://www.fanpage.it/maltempo-la-procura-di-genova-indaga-per-disastro-e-omicidio-colposo/