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MUOS: no ad antenna Usa su suolo italiano grazie al M5S siciliano

Si chiama Muos il sistema di comunicazione satellitare ad uso e consumo dell’esercito americano. Una delle potenti antenne stava per essere installata a Niscemi (RG), ma il Movimento 5 Stelle è riuscito a far revocare le autorizzazioni per la costruzione dell’opera.

PALERMO – Giorni di assidua opposizione all’Assemblea Regionale Siciliana hanno fruttato al Movimento 5 Stelle una vittoria storica. Storica non per il M5S bensì per tutto il popolo italiano. Perché? Procediamo con ordine. Il sistema satellitare ad altissima frequenza, denominato Muos, era un’opera la cui realizzazione era data per certa. Così almeno secondo quanto deliberato dalle precedenti Assemblee Regionali Siciliane. I lavori sono proceduti, e procedono – ohibò! –, fino ad oggi, nonostante la delibera per revocare le autorizzazioni giaccia dal 7 febbraio sul tavolo dell’assessore al Territorio Maria Lo Bello. Nel giro di pochi giorni, tuttavia, la misura dovrà essere applicata e, quello che il M5S aveva promesso in campagna elettorale, realizzarsi: fermare i lavori del Muos.

Non un percorso facile quello dei 15 deputati regionali del movimento di Beppe Grillo, capitanati per l’occasione da Giampiero Trizzino, presidente della IV Commissione dell’Ars (Territorio e Ambiente). Prima di ottenere la delibera dalla giunta hanno infatti lottato strenuamente per sensibilizzare al tema la maggioranza dei consiglieri. Come? Facendo mancare il numero legale per l’approvazione del Documento di Programmazione Economica, indispensabile per il proseguimento della legislatura regionale. Non solo, il M5S ha portato in trasferta a Niscemi (sede d’installazione delle parabole Usa) i lavori della commissione Ambiente, e, come se non bastasse, ha convinto Palazzo dei Normanni a votare una mozione volta a bloccare le opere statunitensi sul suolo siciliano. Insomma, finalmente una forza politica è riuscita a contrastare concretamente, dopo anni di sudditanza alle mire espansionistiche di Washington, la legge che ci vuole sempre supini alle richieste degli americani.

Video:

Giampiero Trizzino Mostra la “Delibera di Giunta del Governo Regionale”

Perché votare Movimento 5 Stelle (Marco Travaglio)

Palestina riconosciuta Stato. L’Onu diviso fra delusi e contenti

Posted dicembre 4th, 2012 by marcomachiavelli and filed in Cronaca e opinioni, Guerra e imperialismo

La Palestina entra a far parte dell’Onu in qualità di “Stato osservatore non membro”: un riconoscimento che non piace né agli Usa né a Israele, ma ancor più contrari sono gli stessi palestinesi sottoposti a un governo non più riconosciuto dal popolo.

Se la Palestina che siederà ai prossimi consessi delle Nazioni Unite sarà ancora quella di Abu Mazen, allora il termine del conflitto israelo-palestinese è rimandato sine die. Ammesso che l’elezione dell’attuale presidente, in carica dal 2005, sia avvenuta regolarmente – cosa assai improbabile, dato che si trattava della prima votazione ufficiale per i palestinesi delusi dai trascorsi con Arafat –, egli è più un interlocutore per Israele e l’occidente che per il suo popolo. Hamas ha soppiantato in parlamento il vecchio partito conservatore di Al-Fatah che cerca di non sparire attraverso il suo esponente più importante. Abu Mazen, appunto, che, nonostante il suo mandato sia arci-scaduto nel 2009, continua imperterrito a occupare lo scranno più alto dell’Autorità Nazionale Palestinese. Lo scorso 29 novembre le Nazioni Unite hanno ufficialmente riconosciuto la Palestina come “Stato osservatore non membro”, degno dunque di sedere nell’Assemblea generale senza tuttavia facoltà di voto. Un riconoscimento a metà, un “foglio rosa” per affiancare i paesi membri, depositari esclusivi di democrazia,  e carpirne le regole di civiltà.

Secondo Usa e Israele la risoluzione Onu 67/19 non favorirà la pace, bensì un ulteriore inasprimento dei conflitti a Gaza e in Cisgiordania. Paradossalmente tale posizione è condivisa da buona parte dei palestinesi che si sentono presi in giro dalle manfrine delle Nazioni Unite: riconoscere lo Stato palestinese in sede internazionale significa interfacciarsi col governo che ha vinto le elezioni e non con un presidente illegittimo che ha superato i limiti del suo mandato. Sebbene Hamas nel 2006 abbia ottenuto la maggioranza in parlamento e insediato il proprio esecutivo, nessuno vuole interloquire con i suoi esponenti. Anzi, sono osteggiati da Ue, Usa e Israele che vedono la prima forza politica della Palestina soltanto come un’organizzazione terroristica. Se la posizione di Tel Aviv resta irremovibile, l’Europa, quantomeno, potrebbe assumere il ruolo di mediatore per la risoluzione di un conflitto che miete vittime da più di mezzo secolo. Chissà che il premier Monti, dopo l’incontro colle autorità della Lega Araba – molto legate ad Hamas –, non decida di spendersi per la causa palestinese: fanta-politica?

Ovadia, ebreo pro palestina “Netanyhau peggior governo di sempre”

Posted novembre 22nd, 2012 by marcomachiavelli and filed in Guerra e imperialismo, Profeti moderni

Il celebre artista Moni Ovadia interviene sul blog di Beppe Grillo esprimendo dure critiche verso il governo Netanyhau, definito come il peggiore della storia israeliana.

Ieri sul blog di Beppe Grillo è intervenuto il celebre artista Moni Ovadia squarciando la cortina di ipocrisie che avvolge l’atavica guerra fra palestinesi e israeliani. Non sono certo fatti inediti quelli evocati dal noto artista, ma assumono maggiore importanza perché sono stati pronunciati da un ebreo, che in Israele ha amici bersagliati quotidianamente dai raid di Hamas. In accordo con l’analisi di Ovadia (clicca qui per guardare l’intervista) si può affermare che gli scontri in atto nella Striscia di Gaza vedono una netta disparità delle forze schierate in campo: da un lato abbiamo il braccio armato di Hamas che lancia missili rudimentali verso obiettivi militari e civili israeliani. Sono armi con un raggio limitato che comunque non lesinano vittime quando colpiscono in pieno il bersaglio; per giunta bisogna considerare gli attentati dinamitardi di kamikaze che si fanno esplodere in mezzo alla folla. Tuttavia come ricorda Ovadia, che durante i recenti scontri riceveva sms disperati da suoi amici residenti nei pressi di Gaza, la popolazione israeliana di confine è dotata di strumenti altamente sofisticati per proteggersi dai bombardamenti.

In particolare hanno rifugi, bunker infrangibili e l’iron dome, un’arma in grado di bloccare missili e artiglieria. Dall’altra parte abbiamo invece solo “macerie” e miseria. La controffensiva palestinese si avvale infatti di strumenti di fortuna, anche se da qualche anno Hamas possiede missili più potenti, contrabbandati dal Sinai. Ma soprattutto può contare su un potenziale umano che Israele si sogna, alimentato dall’annientamento esponenzialmente maggiore di vite umane inferto agli abitanti di Gaza. Una guerra impari che secondo Ovadia uccide “10, 100, 1000 volte di più” tra le file dei palestinesi. E a essere colpiti sono essenzialmente anziani, donne e bambini, i più indifesi di fronte alle barbarie della guerra. L’artista ebreo incalza a questo punto sulle responsabilità dell’attuale governo di Tel Aviv definendolo “il peggiore della storia d’Israele”, per via della sua politica miope che non vuole riconoscere lo Stato palestinese “nei confini della linea armistiziale del ’67, con Gerusalemme est come sua capitale”. Finalmente si sente parlare del conflitto in Cisgiornadia non solo in termini guerrafondai, bensì in ragione dei reali interessi di Israele.